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‘GIUSTIZIA’ Category

14 Marzo 2022 – Redazione – Avv. Mauro Sandri

Tutti coloro che si battono in sede giudiziaria otterranno il risarcimento dei danni patiti. Lo ribadisco con forza perchè è un obiettivo che ogni giorno diventa più possibile da raggiungere e più vicino.

In sede di opposizione al Regolamento 953/2021 avanti al Tribunale  dell’ Unione Europea ho introdotto, per la prima volta, i grafici che attestano l’aumento enorme della mortalità avvenuto nel 2021 rispetto al 2020 e documentato che abbia interessato le  fasce di età mai colpite dalla covid 19. Ho dedotto che tale aumento di mortalità debba ascriversi, in diretto ed esclusivo nesso causale, alla vaccinazione non sussistendo alcuna diversa possibile ragione giustificativa stante anche il venir meno del gradiente di intensità dell’asserito virus SARS-CoV-2. Il tribunale dell’unione europea, non è un qualsiasi tribunale interno.

Quest’ultimo dispiega la sua giurisdizione in un territorio limitato e solo per un ristretto numero di persone. Le cause pendenti davanti alla giurisdizione europea sono attenzionate dalle case farmaceutiche in maniera diretta e serrata. Proprio a seguito della memoria scritta nella quale ho sollevato la problematica dell’ evidenza della falsità  dei dati dell’effettiva mortalità attribuibili ai vaccini, è intervenuto in questi giorni il capolavoro assoluto manipolatorio di contrasto. La fondazione Melinda Gates ha appaltato e  fatto eseguire da un ricercatore di origine cinese uno studio finalizzato esclusivamente a contrastare l’atto giudiziario depositato al tribunale dell’unione. L’ elaborato pagato dai coniugi Gates,separati forse affettivamente, ma ben uniti nel business senza scrupoli, è stato pubblicato dalla rivista The Lancet e vorrebbe provare, udite udite, che la mortalità in eccesso del 2021, ma anche quella del 2022, rispetto al 2020, si deve attribuire al covid e non alla vaccinazione. Un’operazione da ricchi disperati, ma pur sempre fondamentalmente disperati.

La coperta è troppo corta:o i morti in eccesso del 2021-2022 sono effettivamente per COVID ed allora i vaccini non sono serviti a nulla, o sono morti per i vaccini ed allora vi è stata una strage di massa. Delle due l’una.Li stiamo andando a prendere.

11 Marzo 2022 – Redazione – Fonte: Grandeinganno

La Thunberg, o meglio chi la manovra, questa volta l’ha fatta grossa. Solitamente viene pubblicata ogni settimana una sorta di guida per i suoi adepti nella quale si danno le indicazioni di chi colpire o esaltare nelle comunicazioni via social.  Solo che, per unaa gaffe clamorosa, è stato pubblicato il programma sbagliato, che indicava un obiettivo politico grosso, molto grosso:

Praticamente nel primo programma si chiedeva di seguire Rihanna, rilanciandola, nell’attaccare il governo indiano del Premier Modi e nel dare spazio alle grandi manifestazioni in corso nel subcontinente da parte dei contadini:

Dopo pochi minuti invece questo post è stato cancellato e sostituito da uno politicamente neutro sull’Inquinamento dei residui dei farmaci nell’ambiente:

La polizia indiana è però molto suscettibile e, nonostante il primo post sia durato solo pochi minuti (evidentemente qualcuno avrà telefonato al team Thunberg….), ha deciso d’indagare non tanto direttamente la Thunberg, quanto chi nel suo team ha postato il primo messaggio cancellato. Tanto si dà per scontato che la profetessa green non faccia nulla. 

Anche a livello ministeriale ci sono state delle violente reazioni che parlano di “Complotto internazionale smascherato” per mettere in difficoltà l’India ed il suo governo, come indica chiaramente questo post del ministro Singh:

Cosa si può comprendere da questo pasticcio compiuto dal team Thunberg? Semplicemente:

  • la cara Greta non conta nulla e dietro di lei c’è un team, anche di pasticcioni;
  • che le autorità sanno benissimo che lei non conta quasi nulla, tanto che neanche la indagano;
  • che nel team Greta ci sono governi di cui si può dire peste e corna, anche perchè non ti mandano in galera, ma ci sono governi che sono INTOCCABILI, come appartenenti ad una “Casta superiore”, e questo nonostante il loro agire sia ecologicamente,  democraticamente, non limpido;
  • che la sua figura non è che un’operazione di marketing, anche piuttosto stantia e banale.

