Archive for the
‘OTTOBRE 2021’ Category

FONTE: Huffpost

Una visione strategica in anticipo di oltre tre decenni sull’odierno programma europeo.

Quando nel 1988 Raul Gardini, dopo l’acquisizione di Montedison, presentò ai suoi azionisti e alla comunità finanziaria il suo progetto di riorganizzazione del gruppo Ferruzzi, incentrato su cinque grandi sfide per una migliore qualità della vita, l’imprenditore ravennate viaggiava su un orizzonte strategico che, di fatto, era in anticipo di più di tre decenni sull’odierno Green Deal europeo. Infatti, in quel progetto industriale che Gardini aveva costruito con lungimiranza e determinazione, nella sua visione le cinque sfide chiave del mondo, dell’Europa e dell’Italia erano e dovevano essere: l’alimentazione, l’ambiente, la salute e la previdenza, l’energia, i nuovi materiali. Sfide attualissime.

Il gruppo Ferruzzi-Montedison di fine anni ’80, che tra le imprese italiane era secondo per fatturato solo alla Fiat, ma in realtà pesava persino più di essa in campo internazionale per le quote di mercato, schierava una formidabile squadra di società leader mondiali e europee nei loro rispettivi campi, tra cui: un colosso come Eridania-Béghin Say (nell’alimentare); la Novamont (che stava allora nascendo e che stava progettando proprio su spinta di Gardini le prime plastiche biodegradabili, di cui poi è diventata leader), l’Erbamont (all’avanguardia nei farmaci antitumorali), la Fondiaria (nelle assicurazioni), la Selm, poi diventata l’odierna Edison (nell’energia), la Himont (nel polipropilene), la Ausimont (nella chimica delle specialità), a cui si aggiungeva la Tecnimont, che costruiva impianti industriali in tutti i continenti (era stata tra le prime società di impiantistica del mondo ad operare nell’Urss già negli anni ’30) e che è tuttora una protagonista del settore.

L’Italia, con Ferruzzi-Montedison, si era trovata a possedere quasi senza accorgersene un gruppo industriale unico al mondo, che già era forte così com’era nei suoi singoli settori di attività che Gardini aveva a poco a poco assemblato, ma che, proprio grazie alle sinergie tra agro-industria e chimica, poteva diventare ancor più importante e proiettare il nostro Paese verso orizzonti di innovazione e di crescita di grande potenzialità. È interessante rivedere oggi un filmato aziendale di inizi anni ’90 che illustra le attività del gruppo Ferruzzi-Montedison inquadrate nel nuovo piano strategico disegnato da Gardini. 👇👇👇👇👇

https://youtu.be/xq1rZSd2LIQ

Purtroppo, però, l’Italia a livello politico, finanziario e delle grandi lobby – invece di appoggiare Gardini fece di tutto per ostacolarlo e perse come nazione la grande opportunità di diventare la Silicon Valley mondiale della bio-economia, di cui Gardini stesso, per citare il titolo di un recente libro, è stato il vero e proprio inventore e pioniere (Mario Bonaccorso, L’uomo che inventò la bioeconomia, Edizioni Ambiente, ottobre 2020).

Con l’acquisizione di Montedison (ma precedentemente c’erano già state quelle di Eridania, Béghin Say, CPC Europe, Central Soya, Provimi, Lesieur, Koipe, Carapelli e tante altre), il Gruppo Ferruzzi aveva completato nel 1988 un grande ciclo di crescita che lo aveva fatto diventare, in meno di dieci anni, uno dei più importanti gruppi industriali mondiali, con un fatturato aggregato di circa 35.000 miliardi di lire, oltre 100.000 addetti e 500 impianti in tutto il mondo. La Ferruzzi-Montedison, di fatto, era l’unica vera grande multinazionale italiana e Gardini era stato il solo nostro imprenditore di quel periodo a inanellare con successo una acquisizione internazionale dopo l’altra. L’unica acquisizione che non gli era riuscita era stata nel 1986 quella di British Sugar. Infatti, Gardini, che pure era stato accolto con entusiasmo dalla City e dai bieticoltori inglesi e nonostante che avesse già scalato di fatto la società britannica, fu costretto a rivenderne le azioni (incassando peraltro una lauta plusvalenza) a causa di un parere negativo sull’operazione della British Monopolies and Merger Commission, che in realtà tutelava sfacciatamente la lobby dello zucchero di canna della Tate&Lyle.

Se negli anni ’50, ’60 e ’70 Serafino Ferruzzi aveva creato praticamente dal nulla la Ferruzzi, facendola diventare un gigante mondiale del trading dei cereali, in grado di competere alla pari con le grandi “sorelle del grano” americane (come Cargill, Continental Grain, ADM, ecc.), negli anni ’80 Gardini con Ferruzzi-Montedison aveva trasformato il gruppo ereditato dal suocero in una realtà industriale formidabile. Infatti la Ferruzzi-Montedison deteneva quote di mercato rimarchevoli in numerosi settori, dallo zucchero ai farmaci, dall’amido di mais alle plastiche, dagli olii ai derivati del fluoro, fino ai materiali avanzati con cui fu costruito nei cantieri Tencara di Montedison il “Moro di Venezia”, la barca italiana che rivoluzionò la vela in campo mondiale, vincendo con lo skipper Paul Cayard la Louis Vuitton Cup a San Diego nel 1992 e partecipando alla finale dell’America’s Cup qualche mese dopo contro il “defender” America Cube. Un evento sportivo storico che fece conoscere Gardini anche agli italiani che non si interessavano di industria e che procurò alla Montedison un ritorno di immagine in campo internazionale senza precedenti.

