Grafene: sempre più presente nella nostra vita

di Marco Lehnus

La sua scoperta, è attribuita nel 2004 agli scienziati sovietici Andrej Gejm ed al suo discepolo Kostantin Novoselov, che nel 2010 vinsero il premio Nobel per la fisica. Essi cercarono di ottenere delle strutture molto sottile dalla grafite, con l’intento di confrontarne le proprietà con quelle dei nanotubuli di carbonio, entità peraltro già conosciute da tempo. Con metodo dalla semplicità quasi sconcertante, frapposero delle scaglie di grafite tra due nastri di scotch, ottenendo, nella fase della loro separazione, frammenti sempre più sottili di grafite, via via che si andava ripetendo la metodica ed al termine della quale veniva aggiunto, a supporto, uno strato di silicio. Riuscirono cosi a realizzare fogli estremamente sottili di grafene, dello spessore di un solo atomo di carbonio, dei quali iniziarono a studiarne le proprietà elettriche.

Il grafene, è il materiale più sottile al mondo, che pare essere destinato a stravolgere il futuro di moltissimi settori della vita umana, ivi compresa, per le sue stupefacenti proprietà e conseguenti potenziali applicazioni, quello nella ricerca ed applicazione medica. A questo proposito è interessante rilevare la dichiarazione fatta nel 2016 dagli scienziati dell’Università di Manchester, con la quale affermano di aver scoperto che l’ossido di grafene, può sconfiggere il cancro.

Questo nanomateriale, neutralizzerebbe le cellule staminali tumorali, non risultando tossico per le cellue sane. Se i fatti confermeranno queste evidenze, è probabile che chemio e radioterapia potranno, almeno in parte, essere accantonate o ridimensionate, giacché il loro effetto, per quanto utile nella distruzione delle cellule neoplastiche, risulta però nefasto anche per le cellule adulte sane e per le cellule staminali (le cosiddette cellule totipotenti, pronte ad evolversi in una delle varie linee cellulari (muscolari, ossee, cardiache, polmonari, epatiche…) del nostro organismo.

Gli iniziali tentativi di ricavare dalla grafite il grafene, la cui struttura è bidimensionale, risalgono al 19° secolo e l’intento attuale è di essere utilizzato, quest’ultimo, per creare oggetti tridimensionali, sapendo che nello allo spessore di un millimetro di grafite, sono contenuti tre milioni di strati di grafene, ognuno dei quali ha lo spessore di un atomo di carbonio. La struttura chimica del grafene, appare quindi come 1 foglio di atomi di C (carbonio) disposti in forma di “reticolo esagonale simmetrico”.  Per meglio comprendere il rapporto tra grafene e grafite, possiamo immaginare quest’ultima come un libro, nel quale ogni singola pagina sia costituita dal grafene, con il particolare che, pur essendo la pagina parte del libro, essa presenta proprietà molto diverse dal libro intero!  

Perche’ assottigliare la grafite per ottenere il grafene?

Perché ciò costringe gli elettroni a muoversi lungo il piano di questi “fogli”, il reticolo esagonale simmetrico, la cui struttura influenza il comportamento degli elettroni stessi, facendoli divenire equivalenti a particelle prive di massa, simili, quindi, a neutrini (particelle subatomiche elementari di massa quasi irrilevante) ma, a differenza di questi, elettricamente carichi. Il “percorso forzato” all’interno del reticolo, fornisce agli elettroni stessi, una elevata mobilità che conferisce loro la caratteristica di particelle “balistiche”, ovvero di proiettili non deviabili e capaci di viaggiare su distanze microscopiche elevate.

Le proprietà del grafene, sono quelle di un materiale ultraleggero, flessibile e tra le cento e le duecento volte più resistente dell’acciaio, risultando  inoltre, essere un ottimo conduttore di calore e corrente. Quasi trasparente ed impenetrabile anche da un solo atomo di elio (gas nobile), si lascia però attraversare dalle molecole d’acqua, risultando, peraltro, un ottimo filtro per la depurazione di acque reflue e acqua di mare, dalla quale ricavare acqua potabile. All’umanità sono stati necessari circa centossessanta anni per ricavare il grafene dalla grafite, ora molto resta ancora per poterlo impiegare su vasta scala industriale.