E pensare che a Bruxelles è vista come una sorta di novello Messia. quanto è facile convincere i gonzi, o chi vuole passare per tale…

07 Marzo 2022 – Fonte: Eventi Avversi

Dopo i numerosi provvedimenti favorevoli del Tar Lazio, riassunti nel nostro articolo del 25 febbraio, anche gli altri Tar stanno prendendo una posizione che individua le evidenti criticità delle norme che sospendono dal lavoro i non vaccinati, senza alcun carattere sanitario, ma esclusivamente per punire e affamare chi non si adegua ai desiderata del governo.

Venerdì 4 marzo, la Presidente del Tar Veneto, dott.ssa Maddalena Filippi, tra i più importanti Giudici Amministrativi e con una lunga carriera di Presidente del Tar Marche, Presidente di Sezione del Tar Lazio e Consigliere di Stato dal 2014, ha ripristinato lo stipendio a tre poliziotti non vaccinati.

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I poliziotti, tutti cinquantenni che fanno riferimento alla questura di Padova, erano stati sospesi dal servizio tra la fine di dicembre e la prima metà di gennaio. Ora, con i tre decreti emanati dal Presidente del Tar, potranno avere lo stipendio e gli arretrati dal momento della sospensione.

E’ evidente che l’impalcatura dei decreti governativi che impediscono ai non vaccinati di poter lavorare stia crollando. Si è trattato di una scelta scellerata e fortemente discriminatoria del tutto incompatibile con i principi costituzionali.

Esprime soddisfazione il legale del sindacato di Polizia Cosap, avv. Teofilo Migliaccio, che assiste i tre poliziotti: 

«Sia chiaro che non ci troviamo di fronte a degli invasati no vax  assicura – ma a dei poliziotti che hanno dei dubbi sulle possibili conseguenze che potrebbero derivare dall’assunzione del vaccino. Lo Stato dovrebbe rassicurarli, e invece li ricatta non facendoli lavorare. Se pensiamo che un appartenente alle forze dell’ordine che viene sospeso perché accusato di aver commesso un reato ha comunque diritto a percepire la metà dello stipendio, è evidente che questi agenti vengono trattati peggio dei criminali solo per aver manifestato dei legittimi timori in merito al siero anti-Covid».

I tre padovani sono solo i primi di una lunga lista di poliziotti veneti sospesi dal servizio che già si sono rivolti al sindacato per intentare causa contro il ministero dell’Interno. 

Il Presidente del Tar ha fissato per la trattazione collegiale della domanda cautelare la camera di consiglio del 23 marzo 2022.

«Le restrizioni sono insensate – conclude il legale – perché non servono a impedire la diffusione del contagio tra colleghi, visto che è ormai dimostrato che il covid viene trasmesso anche dai vaccinati. Vedremo se il Tar del Veneto ci darà definitivamente ragione».

06 Marzo 2022 – Redazione

Ai lavoratori pubblici sospesi dal servizio perché non in regola con l’obbligo vaccinale spetta comunque la metà della retribuzione. Lo sottolinea il TAR del Lazio, con l’ordinanza 1234/22 depositata in seguito al ricorso avviato da un dipendente del Ministero della Giustizia. Il TAR si è espresso in merito alla sospensione dal servizio e dallo stipendio fino all’avvio o al completamento del ciclo vaccinale primario, o della somministrazione della dose di richiamo.

Ecco cosa dice la sentenza

L’ordinanza del TAR impone adesso al Ministero di elargire la metà della retribuzione al personale sospeso in attesa dell’udienza pubblica di merito della Consulta prevista per il prossimo 6 maggio, durante la quale sarà discussa la costituzionalità della norma che ha introdotto l’obbligo vaccinale.

