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‘MEDICINA’ Category

03 Aprile 2022 – Redazione – Fonte e Foto: Database

Pietro Bracco, autore dell’articolo, è Ingegnere dei sistemi si occupa di business-intelligence e data-analytics per un’azienda internazionale.

Nelle scorse due puntate abbiamo visto come ISS adotta 3 tecniche per alterare i dati.

  1. Usa i dati dei tamponi positivi come rappresentativi della realtà quando non lo sono visto che i tamponi vengono effettuali quasi esclusivamente sui non-trattati. Questo provoca una fortissima distorsione nell’attribuzione di contagi.
  2. Per analizzare ricoveri e decessi in relazione ai trattamenti utilizza un’immagine della popolazione troppo recente rispetto alla data degli eventi analizzati.
  3. Sempre per analizzare ricoveri e decessi in relazione ai trattamenti utilizza il trucco dei 14 giorni ossia attribuisce gli eventi ad una classe di trattamento precedente a quella effettiva per chi ha subito il trattamento da meno di 14 giorni.

Malgrado questi tre espedienti vengono tutt’ora adottati i dati dell’ISS non riescono più a mascherare un dato ormai evidente. I trattamenti genici, impropriamente definiti “vaccini”, sono dannosi nel prevenire l’infezione da SARS-COV2 e la loro efficacia nel mitigare la malattia, il Covid, è bassa e si riduce rapidamente a brevissima distanza dalle somministrazioni.

In merito all’infezione basta dare un’occhiata alla tabella 5 che rappresenta il rischio.

Come abbiamo detto questi dati sono sostanzialmente falsi nei loro valori assoluti, in ragione dell’espediente 1) descritto sopra. La conferma si può avere, come abbiamo già visto confrontandoli con i dati UK.

Tuttavia pur nella sostanziale falsità dei valori assoluti, raccontano una serie di fatti inquietanti che dovrebbero far sobbalzare sulla sedia stuoli di giornalisti e di medici, oltre che di avvocati e giudici.

Vediamoli in ordine.

  1. I valori nell’ultima colonna, che esprimono il “vantaggio di vaccinarsi” con 3 dosi, oltre ad essere mediamente bassissimi, sono spesso inferiori a quelli della colonna “vaccinati da >120 giorni”, terzultima colonna. Questo significa che farsi il booster è dannoso perché favorisce il contagio.
  2. Confrontando la terzultima colonna con la penultima si rileva un altro fatto inquietante e cioè che le due dosi fatte di recente sono una situazione peggiore delle due dosi fatte da molto tempo. Questo vale per tutte le classi di età.

Quello che la tabella racconta è che la politica perseguita dal governo italiano, cioè le tre dosi, è una politica dannosa perché aumenta i contagi e lo fa proprio per le persone che si sono già sottoposte ai trattamenti. In altri termini la cosa migliore per chi si è fatto 2 dosi è non andare oltre.

Fin qui i contagi.

Passiamo a ricoveri e decessi.

Anche in questo caso si possono fare alcune considerazioni interessanti esaminando la Tabella 5.

 

