Proclamato lo sciopero FISI a oltranza. I lavoratori incroceranno le braccia dal 15 ottobre

12 ottobre 2021 – (Comunicati e redazionali)

<<La FISI (Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali) ha annunciato pochi giorni fa lo sciopero generale ad oltranza in difesa dell’ordine costituzionale, e di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori>>

Comunicato ufficiale FISI

Nella giornata del 30 settembre 2021 si è riunita la segreteria generale della FISI. I segretari nazionali dei settori pubblici e privati della FISI (Bacco Pasquale, Giacomini Dario, Silvestri Ciro e Barone Walter) coadiuvati dal segretario generale Rolando Scotillo hanno deciso all’unanimità ed in maniera irrevocabile lo sciopero generale ad oltranza in difesa dell’ordine costituzionale, e di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori.

Lo sciopero di ordine politico, così come comunicato al Governo della nazione, è irrevocabile ed interesserà dal 15 ottobre prossimo fino al 20 ottobre prossimo tutti i settori lavorativi in cui vi è l’obbligo vaccinale e l’obbligo di presentazione del certificato verde.

Gravi le accuse della FISI nei confronti del Governo della Nazione che impedisce al personale dipendente non vaccinato di poter lavorare (sospensione dal lavoro) e lo discrimina nei confronti di coloro che si sono vaccinati.

Con la sospensione dal lavoro e da ogni retribuzione si impedisce al personale dipendente non vaccinato il diritto ad una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Molti i casi di personale, inoltre, sospeso per aver liberamente espresso nel corso di eventi riguardanti la gestione dell’emergenza pandemica il proprio pensiero. Si cita, solo come esempio, il recente episodio del Vice – Questore romano intervenuto nella manifestazione del 25 settembre 2021 in Roma.

La violazione di diritti e la discriminazione nei confronti dei non vaccinati da parte del Governo Italiano si perpetra attraverso un obbligo surrettizio alla vaccinazione che contempla l’esclusione dal lavoro e la perdita della retribuzione.

Identica discriminazione si verifica con il cosiddetto green pass: è previsto l’accesso (ad esempio nel settore scolastico) al posto di lavoro attraverso la procedura di test negativo (misura per la tutela della sicurezza e salute sui luoghi di lavoro. D.L. 21 settembre 2021) ed il rilascio del relativo green pass per la durata di 48-72 ore, con oneri a carico del dipendente, in contrasto con la normativa sul lavoro che prevede l’assunzione dei costi sulla sicurezza a carico del datore di lavoro (art 15, comma 2, D.lgs. 81/2008).

Nel caso di Certificato verde ottenuto a causa di avvenuta vaccinazione (con validità fino a 12 mesi) non è previsto l’utilizzo del test, pur essendo ormai ben noto che il personale vaccinato può comunque infettarsi, trasmettere il virus e ammalarsi, con grave esposizione al rischio per il personale, sia vaccinato che non vaccinato e con chiara discriminazione nei confronti di quest’ultimi.

Molti operatori sanitari o di interesse sanitario – ma anche chi non appartenendo a queste categorie non sarebbe obbligato per legge alla pratica vaccinale – sono stati sospesi dal lavoro e dalla retribuzione per non aver accettato di sottoporsi ad essa subendo di fatti un ricatto. A molti operatori che si sono sottoposti alla pratica vaccinale, inoltre, il cosiddetto “consenso informato” è stato estorto in realtà con la minaccia di sospensioni dal servizio e dalla retribuzione, il che è certo segno di mancanza di salute democratica.

Intense sono le pressioni del Governo sui media e la censura avverso il dissenso. La libertà di stampa e di confronto è del tutto impossibile, ogni comunicato effettuato da scienziati o esperti non allineati, viene sistematicamente ignorato ed è negato ogni confronto. Prova ne è che dette associazioni nazionali sono costrette a rivolgersi ai media minoritari “alternativi” a riprova di un controllo dell’informazione non più sopportabile in una democrazia.

La Segreteria Generale della FISI unanimemente ha deciso irrevocabilmente di procedere verso una protesta che durerà fino al 31 dicembre 2021, termine in cui decadrà la legge, e se ci saranno proroghe o altre formule vessatorie si continuerà ad oltranza.