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Considerato che il ricorso richiede approfondimento di merito, in relazione ai profili di doveroso bilanciamento di valori costituzionali, tra la tutela della salute come interesse collettivo – cui è funzionalizzato l’obbligo vaccinale – e l’assicurazione di un sostegno economico vitale – idoneo a sopperire alle esigenze essenziali di vita, nel caso di sospensione dell’attività di servizio per mancata sottoposizione alla somministrazione delle dosi e successivi richiami, c.d. booster – tenuto conto che la sospensione è dichiaratamente di natura non disciplinare e implica la privazione integrale del trattamento retributivo. Ritenuto, pertanto, di accogliere l’istanza cautelare, nel senso che al ricorrente sia corrisposto un assegno alimentare pari alla metà del trattamento retributivo di attività.

Sindacati all’attacco

L’ANIEF ribadisce l’impegno a chiedere il medesimo pagamento della metà dello stipendio, in attesa della decisione della Consulta, accogliendo le richieste di tutto il personale sospeso che ha aderito ai ricorsi al TAR o che vorrà aderire ai ricorsi al Presidente della Repubblica entro il 15 marzo. Sarebbero ancora in 8mila, infatti, i docenti, amministrativi ed educatori che risultano sospesi.

Contrasto fra giudici

Non è la prima volta che si trova discrepanza di vedute tra i giudici amministrativi. Nei mesi scorsi, infatti, hanno sempre confermato la legittimità della sospensione di medici, infermieri e professori contrari al vaccino. Poi, circa due settimane fa, il Tar Lazio, con il decreto 919/22, ha detto stop alla sospensione di oltre venti militari, accogliendo il ricorso contro i provvedimenti dei rispettivi comandi che li avevano momentaneamente estromessi per non aver adempiuto l’obbligo di vaccinazione. Diverso è invece il discorso del giudice del lavoro sui rapporti coi datori privati: è legittimo sospendere il dipendente non vaccinato, stabilisce ad esempio l’ordinanza 2467/21 del tribunale civile di Modena, perché la perdita dello stipendio non è di per sé «irreparabile» ma è un danno risarcibile ex post come tutte le lesioni dei diritti che derivano da rapporti obbligatori.

04 Febbraio 2022 – Redazione

L’Avvocatura Distrettuale di Stato, con un parere dell’Avvocatessa Lydia Fiandaca della sede di Bari, chiarisce che le note ministeriali che prevedono un obbligo generalizzato al vaccino da parte di tutti gli operatori scolastici sono incompatibili con i principi della Costituzione.

L’associazione professionale sindacale “DIRIGENTI SCUOLA” esprime soddisfazione a riguardo di questa chiara presa di posizione da parte dell’Avvocatura dello Stato e chiede il ritiro dei “pareri” e dei “suggerimenti” del Capo Dipartimento del Ministero dell’Istruzione Stefano Versari. 

“In data 24 gennaio 2022 l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Bari ha trasmesso al Ministero dell’istruzione, all’Ufficio scolastico regionale della Puglia e all’Ambito territoriale di Bari il richiesto parere sull’obbligo vaccinale del personale scolastico in malattia, ricevendo come risposta di attenersi alla lettera della legge (nel caso di specie il decreto-legge 172/2021), che richiede la vaccinazione all’atto in cui il soggetto presta o deve poter prestare servizio, con la “conseguente frequentazione dei locali scolastici da parte dello stesso”.

È evidente – precisa l’Avvocatura – che, sussistendo uno stato di malattia, non può considerarsi un soggetto assente ingiustificato. E, d’altra parte, “non sarebbe nemmeno esigibile, in capo a un soggetto temporaneamente impossibilitato, un comportamento attivo (recarsi in uno dei siti per la somministrazione del vaccino) volto all’assolvimento del suddetto obbligo”.

Pertanto suggerisce di procedere all’invito alla regolarizzazione solo al rientro in servizio del personale in malattia o, in alternativa, a inviare il suddetto invito con l’avviso che il termine per la regolarizzazione e/o la produzione dell’attestazione documentale comprovante l’assolvimento dell’obbligo vaccinale decorrerà dal giorno del rientro in servizio dopo il periodo di malattia.