  • Venendo a mancare l’effetto degli espedienti 2) e 3) questi dati si stanno avvicinando progressivamente ai valori calcolati dal governo inglese. Dai valori funambolici strombazzati dalla stampa per mesi, frutto di artifizi, poiché gli artifizi non funzionano più a campagna ferma, si arriva a valori molto più modesti.
  • Per la classe di età fino a 39 anni si può osservare che il booster non conferisce alcun vantaggio né per la terapia intensiva né per il rischio di morte. Dunque è inutile, ma sarebbe più corretto dire che è dannoso visto che aumenta il rischio di infezione (e comporta rischi che esulano questa valutazione). In particolare per quanto riguarda il rischio di morte il “vantaggio” per tutti i casi di trattamento (2 o 3 dosi) assume un modestissimo valore 2, lontanissimo dai valori ripresi acriticamente dai media nei mesi scorsi (ricordate il vantaggio di 30 volte?).
  • Per diverse classi di età si osserva poi un fenomeno apparentemente inspiegabile. Le 2 dosi fatte di recente sono una condizione peggiore delle 2 dosi fatte da oltre 120 giorni. La cosa si potrebbe spiegare solo assumendo che il farmaco eserciti un effetto negativo, che si esaurisce quindi con il tempo.
  • Un terzo aspetto sorprendente è l’effetto quasi miracoloso che la 3° dose sembra avere da i 60 anni in su soprattutto per quanto concerne TI e decessi. Per i decessi si passa da valori modestissimi 1.9 e 4.4 a valori funambolici di “vantaggio” pari a 12.3 e addirittura 14.3 per gli over-80. Ma la spiegazione è in realtà dietro l’angolo. Quei dati sono calcolati in relazione ad una immagine della popolazione presa il 19/2 cioè quando il ritmo di somministrazione della 3a dose era ancora abbastanza alto. Per questo entravano ancora in gioco i 2 espedienti citati all’inizio e in particolare il trucco dei 14 giorni. Questo ha fatto si che molti decessi e ricoveri in TI, di persone con 3° dose sono stati attribuiti alla classe “vaccinati da >120 giorni”. E il tutto si tiene.
  • C’è tuttavia un ultimo aspetto che non emerge facilmente e che contribuisce a spiegare alcune stranezze. La tabella a fianco riporta il rapporto fra decessi e ricoveri in TI per ciascuna classe di età. A partire dai 40 anni si può notare che il valore è maggiore di 1, e, per i più anziani arriva a valori altissimi. Questo significa che la gran parte degli anziani che muoiono (col Covid) non passano per la TI. Ma si può notare che, mentre per chi ha 3 dosi o 2 dosi recenti ne viene ricoverato 1 su 10, per chi non è vaccinato ne passa 1 su 16 e per chi ha 2 dosi da oltre 120 giorni solo 1 su 32. Questo non può essere casuale, visti anche i numeri coinvolti e rappresenta una precisa scelta “terapeutica”: i medici riservano le cure intensive di preferenza a chi ha 3 dosi. Questo ha l’effetto evidente di migliorare gli indici di sopravvivenza per questa classe, e contribuisce ai valori miracolosi dei parametri osservati sopra.

I dati inglesi, ossia la realtà vera.

Per avere un’idea realistica delle cose non resta che affidarsi, come al solito, ai molto meno artefatti dati inglesi. Cominciamo coi contagi.

Nella colonna a fianco calcoliamo lo stesso indice di rischi relativo calcolato dall’ISS, ossia il “vantaggio vaccinale” (il valore 1 rappresenta la neutralità).

Come si può vedere i valori sono un ottavo di quelli calcolati da ISS e dicono che i non-trattati hanno mediamente un quarto delle probabilità di infettarsi di coloro che si sono sottoposti al tanto raccomandato trattamento.

La situazione si modifica ultiriormene, a favore dei non-trattati, di settimana in settimana, dicendo chiaramente che sono proprio i “vaccinati” a sostenere il contagio, che infatti continua a registrare valori molto elevati propri nei paesi dove il trattamento è stato più massiccio, Italia in testa.

Per completare il quadro diamo uno sguardo ai dati sui decessi, calcolando, anche in questo caso il rischio relativo. Anche in questo caso il discorso si ripete.

valori del “vantaggio” calcolati dall’istituto britannico sono molto modesti e ben lontani da quelli dell’ISS.

Anche in questo caso il “vantaggio”, già modestissimo, si riduce di settimana in settimana in settimana e si può osservare come tra i 40 2 i 59 anni sia sostanzialmente inesistente.

Conclusione

Dopo una disamina approfondita, e ripetuta su diverse edizioni del report settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità, abbiamo visto come tale istituto fornisca costantemente dati che distorcono profondamente la realtà dei fatti nel tentativo di accreditare la tesi di un effetto benefico della massiccia campagna di trattamento di massa, condotta in Italia e in molti altri paesi.