In difesa dei diritti costituzionali senza se e senza ma, il Governo Italiano si sta assumendo delle responsabilità enormi con scelte scellerate che potrebbero portare ad una insurrezione: 15 milioni di italiani non accettano le imposizioni ed il numero sta sempre di più aumentando, le piazze sono sempre più piene ed il dissenso sta travolgendo un Governo con mire autoritarie oltre ogni buon senso.

http://www.fisinazionale.it/blog/index.php?fisi%E2%80%93dal-15-sciopero-generale-ad-oltranza

Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali ( info@fisinazionale.it )

Allegati:

http://www.funzionepubblica.gov.it/sites/funzionepubblica.gov.it/files/documenti/scioperi_pdf/188-1102021-1229181.pdf


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I portuali di Trieste dicono no all’intesa sui tamponi gratis: «Il 15 ottobre blocchiamo tutto». I lavoratori del porto non indietreggiano di un millimetro e dicono NO AL GREEN PASS

12 Ottobre 2022

Niente accordo dopo l’incontro di oggi con il prefetto. Il presidente del porto minaccia le dimissioni. Il sindacato: «Non scenderemo a patti».

Grazie E’scontro a Trieste sull’obbligo di Green pass per i lavoratori del porto della città. Dopo il maxi corteo di lunedì 11 ottobre contro la certificazione verde, oggi si è tenuto un incontro tra le aziende del settore, il prefetto Valerio Valenti, e il segretario generale dell’Autorità portuale del Mare Adriatico Orientale, Vittorio Torbianelli. La schiarita tanto attesa, però, non è arrivata. Nel pomeriggio è stato pubblicato un comunicato del sindacato Coordinamento Lavoratori Portuali Trieste che conferma un blocco totale delle attività nello scalo marittimo il 15 ottobre, giorno in cui entrerà in vigore l’obbligo di certificazione verde anti-Covid per tutti i lavoratori pubblici e privati. Il presidente del porto, Zeno D’Agostino, ha minacciato le dimissioni in caso di un blocco a oltranza delle operazioni. Nelle ultime ore era circolata l’ipotesi di un compromesso, con le aziende operanti nel porto di Trieste che avrebbero pagato di tasca propria i tamponi ai lavoratori fino al 31 dicembre. Dal sindacato commentano: «Siamo venuti a conoscenza che il governo sta tentando di trovare un accordo, una sorta di accomodamento riguardante i portuali di Trieste, e che si paventano da parte del Presidente Zeno D’Agostino le dimissioni. Nulla di tutto ciò ci farà scendere a patti. Non solo noi, ma tutte le categorie di lavoratori».

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Green Pass: come muoversi nei luoghi di lavoro. Ecco il video

12/10/2021

Accogliamo l’invito a pubblicare questo breve video esplicativo, a cura del Centro Studi “Le Partite Iva” dell’Ass. naz. Partite Iva, sul Green Pass nei luoghi di lavoro, dove potrete trovare tante utili informazioni. Dott. Antonino Butera:👇

Su Facebook👇
https://fb.watch/8B0Jzp73dL/


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La vicequestore Schilirò sospesa dalla polizia

La vicequestora aggiunta della Criminalpol nota per le sue posizioni contro il governo e Green Pass, ‘promossa’ con un ruolo dirigenziale nel sindacato Cosap (Coordinamento Sindacale Appartenenti Polizia) per permetterle di continuare ad intervenire in manifestazioni politiche, sabato non era agli scontri avvenuti durante il corteo non autorizzato e sui social chiede “come cittadina e come sindacalista, l’immediata punizione dei poliziotti che hanno picchiato i manifestanti senza alcuna provocazione”. Ora, secondo AdnKronos, la poliziotta è stata sospesa in via cautelativa dal servizio e dalle funzioni.