Le sue caratteristiche lo vedono già impiegato per le batterie delle auto elettriche e degli smartphone, con tempi di ricarica estremamente veloci, ma anche nella costruzione di veicoli, quali automobili ed aerei più leggeri e più resistenti.

Nel settore medico?

Nel campo medico, si attendono le sue future applicazioni, trattandosi di nanotecnologie con le quali sviluppare sensori intelligenti ed ultrasensibili capaci, una volta introdotti nell’organismo per via subdermica od intravascolare, di monitorare le varie attività di tessuti e degli organi  – fra i quali il cervello – raggiungendoli, al fine anche del recapito diretto di un eventuale principio farmacologicamente attivo per la cura di una specifica affezione.

Ma, allo stato attuale, la realtà potrebbe essere meno edificante e rassicurante, rispetto alla narrazione fin qui fatta, poiché da vari studi recenti condotti in Spagna ed in altri Paesi, sembra che  l’ ossido di grafene  sia contenuto nelle mascherine chirurgiche, che il mondo intero, obbligatoriamente, si trova costretto ad utilizzare dall’inizio dell’era covid. Inoltre, le stesse fonti universitarie pubbliche spagnole, dichiarano che con la microscopia elettronica e la spettroscopia, nei tamponi utilizzati per la PCR (reazione a catena per la polimerasi) e nei test antigenici, siano presenti nanoparticelle di ossido di grafene. Allo stesso modo, tutte le varianti dei “dispositivi genici” della BigPharma inoculati fino ad oggi alle popolazioni del pianeta, conterrebbero una stessa considerevole quantità di ossido di grafene. Non ne sarebbero stati esenti nemmeno i vaccini antinfluenzali degli anni precedenti, nei quali l’ossido di grafene sarebbe stato utilizzato come adiuvante, come pure i nuovi vaccini anti-inflenza comune ed i cosiddetti “nuovi vaccini” anti-covid intranasali.

Da studi medici qualificati e certificati, sembra che i tristemente noti effetti trombotici in corso di patologia acuta da covid, si debbano ascrivere all’ossido di grafene per il suo elevato effetto coagulativo sul sangue. Allo stesso tempo, l’ossido di grafene risulterebbe immuno-soppressore in conseguenza agli effetti di scompenso sullo squilibrio ossidativo, indotto da questo tossico, in termini di carenza di riserve di glutatione, il cui stoccaggio è a livello epatico.

Un carico maggiore di ossido di grafene somministrato, determinerebbe il collasso del sistema immunitario con inevitabile  “tempesta citochinica”, proprio come accade nella malattia conclamata attorno al 4° / 5° giorno, qualora – rispetto al consumato mantra della “tachipirina e vigile attesa”, responsabile di innumerevoli morti per omicidio di stato –  non venga instaurata una adeguata e tempestiva terapia delle fasi iniziali con presidi farmacologici, quali idrossiclorochina o ivermectina associate ad altre variabili terapeutiche, quali aspirina, azitromicina (od altri antibiotici specici) ed eparine a basso peso molecolare.

L’osservazione clinica ed il riscontro autoptico, confermerebbero come l’ossido di grafene, sia responsabile del quadro di polmonite interstiziale bilaterale. Sintomi legati alla sua presenza nel corpo sono il sapore metallico in bocca e la perdita parziale o totale del gusto (ipogeusia o ageusia) e dell’olfatto (iposmia o anosmia) seppur generalmente temporanee. Gli stessi sintomi si possono iniziare ad avvertire intorno alla fine della prima settimana di malattia da covid 19 conclamata. Per inalazione, l’ossido di grafene, provoca infiammazione delle mucose delle prime vie respiratorie ed anche in questo caso ageusia ed anosmia.