È da sperare che il parere reso dall’Avvocatura, al di là del caso specifico, induca l’Amministrazione a maggior cautela prima di lanciarsi – anche in modo irrituale, addirittura con improvvisate conferenze di servizio on line nell’ultimo giorno – in personalissime interpretazioni ultra legem, così come era avvenuto con la risalente nota 1237/2021 sull’equivalenza della dichiarazione di assenza ingiustificata nei primi quattro giorni e della sospensione dal servizio e da ogni emolumento a decorrere dal quinto giorno, sempre per mancata esibizione del Certificato verde: invece tenute distinte dal legislatore, fino a quando la successiva normazione primaria le ha poi equiparate sotto l’aspetto retributivo.

È una cautela dovuta, poiché Il risultato di questi pareri o meri punti di vista, imprecisati e approssimativi, lungi dal facilitare l’azione dei dirigenti scolastici, è quello di incrementare la confusione e indurre un loro ulteriore stress, che è già oltre i limiti di guardia.

Possono infatti decidere di seguire i pareri di un Capodipartimento – nei cui confronti, è bene precisarlo, non sussiste alcun vincolo gerarchico, che pure e per opposti versi fornirebbe loro una copertura – ancorché gravidi di incertezze e di contraddizioni. Ma saranno ben consapevoli delle diffide e delle denunce cui si espongono.

Oppure vorranno agire secondo la legge, “pronti ad assumere rischi e decisioni”, compreso l’avvio di procedimenti disciplinari attivati da solerti funzionari territoriali per non essersi eseguito il Vangelo proveniente da Viale Trastevere!

“L’Avvocatura dello Stato – commenta il Presidente Fratta – non ha fatto altro che  confermare quello che DIRIGENTISCUOLA ha sostenuto da sempre. Siamo stati costretti, purtroppo, anche a contestare duramente l’Amministrazione, arrivando persino a chiedere il ritiro dei “pareri” e dei “suggerimenti” del Capo Dipartimento Versari e un incontro ad hoc con il Ministro per chiarire una situazione diventata ingestibile. Non è possibile che i dirigenti scolastici, che stanno portando avanti la scuola con spirito di servizio in condizioni di disagio inimmaginabile, si trovino costretti a dover scegliere tra il dover applicare la legge, e, quindi, operare in maniera contraria rispetto ai “pareri ministeriali” rischiando di essere sottoposti a provvedimenti disciplinari, e applicare le note ministeriali contra legem rischiando denunce da parte del personale…come già ci ha insegnato il caso Marche!”,

FONTI: ⤵️

https://www.dirigentiscuola.org/sullobbligo-vaccinale-del-personale-scolastico-in-malattia-una-pronuncia-dellavvocatura-distrettuale-dello-stato-di-bari/

https://www.eventiavversinews.it/wp-content/uploads/2022/03/parere-Avvocatura-dello-Stato-di-Bari-Avv.-Lydia-Fiandaca.pdf

27 Febbraio 2022 – Redazione

Negli ultimi due anni abbiamo imparato, nostro malgrado, a conoscere molto bene i diversi esponenti del settore sanitario italiano. Dalla mattina alla sera, infatti, tra un virologo in ed un infettivologo, molti programmi in tv ci hanno assillato con teorie contrastanti e previsioni catastrofiche. Ma quanto ha fruttato fino ad oggi il servizio di questi personaggi?

Tra procuratori e cachet, ecco che spunta il tariffario

Come funziona il circuito delle comparsate ce lo spiega la Repubblica. Il giornale – che decisamente non si può definire “no-vax” – ha infatti divulgato alcune interessanti informazioni:
Le redazioni dei programmi contattano virologi ed esperti a loro discrezione, mentre i procuratori delle virostar supportano l’organizzazione delle partecipazioni in tv. Gli stessi si occupano degli eventuali compensi riconosciuti agli ospiti fissi, in studio o in collegamento, nei programmi di fascia serale. Si va dal semplice rimborso spese, al gettone di presenza, alla remunerazione specifica per il tipo di intervento richiesto in onda. L’ammontare di queste note spesa? Tra i 300 e i 2.000 euro, IVA esclusa.
(Continua a leggere dopo la foto)
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Compensi tramite le agenzie

Molte delle virostar sostengono di non ricevere alcun compenso in forma “diretta”, ecco però che la Repubblica svela alcuni nomi delle varie agenzie che si occupano dei loro interessi:

A Elastica, agenzia di comunicazione ed eventi che ha in scuderia anche scrittori, registi, imprenditori, giornalisti, si appoggiano Roberto BurioniRoberto Battiston e Ilaria Capua.

