Sospesa la terapia col plasma dei guariti: «Non è più richiesta e non porta guadagni»

FONTE: Michela Nicolussi Moro • 4 agosto 2021

Padova, dopo la fine della seconda ondata stop alla raccolta delle sacche. De Silvestro: «Ma funziona, a breve il nostro studio su centinaia di pazienti»

Il suicidio del dottor Giuseppe De Donno, l’ex primario di Pneumologia all’ospedale Carlo Poma di Mantova che per primo l’anno scorso aveva iniziato a curare i pazienti colpiti dal Covid-19 con le trasfusioni di plasma iperimmune, cioè ricco di anticorpi, donato dai malati guariti, ha portato alla ribalta una realtà sotto traccia. E cioè che la terapia da lui lanciata si è fermata in tutta Italia. Anche all’ospedale di Padova, che con il San Matteo di Pavia nell’aprile 2020, al culmine della prima ondata pandemica e in seguito al confronto con i medici di Wuhan arrivati in delegazione il 19 marzo, l’aveva adottata subito dopo De Donno. Ottenendo dalla Regione il via libera all’attivazione di una banca di raccolta del plasma iperimmune, che ha rifornito pure ospedali del resto d’Italia, e poi di una rete con gli altri sei hub del Veneto per la conservazione, a loro volta, di scorte sempre pronte all’uso.

La testimonianza

«Ormai i clinici non chiedono più questo trattamento — conferma la dottoressa Giustina De Silvestro, direttore del Centro immunotrasfusionale in Azienda ospedaliera a Padova — nell’ultimo periodo l’hanno ricevuto solo un paio di pazienti. La letteratura scientifica non l’ha molto sostenuto, preferendo gli anticorpi monoclonali per i soggetti non ospedalizzati e gli antivirali insieme ad altri farmaci per i degenti. Ma noi stiamo chiudendo in questi giorni uno studio sulle centinaia di casi trattati negli ospedali veneti, e in attesa di pubblicazione su una rivista scientifica, che dimostra come un impegno così importante non sia stato vano. È nata come terapia sperimentale in un momento in cui ci siamo tutti trovati a dover combattere una malattia sconosciuta a mani nude — aggiunge De Silvestro — non è una cura miracolosa, ma ha dato buoni risultati. Lo testimoniano per esperienza diretta gli stessi pazienti, molti dei quali medici guariti con il plasma iperimmune, che sostengono questo metodo, risultato salva-vita soprattutto per le persone fragili e anziane. Sconta però due limiti: non è facile capire a priori quali siano i soggetti ideali ai quali somministrarlo e non porta guadagno, ma solo tanto lavoro. La spesa non è confrontabile a quella dei farmaci».

Il profitto

Ecco, questo secondo punto è il più realistico, stando agli addetti ai lavori. Per le case farmaceutiche non c’è profitto, visto che il plasma viene raccolto direttamente dai Centri trasfusionali degli ospedali e poi conservato a 30 gradi sottozero fino al suo utilizzo. Ogni dose costa 200 euro al Sistema sanitario pubblico, un ciclo completo 600/650 euro, meno di una giornata di ricovero, meno dei duemila euro a somministrazione richiesti dai monoclonali e meno delle centinaia di migliaia di euro spesi per i farmaci specifici. «Abbiamo visto che, trasfuso precocemente, anche al primo giorno di ricovero, il plasma iperimmune funziona — assicura «la signora del sangue», come la chiamano affettuosamente in ospedale —. Benché dopo la fine della seconda ondata pandemica siano stati sospesi sia la raccolta, anche perché non ci sono più potenziali donatori che si propongano, sia il monitoraggio regionale dei dati, ne custodiamo una buona scorta. Solo a Padova basterebbe per un’ottantina di pazienti e gli altri hub dispongono di diverse unità. Tutte ad alto titolo anticorpale. Insomma, in caso di bisogno siamo pronti. È difficile capire perché in alcuni malati il plasma iperimmune abbia avuto il suo significato e in altri meno, ci sono ancora tanti punti interrogativi in sospeso — chiude De Silvestro —. Ma anche un dato di fatto: questa terapia anti-Covid non si è persa per strada, come è invece accaduto ad altre. La prima impressione, insomma, è che non abbiamo faticato tanto per niente. Certo, adesso per fortuna la vaccinazione ha cambiato l’evoluzione della malattia, evitandone le manifestazioni più gravi e abbattendo la mortalità, soprattutto tra gli anziani». Se sia il caso o meno di riprendere in mano la plasmaterapia potrebbe sancirlo l’esito dello studio che dovrebbe essere pubblicato a giorni.

Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, fra cui anche Marzia Chiocchi di Mercurius5, e Monica Tomasello di Catania CreAttiva, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

Tremano centinaia di Procure per l’esposto contro i colpevoli delle morti per COVID

La Redazione

Finalmente e’ arrivata la notizia che da tanti mesi attendevamo. Il Comitato Nazionale Gli Angeli per la Salvezza presieduto da Cisco Orlando, dopo attento e certificato lavoro di indagine del Prof. Pier Francesco Belli, che ha impiegato mesi di meticolosa ricerca, ha presentato un esposto in varie procure d’Italia, che accerterebbe, attraverso un’ analisi chiara e puntuale di norme e fatti, responsabilità e colpevoli delle morti (poi classificate erroneamente “morti per covid”) da febbraio 2020 ad oggi.
Nell’articolato testo viene esaminato in modo rigoroso e totalmente documentato la violazione sistematica di norme nazionali e sovranazionali da parte di WHO, UNIONE EUROPEA, e ITALIA.
In particolare si analizza come, dal lato del nostro stato nazionale, con una circolare del Ministero della salute del febbraio 2020 siano state consegnate a tutti i medici del territorio delle check list, il rispetto delle quali imponeva che tutta la sintomatologia respiratoria stagionale dovesse improvvisamente cambiare nome ed essere considerata “Caso sospetto COVID 19”.
Per effetto di tale imposizione diagnostica dettata dall’alto, attribuendo al Covid 19 una genesi virale del virus sconosciuto, ne conseguiva l’indisponibilità di cure/terapie efficaci ed i pazienti giungevano in ospedale in condizioni critiche dove veniva riconfermato l’errore diagnostico ed i pazienti indirizzati verso terapie antivirali, ventilazione meccanica.
In altre parole, larga parte dei decessi (per non dire tutti) si sarebbero potuti evitare ma questo articolato esposto spiega ragioni mediche e giuridiche che hanno stravolto un sistema sanitario già largamente compromesso in favore di logiche di potere e, una volta per tutte, ribalta il tema del negazionismo perché, date le prove schiaccianti contenute in questo testo, si dimostra che ad essere negazionisti sono le istituzioni, gli organi di stampa e il main stream che a fronte di una pura narrazione mai provata dai fatti (il testo dimostra in modo conclamato e con argomentazione scientifica che la pandemia è stata solo narrata ma mai riscontrata) che negano l’evidenza che il Covid 19 nulla è se non una narrazione, appunto, creata ad arte ed imposta con norme illegittime per imporre un nuovo ordine socio economico senza alcun fondamento tecnico o scientifico alla base. Il tutto per arrivare quindi ad una imposizione vaccinale di quella che in realtà altro non è che una terapia genica sperimentale già peraltro condannata dal codice di Norimberga in tempi non sospetti ed oggi artatamente riportata alla ribalta (senza in verità essere mai cessata) con l’uso bieco e strumentale del cd “uso compassionevole”. Asserendo infatti che il vaccino rappresenta l’unica soluzione possibile era necessario individuare una strategia per poterlo somministrare quando ancora in caso di sperimentazione e ciò è stato fatto attraverso l’uso compassionevole. Peraltro la forzatura della vaccinazione di massa oltre a non trovare alcun fondamento dal punto di vista clinico/epidemiologico non è nemmeno sostenibile dal punto di vista normativo laddove peraltro tutte le giurisdizioni sovranazionali e nazionali da sempre hanno legiferato ribadendo il principio di volontarietà della partecipazione alle sperimentazioni che per nessun motivo può essere coercizzata.
Dati quindi i risvolti eclatanti provati tanto in punto di fatto quanto in punto di diritto dallo studio su cui fondano gli esposti presentati a varie procure (tra cui, oltre a quella da noi giunte, quelle di Palermo, Bologna, Roma, Reggio Calabria e Cosenza) questa redazione si ripromette di seguire gli sviluppi della vicenda da vicino per fornire ai cittadini una lettura finalmente chiara e non partigiana di ciò che davvero c’è dietro alla narrazione di una pandemia mai avvenuta.