Raul Gardini era amato dagli agricoltori in Europa e in Italia, parlava la loro lingua, conosceva i loro problemi e i loro bisogni, intratteneva personalmente i rapporti del Gruppo Ferruzzi con i leader di tutte le associazioni agricole europee, a cominciare dalla relazione con George Garinois, presidente della potentissima associazione francese dei bieticoltori e suo grande amico. Erano entrambi uomini appassionati di agricoltura e delle vicende dell’Europa, che ragionavano già in termini di monete “verdi” nel loro lavoro quotidiano e che quindi immaginavano e desideravano in modo quasi naturale e con largo anticipo, rispetto ai tempi, la nascita di una moneta unica europea.

Gardini ebbe l’intuizione di favorire lo sviluppo della coltivazione della soia in Italia: un successo enorme che portò il nostro Paese a diventare il primo produttore europeo di questo seme oleoso e a raggiungere in pochi anni i 250 mila ettari coltivati con una produzione di 750 mila tonnellate, fatto che rivoluzionò la rotazione agraria in Italia e permise un minore impiego di fertilizzanti, grazie alla capacità della soia di “fissare” l’azoto nei terreni. Anche per questa ragione Gardini ricevette il 7 aprile 1987 la laurea honoris causa in agricoltura dall’Università di Bologna, dove tenne un intervento in cui illustrò la sua visione del futuro e cioè che “il nuovo modo di fare agricoltura, oltre che intrinsecamente più ecologico, sarà in grado di fornire all’industria, nelle quantità necessarie, materie prime rinnovabili e più pulite: infatti, polimeri, farmaci, plastificanti, adesivi, lubrificanti, fibre, detergenti – per non citare che alcuni prodotti – potranno essere ottenuti partendo da materie prime agricole”. 

Ma Gardini non era amato alle associazioni agricole italiane, invece, per il suo progetto di trasformazione delle eccedenze agricole europee in etanolo da miscelare con la benzina, a cui era invece favorevole il Commissario europeo all’agricoltura Frans Andriessen. E Gardini su questo fronte era avversato anche dai petrolieri. La lobby petrolifera europea alla fine riuscì a bloccare il progetto etanolo. Ma Gardini non si arrese e continuò a spingere il Gruppo Ferruzzi-Montedison nella direzione di uno sviluppo sostenibile e all’impiego delle materie prime agricole a fini industriali.

Gardini conosceva Gorbacev e aveva siglato con il governo sovietico un contratto che affidava al gruppo Ferruzzi la conduzione di un progetto agricolo sperimentale ed innovativo di dimensioni gigantesche in Ucraina su 500 mila ettari di territorio intorno a Stavropol. Gli interlocutori politici abituali di Gardini erano i presidenti degli Stati Uniti e della Commissione europea, il commissario europeo dell’agricoltura e, quasi unico tra gli italiani, il ministro Filippo Maria Pandolfi, personalità che in quegli anni difendeva con competenza gli interessi della nostra agricoltura a Bruxelles e che Gardini stimava.

Ma, dall’altro lato, Gardini era anche un uomo generoso e ambizioso, che amava tantissimo l’Italia. Così egli pensò che oltre ad essere diventato un imprenditore affermato in campo internazionale ed europeo forse avrebbe potuto fare qualcosa di utile anche per la chimica più debole del suo Paese. I vertici dello Stato italiano, tra l’altro, lo invogliarono a creare l’Enimont promettendogli anche dei consistenti sgravi fiscali per favorire la fusione societaria e lo rassicurarono sul fatto che Enimont sarebbe stato un gruppo gestito con mentalità privata e senza intromissioni politiche. Perciò Gardini alla fine accettò e, senza saperlo, quello fu il vero inizio del suo calvario.

Infatti, nei mesi immediatamente successivi alla fusione apparve subito evidente che la politica e i partiti, nonostante le promesse fatte a Gardini, non intendevano mollare per nulla la presa sulla chimica di base, sulle sue rendite locali, sulla scelta dei manager della società, sulla gestione degli appalti degli impianti, ecc., intromettendosi di continuo negli affari interni di Enimont. E, per di più, gli sgravi fiscali promessi ai Ferruzzi dai massimi vertici dello Stato italiano non decollavano, con continui rinvii politici dal carattere ricattatorio nei confronti di Gardini e ripetuti stop and go del Parlamento sulla materia. L’Enimont era letteralmente impantanata e in quelle condizioni costituiva una emorragia che sul piano finanziario rischiava di dissanguare giorno dopo giorno perfino un azionista solido come il gruppo Ferruzzi-Montedison.

Gardini si sentì tradito dalle istituzioni del suo Paese. Da uomo d’azione e di mercato quale era cercò di scalare l’Enimont e inizio così una guerra all’ultimo sangue con lo Stato italiano, fatta anche a colpi di pagine pubblicitarie sui giornali in cui il Gruppo Ferruzzi-Montedison rivendicava il suo ruolo di produttore di chimica e non di “poltrone”.