Roberto Burioni, virologo del San Raffaele, è stato il volto primario della pandemia sulla Rai a Che tempo che fa. Per le sue lezioni di pochi minuti su varianti e vaccini, senza mai subire alcun contraddittorio, il professore avrebbe stipulato un contratto di esclusiva tv con la società che produce la trasmissione, esterna alla RAI.   

L’agente di Ilaria Capua, direttrice del Centro di Eccellenza One Health in Florida, smista l’agenda di interviste e interventi in collegamento dal centro satellitare dell’università americana. La virologa è stata onnipresente nella prima fase della pandemia a DiMartedì, dove è tornata ancora l’anno scorso alternando le partecipazioni a In Onda e Otto e mezzo, sempre su La7.

Sempre su La7 Antonella Viola, direttrice dell’Istituto di ricerca pediatrica Città della Speranza, è stata presenza fissa con un gettone elargito a compenso della sua attività di divulgazione. Indiscrezioni hanno parlato di una certa “Gabriella Nobile Agency” per la gestione delle attività televisive ma l’immunologa ha spiegato: «È una cara amica dai tempi delle scuole medie che mi ha dato una mano quando il telefono ha iniziato a squillare incessantemente».

Alcune virostar si chiamano fuori dai compensi

Andrea Crisanti, microbiologo all’università di Padova reduce dall’acquisto nel vicentino della maestosa Villa Priuli Custoza – vicenda che ha scatenato pruriti polemici e accuse di lucro – ha invece racconta di non aver mai fatto comparsate a pagamento. Anzi, ha detto, «per evitare situazioni equivoche, mi sono imposto di non guadagnare neanche un quattrino con la pandemia. Mai preso soldi per il Covid».

Matteo Bassetti, infettivologo del policlinico San Martino di Genova, ha ricordato più volte di andare in trasmissione “come tutti i narcisisti” “non per fare un reality, ma per fare divulgazione scientifica”, andandoci quindi gratis.

Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, ha dichiarato qualche settimana fa: «Partecipo gratis. Ho un agente? Assolutamente no». Questa la sua la risposta a Checco Zalone sul palco di Sanremo.

Dalle ospitate in tv alcuni hanno tratto poi altri giovamenti: Walter Ricciardi, igienista alla Cattolica e consulente del ministro Roberto Speranza, è finito nel direttivo di Azione, il partito di Carlo Calenda. Anche Bassetti, “centrista liberale”, ci pensa: «Mai dire mai, ma comunque lo farei solo come tecnico», dichiara il virologo. Non esclude un futuro nella politica nemmeno il virologo Fabrizio Pregliasco («sono un democristiano, come approccio»). Chiudono a questa possibilità invece Burioni («Ho già declinato l’offerta di Matteo Renzi») e Crisanti («Ho detto no a Pd e Cinque Stelle»).

L’interrogazione parlamentare di Italexit

Gianluigi Paragonegià a suo tempo, aveva sollevato qualche dubbio sulle remunerazioni dei virologi da salotto, tanto da fare un’interrogazione alla Rai in qualità di cittadino, di Sentore della Repubblica e di membro della Commissione di Vigilanza. La risposta? “Per quel che riguarda i compensi la prestazione professionale non è a carico di Rai, è comunque stata retribuita secondo gli standard previsti dal mercato per figure della competenza del professor Burioni”. Quindi alla fine, da chi viene pagato Burioni, semplicemente non lo han detto.

19 Febbraio 2022 – Redazione Co.Te.Li- Fonte: CORCOM

Fra i firmatari nomi noti nel settore della data protection e grandi studi legali. “Saltate tutte le regole, collasso strutturale: intollerabile che un trattamento di dati personali sia spinto fino a questo punto”

Il Green Pass viola il Gdpr e scardina qualsiasi regola a livello nazionale e internazionale configurando una situazione al limite del collasso strutturale: questa, in sintesi, la posizione messa nero su bianco da un pool di 25 avvocati in un esposto presentato al Garante Privacy inviato il 14 febbraio.