Malgrado le distorsioni introdotte sta emergendo però una realtà totalmente opposta. Sono proprio i trattamenti a favorire l’epidemia, che infatti perdura. Anche gli effetti di mitigazione della malattia sono ormai trascurabili e in via di continua riduzione.

Perfino a prescindere dai rischi evidentissimi che una campagna di trattamento di massa con farmaci sperimentali ha comportato, questi soli dati mostrano l’assoluta infondatezza della campagna cosiddetta vaccinale e ci auguriamo siano utili a tutti, politici e magistrati in primis, per decretare lo stop di una politica totalmente dannosa e insensata.

03 Aprile 2022 – Redazione – Di  Thomas Oysmüller (Eventi Avversi)

Una nuova serie di documenti Pfizer citati in giudizio sul vaccino mRNA “Comirnaty” è stato rilasciato il 1 ° aprile.

L’FDA inizialmente aveva chiesto di rilasciarli nel 2076.

Successivamente e grazie alle azioni legali intraprese contro l’agenzia, un giudice federale ha respinto sonoramente l’assurda richiesta e ha ordinato alla FDA di produrre tutti i dati in lotti di 55.000 pagine al mese.

Il primo lotto di documenti prodotti nel novembre 2021, che ammontava a sole 500 pagine, ha rivelato che ci sono stati più di 1.200 decessi correlati al vaccino nei primi 90 giorni successivi al rilascio del vaccino COVID Pfizer-BioNTech.

Il 1° marzo l’FDA ha rilasciato la prima tranche di  10.000 pagine di documentazione Pfizer.

La successiva tranche di quei documenti Pfizer è stata rilasciata il 1 ° aprile. Ci sono altre 11.043pagine che erano state citate in giudizio dalla FDA degli Stati Uniti. Il nuovo lotto di documenti include anche una versione non redatta di un rapporto post-commercializzazione.

Pfizer aveva bisogno di più personale

Come per la prima, ancora più ampia pila di documenti, le valutazioni dei nuovi documenti costeranno molto tempo e fatica. Ma ci sono già i primi approfondimenti.

Ad esempio, l’azienda ha dovuto assumere personale aggiuntivo perché apparentemente non era preparata per il gran numero di eventi spontanei e avversi segnalati.

Questo può essere trovato nel rapporto non redatto dopo il lancio sul mercato. Il documento ha 38 pagine, è sicuramente altamente esplosivo e mostra inoltre quante lacune avesse la terapia con mRNA dopo che la campagna di vaccinazione era già iniziata. C’è una mancanza di informazioni non solo nel caso di “efficacia della vaccinazione“, ma anche in “uso in gravidanza e allattamento“. L’anafilassi, una reazione allergica, è almeno già identificata come un “rischio importante“.

QUESTO IL RAPPORTO DI 38 PAGINE ⤵️

https://phmpt.org/wp-content/uploads/2022/04/reissue_5.3.6-postmarketing-experience.pdf

Sono state quindi sollevate preoccupazioni per la sicurezza per “malattie potenziate associate al vaccino, comprese le malattie respiratorie associate al vaccino“. Ciò potrebbe indicare una maggiore suscettibilità ad altri agenti patogeni. Un indebolimento del sistema immunitario a causa della vaccinazione, cosa di cui stiamo discutendo moltissimo. Il danno a lungo termine nel sistema immunitario delle persone vaccinate infatti sta diventando sempre più evidente. Parti importanti dei meccanismi di difesa falliscono, la protezione contro le nuove infezioni e il cancro cala considerevolmente. Tassi più elevati di malattie infettive e cancro tra le persone vaccinate indicano già i problemi che dovremo affrontare in futuro.

Rispetto ai non vaccinati, c’è una maggiore probabilità di infezione nei vaccinati con 1, 2 o 3 dosi, con 2 dosi una maggiore probabilità di finire in ospedale e morire. Il sistema immunitario innato del doppiamente vaccinato ad esempio, è stato ridotto nella sua efficacia alla metà. Un risultato devastante. Un effetto da cui i veri scienziati hanno messo in guardia da molto tempo.

