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06 febbraio 2022 – di Marcello Pamio (Disinformazione)

Non ci voleva un genio per capire che il Super Bonus era un gran bel pacco.

D’altronde quando mai un governo – tanto più italiano – ha regalato soldi? E poi denari per il benessere ambientale? Non fatemi ridere. E infatti è lo stesso Mario Draghi a dirci che il 110% ha creato delle distorsioni. Enormi distorsioni come l’aumento straordinario dei prezzi dei materiali che servono a fare le ristrutturazioni per il discorso energetico. Risultato oggi: una unità di efficientamento energetico costa molto di più di quanto non costasse prima del Super Bonus. E le emissioni non vanno giù così tanto da assorbire questo aumento di prezzo. Ma che strano 🤔

Lo scopo era proprio quello di far schizzare tutte le materie prime per mettere in ginocchio i settori industriali e stendere il tappeto al Grande Reset…

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COME VOLEVASI DIMOSTRARE LA FREGATURA E’ SERVITA, E QUEL CHE E’ PEGGIO, E’ CHE MILIONI DI ITALIANI HANNO CREDUTO AL PROGETTO SUPERBONUS PER RISTRUTTURARE PALAZZI, APPARTAMENTI E CASE SINGOLE! MA IO MI DOMANDO…..MA COME AVETE FATTO A DARE FIDUCIA AD UN SOLONE, SCAPPATO DI CASA COME CONTE CHE, DURANTE IL PRIMO LOCKDOWN DEL 2020, TIRO’ FUORI DAL CILINDRO, LA FAMOSA LEGGE SUL SUPERBONUS 110% e &. ANCORA CREDETE ALLE AGEVOLAZIONI STATALI?! OLTRE IL FATTO CHE SARA’ PRATICAMENTE IMPOSSIBILE ADEGUATE ALLE IDIOZIE SUL RISPARMIO ENERGETICO, PALAZZI E STRUTTURE D’EPOCA, VANTO DEL NOSTRO PAESE, PER FREGI, STUCCHI E ARCHITETTURE, CHE POCO SI SPOSANO CON LE INNOVAZIONI!

Marzia MC Chiocchi

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ECCO LA NOTIZIA: Fonte: MONEY.it ⤵️⤵️⤵️⤵️⤵️

Superbonus e cessione del credito, è caos: le operazioni sono congelate, le imprese hanno crediti ma non hanno nessuno che li acquisisce. Anche i privati rischiano di aver sprecato i loro risparmi.

Il Superbonus rischia di far fallire centinaia di aziende edili.

Ci sono imprese, infatti, che pur avendo ottenuto il riconoscimento del credito nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate non riescono a cederlo agli istituti di credito, molti dei quali dopo le ultime novità introdotte dal Decreto sostegni ter hanno deciso di bloccare qualsiasi possibilità di acquisizione del credito.

E vale anche per quelle imprese che avevano già ottenuto una garanzia a riguardo e che dunque si erano mosse con la sicurezza che una volta completati i lavori e ottenuto il riconoscimento al Superbonus non avrebbero avuto problemi nel cedere tutto a una banca. Imprese che solitamente, per farsi carico dei costi necessari per portare a termine i lavori, hanno richiesto e ottenuto un prestito ponte da restituire una volta ceduto il credito.

Il problema è che ci sono istituti di credito che alla luce delle ultime novità introdotte dal Governo hanno deciso di bloccare le acquisizioni dei crediti maturati dalle imprese, le quali improvvisamente si sono trovate con un credito riconosciuto nel cassetto fiscale – che tuttavia non riescono a cedere a nessuno – e con un grosso debito nei confronti della banca da dover restituire.

Quella decisa dal Governo, quindi, non è solamente una stretta per i furbetti del Superbonus: il rischio, come spesso accade, è che a pagarne le conseguenze siano centinaia, o forse migliaia, di professionisti, i quali in questo momento stanno attraversando un momento di difficoltà che solamente un intervento della politica potrà risolvere.

Superbonus 110% e cessione del credito: cosa cambia con il Decreto Sostegni ter

Con il Decreto sostegni ter il Governo ha posto un limite molto importante per il Superbonus, stabilendo che il credito può essere ceduto una volta sola.

Una soluzione che – secondo quanto spiegato dai tecnici del servizio Bilancio – “potrebbe costituire una misura efficace per il contrasto alle frodi nel settore”. Allo stesso tempo, questi sono consapevoli che “la restrizione introdotta andrà a ridurre in maniera significativa le concrete possibilità di accesso al finanziamento degli interventi agevolati, attraverso lo strumento delle cessioni del credito”.