Il paradosso di queste dolorose vicende è che le famiglie Ferruzzi e Gardini, che avevano sempre condotto i loro affari internazionali alla luce del sole a Ravenna, Parigi, Bruxelles, Washington e Chicago ed erano così poco avvezze ad avere a che fare con la politica italiana, alla fine furono coinvolte in quella che è stata definita la “madre di tutte le tangenti” ma che per certi aspetti è stata anche la tangente più atipica, in quanto, stando alle cronache giudiziarie, fu pagata non per “fare affari” con il beneplacito della politica (come allora era pratica diffusa nel nostro Paese) bensì per non avere più nulla a che fare con la politica stessa, cioè per permettere al gruppo Ferruzzi di uscire da Enimont e di divincolarsi da quell’abbraccio mortale ritrovando la sua piena libertà d’azione. Il sentire comune non si è mai interrogato su questa interpretazione di quegli eventi. Ma la storia prima o poi dovra’ farlo.

Gardini fu imprenditore e personaggio dell’industria mondiale con una visione europea e innovativa sui temi dello sviluppo, dell’ambiente e delle nuove tecnologie, come dimostrano queste parole di Gardini, pronunciate l’8 settembre 1988, e poi trascritte in una relazione che egli volle titolare: Una nuova strategia industriale per la qualità della vita”.

“L’umanità si sta avvicinando all’appuntamento del Duemila: un evento non solo simbolico, ma ricco di concrete implicazioni che coinvolgono molte variabili della crescita economica e sociale. In particolare, cinque grandi aree di sviluppo saranno piu’ interessate dal generale processo di recupero della qualità della vita in atto nei paesi industrializzati e non solo: Tali aree sono:

Alimentazione: in quest’area due obiettivi appaiono fondamentali: il raggiungimento della autosufficienza alimentare da parte dei paesi in via di sviluppo; l’affermazione dell’alimentazione come scienza, ovvero il raggiungimento di una dieta più equilibrata e più adatta al regime di vita dell’uomo contemporaneo, nei paesi più avanzati;

Ambiente: la crescita economica di questi anni, in molti casi disordinata, ha determinato un aumento del benessere, ma anche gravi problemi ambientali. I paesi più industrializzati sono chiamati pertanto ad effettuare gli opportuni investimenti per favorire un maggiore equilibrio tra le esigenze dello sviluppo economico e l’obiettivo della salvaguardia dell’ecosistema. I paesi in via di sviluppo, dal canto loro, non devono ripetere gli errori compiuti dai paesi ricchi ma saper gestire saggiamente le loro risorse naturali;

Salute e previdenza: le malattie e le aggressioni alla salute dell’uomo sono oggi diverse rispetto a quelle degli inizi del ’900. I ritmi della vita moderna, l’inquinamento, l’aggravarsi dei problemi sociali e familiari sono tra le cause che hanno portato i tumori, le disfunzioni del sistema cardiocircolatorio e del sistema nervoso ad essere tra i pericoli più diffusi per la nostra salute. La ricerca deve impegnarsi nell’individuare nuove cure e nuovi farmaci contro tali patologie. L’età media della popolazione si è d’altra parte innalzata; gli anziani sono sempre più numerosi; diverse e maggiori sono le esigenze della terza età, anche di natura previdenziale e di servizio. Nello stesso tempo, la prevenzione ed il consolidamento della medicina di base rappresentano fattori essenziali per la crescita dei paesi più poveri;

Energia: la sicurezza degli approvvigionamenti ed il rispetto ambientale sono i due fattori chiave che qualificheranno le scelte energetiche dei prossimi anni; l’energia è un fattore di produzione irrinunciabile, la cui qualità, però, può e deve anch’essa migliorare;

Nuovi materiali: i prossimi anni segneranno la svolta di un processo di sviluppo economico che nel corso del XX secolo ha visto i prodotti di base tradizionali costituire le materie prime per eccellenza. Ma i beni, le macchine e gli accessori di largo consumo dovranno essere sempre più leggeri, meno voluminosi, a più elevate prestazioni e più sofisticati. L’era delle materie plastiche e dei nuovi materiali e dunque già cominciata”.

Sulla scia del clamore della conquista di Montedison, della sfida storica lanciata dal “Moro di Venezia” alla Coppa America e delle idee innovative dell’imprenditore ravennate sull’ambiente, sulle plastiche biodegradabili e sui nuovi materiali, la Sorbona invitò Gardini a tenere una lezione nel quadro del ciclo La Cité de la Réussite il 20 ottobre 1990, presenti come ospite d’onore anche Rita Levi Montalcini, che Gardini aveva voluto nel consiglio di amministrazione di Montedison.
A sua volta la Harvard Business School, dedicò un case study all’innovativo piano industriale del Gruppo Ferruzzi-Montedison incentrato sulle cinque sfide per una migliore qualità della vita.

Si trattò di due grandi riconoscimenti per Gardini e per l’Italia stessa: due dei tanti momenti importanti di una storia, quella di Raul Gardini e del gruppo Ferruzzi-Montedison, che, in quanto parte della nostra Storia, deve essere conosciuta.

Gardini, coinvolto nello scandalo Enimont e messo sotto indagine dal Pool Mani Pulite di Milano, nel filone Tangentopoli, si uccise il 23 luglio 1993 all’età’ di 60 anni.

_______________________
[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

Puoi leggere anche su👇

https://cataniacreattiva.it/il-green-deal-nacque-30-anni-fa-dalla-mente-di-raul-gardini-travolto-poi-da-tangentopoli/

Ed ancora…se in una trasmissione televisiva come la sua, ad un onorevole, si fa per dire, le si permette di chiamare “parassiti” i cittadini che gli pagano lo stipendio e che non intendono vaccinarsi o presentarsi con un green pass al lavoro, allora le comunico che lei ha fallito nel suo lavoro e che la signora Ronzulli, non può più parlare a nome del popolo italiano.