Sono oramai acclarati gli effetti magnetici cutanei, conseguenti alla proprietà elettromagnetica dell’ ossido di grafene, che è stato inequivocabilmente obiettivato su milioni di persone, nelle ore immediatamente successive all’inoculazione del dispositivo genico e che ora trova una concreta  risposta al “curioso fenomeno” dopo l’identificazione del tipo di tossico presente nello pseudo vaccino.  

A completare il quadro iniziale delle acquisizioni di queste ultime ore, vi sarebbe l’acquisizione che questo tossico, sia il presunto Sars-Cov-2 dal quale avrebbe preso l’avvio della malattia nota come Covid – 19 .  Notizia, a mio parere, ancora nebulosa che necessita di conferme che dovrebbero provenire da più laboratori di ricerca universitaria, per poter godere di credito.

Se ciò dovesse essere confermato, prenderebbe consistenza maggiore quel sospetto che da oltre un anno aleggia nel mondo scientifico emarginato, delegittimato e deriso, circa il non ancora dimostrato isolamento del virus che, qualora identificato ed isolato, avrebbe consentito la preparazione di un vero vaccino secondo i canoni classici, riconducibili agli insegnamenti della microbiologia (materia del 2° anno del corso di laurea in medicina e chirurgia).   Le mie reminiscenze di quegli studi, mi confermano che la preparazione di un vaccino, avviene partendo dall’isolamento del virus, per procedere poi ad una delle seguenti successive fasi: fase di uccisione o attenuazione del suo potere virulento o alla predisposizione della sua totale avirulenza.

Al termine di dette fasi, sarà possibile predisporre la fase finale, ovvero la preparazione del vaccino purificato, da inoculare in via preventiva alla popolazione esposta al contagio, qualora non già protetta naturalmente per aver contratto l’affezione in modo sintomatico od asintomatico, che ne abbia conseguentemente stimolato le difese attraverso la produzione di anticorpi specifici.

Da ultimo, è interessante ricordare che esiste una banda di frequenza elettronica specifica, in funzione della quale il grafene, come moltissimi altri materiali, viene sollecitato ad ossidarsi molto rapidamente, andando così a rompere quell’equilibrio nell’organismo, che consente la produzione e l’accumulo, a livello epatico, delle riserve di glutatione, il più potente e rappresentato anti-ossidante del nostro organismo.  Sembra oramai evidente che la banda di frequenza in grado di scatenare questo effetto negativo sul rapporto ossido di grafene / glutatione, venga emessa con le nuove larghezze di banda di trasmissione della tecnologia wireless 5G.   Ad maiora!

_______________________
[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

Puoi leggere anche su👇

INVECCHIARE IN SALUTE: UNA SCELTA ALCALINA

di Carlo Makhloufi Donelli

Capitolo 1
Come invecchiamo

Abbiamo scoperto che man mano che invecchiamo diminuisce la presenza di bicarbonati nel nostro sangue. I bicarbonati sono sostanze tampone che il nostro corpo utilizza per cercare di mantenere il sangue ad un pH lievemente alcalino (7,365) neutralizzando le sostanze acide presenti nel corpo.
 
Gli effetti di questa diminuzione si osservano generalmente a partire dai 45 anni di età, con la comparsa dei primi sintomi di dolori, diabete, artrite, ipertensione, osteoporosi od altre patologie ancor più gravi come il cancro, e da quel momento proseguono diventando sempre più evidenti, poiché le nostre cellule producono continuamente residui acidi in forma liquida e gassosa e la minore disponibilità di bicarbonati  ne impedisce la completa neutralizzazione; a tal punto l’organismo deve difendersi convertendo tali residui in acidi solidi, ovvero colesterolo, acido urico, acidi grassi, fosfati, solfati, urati ecc. ed è facile comprendere che ciò favorisce la comparsa di calcoli, artrite, artrosi e tante altre patologie importanti che tendiamo a legare all’incedere dell’età ma che dovremmo invece legare all’aumento della acidificazione dell’organismo.
 