I vaccini geneticamente modificati perdono il loro effetto molto rapidamente e una volta che l’efficacia cala, vediamo che anche il sistema immunitario innato è danneggiato. Protegge meno i vaccinati dall’infezione, dal ricovero in ospedale e dalla morte rispetto ai non vaccinati.

Si tratta di V-AIDS, una sindrome da immunodeficienza acquisita da vaccino.

Seguiranno aggiornamenti.

I DOCUMENTI PUBBLICATI SONO QUI ⤵️
https://phmpt.org/pfizers-documents/


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2 Aprile 2022 – Redazione – FONTE: EventiAvversi

Parte il primo screening mirato in Toscana, condotto nelle scuole secondarie attraverso la somministrazione di questionari sulla familiarità per morte improvvisa e l’esecuzione di elettrocardiogrammi digitali, è partito l’ultima settimana di marzo presso l’Istituto da Vinci-Fascetti, a Pisa in via Contessa Matilde, nell’ambito del progetto Just (acronimo di JUvenile Sudden deaTh: JUST know and treat – Morte cardiaca improvvisa giovanile: conoscerla per prevenirla) sostenuto dalla Fondazione Pisa e promosso dai professori Michele Emdin e Claudio Passino, entrambi della Scuola Superiore Sant’Anna e della Fondazione Monasterio, e dal prof. Marco di Paolo dell’Università di Pisa.

Il progetto Just ha portato alla realizzazione, di un registro informatico dei casi di morte improvvisa, alla messa a punto di una strategia di intervento basata sulla programmazione della diffusione delle tecniche di “basic life support” (rianimazione cardiopolmonare) per “laici”, alla messa a punto di campagne di educazione e, appunto, all’attuazione di screening mirati nelle scuole secondarie come quello che si svolge in questi giorni all’Istituto da Vinci-Fascetti, a Pisa.

Lo screening è organizzato in collaborazione con il dirigente scolastico Federico Betti, con i suoi collaboratori Gaetano Fabozzi e Stefano Mazzantini, con i docenti di scienze motorie e con i collaboratori scolastici dell’istituto, con Fabio Pagliazzi e Valeria Raglianti del Provveditorato agli Studi di Pisa. A eseguire i controlli sui giovani sono i cardiologi Alberto Giannoni e Francesco Gentile, con gli infermieri e i tecnici della Fondazione Monasterio (Silvia Terenzoni, Francesca Bramanti, Teresa Ceccanti, Cristiane De Jesus, Anna Di Sessa, Giovanni Iudice, Sara Guerrieri, Maria Giuseppina Paci, Elisabetta Menicagli, Letizia Diara), coordinati da Marco Vaselli.

La rianimazione di Christian Eriksen, il giocatore danese dell’Inter, ha emozionato l’opinione pubblica come è accaduto in passato per le morti premature di Astori, Curi, Morosini suscitando cordoglio universale. Poche condizioni mediche sono più traumatiche della morte improvvisa, non anticipata da nessun sintomo, di una persona giovane.

Si tratta di un evento raro, in genere legato ad una aritmia fatale, ma la sua presentazione drammatica e l’impatto sulla famiglia e sulla comunità tutta trova un rilievo amplificato nei casi degli atleti che esemplificano la metafora di una vulnerabilità nascosta in una persona in apparenza perfettamente sana. La morte improvvisa nei giovani è rara (incidenza stimata fra 1 e 10 casi/100.000 persone/anno), con circa il 25 % dei casi durante attività sportiva, ma ha un impatto notevole in termini di anni di vita persi, data la lunga aspettativa di vita di persone giovani.