Detto questo… è inutile che sfottete il dottore D’Urso, perché sapete bene che nessuno pubblicherà le evidenze scientifiche rilevate dopo aver curato migliaia di pazienti.

Lo capisco che non si deve far sapere che esistono le cure perché altrimenti che senso avrebbe vaccinare il popolo?

Un giornalista, che vuole scoprire la verità, avrebbe chiesto immediatamente di conoscere la casistica e un incontro/confronto con la politica per chiedere come mai si continua a negare che le cure esistono e salvano vite.

Forse i veri negazionisti siete voi?

Chissà se mi risponderà…

A SEGUIRE IL VIDEO DELL’INTERVENTO E DEL DIBATTITO CON IL DOTT. D’URSO A “DRITTO E ROVESCIO” CLICCA SUL LINK QUI SOTTO PER AVVIARE IL FILMATO👇👇👇👇👇

https://fb.watch/8OdMYMS6Fg/

_______________________
[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

Puoi leggere anche su👇👇👇👇👇

https://cataniacreattiva.it/lo-spettacolo-indegno-del-giornalismo-al-tempo-del-virus-il-messaggio-a-del-debbio-di-francesca-briganti/

VOGLIAMO RICORDARE SOLIDARNOSC: LE PROTESTE DEI LAVORATORI PORTUALI DI DANZICA PORTARONO ALLA CADUTA DEL REGIME COMUNISTA IN POLONIA.

Questa storia si ripeterà? Il regime sanitario del banchiere Mario Draghi, la dittatura neocomunista dei finanzieri capitalisti di cui è degno rappresentante, sta affrontando problemi enormi dal nord al sud della penisola. 

Il porto di Trieste ha lanciato uno sciopero contro il Green Pass, il porto di Ancona ha risposto sostenendo lo sciopero, e il porto della Liguria, tra cui il Gran Porto di Genova e altri, Gioia Tauro, Civitavecchia alle porte di Roma: il blocco dei porti porta a gravi disagi nella logistica, i camion non possono né caricare né scaricare merci, ci sono enormi ingorghi dai camion. 

TRIESTE

La categoria dei portuali non è l’unica sull’orlo della guerra. Forti proteste anche davanti alle fabbriche di Torino. 

Solo in questo Paese devi pagare il lavoro, sono qui da trentadue anni e stamattina non posso entrare perché non sono vaccinato, ci privano della nostra libertà”, dice un dipendente Fiat Avio di Rivalta Torinese, che dall’alba ha sfidato l’obbligatorio “Green Pass” con decine di persone al gate 10 dell’impianto aerospaziale. 

Il lavoro è un nostro diritto, (siamo per) test gratuiti”, afferma il manifesto dei lavoratori.

Ci sono alcune persone vaccinate qui tra noi”, spiegano i manifestanti, “ma non crediamo più in questo governo. I cittadini sono infastiditi, la violenza non può mai essere giustificata, non si può più vivere così. Il governo ha violato i fondamenti dei diritti umani e delle libertà: l’articolo 1 della Costituzione, dimenticando persino che le persone sopravvivono grazie al lavoro». 

Camionisti, altri lavoratori, semplici cittadini, molti studenti hanno aderito alla protesta ovunque: a Firenze, Torino, Milano, in tribunale, all’università e nella sede della televisione di Stato La Rai, nei piccoli centri e nella capitale di Roma, a il Circo Massimo. Prefetture e polizia sono sempre in allerta.

Manifestazioni anti-pass verde si svolgono davanti agli “ingressi aziendali” e “presso aeroporti, porti, incroci, autostrade e ferrovie, volte a creare disagi che potrebbero interferire con le regolari attività di manutenzione e produzione”, il ministero della Pubblica sicurezza. 

Occhi puntati sui lavoratori del porto di Trieste, che hanno bocciato l’offerta del governo di test gratuiti per loro: il 40% dei 950 dipendenti non è vaccinato, e da oggi bloccheranno il porto fino a quando non saranno annullati i pass per la sanificazione.

Intanto Trasportiunito, l’Associazione Nazionale Trasportatori Italiani, annuncia che “circa 80.000 autisti di camion e altri mezzi, distribuiti in 98.000 aziende, non vengono a lavorare”. 

I sindacati dei trasporti stanno compilando statistiche che, se confermate, paralizzerebbero interi settori, non solo la logistica. Il “pass verde” porterà al disastro economico, dice il sindacato Serviziounito. 

I costi più elevati saranno associati a una minore produttività nel settore dei trasporti, a causa della sospensione dal lavoro degli autisti. Non possono essere sostituiti per mancanza di personale. Può anche portare a “ritardi di consegna, che sono circa 320.000 ore al giorno in più rispetto alla tariffa giornaliera”.

Dal canto suo, il sindacato Coldiretti sottolinea che “poiché in Italia l’85% del traffico commerciale avviene su gomma, fermare camion e autocarri mette a rischio i costi degli italiani. Soprattutto per i prodotti più deperibili come latte, frutta e verdura, che non possono raggiungere gli scaffali del mercato». 

Un’altra situazione critica è la situazione con i trasporti pubblici, dove la percentuale di dipendenti non vaccinati varia dal 10 al 20 percento. 

Anche il settore agricolo sarà interessato da questa legge: le attività agricole sono stagionali e non possono essere fermate, e nei campi ci sono almeno 100.000 lavoratori agricoli non vaccinati.