Dicevamo che il corpo cerca di mantenere lievemente alcalino il pH del sangue, e per far ciò l’organismo usa il calcio, prelevandolo dall’interno delle arterie, dai denti e dalle ossa. Facendo questo produce dei danni che associamo all’aumentare dell’età ma ci permette di sopravvivere. É interessante notare che le cellule sane sono normalmente neutre o leggermente alcaline mentre le cellule cancerose sono normalmente acide. Il cancro in effetti non può svilupparsi in un ambiente alcalino, e la minore disponibilità di bicarbonati che possano neutralizzare la acidificazione organica è una delle cause della formazione di processi cancerosi. Con questo non intendiamo dire che una alimentazione di tipo alcalino potrebbe curare il cancro od altre patologie derivanti dal processo di acidificazione  ma certamente potrebbe aiutare a prevenirle.
 
Se comprendiamo questo passaggio è inevitabile domandarsi “come posso realizzare una corretta prevenzione aiutando il mio corpo nella sua battaglia contro l’acidificazione?” e le prime risposte saranno quelle che quasi tutti conoscono: “ponendo attenzione alla dieta e facendo esercizio fisico”. Ma è sufficiente?
 
Capitolo 2
I CIBI
 
Alcuni di noi prestano molta attenzione alla propria dieta ma sono certo che se ponessi loro la domanda “cosa c’è negli alimenti” mi guarderebbero in modo strano e non avrei risposta.
 
Il nostro cibo è composto quasi interamente (98%) di carbonio, idrogeno, azoto e ossigeno. Questi elementi sono quelli che, bruciando grazie alla presenza di ossigeno, possono produrre l’energia che ci permette la vita. Purtroppo tale combustione metabolica produce residui acidi quali l’acido lattico, il colesterolo, gli acidi grassi, l’acido carbonico, gli acidi urici, nitrossidi, ammoniaca ed altri. Il restante 2% di componenti del cibo è fatto di minerali alcalini e minerali acidi quali il sodio, il calcio, il potassio, il magnesio, il ferro, lo zolfo, il cloro, lo iodio tanti altri; quindi tendiamo a definire un determinato alimento alcalino o acido in base alla sua composizione minerale predominante, non considerando che il 98% dei suoi componenti nel nostro organismo produrrà inevitabilmente residui acidi.
 
Ignorare questo fatto può indurci a scegliere di instaurare una dieta “alcalina”, ed a questo punto è facile comprendere che non ci darà alcun vantaggio e cji produrrà, per contro, degli squilibri nutrizionali, poiché il nostro corpo può, ed anzi deve, mangiare tutto ciò che la natura ci mette a disposizione, anche se con la necessaria moderazione.
 
La scienza dietetica è tremendamente complessa, tal ché è difficile trovare due dietologi assolutamente d’accordo tra loro e ciò a causa di alcuni presupposti non completamente corretti od universali, ma soprattutto a causa del fatto che nessuna dieta aggiunge bicarbonati al sangue, e neppure se ingerissimo direttamente bicarbonato di sodio riusciremmo a raggiungere tale obiettivo, dato che l’acido cloridrico contenuto nello stomaco lo scinderebbe in acqua, sale e biossido di carbonio, e l’effetto sarebbe identico a quello prodotto dall’assunzione di acido carbonico e sale.
 
Capitolo 3
L’ESERCIZIO FISICO
 
Chi pone attenzione alla propria alimentazione spesso la associa ad una adeguata attività fisica, che certamente ci aiuta a bruciare calorie ed eliminare tossicità, permettendoci inoltre di ottenere un corpo armonioso e forte. Ma, come per il cibo, anche l’attività fisica va affrontata con la giusta moderazione. Le credenze di coloro i quali si spingono ai propri limiti o ritengono che se non si prova dolore l’esercizio non serve a niente sono errate e dannose.
 
Un eccesso di attività fisica in realtà si traduce in un eccesso di produzione di acido lattico,  che è responsabile della sensazione di stanchezza ed esaurimento muscolare nonché di dolori ed in alcuni individui anche di attacchi d’asma.
 