All’articolo di Silvia Mancinelli risponde subito dai social la poliziotta ripostando l’agenzia e scrivendo un commento a caldo: “Qualcuno non vedeva l’ora di dare la notizia… Dato che la fonte non sono io, vi è un’imprecisione. Sarò sospesa da domani, non da oggi. Da oggi ho revocato la mia iscrizione al sindacato COSAP e, a giorni, conoscerete tutte le motivazioni…”

Schilirò aveva condannato quanto accaduto a Roma lo scorso sabato 9 ottobre: “Come cittadina e come sindacalista, chiedo l’immediata punizione dei poliziotti che hanno picchiato i manifestanti senza alcuna provocazione. 

L’ho scritto molte volte. La violenza è inammissibile da qualsiasi parte provenga – spiega –. All’inizio, per buona fede, sono stata ingannata, ma poi ho visto alcuni filmati dove si evince un riprovevole comportamento di alcuni poliziotti. È buffo come io sia perseguitata e quasi arsa sul rogo per aver manifestato pubblicamente e libera dal servizio il mio pensiero e, invece, passa sotto silenzio chi picchia un cittadino. Come mai nessun giornale o televisione mainstream ha trasmesso quelle scene? Viva la libertà!”.

“Avevo aderito alla manifestazione del 25 settembre proprio perché avevo saputo che a quella del 9 avrebbero aderito anche soggetti con cui niente ho in comune. Avevo raccomandato a tutti gli amici e colleghi di allontanarsi al primo segnale di provocazione e di stare molto in guardia, perché era probabile la presenza di gruppi, che nulla avevano a che vedere con lo spirito pacifico che animava la manifestazione. 

Temevo che le tante persone oneste – conclude Schilirò in un secondo post – presenti in piazza fossero strumentalizzate da chi utilizza metodi che io non condivido. Ciò non toglie che chi ha usato violenza debba esserne chiamato a rispondere, come ho già ripetuto”.

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Bolognetti: il gran consiglio del settantennio, lo squadrismo di regime, la fame di democrazia, l’attentato contro i diritti politici del cittadino.

12 ottobre 2021
(Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani (in sciopero della fame dalle ore 22.00 del 23 settembre)

Immagino che anche oggi stia proseguendo la farisaica indignazione del fascismo degli antifascisti. Il Gran Consiglio del settantennio, questo sinedrio di ipocriti che ha assassinato la Costituzione e la democrazia, è tutto mobilitato e come un sol uomo invoca “ORDINE”.

A lor signori dico: non provate a conculcare i diritti previsti dall’art. 17 della Costituzione.
Lo dico in primis a quel Presidente della Repubblica che, a quanto pare, ha rinunciato al ruolo di garante per vestire i panni dell’arbitro. Di quale contesa lascio a voi giudicarlo.

Mentre a reti unificate gli scribi di regime si strappano le vesti per un assalto annunciato, le ragioni della nonviolenzavengono inghiottite dal silenzio.
Non mi stupisco, sono pur sempre dei “democratici”. Democratici che non vedono il topo de “La peste”, che passeggia indisturbato nei palazzi del potere. Non vedono il disfacimento sociale, politico, economico e delle istituzioni della Repubblica.

No, non citerò di nuovo Tacito e Calgaco, ma di certo continuerò a nutrire la fame di democrazia, diritti umani e verità. Una fame necessaria, verrebbe da dire.

C’è una ignobile narrazione di regime, che da mesi racconta a 60 milioni di italiani che dissenso equivale a terrorismo. Si rievocano frasi e parole impolverate: “La strategia della tensione”, “la linea della fermezza”.
Quale tensione e quale fermezza, verrebbe da chiedergli.
Non posso che prendere atto che da mesi prosegue l’imperterrita, arrogante, violenta, tracotante opera squadristica dei media di regime. Sì, ho chiesto le dimissioni della Lamorgese, ma ho emesso sostanzialmente silenzio.

Cos’è fascismo? In queste ore, inevitabilmente, la mia memoria torna alle parole contenute nella quarta di copertina di un libro che mi è caro, “Verso il regime” (Laterza, 1960):

I regimi oggi avanzano a passi felpati […] non ripudiano la legge, la violano in silenzio. Nella loro fase potenziale lasciano funzionare alcuni istituti democratici, ma li vanno svuotando di ogni forza e di ogni linfa vitale con l’isolarli e privarli delle necessarie articolazioni”.