Il sindacato Nuova Unione Carabinieri (Nsc) condanna che i soldati senza permesso medico siano costretti a lasciare la caserma. Come si legge sulla pagina del sindacato su Facebook, è stato ordinato «a tutti i carabinieri appostati in caserma, di lasciare il dormitorio, se non hanno il “pass verde” a mezzanotte» (chissà se lasciano il caserma con le armi ?? smile8.gif) 

“Il Comando Centrale avrebbe ordinato a chi occupava le stanze di andarsene, paragonando l’alloggio a un posto di lavoro, aggiunge il sindacato, sottolineando che “nessun decreto ha mai imposto un’azione che non abbia precedenti nella storia dei militari .”

Ai “carabinieri” si sono aggiunti circa 7000 poliziotti non vaccinati. Le forze dell’ordine, che il governo, tuttavia, deve imporre il loro pass sanitario. 

Per la prima volta nella storia anche l’Aeronautica Militare si è opposta al Green Pass: il 

Siam (Unione Aeronautica Militare) ha annunciato venerdì 15 ottobre 2021, alle ore 07:00, il primo storico “sit-down” della storia dell’aviazione davanti delle griglie d’ingresso militari.Le basi di Sigonella si opponevano all’esigenza di un pass verde “a pagamento”.

Se oggi il capo del governo italiano Draghi, ex numero uno della Banca Centrale Europea, “una delle figure più influenti nella governance globale, al servizio del “big reset””, ricorda al blog “post degli strateghi”, pare, non voglia fare concessioni, poi domani sarà ad alto rischio, cosa che potrebbe privarlo della croce del ministro: in Italia sono appena iniziati disordini sociali e scioperi anti-Green Pass…

Fonte: Media Press Information

_____________________
[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

Puoi leggere anche su👇👇👇👇👇

https://cataniacreattiva.it/la-rivoluzione-italiana/

di Marzia MC Chiocchi

HA IMPIEGATO POCO PIÙ DI 7 MINUTI ROBERT F. KENNEDY PER SPIEGARE BUGIE E RAGIONI DI CIÒ’ CHE STA DIETRO LA PANDEMIA, DAL MARZO DEL 2020 AD OGGI. UN RIPERCORRERE, CON LA SINTESI DEI GRANDI E LA CHIAREZZA DI CHI SA IL FATTO SUO, UNA STORIA CHE AVREBBE DOVUTO ANNIENTARE IL MONDO, CON RISULTATI BEN PIÙ DEVASTANTI DI CIÒ’ CHE E’ ACCADUTO E CHE I POTENTI DELLA TERRA SI ASPETTAVANO.
VI RIPROPONIAMO, PER QUESTO, L’INTERVISTA INTEGRALE, FATTA DA MASSIMO GILETTI A KENNEDY, NEL CORSO DELLA TRASMISSIONE “NON È L’ARENA” ANDATA IN ONDA IERI SERA SU LA 7.

CLICCA QUI PER GUARDARE IL VIDEO👇👇👇👇👇

https://www.la7.it/nonelarena/video/massimo-giletti-intervista-robert-f-kennedy-il-green-pass-e-contro-la-liberta-20-10-2021-403786

_____________________
______________________
[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

Puoi leggere anche su👇

https://cataniacreattiva.it/robert-f-kennedy-ospite-della-tx-non-e-larena-risponde-in-poco-piu-di-7-minuti-a-giletti-sulle-menzogne-comunicate-in-questi-19-mesi-su-covid-e-dintorni/

di Marzia MC Chiocchi

LA GENIALITÀ’ PARTENOPEA NON TRADISCE MAI E, UNO DEI PIU’ IMPORTANTI ARTIGIANI DI NAPOLI, HA REALIZZATO LE PROPRIE STATUINE PONENDO L’ATTENZIONE, COME OGNI ANNO, SU TEMATICHE DI ATTUALITÀ’. LE POLEMICHE SCATURITE DALLA MENTE INVOLUTA DEGLI “IPOCRITI BENPENSANTI”, HA NUOVAMENTE DIMOSTRATO CHE L’IRONIA E LA SATIRA STA SCOMPARENDO IN MANIERA PREOCCUPANTE, PER FARE LARGO ALL’OMOLOGAZIONE E ALLA DITTATURA DI PENSIERO. RICORDO, CON NOSTALGIA, QUANDO IL GRANDE VIGNETTISTA GIORGIO FORATTINI, NEGLI ANNI 80, DISEGNAVA LE CARICATURE DEI PIÙ IMPORTANTI POLITICI ITALIANI, COME SPADOLINI, ANDREOTTI…SULLE PAGINE DEI PIÙ CONOSCIUTI QUOTIDIANI NAZIONALI. E NESSUNO SI ADIRAVA…ANZI…QUANDO TALI PERSONAGGI NON VENIVANO DISEGNATI DALLA PRESTIGIOSA MATITA PER UN PO’ DI TEMPO, QUESTI SI ALLARMAVANO CHIEDENDO IL PERCHÉ! (SPADOLINI TELEFONÒ PERSONALMENTE A FORATTINI). ADESSO I LACCHÈ DI REGIME SCOMODANO PURE LA BLASFEMIA, PER CRITICARE L’ARTE SECOLARE DEGLI ARTIGIANI NAPOLETANI! DI BLASFEMO CI SIETE SOLO VOI, SERVI DEL POTERE, CHE AVALLATE COLEI CHE LA BLASFEMIA LA PRATICA DA SEMPRE…LA MASSONERIA…EIL SIERO SPERIMENTALE NE E’ LA MASSIMA ESPRESSIONE COME CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ’!!!