Quando sottoponiamo la muscolatura ad un superlavoro bruciamo le nostre riserve di energia e produciamo rifiuti acidi così velocemente  che il sangue non riesce ad eliminarli del tutto, e questo favorisce il prodursi di accumuli di materiale acido che inizialmente vanno ad ostruire i vasi più piccoli, i capillari, contribuendo a rendere meno efficiente la capacità di smaltimento di tali scorie che si accumulano contaminando l’organismo. I muscoli si riscaldano mentre la circolazione periferica rallenta, quindi si raffreddano e percepiamo dolore.
 
È scientificamente provato che gli atleti che utilizzano l’acqua ionizzata alcalina difficilmente soffrono di crampi e sviluppano una maggiore resistenza.
 
Inoltre dobbiamo tenere presente che durante l’attività fisica, soprattutto se intensa, la pressione sanguigna può alzarsi. Se nell’organismo vi sono depositi di materiale acido questi possono essere messi in circolazione diffondendo in tutto il corpo il loro pH acido o addirittura ostruendo dei vasi sanguigni con le ben note conseguenze. Un pH dei liquidi organici maggiormente alcalino aiuta a prevenire che ciò accada.
 
È interessante notare che nessun esercizio fisico aggiunge bicarbonati al flusso sanguigno.
 
Capitolo 4
MA PERCHÉ PERDIAMO BICARBONATI?
 
Abbiamo appena visto ciò che accade durante l’attività fisica, e se ci rendiamo conto che questo fenomeno si verifica ogni giorno per tutta la vita sappiamo già la risposta. Ma vediamo cosa accade da un punto di vista più scientifico.
 
Il nostro corpo utilizza i c.d. tamponi alcalini ed i tamponi acidi per mantenere un pH adeguato. Il bicarbonato (HCO3-), solitamente unito ai minerali alcalini (KHCO3, NaHCO3, Ca (HCO3) o Mg (HCO3)2,  è un tampone alcalino mentre l’acido carbonico (H2CO3), che è una combinazione di acqua (H2O) e biossido di carbonio (CO2), è un tampone acido.
 
Il sangue abbiamo detto che deve mantenere un pH rigorosamente neutro (7,365 ottimale).
 
Quando l’idrossido di sodio (NaOH), che è alcalino, entra nel sangue si attiva il tampone acido per abbassare il pH troppo elevato:
 
NaOH + H2CO3 = NAHCO3 + H2O
ovvero bicarbonato di sodio e acqua
 
Viceversa, quando l’acido cloridrico (HCl), che è acido, entra nel flusso sanguigno, si attiva il tampone alcalino per alzarne il pH:
 
HCl + NaHCO3 =  NaCl + H2CO3
ovvero cloruro di sodio e acido carbonico
 
I tamponi acidi producono una reazione alcalina e quelli alcalini una reazione acida. La loro reazione dipende dagli elementi acidi o alcalini che entrano nel sangue.
 
Nel tempo gli elementi acidi si accumulano all’interno del flusso sanguigno. Il sangue cercherà di eliminarli completamente espellendo la CO2 proveniente da H2CO3 ed utilizzando i reni. Ma ce la farà senza che gli diamo un aiuto?
 
Il nostro attuale stile di vita, fatto di diete inadeguate, di un ambiente inquinato, di attività stressanti perché svolte in una società sempre più competitiva è in grado di creare grandi quantità di sostanze acide che ci inquinano pesantemente. Basti pensare al devastante consumo di bibite carbonate, acqua compresa, e tale consumo è in costante aumento. Il nostro corpo fa sempre più fatica ad eliminare l’anidride carbonica e noi ce la reimmettiamo bevendola. È un comportamento tipicamente umano, e se così non fosse nessuno fumerebbe.
 
Buona parte del nostro processo di invecchiamento, o perlomeno della sua qualità, è determinato dalla presenza, o mancanza, di sostanze alcaline nel nostro organismo, e le diete e l’attività fisica non bastano a mantenerle.
 
Capitolo 5
COSA FARE?
 
La soluzione è semplice come bere un bicchier d’acqua. Anzi, è proprio bere un bicchiere d’acqua! Ma non un’acqua qualsiasi, bensì un’acqua con precise caratteristiche ed un adeguato pH alcalino.
 