Possiamo escludere nuove forme di totalitarismo? La mia risposta è no, non possiamo. Se ci guardassimo intorno con attenzione, ci accorgeremmo che certe distopie sono fin troppo presenti.
Oggi i regimi in linea di massima non sfasciano teste; le manganellate piovono attraverso l’etere, accompagnate da robuste dosi di olio di ricino. L’ordigno vociferante del ventennio, le piazze Venezia mediatiche compiono egregiamente l’opera che fu dei nazisti quando nel 1933 bruciavano libri.
La “lupara bianca”, intanto, ha fatto sparire le ragioni che da 19 giorni mi hanno indotto a riprendere l’azione nonviolenta sospesa il 14 luglio.

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Consob, Paolo Savona, ex ministro dell’economia attacca l’ Unione Europea: “Siamo in dittatura”

12 Ottobre 2021 – FONTE: Affari Italiani

L’intervento di Paolo Savona a sostegno dell’indipendenza della Banca popolare di Sondrio diventa un caso alla Consob. Il numero uno dell’organismo di controllo delle borse, scrive una lettera di sostegno al presidente della banca, ma questa viene resa pubblica.

Viviamo – si legge sulla Stampa – in un’epoca «di dittatura», che si manifesta persino nelle vicissitudini della Popolare di Sondrio. La vede così il presidente di Consob, Paolo Savona, che non è nuovo a interventi in grado di scatenare polemiche: dalla possibilità di vendere il debito di Stato ai russi al piano B per uscire dall’euro. Chiamato dal Comitato per l’autonomia e l’indipendenza della Bps a dare un parere sulla situazione della banca guidata da Francesco Venosta e Mario Alberto Pedranzini, è intervenuto con un messaggio.

L’iniziativa del comitato, che propone una serie di soluzioni per mantenere l’autonomia e l’indipendenza della Bps tra cui il voto maggiorato, come scrive Savona, «è perfettamente legittima, ma temo che sarà il sasso nello stagno perché è la manifestazione del fatto, contro cui ci battiamo da decenni, che l’essere umano e le sue istituzioni intermedie (Tocqueville) sono sempre più preda degli organi collettivi della democrazia con conseguenze sui sistemi di libertà”.

Non è la prima volta che Paolo Savona evoca la dittatura in un intervento. Lo aveva già fatto nel febbraio del 2019, subito dopo essere stato designato alla presidenza di Consob, tra le polemiche di una parte del Pd che puntava il dito contro il suo ruolo in Euklid ltd, società con base a Londra cui fanno capo alcuni fondi di investimento lussemburghesi.

Il monito della saggista Ornella Mariani Forni: fondamentale, ritenere priorità assoluta il rispetto dei valori della democrazia.

di Ornella Mariani Forni

In un momento in cui la nostra amata Italia è segnata da un lacerante crisi socio economica è fondamentale ritenere priorità assoluta il rispetto dei valori della democrazia.

In onore ad essi, noi No COVID Vax e No-Pass prendiamo la più netta distanza da qualsivoglia deriva eversiva e manifestiamo la nostra solidarietà alla CGIL per lo sconsiderato atto squadrista subito.

I No COVID Vax e No-Pass sono quanto di più lontano possibile da chi guarda a sistemi e metodi totalitari come risposta al grave momento socio economico che il COVID ha causato in Italia ed a ogni scelta che non abbia al centro il libero arbitrio ed il rispetto democratico.

Nessun atto divisivo è da noi accettato, tantomeno supportato.

Scelte e forme di protesta che feriscono l’unità nazionale ed alimentano anacronistiche contrapposizioni non possono essere accettate e subite.

I No COVID Vax e No-Pass si aspettano da tutti gli attori del sistema sociale e democratico che le istanze da loro presentate al tavolo della politica non vengano strumentalizzate e ridotte ad un “ritorno al passato”

I No COVID Vax e No-Pass difendono l’integrità dell’Italia e quotidianamente si impegnano ad isolare ogni illecito tentativo di destabilizzare le regole democratiche e costituzionali che dalla nascita della repubblica hanno permesso alla nostra nazione di crescere e svilupparsi.