“È giustificato considerare la morte cardiaca improvvisa del giovane come una condizione sanitaria di assoluta rilevanza: fra le condizioni predisponenti identificate ci sono le cardiomiopatie, le canalopatie (le sindromi del QT lungo e del QT corto, la sindrome di Brugada), i difetti cardiaci congeniti (origine anomala delle coronarie), le miocarditi, i traumi toracici, l’assunzione di farmaci o sostanze d’abuso. La displasia aritmogena del ventricolo destro e la sindrome del QT lungo sono le cause aritmiche più comuni di morte cardiaca improvvisa. Si stima che la rianimazione cardiopolmonare e la disponibilità diffusa di defibrillatori esterni semiautomatici potrebbero prevenire circa un quarto delle morti improvvise pediatriche e giovanili”, come sottolineano i promotori del progetto Just.

L’autopsia nei casi di morte improvvisa giovanile è necessaria per alimentare efficaci campagne di prevenzione. Sembra un paradosso eppure è così. Del resto, il progetto Just è stato anche un trampolino per chiedere l’istituzione di un registro regionale “Presto – spiega Michele Emdin, docente di cardiologia alla Sant’Anna e direttore del dipartimento cardiotoracico della Fondazione Monasterio – chiederemo alla Regione una legge regionale per istituire un registro sulle morti improvvise: un data base che ci permette di ricostruire, come abbiamo fatto a Pisa con i tessuti prelevati in una cinquantina di autopsie eseguite negli ultimi anni, un albero genealogico genetico che aiuta moltissimo nella prevenzione. Quindi è importante che le famiglie colpite da questi lutti autorizzino lo svolgimento dell’esame medico legale, perché esso è utilissimo a delineare un quadro di potenziali familiarità con queste patologie nei congiunti delle vittime”. C’è da superare uno “scoglio” psicologico. E lavorare sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica. “Il nostro progetto – sottolinea Emdin – non si limita alla somministrazione di questionari e all’esecuzione di elettrocardiogrammi digitali. E’ un vero e proprio percorso di educazione sanitaria. Il lavoro fatto dal professor Di Paolo, con i tessuti delle vittime esaminati nelle autopsie, è determinante per avere una rigorosa base scientifica per effettuare la prevenzione. Ecco perché dopo questi decessi è molto importante eseguire le autopsie che oggi vengono fatte solo se disposte dall’autorità giudiziaria o in caso di decesso in ospedale”.

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1 Aprile 2022 – Redazione

Attenzione, si parla di dosi di richiamo per le quali lo studio sottolinea : “Nonostante l’attuale approvazione della FDA per le dosi di richiamo eterologhe, l’efficacia di un booster mix-match è incerta“. (Mix-match sta per vaccinazione eterologa) e ancora: ” I dati sulla sicurezza o l’efficacia della vaccinazione con prodotti vaccinali COVID-19 di diversi produttori sono limitati; l’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) raccomanda che le persone con condizioni di immunocompromissione da moderata a grave ricevano una terza dose di vaccino mRNA COVID-19 dallo stesso produttore della loro serie primaria“.

Non sono stati testati, non ci sono (volutamente?) dati al riguardo: “ Le persone che hanno riferito di aver ricevuto una serie primaria da diversi produttori o da un produttore sconosciuto o non disponibile negli Stati Uniti, o 2 dosi di vaccino dopo aver ricevuto un vaccino monodose Janssen (Johnson & Johnson) (150) sono state escluse dall’analisi delle reazioni avverse dopo il ricevimento della dose aggiuntiva.

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https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8486391/

Esacerbazione temporanea di psoriasi ed eczema preesistenti nel contesto della vaccinazione di richiamo dell’RNA messaggero COVID-19: un caso clinico e una revisione della letteratura

“Riportiamo 2 casi di esacerbazione di una dermatosi sottostante dopo la somministrazione di dosi di richiamo.

Il primo paziente era un uomo di 71 anni con una storia di eczema localizzato che presentava lesioni vescicolari e discoidi di nuova insorgenza entro 24 ore dalla terza dose di vaccinazione Pfizer-BioNTech. Ha avuto una reazione simile ma più lieve dopo la sua seconda dose di vaccinazione. Un esame fisico ha rivelato placche discoidi eczematose e piangenti sul tronco, arti (Fig 1, A) e petto (Fig 1, B) e vescicole multiple profonde sui palmi delle mani (Fig 1, C). È stato trattato con steroidi topici, antistaminici, antibiotici orali e prednisolone[…].