FONTE: La Pressa

Marco Ferrigno ha postato le immagini sui social: le statuine napoletane hanno in mano la certificazione verde.

Ha realizzato le celebri statuine dei Re Magi a San Gregorio Armeno, a Napoli, con il green pass. Per questo Marco Ferrigno, il maestro che li ha realizzati, ha ricevuto attacchi su Instagram. “Questa immagine blasfema te la potevi risparmiare”, “Che delusione”, “Dai queste pagliacciate no però” sono alcuni dei commenti. Ci sono anche tanti commenti positivi dei clienti che lodano il lavoro del maestro dei presepi: in molti lo definiscono ‘genio’ ma gli attacchi non mancano.

Oggi nel presepe napoletano abbiamo voluto introdurre una importante novità: I Re Magi con il Green Pass! – si legge sui social – Per noi non è solo un modo per rendere indelebile un momento particolare della nostra vita, che ha messo tutti a dura prova, ma è anche un modo per dimostrare che tutti, con il green pass, possiamo ritornare alla tanto attesa normalità e libertà. Speriamo che con questa immagine siamo riusciti a strappare un piccolo sorriso”.

QUI SOTTO👇IL POST DELL’ARTIGIANO👇👇

______________________
[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

Puoi leggere su👇

https://cataniacreattiva.it/storie-di-straordinaria-genialita-a-san-gregorio-armeno-i-re-magi-con-il-green-pass-attacchi-su-instagram-allartigiano/

di Valentina Bennati e Ivana Suerra
(comedonchisciotte.org)

Giusto una settimana fa, l’8 ottobre, pochi giorni prima della fatidica data del 15, ovvero oggi, momento a partire dal quale a tutti i lavoratori, anche i liberi professionisti, verrà chiesto il Green Pass per accedere ai luoghi di lavoro – il che significa dover essere vaccinati,  oppure “tamponati” con esito negativo, oppure essere in possesso di una certificazione di avvenuta guarigione o di un certificato di esenzione – la FNOMCeO,  Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, ha diramato una circolare avente per oggetto disciplina della certificazione verde COVID-19 in ambito lavorativo privato – studi professionali medici e odontoiatrici”  con la quale chiarisce come dovranno comportarsi le strutture sanitarie private, quali gli studi medici ed odontoiatrici.   

Dopo aver illustrato la normativa vigente e ribadito che i sanitari e gli operatori di interesse sanitario non sono toccati dalle imposizioni sul Green Pass perché già obbligati alla vaccinazione, FNOMCeO entra nel merito della QUESTIONE PAZIENTI ed è proprio questo il punto interessante. A pagina 3 del comunicato, si leggono testuali parole:

In conclusione, alla luce del suo esposto quadro normativo poiché il decreto-legge n. 127/2021 nulla dispone in ordine all’accesso dell’utenza agli ambienti di lavoro, può pacificamente affermarsi che le strutture sanitarie non potranno richiedere l’esibizione del green pass in fase di accettazione del paziente, a meno che non vi sia una specifica previsione normativa che le autorizzi a farlo. Stesso discorso vale per gli studi professionali medici e odontoiatrici. L’esibizione di certificazioni vaccinali o di esiti di tamponi da parte dei pazienti non rientra fra le misure obbligatoriamente previste dalla legge statale. Attualmente, infatti, nel Decreto Riaperture (d.l. n. 52/2021), si fa esplicito riferimento solo alle RSA, che quindi sono le uniche strutture sanitarie legittimate, fin dal primo giorno di applicazione della certificazione, a subordinare l’ingresso in struttura all’esibizione dello stesso.”

Secondo quanto precisato da FNOMCeO, quindi, le strutture sanitarie private e i titolari di studi odontoiatrici e medici non possono domandare ai loro pazienti o ai visitatori se hanno il Green Pass né tantomeno possono chiedere di esibirlo. 

Magari l’informazione potrà tornare utile a quanti, privi di Green Pass, da oggi in poi, si potranno trovare nella situazione di dover rispondere ad una richiesta di questo tipo ma, in realtà, quella della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri è una precisazione del tutto inutile dal momento che la certificazione verde non può essere chiesta a nessuna delle persone che accedono per motivi diversi da quelli di lavoro. La norma che impone il Green Pass, infatti, al di là della sua legittimità costituzionale o meno, si rivolge solo alla categoria dei lavoratori, rimanendo inapplicabile nei confronti di clienti, utenti o fruitori di servizi.

Peraltro, si fa presente che, nell’ambito delle attività lavorative di natura sanitaria (e non solo), entrano in gioco quei servizi pubblici essenziali o servizi di pubblica necessità le cui prestazioni devono essere garantite all’utenza senza condizioni.
È finanche paradossale trovarsi a dover ricordare che chi esercita prestazioni lavorative inerenti servizi pubblici o di pubblica necessità è tenuto ad assicurarne il regolare svolgimento, non può omettere o rifiutare indebitamente l’intervento e deve astenersi dal turbare la fruizione del servizio stesso. Questo, sempre che non voglia incorrere nella commissione di reati che, fortunatamente, sono ancora puniti dal Codice Penale Italiano. 
Quanto sopra vale, a maggior ragione, quando trattasi di ‘pazienti’ che necessitano di cure, cure che magari presentano i caratteri dell’urgenza.Ebbene, è opportuno che gli operatori sanitari non si facciano fuorviare dai predicatori del Green Pass, il rischio che corrono è quello di essere denunciati per fattispecie di reato ancora più specifiche, ad esempio per omissione di soccorso.