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Il governo pronto a fare marcia indietro sul green pass. Ecco quando e come potrà essere eliminato

Green pass addio? Non è un miraggio. Parola del sottosegretario alla Salute Andrea Costa, che intervistato da ansa.it non esclude che “sarà possibile rivedere ed eventualmente ridurre l’attuale applicazione del green pass con l’inizio del nuovo anno se i dati dell’epidemia di Covid-19 continueranno a mostrare un trend di miglioramento, ma una valutazione più precisa sarà fatta a dicembre in concomitanza con la scadenza dello stato di emergenza che auspichiamo possa avere termine”.

Una revisione del green pass “potrebbe significare mantenere l’attuale carta verde per alcune circostanze e non per altre. Mentre ora siamo di fronte ad una applicazione totale del green pass, si potrebbe passare ad una sua applicazione parziale. Dunque, se l’andamento dell’epidemia di Covid-19 continuerà ad essere positivo, è ragionevole pensare che con l’anno nuovo ci potrà essere una revisione delle misure e anche del green pass, che potrà dunque essere ridotto nella sua applicazione. Cruciale sarà proprio la valutazione dell’andamento epidemico che dovrà essere fatta a fine anno. Davanti a noi, pertanto, abbiamo ancora due mesi che si dimostreranno decisivi”.

Andrea Costa sottosegretario alla Salute

Costa chiarisce la strada per il futuro: “Per il green pass resta ovviamente la validità di 12 mesi, a partire dalla data di somministrazione della terza dose per chi la farà o della seconda dose per chi non rientra nelle categorie indicate per il richiamo. Rispetto poi alla scadenza del green pass per gran parte della popolazione, abbiamo comunque davanti un ragionevole tempo per valutare quello che sarà il quadro, augurandosi che da qui a pochi mesi il green pass magari non serva più perché siamo usciti dalla pandemia. La scadenza dei green pass, che per la gran parte avverrà a 2022 inoltrato, è cioè un problema per il quale – ha specificato Costa – abbiamo sufficiente tempo davanti che ci consentirà di affrontarlo ed eventualmente trovare soluzioni. Non siamo in altre parole davanti a un problema imminente. Al momento – conclude – non è sul tavolo un’ipotesi di obbligo per la terza dose anti-Covid. In generale, non c’è alcun tabù rispetto all’obbligo vaccinale ed il governo lo ha già previsto per alcune categorie, ma nel frattempo abbiamo deciso di avviare un percorso dando fiducia ai cittadini che hanno dimostrato grande disponibilità alla vaccinazione e attualmente proseguiamo su questa strada. Poi è chiaro che se nelle prossime settimane saremo davanti a problemi cogenti, allora si potranno valutare eventualmente obblighi specifici per categorie specifiche, ma oggi non è il tema”.