“Il secondo caso era una donna di 80 anni con psoriasi quiescente stabile che era in trattamento con ciclosporina a 25 mg al giorno. Una settimana dopo la sua terza dose di vaccinazione Pfizer-BioNTech, una riacutizzazione guttata con una superficie corporea attiva del 5% si è sviluppata nel paziente (Fig 1, D). La ciclosporina è stata aumentata a 75 mg al giorno, con l’aggiunta di steroidi topici”[…]

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31 Marzo 2022 – Redazione

Il plasma iperimmune dimezzerebbe il rischio di ricovero se somministrato entro 5 giorni dalla comparsa dei sintomi di Covid-19. È l’esito di un nuovo studio coordinato dalla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora e pubblicato sul New England Journal of Medicine, che ha valutato l’efficacia del plasma dei convalescenti in pazienti nelle prime fasi della malattia e senza particolari fattori che possano aumentare il rischio di un decorso grave del Covid.

Plasma iperimmune, efficacia e sicurezza

Finora, la maggior parte delle ricerche sull’utilizzo terapeutico del plasma dei pazienti guariti ha riguardato soggetti positivi al Sars-CoV-2 già ricoverati in ospedale e quindi con forme di malattia avanzata. Gli studi condotti in questo contesto hanno rilevato pochi vantaggi nell’utilizzo del plasma.
Nel corso della nuova ricerca, invece, i ricercatori hanno valutato l’efficacia e la sicurezza del plasma iperimmune in 592 soggetti di età superiore ai 18 anni trattati entro il nono giorno dalla comparsa dei sintomi del Covid, per poi confrontare l’evoluzione della patologia con un gruppo di controllo composto da 589.

Dall’analisi è emerso che tra i pazienti trattati con il plasma iperimmune non si è verificato nessun decesso e solo 17 (il 2,9%) hanno avuto bisogno del ricovero. Percentuale che sale a 6,3% nel gruppo di controllo, dove i decessi sono stati 3.
Il trattamento con il plasma ha dunque ridotto il rischio di ricovero del 54% e sembra essere stato determinante anche nello sviluppo della malattia dopo il ricovero. I risultati suggeriscono, infine, che la somministrazione del plasma dei pazienti guariti nei primi giorni dalla comparsa dei sintomi riduca il rischio di ricovero in terapia intensiva, ventilazione meccanica o supporto di ossigeno. Lo studio ha dunque evidenziato come sia decisivo il tempismo nella somministrazione del trattamento: il plasma si è rivelato efficace se somministrato nei primi 5 giorni dalla comparsa dei sintomi, mentre i vantaggi erano praticamente nulli oltre questa soglia.

FONTE: ⤵️

https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2022/03/31/covid-plasma-iperimmune

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta esaminando rare segnalazioni di perdita dell’udito e altri problemi uditivi in seguito al „vaccino“ COVID-19.

Le segnalazioni di acufene o tinnito riguardano 27 paesi, tra cui Italia, Regno Unito e Stati Uniti. La fascia di età delle persone che hanno accusato l’acufene va dai 19 ai 91 anni , di cui circa tre quarti sono donne.

Secondo l’OMS e le case farmaceutiche, le cause dell’acufene sono ancora sconosciute e non ci sarebbero prove che i vaccini possano causare problemi di udito.

Oltre un terzo delle segnalazioni provengono da personale del settore sanitario. Il caso più famoso è quello del vaccinologo Dr. Gregory Poland. Dopo aver sviluppato un acufene in seguito alla seconda dose, il medico specialista ha sollevato una serie di preoccupazioni circa gli eventi avversi con il suggerimento di condurre ulteriori accertamenti.