Una vera e propria stretta per il Superbonus 110%, la quale segue alle perplessità già mostrate da Mario Draghi nel corso delle discussioni per un’eventuale proroga della misura in Legge di Bilancio 2022. Inizialmente, infatti, era stato deciso che la proroga a dopo giugno 2022 dovesse valere solo per le famiglie con ISEE sotto i 25.000,00€, e solo in seguito a una forte pressione del Movimento 5 Stelle è stato deciso di estendere a tutti l’accesso alla misura fino al 31 dicembre 2022 (a patto che il 30% dei lavori sia stato completato entro giugno 2022).

Se tutto sembrava essere tornato al proprio posto, con architetti, geometri e imprese edilizie che hanno ripreso nuovamente ad acquisire lavori sul fronte Superbonus, il Decreto sostegni ter ha rimesso tutto in discussione.

Impedendo una cessione del credito successiva alla prima, infatti, si circoscrive la platea dei concessionari, restringendola alle sole banche, molte delle quali però hanno raggiunto il loro “plafond”, non potendo dunque acquisire ulteriori crediti.

Di fatto, così si blocca tutto ed è quello che già sta succedendo. Ne abbiamo parlato con un architetto, il dottor Dario Marigliani, il quale dopo oltre un anno e mezzo di lavoro grazie a Superbonus e altri bonus casa, rischia di dover buttare tutto all’aria a causa delle nuove regole.

Ma se per lui i problemi sono limitati, per le imprese da lui seguite – come pure per molti clienti – ci sono situazioni che potrebbero costare centinaia di migliaia di euro.

Superbonus: così lo Stato farà fallire centinaia di imprese edili

Per il Superbonus è tutto fermo ormai dai circa sei mesi”; così l’architetto Dario Marigliani, il quale spiega che dopo lo stop dovuto all’incertezza delle regole che dovevano essere introdotte in Legge di Bilancio 2022 il mercato non si è mai ripreso.

E questa ultima novità del Decreto sostegni ter rischia di porre un ulteriore freno, con ripercussioni importanti sia per imprese che per privati. Partiamo dalle imprese:

“Ci sono aziende che rischiano il fallimento perché improvvisamente si sono viste voltare le spalle dalla banca che aveva dato garanzia di acquisizione del credito”.

Il dottor Marigliani ci ha raccontato d’imprese che si trovano con debiti di centinaia di migliaia di euro senza una prospettiva chiara su come rientrare nei costi sostenuti per tali lavori.

Pensiamo ad esempio a un’azienda che ha accettato un grosso lavoro da 300 mila euro per un condominio, confermando lo sconto in fattura dopo aver ottenuto garanzie da parte di una banca riguardo alla possibilità di cessione del credito una volta che questo sarebbe stato caricato sul cassetto fiscale.

Nel frattempo, per far fronte a tutte le spese, questa ha aperto un prestito presso la stessa banca, con la consapevolezza che una volta ceduto il credito avrebbe potuto estinguerlo senza problemi.

Improvvisamente alla banca viene detto che a sua volta non può più cedere il credito ad altri, e per questa quindi non è più conveniente acquisirlo. Ragion per cui la promessa fatta all’impresa non può essere mantenuta.

Improvvisamente, quindi, l’impresa si trova con un prestito di centinaia di migliaia di euro da dover restituire, e con un credito nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate – in quanto nel contempo sono stati completati i lavori – che tuttavia non riesce a cedere. L’unica possibilità sarà quella di trovare un’altra banca disposta ad acquisirlo, altrimenti lo spettro del fallimento potrebbe essere concreto. Ricerca che tuttavia potrebbe anche essere inconcludente visto che molti istituti di credito stanno facendo un passo indietro (la stessa Poste Italiane ha congelato tutte le operazioni riferite al Superbonus).

E attenzione: perché non si tratta di un esempio ma di una situazione concreta di cui però abbiamo preferito mantenere l’anonimato di tutti i protagonisti.

Situazione che riguarda moltissime aziende, tanto che in questi giorni è partita una ricerca spasmodica di banche – ma non solo, ci sono anche compagnie assicurative ad esempio – disposte ancora ad acquisire un credito.

Nel contempo, per lo stesso motivo, molte imprese non accettano più d’iniziare nuovi lavori, visto il timore di dover affrontare una spesa che poi non verrà restituita.

Una situazione che stanno pagando quei privati che nei mesi scorsi hanno investito i loro soldi acquistando una casa da ristrutturare consapevoli di poter abbattere il costo grazie alla possibilità dello sconto in fattura. Ma adesso che il mercato del Superbonus è bloccato, rischiano di dover rinunciare al sogno di una ristrutturazione gratis o quasi, con il pericolo di ritrovarsi con un immobile fatiscente ma senza la liquidità necessaria per sistemarlo a dovere.

di Lorella Presotto

Si e’ staccata una tessera dal loro puzzle. Cina e India han detto chiaramente che non faranno mai parte del processo di globalizzazione. Una bella sberla in faccia a USA e UE. Non parliamo poi del Medio Oriente che delle politiche occidentali non ne ha mai voluto sapere.