FONTE: il Tempo

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L’ITALIA S’E’ DESTA

12 Ottobre 2021

di Marzia MC Chiocchi

Quando ho deciso di recarmi insieme ad altri colleghi alla manifestazione del 9 ottobre in Piazza del Popolo a Roma, sapevo che sarebbe potuto accadere qualcosa che avrebbe “tentato” di sporcare ciò di meraviglioso e’ apparso davanti ai nostri occhi all’uscita della metropolitana…un fiume di gente come da tanti anni non avevamo più visto. Giovani e anziani uniti nell’unica e imprescindibile volontà di difendere la libertà e la democrazia di un Paese, a pochi passi dal baratro e dalla dittatura. Vedere quella piazza immensa e piena di italiani provenienti da ogni parte d’Italia mi ha fatto emozionare. Il Tricolore era ovunque, sbandierato e avvolto, come un mantello, sulle spalle delle persone sopratutto giovani, E’ stata questa l’immagine realmente patriottica che ha fatto comprendere quanto gli italiani consapevoli e risvegliati, abbiano capito l’importanza del momento storico e di quanto l’unione di un popolo sia determinante per il cambiamento! E’ stato anche motivo di maggiore orgoglio, considerando il fatto che, negli ultimi decenni, la Bandiera Tricolore veniva esposta o sventolata, solo in occasione di eventi sportivi e sopratutto calcistici. Adesso no! Ha ripreso il suo posto, quello che riassume i naturali DIRITTI DELL’UOMO, le aspirazioni di tutte le genti, la volontà di chi crede nella propria nazione volta al progresso, con leggi adeguate, senza divisioni, stessi doveri e stessi privilegi. A far da cornice ai migliaia presenti, l’INNO di MAMELI intonato con una coralità così partecipe da far venire i brividi!
Chi non ha trovato posto nella piazza ha riempito la scalinata che porta al Pincio e su su fino al Belvedere! Negare tutta questa “bellezza”, organizzata dal popolo civile, e’ solo da ipocriti! Ciò che e’ accaduto altrove fa parte di un’altra sceneggiatura, di cui i responsabili dovranno rispondere in altre sedi. Ma, a lanciare un messaggio di resilienza sono stati più i comuni cittadini partecipanti, che coloro che si sono avvicendati sul palco a urlare più che parlare, per la cui ragione si e’ capito poco o nulla di ciò che dicevano. Alcuni presidenti di comitati nati in questi mesi, che avrebbero dovuto mettere in campo azioni definite “epocali”, hanno cercato, senza ottenerla, visibilità’! Ma il carisma, la capacità di comunicare non si compra, si affina possedendola dalla nascita. E la vera e unica certezza e’ che gli intenti per cui eravamo lì erano ben chiari a tutti! E questo ci rincuora. La giornata del 9 ottobre, ha infatti dimostrato che non esistono più’ veri e propri leader che muovono le masse, ma sono le masse stesse a muoversi spontaneamente, mosse da quello spirito di sopravvivenza che nasce quando sentono un pericolo imminente! La gente, unita dalla voglia di libertà’, non ha avuto bisogno di comunicarsi strategie, ma, seguendo un filo invisibile, si e’ spostata compatta fino ad organizzare un sit in spontaneo in Piazzale Flaminio, punto di raccordo di una delle strade più transitate del centro, Via del Muro Torto sotto Villa Borghese. Un’azione che non ha sconvolto neppure gli automobilisti romani, notoriamente impazienti, che non hanno protestato, aspettando la fine della dimostrazione. Solo a sera abbiamo appreso di ciò che era accaduto un chilometro più avanti in Corso d’Italia alla sede della CGIL, fatto sul quale si sono sprecate le immagini che, anche ad un irriducibile negazionista, non possono passare inosservate. Troppi i lati oscuri su questo attacco, evidenziati da immagini che ritraggono possibili infiltrati nella manifestazione. Tra questi, un membro della Polizia di Stato. E poi, i moltissimi video e foto transitati su internet e i social che dimostrano che qualcosa di strano c’è stato! Ormai di questo Stato non ci fidiamo più’! E pur di andare contro il popolo, venderebbe la mamma, perché l’anima l’ha già liquidata da tempo! Calci e pugni contro un uomo indifeso mentre altri colleghi lo tenevano a terra, in centro idranti contro manifestanti pacifici! Per ora diciamo…vergognatevi, poi…il giorno della resa dei conti con il popolo e la vostra coscienza, arriverà’!