La nota della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri offre dunque un ottimo spunto per chiarire la questione, dal momento che la cronaca di queste settimane riporta notizie diverse in merito a strutture sanitarie private e ospedali che, al contrario, si stanno muovendo in una direzione opposta. Ultimo caso in cronaca quello della direzione della Asl Toscana Sud Est, la quale ha definito, a partire dal 12 ottobre 2021, che l’accesso dei visitatori a tutte le tredici strutture ospedaliere del territorio, sarà consentito solo con l’esibizione del Green Pass.

Questo tipo di notizie provengono, ancora una volta, dalla Regione Toscana, dove l’obiettivo di certi dirigenti sembra essere quello di superare il Governo nell’adozione di misure anti-covid sempre più restrittive. Per i momento le disposizioni dell’Asl Toscana Sud-Est riguardano i soli visitatori/accompagnatori, ma è necessario chiedersi, sin d’ora, fino a dove pensano di potersi spingere e se altri hanno seguito l’esempio …
E che lo rammentino: ad essere più realisti del Re non si eredita molta fortuna!

_____________________
[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

Puoi leggere anche su👇

https://cataniacreattiva.it/green-pass-vietato-chiederlo-ai-pazienti-di-strutture-sanitarie-private-e-studi-medici-leggete-attentamente-quali-sono-i-nostri-diritti/

LA LOTTA SI STA FACENDO SEMPRE PIÙ SERRATA SU VARI FRONTI. Era ora, diciamo noi! E’ bastato che qualcuno si svegliasse per dar vita ad un’alzata sociale di scudi EFFETTO DOMINO. L’ho sempre detto e ripetuto…basta che una sola persona o realtà prenda forza e coraggio, per far sì che tutto si muova e cambi. E dal 22 settembre tutto ciò sta accadendo. Ripercorrete gli eventi e vedete…

Ieri a Roma due Tavoli di vertenze molto calde ed emblematiche di quello che sta accadendo in Italia. NAPOLI E ANCONA UNITE NELLA LOTTA. Vivono un comune destino, le multinazionali ormai spadroneggiano in Italia a causa di un potere politico non solo pavido ma anche complice di chi usa, spreme fino all’osso i lavoratori e poi se ne sbarazza delocalizzando o chiudendo le aziende da un giorno all’altro.

Non è un problema di aziende in crisi, sono piattaforme industriali sane ma che una gestione finanziaria e speculativa porta ad una chiusura per aumentare ulteriormente i profitti.

A Roma, davanti al Mise, sono andati 150 lavoratori dell’Elica di Ancora, che rischiano di perdere il lavoro perché la direzione aziendale ha deciso la delocalizzazione in Polonia. Da 7 mesi organizzano scioperi e proteste, ma hanno avvertito che se oggi non ci saranno novità decisive per il loro futuro occupazionale “il livello di scontro si alzerà tantissimo. Non accettiamo che il lavoro vada in Polonia.”

Da Napoli sono arrivati in presidio al Mise anche 300 lavoratori della Whirlpool di Napoli da anni ormai in lotta contro la chiusura decisa dai vertici aziendali, nonostante quella partenopea fosse un’azienda in attivo.

Il futuro degli operai napoletani, purtroppo, dipendono dalle decisioni del Consiglio dei Ministri e dalla sentenza sui loro licenziamenti. Una cosa è certa, anche a Napoli non molleranno.

Lunedì 25 ottobre ci sarà un nuovo round, e i sindacati vogliono sapere per quella data “tempi e modi” con cui agirà il governo per il rilancio del sito, illustrazione del piano industriale compresa. “Abbiamo lavorato con il Mise” per trovare una soluzione, ha detto Orlando al tavolo con i sindacati, e come prima cosa per “capire le disponibilità di Whirlpool di accompagnare questo percorso”. 
_______________________
[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

Puoi leggere anche su👇

https://cataniacreattiva.it/elica-whirpool-operai-a-roma-il-livello-di-scontro-si-alzera-tantissimo-non-accettiamo-che-il-lavoro-vada-in-polonia/

19/10/2021 (di Redazione)

Ieri è accaduto anche questo 👇

https://cataniacreattiva.it/wp-content/uploads/2021/10/IMG_2670.mp4

Trieste, lacrimogeni per disperdere i manifestanti: un fumogeno lanciato dentro una scuola

(Fonte: IlPiccologelocal.ti)

Partono i lacrimogeni, il fronte si sposta in Campi Elisi. Per disperdere la folla le forze dell’ordine cominciano a lanciare i lacrimogeni. I manifestanti sono così indietreggiati di almeno 150 metri in pochi secondi verso via Campi Elisi, dove a questo punto la situazione è infuocata. Un fumogeno è stato lanciato all’interno di una scuola media dove sono in corso le operazioni di voto al seggio (Video Lasorte).