Roma, 16 Luglio 2021

Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.Li), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, supportati da un team di medici e avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verita sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale.

potete leggere l’articolo anche sul canale Telegram https://t.me/ComEtiSSicilia

e su:

DELLE CURE E DELLE PENE

di Tiziana De Felice

Correva l’anno 1986 e in un aprile luminoso sposai un “ uomo” a cui giurai di essere fedele, nella buona e nella cattiva sorte e, come recita il copione, finché morte ci separasse. Si chiamava IPPOCRATE . Da quel giorno, come in ogni matrimonio che si rispetti ci son state crisi, conflitti e  riappacificazioni ma oggi, dopo 35 anni, mi sento di poter dire che il sodalizio è più che mai forte e indissolubile.

In questo periodo terribile, più che mai, ho dovuto attingere a questo giuramento e a tutto quel che comporta, per non lasciarmi travolgere dal mare in tempesta dei vari protocolli e delle direttive ministeriali, che mi avrebbero obbligato ad una infedeltà imperdonabile.

Il malefico COVID19 di cui è stato detto tutto e il suo contrario, mi (ci) aveva messo, al suo esordio fra la popolazione, in una situazione di iniziale sbandamento, perché nessuno di noi sanitari riusciva a capirne la potenziale patogeneticità e come si comportasse dentro all’organismo.

Le famose autopsie negate o comunque fortemente sconsigliate ( e già qui eravamo in una nebulosa di difficile comprensione, perché quando mai si era evitato di eseguire autopsie in una patologia sconosciuta? ), neanche con Ebola e dopo Chernobyl erano state bypassate, quando davvero i poveri deceduti, avrebbero potuto creare guai ai medici. Quindi, come fare a capire che cosa stesse realmente succedendo? L’ipotesi iniziale più accreditata, ancorchè non documentata, era stata quella della POLMONITE INTERSTIZIALE che, in un fiato, portava ad un aggravamento irreversibile e al decesso, passando attraverso la famigerata “intubazione” gli sfortunati pazienti.

A tanti di noi questa cosa non tornava, vuoi per l’eccessiva rapidità dell’evoluzione, vuoi per l’apparente inutilità delle buone pratiche rianimatorie (per noi anestesisti, collegare un paz ad un Ventilatore automatico ha sempre voluto dire salvare vite). Come mai tutto questo non accadeva? Qualche voce autorevole si era già levata per dissentire da una diagnosi che appariva quantomeno parziale e non esplicativa, tipo quella del prof Spagnolo, eccellenza della cardiochirurgia italiana ed esperto di Embolia polmonare. Infatti dopo che queste sono state eseguite, è venuto fuori che non di polmoniti si trattasse, bensì di Microtromboembolie polmonari che vanificavano il supporto ventilatorio impedendo, in ogni caso, il passaggio ed il trasporto di ossigeno ad altri organi nobili, ed in tutto il circolo sanguigno.