Questi territori uniti rappresentano una fascia di popolazione mondiale di tre miliardi su un totale di otto, oltre un terzo. Ci sono poi i vari paesi del Sud America che non sono proprio in linea col globalismo americano (422 milioni) e ovviamente la Russia (144 milioni) e il Giappone (126).

In totale la dissidenza verso il globalismo conta circa quattro miliardi, esattamente la metà della popolazioni mondiale. Rendiamo poi in esamina solo USA e UE, e riscontreremo che anche in questi due avamposti, il 40-50% della popolazione è contraria ad ogni forma di globalismo, quindi circa quattrocento milioni di persone …

Ecco il motivo dei contagi, delle chiusure, che stanno cercando di creare delle falle. Nella macro economia italiana le piccole imprese sono in forte sofferenza, ma le medie imprese hanno resistito in questi anni a molti contraccolpi. Sono quelle che fanno da cuscinetto tra le piccole e le grandi imprese, perché svolgono un lavoro di mediazione, ovvero, producono parti per l’industria (anche straniera) e danno lavoro di assemblaggio alle piccole imprese.

L’obiettivo dei globalisti in questo momento è cercare di mettere in difficoltà lo zoccolo duro del fronte opposto (anti globalismo) e per farlo utilizzano una emergenza inventata, con il duplice obiettivo di ridurre popolazione mondiale e risorse economiche per costringere le popolazioni all’obbedienza.

Sotto attacco anche le banche, di cui erroneamente anche tanti cittadini diffidano. Non sono le banche il nemico dell’economia (e qualsiasi imprenditore ve lo dira’), sono gli speculatori internazionali, che ne hanno preso possesso, i veri nemici.

Quando l’economia era florida, oltre a battere moneta, lo Stato si avvaleva di una Legge che creava un distinguo tra banche di credito e risparmio, le cosiddette banche commerciali, e banche d’affari e speculazione. Mentre le prime godevano dell’appoggio incondizionato dello Stato, anzi molte di esse erano anche pubbliche, poiché servivano all’economia reale; delle seconde lo Stato non ne voleva sapere e si disinteressava completamente di esse.

A ragion veduta dato che, le banche d’affari e speculazione, sottraggono risorse all’economia reale e tendono a favorire solo i grossi capitali mentre depauperano la piccola proprietà e la macro economia.

Gli speculatori internazionali odiano le banche commerciali. Nei loro piani esse non debbono esistere, favoriscono la popolazione, la arricchiscono ed una popolazione benestante non è mai obbediente.

Ecco perché sia in USA che in UE hanno fatto di tutto per abrogare le leggi che esercitavano la separazione tra i due tipi di banca (Glass Stegal in USA e Legge Bancaria 1936 in Italia, rispettivamente abrogate nel 1999 e 1993).

Le banche che raccolgono risparmi e li investono in economia reale finanziando progetti, sono invise alle elite globaliste. Per loro è necessario invece utilizzare una banca che specula, che illude i risparmiatori in facili profitti e poi invece li depaupera con cadute di titoli tossici in Borsa.

Le popolazioni nella maggioranza hanno grosse difficoltà a comprendere la differenza tra i due tipi di banche, così quando perderanno ciò che hanno, le odieranno tutte, senza un distinguo. E quando sarà loro proposto di chiuderle tutte accoglieranno la cosa come se fosse la salvezza del genere umano. (sic!).

Mentre invece la mancanza di banche che possano erogare mutui per l’acquisto di case, di laboratori, capannoni, o per erogare finanziamenti alle attività, sconfinamenti per le imprese, e che possano raccogliere in tutta sicurezza risparmi, garantiti dallo Stato, genererà una povertà catastrofica, un black out nella macro economia con erosione di tutte le micro economie.

Il popolo impoverito diverrà mite, e adattabile a qualsiasi situazione. Ma il loro piano ha subito un rallentamento, perché oltre la metà della popolazione mondiale non ci pensa minimamente ad esser ridotta ad un alveare di api, e la consapevolezza di essere stati ingannati anche da molte Carte costituzionali, sta prendendo sempre più consapevolezza nella mente delle persone.

La discriminazione non si elimina con le parole, ma coi fatti, ed è ormai lapalissiano che i fatti degli ultimi decenni ci dicono chiaramente che l’unico scopo delle élite è quello di ridurre i popoli in povertà e schiavitù.

Per farlo hanno usato tutto: scuola, sanità, informazione. Ma qualcosa è andato storto e il risultato non è quello che si aspettavano. E’ necessario resistere. Alla fine del tunnel, la luce c’è.