Gli ionizzatori d’acqua vengono prodotti in Giappone e Corea del Sud da più di mezzo secolo ed è da più di mezzo secolo che giapponesi e coreani bevono acqua alcalina ionizzata. Nonostante gli innumerevoli studi scientifici realizzati in quei Paesi su questo tipo di acqua il mondo occidentale continua ad ignorarne i benefici.
 
Ovviamente le industrie farmaceutiche non vedono di buon occhio la possibilità di prevenire alcune patologie attraverso l’acqua, dato che questo non fa loro guadagnare denaro.
 
Fortunatamente alcuni terapeuti, in particolar modo quelli olistici quali naturopati e omeopati per esempio, ma anche alcuni medici generici cominciano ad apprezzare e riconoscere le qualità di quest’acqua speciale. Tuttavia costoro hanno una straordinaria preparazione medica ma che non gli consente di comprendere le funzioni chimiche delle sostanze alcaline all’interno del nostro organismo, e credono addirittura che gli acidi contenuti nello stomaco possono distruggere l’alcalinità.
 
Bevendo acqua alcalina con un elevato pH, all’interno dello stomaco il pH si alza in misura tale da indurre lo stomaco a introdursi acido cloridrico.
 
Il processo chimico grazie al quale si ottiene l’acido cloridrico è:
 
H2O + CO2 + NaCl = HCl + NaHCO3
ovvero acido cloridrico più bicarbonato di sodio
 
L’acido cloridrico va nello stomaco e il bicarbonato dove va? Nel sangue!
 
La prima legge della termodinamica afferma che nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Quindi lo stomaco nel momento in cui produce sostanze acide contemporaneamente produce anche sostanze alcaline.
 
Se beviamo tanta acqua alcalina produciamo tanto acido cloridrico quindi avremo tanti bicarbonati nel sangue; più è alto il pH dell’acqua più acido cloridrico e bicarbonati verranno prodotti.
 
Nel mondo esistono numerosi produttori di ionizzatori di acqua alcalina, che ovviamente dichiarano che le loro macchine sono le migliori perché raggiungono un ORP più elevato (potenziale di ossidoriduzione) oppure perché realizzano strutture molecolari di minore dimensione oppure perché dispongono di elettrodi con un maggior numero di piastre,  ma in realtà la caratteristica fondamentale è quella di essere in grado di raggiungere un pH molto elevato.
 
Molti sintomi rappresentano malattie che il mondo medico non è ancora riuscito a comprendere da dove arrivino. Sono pressoché certo che la acidificazione dell’organismo sia la principale causa di tali patologie. Ciò nonostante, non mi ritengo autorizzato a consigliare l’uso dell’acqua alcalina ionizzata in forza di ricerca scientifica comprovante, e non sono ancora riuscito a convincere nessun medico e nessuna università a compiere tale ricerca. Dispongo soltanto di alcuni risultati ottenuti dai ricercatori giapponesi coreani e russi non che della mia personale e diretta esperienza.
 
Mi rendo anche conto che alcune persone,  che hanno mente aperta e positiva e buon senso, stanno avvalendosi di queste indicazioni mentre altre stanno sprecando la loro vita e la loro salute aspettando i risultati dei test clinici e questo mi dispiace.
 
Capitolo 6
ALTRE INFORMAZIONI CORRELATE
 
6.1 INQUINAMENTO
 
Il nostro organismo è composto da circa 67 trilioni di cellule che mediamente vivono per circa 3 settimane,  dopodiché il codice genetico in esse contenuto (DNA) si divide in due metà, ognuna delle quali va la ricerca di proteine ed enzimi per duplicarsi ed in tal modo una cellula si suddivide in altre due cellule identiche.
 
Dato che praticamente pressoché tutte le cellule si duplicano noi dovremmo aumentare la nostra massa di 67 trilioni di cellule ogni 3 settimane. Ma siccome noi continuiamo ad avere 67 trilioni di cellule evidentemente la metà delle nuove nate viene eliminata mentre l’altra rimane e prende il loro posto.
 