Piazza del Popolo 9 Ottobre 2021

PRESENTI E ASSENTI

In queste ore di forte risveglio per il nostro Paese, non ho potuto fare a meno di meditare sugli accadimenti dell’anno e mezzo appena trascorso. Tolti i tre mesi di chiusura dell’Italia (non uso volutamente la parola inglese per rigetto, e per significato diverso rispetto all’utilizzo che ne e’ stato fatto) in cui la situazione del tutto nuova ha prodotto un effetto anestetico in molte persone, la massiccia presenza di avvocati, magistrati e giuristi al seguito, di cui in alcuni casi, non conoscevamo neppure l’esistenza, ci ha fatto sperare in una difesa a catenaccio dei nostri diritti. Proclami, video quotidiani sui social in qualità di motivatori e paladini della Giustizia, a volte con successo altre no, ci hanno fatto sperare riponendo, in loro, estrema fiducia. Ma così non e’ stato! Che non siano riusciti a far valere leggi del codice civile e penale per colpa di un progetto massonico più grande di loro, che sovverte qualsiasi diritto e buona causa, non lo mettiamo in dubbio, ma che da due mesi a questa parte, ALCUNI DI LORO siano spariti dalla circolazione senza proferir parola ci lascia non stupiti ma a dir poco perplessi! E così, il popolo a rischio, ha deciso di fare da se’, auto convocandosi nelle piazze di tutta Italia , per far sentire la propria voce! Cari avvocati…che dire? Alcuni di voi, sono stati avvistati più che sulle piazze italiane, su quelle svizzere o di confine a lottare contro il green pass! Mi domando… ma gli italiani vi fanno schifo? Qualche post qua e là, ma niente di più! E se li chiami per necessità evidente, visto il bilico in cui stiamo camminando, non rispondono più, ne’ a messaggi, ne’ a mail e figurarsi alle telefonate! Però…se devono essere intervistati da conduttori/giornalisti di fama, si fanno trovare! Cosa non si fa per un po’ di celebrità’!!! Altri avvocati stanno emergendo adesso sui social, in maniera sempre più’ evidente, ma anche in questo caso si lasciano trovare solo da chi vogliono loro! Tengo a precisare che, ciò che dico, non e’ frutto di opinione ma di CONSTATAZIONE VERIFICATA E PROVATA, SENZA VOLER FARE DI OGNI ERBA UN FASCIO! CHE SIA CHIARO! Mi pongo una domanda: non e’ che ad alcuni di questi e’ stato concesso qualche privilegio per non agire più come prima? Perché rilassarsi così, fa pensare!

Potremmo fare lo stesso discorso per QUEI MEDICI (ANCHE IN QUESTO CASO NON TUTTI) che si sono defilati prima dal giuramento di Ippocrate, e poi dalla loro coscienza (sempre che ne abbiano mai avuta una). All’indomani della notizia che il governo stava lavorando per l’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale per tutto il personale sanitario, non abbiamo assistito a forme consistenti di protesta, ma piuttosto tanta omologazione dei molti, ai protocolli ministeriali per la cura del COVID-19 (la famosa vigile attesa), sapendo benissimo che avrebbero solo peggiorato la situazione! I medici, quelli con la M maiuscola, hanno combattuto in solitudine, aiutando e guarendo chi ha scelto di curarsi a casa, sapendo che sarebbero andati sotto processo per mano dei loro stessi colleghi, oltre che dell’Ordine dei Medici. Così, la mancanza di lotta compatta di un settore, per paura di sospensioni o radiazioni, ha fatto sì che da un obbligo si passasse all’altro, fino a che il POPOLO ha deciso di fare barriera, facendo parte per se stesso. Plauso ai medici di Vera Scienza che non hanno mai abbandonato il campo di battaglia nonostante richiami e sospensioni. Sono coloro che non hanno mai cambiato atteggiamento e continuano a consigliare i loro pazienti, anche se non possono più visitarli ne’ prescrivere ricette. Gli altri, i codardi, si trincerano dietro il regime bulgaro, negando correlazioni tra vaccini ed eventi avversi, e non rilasciando le certificazioni di esenzione previste dalla legge, per chi non può’ iniettarsi il siero sperimentale. Questi ultimi sono i venduti, assoldati dalle case farmaceutiche, che per mesi e mesi hanno fatto da cassa di risonanza alle vaccinazioni.

In ultimo, non posso non rilevare l’assenza alla manifestazione dei camionisti, che per giorni attraverso il loro canale TELEGRAM, avevano raccontato, con meraviglia, la loro nuova forma di protesta on the road, rallentando il traffico autostradale per non far arrivare a destinazione, in tempi calcolati, le merci! Li aspettavamo nell’URBE ma…neppure un cartello a rappresentarli! NO COMMENT!

FINE PRIMA PARTE. LA SECONDA E ULTIMA FRA DUE GIORNI

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Bomba sul ministro Dario Franceschini: la direzione di un corso da da 23 milioni di euro alla moglie di David Sassoli, presidente del parlamento europeo.