Sembrava l’uovo di Colombo. Anche se eravamo già a maggio inoltrato e si erano contati fin troppi morti, l’avere chiara una diagnosi portava come logica conseguenza, avere una terapia giusta da poter applicare. Niente da fare. Dal Ministero della Salute nonché dall’ISS e dall’Aifa, sue degne ancelle, continuava ad essere emanato un protocollo surreale. Il famigerato TACHIPIRINA E VIGILE ATTESA“. Ma vigile attesa di che? Del fatale aggravarsi di poveri pazienti abbandonati al domicilio con un farmaco inutile e con medici latitanti, stretti fra la paura del contagio e le direttive ministeriali. A tanti di noi questa cosa non piaceva, e abbiamo cominciato a batterci perché ci fosse riconosciuto il diritto- dovere di curare i pazienti, come avevamo sempre fatto in scienza e coscienza, basandoci sui sintomi, piuttosto che su un’ ipotesi diagnostica limitata e limitante, spesso fuorviante come quella del “tampone”.

E’ cominciata così una guerra senza esclusione di colpi fra chi, ci voleva impedire di usare farmaci che ogni medico con un minimo di esperienza clinica conosce ed usa da anni, colleghi che pavidi delle conseguenze medico-legali si sono adattati, e uno zoccolo duro di chi ha continuato ad operare come aveva sempre fatto, durante gli anni “normali”.

Sono stati demonizzati farmaci come l’ Idrossiclorochina, adducendo e ventilando rischi cardiovascolari mortali con il famoso letale allungamento del Q-T, dimenticando, (volutamente?), la grandissima quantità di persone che ne fanno uso per decenni in tutto il mondo, per patologie di carattere reumatologico, senza incorrere in nessun evento avverso e ignorando (volutamente?) che il rischio di tale molecola è legato indissolubilmente  al dosaggio e al tempo relativo (in base a tale dosaggio per fenomeni di accumulo).

E’ stato demonizzato il Cortisone (poi riabilitato nel luglio 2020 dall’Università di Oxford) altro presidio usato (ed anche abusato) da sempre per le patologie più disparate (Reumatologiche e Broncopolmonari). Continuavano a succedere cose strane a cui una larga fetta di medici si è apertamente ribellata per riacquisire il senso della propria professione. In buona sostanza, ora avevamo chiaro tutto il meccanismo patogenetico, di conseguenza sapevamo come muoverci, e l’abbiam fatto.  Mi sono ritrovata, pur non essendo un MMG, a curare persone un po’ in tutto il territorio, che mi hanno contattata nei modi più impensati. All’inizio amici, parenti, poi amici di parenti, poi perfetti sconosciuti che sui social e per altre vie chiedevano aiuto sentendosi abbandonati. Quindi, un po’ di persona o con anamnesi, e informazioni raccolte via web, sono riuscita ad evitare, credo, almeno una cinquantina di ricoveri impropri (ed io sono solo un granello di questa moltitudine di bravi colleghi). E’ bastato bandire l’inutile “Paracetamolo” (che oltre a non essere un antinfiammatorio, abbatte le riserve di Glutatione, nostro prezioso alleato come antiossidante) e iniziare  a somministrare nei casi più semplici o, in persone giovani e fondamentalmente sane, dei logici antinfiammatori (anti COX 1 e anti COX 2 come l’Aspirina, il Nimesulide, il Celecoxib), l’Idrossiclorochina appunto (riabilitata ma sub judice nel novembre 2020) l’Azitromicina (un antibiotico  della classe dei Macrolidi che rende più difficile l’ingresso del virus  nelle cellule dell’epitelio polmonare) ed in casi più gravi o in pazienti con comorbilità importanti, l’Eparina e/o il Cortisone.