Nel suo bollettino, l’OMS precisa che l’80% dei casi di acufene segnalati si sono verificati dopo la somministrazione di Pfizer. Un portavoce ha dichiarato a NBC News che l’azienda farmaceutica non ha trovato “alcun nesso causale” tra il suo „vaccino“ e le segnalazioni di acufeni.

QUESTO IL DOCUMENTO DELL’AVV.RENATE  HOLZEISEN ⤵️

https://www.renate-holzeisen.eu/it/vaccino-pfizer-non-e-sicuro-ne-efficace/

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Mentre le nuove varianti di SARS-Cov-2 continuano ad apparire sempre più velocemente, dobbiamo chiederci cosa rende la SARS-Cov-2 capace di mutare così velocemente, molto più velocemente della SARS originale del 2003, generando infinite nuove varianti.

Si scopre che la scienza potrebbe avere la risposta! Un noto scienziato, il geniale Ralph Baric ha pubblicato un interessante ricerca nel 2010:

Perché questo articolo di 12 anni fa è così interessante? Perché mostra come il principale ricercatore di Gain-of-Function Ralph Baric, stesse giocando con il virus della SARS (la SARS originale del 2003) per farlo mutare più velocemente ed essere in grado di generare nuove varianti a un ritmo maggiore.

Probabilmente, Ralph Baric era scontento che il virus sars originale, sebbene altamente patogeno, non stesse mutando abbastanza velocemente. Così lui e i suoi coautori hanno deciso di apportare modifiche al virus della SARS per farlo mutare più velocemente!

Essendo brillanti ricercatori, hanno trovato un modo per farlo:

Riportiamo qui l’ingegnerizzazione e il recupero di virus mutanti nsp14-ExoN di sindrome respiratoria acuta grave coronavirus (SARS-CoV) che presentano difetti di crescita stabili e dimostrano un aumento di 21 volte della frequenza delle mutazioni durante la replicazione in coltura.

Utilizzando nuovi strumenti bioinformatici e il sequenziamento profondo attraverso il genoma a lunghezza intera dopo 10 passaggi di popolazione in vitro, dimostriamo la ritenzione delle mutazioni ExoN e il continuo aumento della diversità e del carico mutazionale rispetto al SARS-CoV wild-type. I risultati definiscono un nuovo modello genetico e bioinformatico per l’introduzione e l’identificazione di mutazioni multi-alleliche in virus competenti per la replicazione che saranno potenti strumenti per testare gli effetti della diminuzione della fedeltà e dell’aumentata diversità delle quasispecie sulla replicazione virale, la patogenesi e l’evoluzione.

Finanziamento: Questo lavoro è stato supportato dai premi del Servizio Sanitario Pubblico dell’Istituto Nazionale di Allergia e Malattie Infettive

Per ribadire ciò che hanno fatto in un linguaggio semplice: hanno usato strumenti bioinformatici informatici per trovare i cambiamenti genetici necessari per far mutare il virus più velocemente al momento della replicazione, permettendogli così di generare più varianti più velocemente, pur rimanendo robusto e competente per la replicazione.

Hanno scoperto che le cosiddette mutazioni “ExoN” come nsp14-ExoN. L’hanno anche superato 10 volte in vitro come prova di concetto, assicurandosi che questa variante mutante della Sars muti davvero 21 volte più velocemente per generare ancora più varianti.

Intendiamoci, nsp14 è una “proteina non strutturale” che deve essere mutata per disabilitare la correzione degli errori e consentire la comparsa di più mutazioni durante la replicazione virale.

E allora, direte? Perché dovremmo preoccuparci di questa proteina oscura?

SARS-Cov-2 muta più velocemente a causa di NSP14

Si scopre che SARS-Cov-2 è noto per mutare più velocemente a causa delle mutazioni nsp14 …

Per ribadire ciò che hanno fatto in un linguaggio semplice: hanno usato strumenti bioinformatici informatici per trovare i cambiamenti genetici necessari per far mutare il virus più velocemente al momento della replicazione, permettendogli così di generare più varianti più velocemente, pur rimanendo robusto e competente per la replicazione.