Quali rimangono e quali vengono eliminate? Secondo la prima elementare legge di natura sopravvive il più forte, quindi saranno quelle più forti e sane che rimangono mentre le cellule deboli, malate, inquinate, infette o morte verranno eliminate. Questo è il modo che la natura ha escogitato in milioni di anni per difenderci dalle aggressioni di un mondo sempre più contaminante.
 
Poiché metà dei 67 trilioni di cellule che compongono il nostro organismo vengono eliminate ogni 3 settimane, possiamo agevolmente calcolare che ogni secondo perdiamo quasi 40 milioni di cellule senza nemmeno accorgercene. Ognuna di queste cellule, che pesa circa un miliardesimo di grammo, si trasforma in un rifiuto acido dello stesso peso che deve essere neutralizzato immediatamente. Per fare ciò è necessario disporre di un adeguato tampone alcalino e se ne disporremo in misura sufficiente manterremo una condizione di buona salute, in caso contrario con il tempo ci ammaleremo.
 
6.2 IL SISTEMA IMMUNITARIO
 
Ovviamente le malattie infettive non sono causate dall’ambiente acido, ma è Sl’ambiente acido che ne favorisce l’attecchimento.
 
Quando agenti estranei invadono il nostro organismo inizia una vera e propria battaglia, poiché quest’ultimo utilizza i globuli bianchi per combattere gli intrusi ed eliminarli. Per fare ciò i globuli bianchi eliminano le cellule contaminate ed infette che si trasformano in residui acidi. E siamo daccapo.
 
6.3 IL CICLO DELLA VITA: LA GRAVIDANZA
 
Quando una donna rimane incinta perde una quantità infinita di minerali alcalini cedendoli al feto. Il feto rimane nella placenta per nove mesi e durante questo periodo riceve i nutrienti attraverso il cordone ombelicale.
 
Il feto metabolizza tali nutrienti per crescere e sviluppare la propria struttura, e facendo questo produce rifiuti acidi. Ma i vasi sanguigni del feto non sono collegati a quelli della madre, quindi il feto non può espellere i rifiuti acidi attraverso le urine materne. Deve eliminarli riversandoli nella placenta dove rimarranno fino alla rottura delle acque. Per evitare che il feto debba viver9e in un ambiente tremendamente inquinato da sé stesso la madre, nella prima parte della gravidanza, riversa nella placenta una grande quantità di materiale alcalino rendendo se stessa acida. La scienza medica giapponese ritiene che questa sia la causa delle nausee mattutine.
 
Quindi la gravidanza potrebbe essere la principale causa della successiva osteoporosi, patologia tipicamente femminile. Probabilmente donne che disponessero di un adeguato quantitativo di materiale alcalino non proverebbero nausee mattutine e non predisporrebbero il proprio organismo a soffrire di osteoporosi.
 
Capitolo 7
CONCLUSIONI
 
Appena cominciamo a perdere bicarbonati nel sangue, cioè verso i 45 anni, cominciamo fisiologicamente ad invecchiare.
 
Considerato il diretto rapporto di causa ed effetto mi sento sufficientemente convinto del fatto che per rallentare il processo di invecchiamento e migliorarne la qualità potrebbe essere utile integrare con sostanze alcaline nel corso dell’intera vita.
 
Purtroppo la nostra salute e qualità di vita è influenzata non solo dall’ambiente che ci circonda ma anche da pesantissimi interessi economici.
 
Talune industrie che producono molto denaro e dovrebbero occuparsi del nostro benessere in realtà non hanno interesse a mantenerci in buona salute perché se stiamo bene noi stanno male loro.
 
La diffusione della conoscenza, anche grazie ad internet, ci presenta quotidianamente ogni tipo di informazioni, alcune corrette, altre completamente sbagliate.
 
Per comprendere cosa possa essere corretto ed avere un senso e cosa invece no, è necessario disporre di saggezza e la saggezza è una qualità che attribuiamo a Dio.
 
Possa Dio illuminarvi e darvi la saggezza necessaria a comprendere ed usare le informazioni che ho umilmente esposto a vostro beneficio.