SCARICA QUI IL DOCUMENTO ⤵️
https://d110erj175o600.cloudfront.net/wp-content/uploads/2022/02/18121156/ESPOSTO.pdf

firmare la segnalazione anche giuristi noti nel campo della data protection, operativi in grand studi legali, nonché docenti ed esperti della materia. Ed è già partita una sorta di “call-to-action” sui social in cui si invitano altri colleghi ad aderire all’iniziativa. “Non crediamo possa essere tollerato oltre dal sistema giuridico – senza cioè un collasso strutturale – che un trattamento di dati personali sia spinto fino a questo punto di violazione normativa e di lucido perseguimento di obiettivi di castigo, oppressione economica e mentale, umiliazione”,scrive in un post su Linkedin l’avvocato Enrico Pelino, fra i firmatari dell’esposto.

E sempre su Linkedin l’avvocato Andrea Lisi, altro firmatario dell’esposto, evidenzia che “il Green Pass dovrebbe essere uno strumento (europeo) utilizzabile per favorire la libera circolazione negli e tra gli Stati membri, ma viene imposto nel nostro Paese come una presunta misura di garanzia che si baserebbe nei suoi presupposti sulla difesa della salute pubblica, ma così come è strutturato finisce per violare palesemente l’art. 32 della Costituzione (oltre che i principi basilari del Gdpr), operando peraltro goffamente un bilanciamento tra diritti fondamentali previsti dalla Costituzione (e la limitazione di un diritto fondamentale quale il diritto al lavoro è incredibile per uno Stato come il nostro fondato su di esso)”.

Durissima la posizione espressa nel documento: “Abbiamo cioè la percezione che si stia agendo in completa illegalità”, si legge. Ed è lunga la lista delle contestazioni: “L’art. 35 del Gdpr impone che la Dpia sia effettuata “prima di procedere al trattamento”, che abbia requisiti netti, pesati fino alla frazione di grammo, che approdi, com’è ovvio nella situazione attuale, alla consultazione preventiva (art. 36 Gdpr), che sia ripetuta o aggiornata a ogni cambiamento, specie se più afflittivo. Siamo in attesa di esaminare la Dpia che avrebbe dovuto essere alla base, per esempio, del DL 172/2021 o del DL 229/2021 o del DL 1/2022 o del DL 5/2022. La verità è che sono saltate tutte le regole. Quelle degli artt. 5, 6, 9, 25, 35, 36 GDPR, degli artt. 8 e 52 Cdfue, del divieto di discriminazione contenuto al cons. 36 Reg. (Ue) 2021/953 e ribadito più volte nel parere congiunto Edps-Gepd n. 4/2021. Basterebbe la contrarietà con una sola di queste norme a dichiarare immediatamente illecito il trattamento”.

I 25 giuristi si appellano al Garante Privacyaffinché “ripristini lo stato di legalità conformemente al proprio mandato istituzionale, dichiarando illecito, nella sua declinazione italiana, il trattamento di dati personali “certificazione verde” introdotto con DL 52/2021 e successivi atti normativi, e per l’effetto ne disponga la limitazione definitiva e il divieto in applicazione dell’art. 58, par. 2, lett. f) Gdpr, ponendo in tal modo fine al più vessatorio, distopico e distorsivo esperimento sui dati personali finora attuato dall’istituzione della Repubblica”.

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Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  MC Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di professionisti (insegnanti, economisti, medici, avvocati, ecc.) formatosi con l’unico intento di collaborare per la difesa della libertà di espressione (redefefefefer ed€5 tt t t art. 21 della Costituzione Italiana e art. 11 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea) e per la ricerca e condivisione della verità sui principali argomenti e fatti di rilevanza sia locale che globale]

Puoi leggere anche su👇

https://cataniacreattiva.it/green-pass-esposto-di-25-giuristi-al-garante-privacy-siamo-agli-antipodi-del-gdpr/

18 Febbraio 2022 – Redazione

SENTENZA EPOCALE!!! Il Giudice del tribunale penale di Pisa ha stabilito che lo stato di emergenza, già durante il Governo Conte, era illegittimo e non poteva comunque essere rinnovato. E, in ogni caso, tutti i  provvedimenti emessi per la gestione dell’emergenza COVID-19 sono illegittimi! Tutte le restrizioni devono essere tolte con la fine dell’emergenza!!! Sospesi e compressi i diritti fondamentali dell’uomo (artt. 13, 16, 17, 19, 34, 36, 41), il “nucleo duro” della Costituzione, che  non sono revisionabili nemmeno con la Revisione della Costituzione!! I padri costituenti non accolsero la proposta di introdurre…!!