Hanno scoperto che le cosiddette mutazioni “ExoN” come nsp14-ExoN, fanno mutare il virus 21 volte più velocemente, pur mantenendo la sua replicazione competente (in modo che sia ancora in grado di replicarsi). L’hanno anche superato 10 volte in vitro come prova di concetto, assicurandosi che questa variante mutante della Sars muti davvero 21 volte più velocemente per generare ancora più varianti.

Intendiamoci, nsp14 è una “proteina non strutturale” che deve essere mutata per disabilitare la correzione degli errori e consentire la comparsa di più mutazioni durante la replicazione virale.

E allora, direte? Perché dovremmo preoccuparci di questa proteina oscura?

SARS-Cov-2 muta più velocemente a causa di NSP14

Si scopre che SARS-Cov-2 è noto per mutare più velocemente a causa delle mutazioni nsp14 …

Quindi, SARS-Cov-2 contiene un nsp14 mutato dalla SARS. Come funziona nella vita reale?

Esattamente così: Le mutazioni di nsp14 hanno aiutato al verificarsi di nuove varianti.

Niente di strano fin qui?

Questa potrebbe essere una pura coincidenza: alcuni pipistrelli, seduti nelle grotte a 1.000 km da Wuhan, per puro caso hanno deciso di seguire il suggerimento dell’articolo del 2010 e hanno modificato i geni nsp14 ExoN per far mutare il loro virus più velocemente – solo per divertimento.

Conosciamo il resto della storia: quei pipistrelli hanno anche preso in prestito parti del genoma dell’HIV e parti del codice genetico per produrre il peptide NGVEGF dall’influenza suina del 2008. Inoltre, questi pipistrelli hanno violato illegalmente il brevetto di Moderna e hanno inserito una sequenza brevettata da Moderna nel punto chiave del virus SARS-Cov-2, ovviamente senza il permesso di Moderna.

D’altro canto, perché Moderna avrebbe dovuto dare ai pipistrelli il permesso di usare il suo codice brevettato in SARS-Cov-2? Non c’è alcun motivo! I miliardi che Moderna ha fatto con i vaccini Covid-19, sicuramente, non c’entrano.

Quando poi hanno finito con le modificazioni genetiche, quei pipistrelli hanno volato per 1.000 km dalle loro grotte a Wuhan, in Cina, e hanno dato il via a una pandemia globale proprio nel “mercato” a 2 km di distanza dall’Istituto di virologia di Wuhan.

27 Marzo 2022 – Redazione

27 marzo 2022 – Redazione – (a cura di Monica Tomasello)

Un recente studio sui sieri anti Covid-19, pubblicato anche su Nature.com il 26/10/21, ha evidenziato il verificarsi di consistenti alterazioni fisiopatologiche dopo la ‘vaccinazione’…

Testualmente: “Comprehensive investigations revealed consistent pathophysiological alterations after vaccination with COVID-19 vaccines”

I risultati sono il frutto di un’indagine completa sui cambiamenti fisiopatologici, comprese le alterazioni immunologiche, verificatisi nelle persone dopo la vaccinazione COVID-19.

Tali risultati hanno indicato che la vaccinazione ha sì stimolato la generazione di anticorpi neutralizzanti (vedi fig.1) ma ha anche influenzato vari indicatori di salute tra cui quelli relativi a diabete, disfunzione renale, metabolismo del colesterolo, problemi di coagulazione, squilibrio elettrolitico, come se i volontari avessero contratto un’infezione (vedi fig.2, fig.3)

Studio completo ➡️

Le conclusioni a cui si è addivenuti ha spinto gli scienziati a postulare come “sia un’imperativo considerare il potenziale impatto a lungo termine della vaccinazione su determinate condizioni mediche o sulla salute umana in generale.”

(Fonte: STUDI SCIENTIFICI)

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https://cataniacreattiva.it/studio-scientifico-pdf-scaricabile-su-potenziale-impatto-a-lungo-termine-della-vaccinazione-covid-19/