Leggi l’articolo👇👇👇

https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2021/10/18/news/porto-di-trieste-no-green-passe-portuali-si-preparano-a-un-possibile-sgombero-1.40822870

_____________________

[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

Puoi leggere anche su👇

https://cataniacreattiva.it/vergognaaaa-trieste-lacrimogeni-per-disperdere-i-manifestanti-un-fumogeno-lanciato-dentro-una-scuola/

FONTE: Il Paragone

Una giornata che passerà alla storia, quella che ha visto il popolo No Green Pass scioperare in tutta Italia contro le imposizioni di un governo che, unico in Europa, ha scelto di vincolare addirittura il diritto al lavoro al possesso del certificato verde. Una protesta che ha segnato l’Italia da Nord a Sud, raccogliendo adesioni e paralizzando il Paese. E che ha visto finire sul banco degli imputati il Viminale, che ha scelto di ricorrere alla forza per stroncare le proteste, diventate piano piano sempre più rumorose, con i manifestanti che pian piano si erano fatti migliaia. E con la ministra Luciana Lamorgese principale indiziata per la gestione, pessima, degli interventi.

Stando a quanto rivelato da Repubblica, infatti, sarebbe stata proprio Lamorgese a decidere di far sgomberare a tutti i costi il porto di Trieste, dove i manifestanti, armati soltanto di striscioni e megafoni, si limitavano a intonare il coro “libertà, libertà” di fronte agli agenti in divisa antisommossa. Sotto pressione dopo le recenti polemiche che l’hanno vista protagonista, la titolare degli Interni avrebbe dato una direttiva molto chiara al prefetto di Trieste Valerio Valenti: “Il varco 4 del porto va liberato a tutti i costi”. La fermezza che la ministra non aveva mai mostrato in passato, vedi la gestione dell’emergenza migranti, ha fatto di colpo capolino, abbattandosi su migliaia di persone assolutamente pacifiche.

Sempre secondo Repubblica, Lamorgese si sarebbe anche scontrata con altri esponenti dello stesso Viminale, contrari alla linea dettata dalla ministra e convinti che, in una giornata in cui Trieste era tra l’altro chiamata al voto, l’uso della forza fosse assolutamente da evitare. Anche perché i manifestanti tutto sembravano fuorché intenzionati a ricorrere ad azioni di forza. Niente da fare: la titolare degli Interni alla fine avrebbe deciso di dare comunque l’ordine, scatenando il parapiglia che ha poi occupato le prime pagine di tutti i giornali.

Idranti contro persone a terra, inermi. Poliziotti che trascinano di peso i lavoratori. Un lancio di fumogeni control a folla che ha finito addirittura per coinvolgere una scuola media triestina, avvolta dalla nebbia artificiale creata dalle forze dell’ordine. Scene che hanno indignato gli italiani, attoniti di fronte a tanta violenza ingiustificata. E dalle quali Lamorgese, a danno ormai fatto, ha tentato poi repentinamente di prendere le distanze: “Non c’è stato nessun ordine del Viminale”. Secondo Repubblica, soltanto un tentativo di scaricare altrove le proprie responsabilità.

______________________
[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

Puoi leggere anche su👇

https://cataniacreattiva.it/trieste-la-telefonata-di-lamorgese-che-avrebbe-dato-il-via-libera-alle-violenze-sui-manifestanti/

FONTE: La Pekoranera

L’immagine del capo gabinetto – mai termine fu più calzante – di Trieste con il braccio teso nel saluto romano che, in nome di una legge immaginaria, ordina di sparare acqua su lavoratori seduti e pacifici fa letteralmente rabbrividire.

Quest’episodio, insieme a fumogeni lanciati ad altezza uomo a gente inerme e nelle scuole, la dice lunga quanto l’antifascismo sia strumentale nel nostro Paese. Esattamente come il pacifismo a intermittenza: a seconda di chi lancia le bombe.

Nessun quotidiano ha espresso indignazione. Nessun tuttologo-opinionista si sta stracciando le vesti per la perdita di diritti acquisiti, come avviene quando qualche imbecille, nostalgico del “ventennio”, permette di dare aria ai denti, o permette ad altri imbecilli di scrivere pagine intere sul rischio dell’immediata resurrezione del Duce, per dar vita ad una ipotetica «Pasqua del Fascio Littorio».

Ed eccovi tutti accontentati: siamo caduti in un altro “Ventennio”, solo che le camicie non sono nere, hanno sfumature rosse e Benito Mussolini continua a giacere in una cripta a Predappio.

Dopo che i neo fascisti romani hanno assaltato la sede della Cgil, con autorizzazione al corteo da parte della polizia, sono finiti i fiumi d’inchiostro intrisi di retorica nausebonda che da circa ottant’anni è un ottimo alibi per nascondere le trame di palazzi, gli inciuci, e le varie porcate di chi continua ad avere la presunzione d’insegnare la democrazia, ignorando norme internazionali, europee e la Costituzione.

Ieri si è capito chiaramente dove sta il famigerato fascismo. Sta nei palazzi dove si predica la libertà, e l’antifascismo, strumentale, è utile per intorbidire le acque che celano un regime autoritario, sempre più simile a  quello dei compagni cinesi eredi politici di Mao Tze Tug.

Provate ad immaginare, per qualche secondo, se il capo gabinetto della questura triestina avesse usato modi e termini per una dimostrazione indetta dalla sinistra e qualche sindacato!

Il mondo, con inquietudine, si sta domandando cosa sta succedendo in Italia. Fortunatamente gli italiani stanno iniziando a capirlo.

«Nulla di peggio del fascismo degli antifascisti» scriveva Pier Paolo Pasolini sulle pagine del Corriere della Sera, nell’ormai lontano 16 luglio 1974, in Scritti Corsari.

______________________
[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

Puoi leggere anche su👇

https://cataniacreattiva.it/dove-sono-finiti-gli-antifascisti-quelli-che-ai-cortei-di-sinistra-urlavano-sbirri-alla-polizia/