Nel mirino delle inchieste finisce anche Dario Franceschini. Dopo quella relativa alla Fondazione Scuola Beni e Attività Culturali, l’onorevole Daniele Belotti – componente della Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati – ha presentato un’interrogazione per far luce sull’istituto privato a partecipazione pubblica fortemente voluto dal ministro della Cultura Dario Franceschini.

“Abbiamo presentato un’interrogazione al ministro Franceschini perché 23 milioni di euro non sono pochi, soprattutto se rapportati all’attività e alla produttività della scuola: un corso in 5 anni con 17 specializzati formati. Neanche un super master ad Harvard o a Cambridge ha costi così elevati”, ha spiegato Belotti.

Dario Franceschini-Alessandra Vittorini-David Sassoli

Il deputato avanza anche delle perplessità sull’incarico da direttrice ricoperto da Alessandra Vittorini (la cui retribuzione dichiarata sul sito sarebbe di 150mila euro l’anno). “Con tutti gli esperti che ci sono in circolazione, il ministro Franceschini doveva proprio scegliere la sua amica, nonché moglie del suo compagno di partito David Sassoli?

I dipendenti della scuola nell’ultimo anno sono stati 19 e sono costati 1,7 milioni di euro. Non si esclude la possibilità che questi il prossimo anno diventino 30. Spese altissime nonostante la pandemia abbia reso impossibile recarsi in presenza e di conseguenza ridotto nettamente le attività disponibili.

Non si può dimenticare, inoltre, che i gettoni di presenza per i membri del Consiglio di gestione, come riporta sempre Libero, sono passati da 6 mila euro, nel 2019, a 50 mila quest’anno. Gli obiettivi che si pone questa scuola è creare una Fondazione apposita che dia vita a una International School of Cultural Heritage annuale che ancora non ha una sede precisa e non si capisce il valore del titolo accademico che questa eroga. Stando a un decreto emanato ad agosto, inaugurerà un “corso-concorso” per formare “la dirigenza tecnica del MiBact”

Corso-concorso che non ha una sede e non si sa dove dovrebbe essere svolto. La Fondazione, qualche tempo fa, ha spiegato che la prossima collocazione potrebbe essere Palazzo Rivaldi, a due passi dal Colosseo. I costi di restauro di questo però si aggirano sui 35 milioni di euro. In molti si domandano se sia giusto investire 3,5 milioni di euro all’anno in un corso post-post laurea riconosciuto solo in Italia. Tra questi il sindacato Confsal-Unsa, la federazione del pubblico impiego che lunedì 20 settembre annuncerà la presentazione dell’esposto alla Corte dei conti. “È il solito caso di carrozzone con sperpero di denaro pubblico che favorisce i soliti noti”, dichiara Giuseppe Urbino, presidente Unsa.

Diverse le domande a cui ancora non si riesce a dare una risposta, in particolare ci si chiede quale sia il ruolo dello Stato in tutto questo e perché si permette ancora la creazione di master privi di autorevolezza. Inoltre, Franceschini non è nuovo a questo tipo di esperienza. Già nel 2012 con la Scuola di Turismo di Francesca Palumbo, istituita sotto la prima gestione ministeriale di Franceschini grazie a una norma inserita nelle “misure urgenti per la crescita del Paese”, firmato da Mario Monti, si era alzato più di qualche polverone. Tra le varie, si ricorda un atto ispettivo recapitato a Palumbo il quale avrebbe firmato “al buio” atti di finanziamento pari a 7 milioni di euro. E la Sbac sembra esserne la copia.

LA DIFESA DI FRANCESCHINI

Franceschini, nonostante le accuse, continua a difendere a spada tratta la sua creazione spiegando: “C’è una nuova governance, fa formazione internazionale e sta crescendo la parte di formazione che fa per il personale. È stata introdotta una norma nuova che finalmente consentirà di fare formazione finalizzata alle assunzioni, formando sovrintendenti, direttori dei musei. Bisogna che la scuola cresca perché non ci si può occupare solo dei dirigenti o dei sovrintendenti ma anche di personale non dirigenziale”.

Fonte:Libero quotidiano/Il Giornale