GUARDATE IL VIDEO PER APPROFONDIRE ⤵️

http://avvocatiliberi.legal/una-sentenza-da-manuali-commento-alla-sentenza-del-tribunale-penale-di-pisa-del-17-2-2022-a-cura-dellavv-giovanni-calapaj/

18 Febbraio 2022 – Redazione

Il fascicolo ipotizza il reato di omicidio colposo. Cantone: Trinca «risultava, da altre indagini, destinatario di esenzione da vaccino»

La Procura della Repubblica di Perugia ha aperto un fascicolo sulla morte del biologo no vax Franco Trinca, recentemente deceduto all’ospedale di Città di Castello dopo alcuni giorni di ricovero. Il fascicolo ipotizza il reato di omicidio colposo. Eseguita a Roma l’autopsia, esame irripetibile che ha l’obiettivo, come spiega il procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, di accertare con esattezza le cause del decesso di Trinca, tra i fondatori del movimento «Uniti per la libera scelta» che riunisce diverse associazioni contrarie al vaccino anti covid. Trinca «risultava, da altre indagini, destinatario di esenzione da vaccino».

«L’accertamento si è reso necessario per comprendere se le situazioni che avevano giustificato l’esenzione fossero effettive e, in caso contrario, se il decesso, eventualmente riconducibile al Covid, potesse essere riconducibile all’omessa somministrazione», conclude il procuratore Cantone. Nel frattempo, i carabinieri del Nas di Perugia hanno acquisito la cartella del biologo deceduto lo scorso 4 febbraio.

17 Febbraio 2022 – Redazione

Gli avevano cancellato il profilo social per un link relativo al Covid19 che era stato considerato da Facebook lesivo del regolamento, il collegamento postato avrebbe infatti sminuito la pericolosità della pandemia con dati non reali. Il ricorso presentato da Emanuele Compagno, 41 anni, avvocato veneziano, tuttavia, ha fatto tornare indietro sui suoi passi il colosso dei social media, vincendo la causa. «Il mio assistito, un cittadino di Camponogara, dall’oggi al domani ha visto improvvisamente sparire il suo profilo che aveva da 14 anni – dice Compagno- aveva anche scritto a Facebook per chiedere la ragione di questa scelta ma non ha mai ricevuto risposta. Ha deciso così di seguire le procedure ufficiali e si è rivolto a me». 

La strategia difensiva

In un primo momento la procedura di contestazione aveva avuto una battuta d’arresto perché il giudice aveva rigettato l’istanza. «Abbiamo impugnato l’esito di fronte al collegio e abbiamo ottenuto giustizia – continua Compagno – non è stato facile. Noi eravamo “disarmati”, ci avevano chiuso il profilo, quindi non avevamo accesso ai post incriminati. E poi si tratta di un colosso internazionale, con una copertura legale importante». A segnare il discrimine per la «vittoria» sarebbe stata anche l’attribuzione di competenza al tribunale italiano. «Secondo i legali di Facebook sarebbe stato necessario spostarsi in Irlanda – continua Compagno – perché è lì che vengono risolti i contenziosi che riguardano professionisti della comunicazione online. Il mio assistito tuttavia è certamente un consumatore ma non un professionista. Gestisce qualche social per gli amici ma ha un altro lavoro. È rimasto quindi di competenza del tribunale italiano. Quello che abbiamo sostenuto è che se anche ci fosse stata violazione – che noi contestiamo – la cancellazione del profilo non sarebbe stata certamente la strada. Abbiamo sostenuto di essere di fronte a un abuso del diritto che ledeva relazioni personali e il diritto di parola».

La mora

I giudici veneziani, Silvia Barison (giudice relatore), Silvia Franzoso e Carlo Azzolini hanno deliberato in favore di questa richiesta stabilendo contemporaneamente gli «astraints» e cioè una mora da pagare per il colosso dei social per ogni giorno in cui il profilo non tornerà online (100 euro al giorno). «Il provvedimento è stato notificato il 15 febbraio – continua Compagno – ora staremo a vedere».

Fonte: Corriere Venezia-Mestre