Va da sé che tutto questo “parco” farmaci, debba essere assunto e somministrato sotto la sorveglianza di un sanitario, disincentivando assolutamente il fai-da-te. Ma in questo modo, abbiamo messo insieme un’ampia casistica di pazienti che sono stati curati benissimo presso il proprio domicilio, senza o con pochissimi eventi avversi, occorsi solo a coloro che presentavano grossi fattori di rischio preesistenti(oncologici in primis). Tutto cio’, senza impattare in alcun modo sul nostro boccheggiante SSN. Ci siamo resi conto che, alla fine, questa “entità” impalpabile e malefica altro non provocava, per il 98%, una patologia molto simile alle influenze degli anni passati (anche loro gravate di un consistente numero di morti) e che ben trattata al suo esordio, portava a guarigione la quasi totalità dei pazienti. Parole d’ordine quindi: TERAPIA PRECOCE E SINTOMATICA (da sostituire all’altra), e gli ospedali si svuotano. Ultimo ma non ultimo per importanza, un argomento a cui è stata data (colpevolmente) una scarsissima attenzione, trattato come la Cenerentola della medicina, laddove avrebbe dovuto essere il Principe di questo brutto dramma: LA VALORIZZAZIONE DEL NOSTRO SISTEMA IMMUNITARIO che, oltre ad essere validissimo nel proteggerci da una innumerevole schiera di microorganismi, ci mette in condizioni di reagire con prontezza in caso di attacco eventuale. E LUI, non pretende molto per offrire i suoi servigi. Uno stile di vita ad hoc, alimentazione sana, movimento, armonia intorno a noi, pensieri positivi e consapevoli. C’est suffice.

IN SCIENZA E COSCIENZA

di Marzia MC Chiocchi

E’ una delle tante storie di medici di scienza e coscienza, di cui abbiamo letto e sentito parlare in questi ultimi mesi. Il protagonista della vicenda che andremo a raccontare e’ il dott. Ennio Caggiano, medico di base della provincia di Venezia. Della sua lunga esperienza professionale ha molto da rivelare, non solo per le mille storie di vita quotidiana vissute seguendo i suoi pazienti, ma anche per i numerosi attacchi subiti da alcuni colleghi, non proprio in linea con il suo operato, sempre teso a proteggere i propri assistiti. Tralasciando, però,  il passato, arriviamo al 2020 anno nefasto e infausto per i motivi che ben conosciamo. Caggiano, uomo dallo spiccato senso dell’umorismo e dell’ironia, nelle pagine dei social, così come nel suo ambulatorio, non ha mai nascosto la voglia di prendere in giro alcune scelte del sistema sanitario, pubblicando e appendendo vignette e frasi ironiche come forma di denuncia. Così, sopratutto in quest’ ultimo anno, sono state varie le visite di ispezione dei cosidetti “verificatori “, alias ambasciatori del potere costituito pronti ad attaccare il malcapitato medico, reo, questa l’accusa, di aver utilizzato metodi poco professionali all’interno di una struttura pubblica ( ambulatorio ), per esprimere il proprio dissenso.

Così, è arrivato il 5° richiamo della sua carriera. Dagli altri ne è uscito sempre abbastanza bene, non perché i “controllori” ritenessero che avesse ragione, ma più che altro perché, considerandolo una persona scomoda, punirlo, avrebbe peggiorato la situazione sollevando un polverone che a loro, in quel momento, non avrebbe portato beneficio.  Poche settimane fa, invece, l’ultimo procedimento a suo carico, ha visto applicare, per tre mesi, la riduzione dello stipendio del 10%, come avviso di ciò che potrebbe accadere nell’immediato futuro: sospensione dello stipendio e risoluzione del contratto.

Perche’ proprio adesso una punizione cosi estrema?

Perché probabilmente gli ispettori amano “ vincere facile”, come recita un famoso spot pubblicitario, e solo adesso hanno trovato terreno fertile per attaccare duramente, sostenuti da una politica che trova nutrimento nel terrore, che il governo sta seminando a piene mani. I pazienti del dott. Caggiano, per questo, oltre ad avere espresso tutta la loro solidarietà, si sono detti preoccupati, perché se il loro medico non potrà più esercitare, se ne vedranno assegnare uno, che qualcun altro avrà scelto per loro.

Il dott. Caggiano, al momento in cui il lettore scorrera’ questo articolo, si troverà davanti al Collegio Arbitrale dove illustri giustizieri, decideranno la sua possibile radiazione dall’Albo dell’Ordine dei Medici per eccesso di libera espressione, comunicazione e per aver abusato del diritto di parola e satira. Nel frattempo, poi, si è  permesso di affrontare,  con i suoi pazienti, l’argomento “vaccini“, tema divenuto ormai dogma, su cui non si puo’ e non si deve assolutamente discutere. Ma occorre puntualizzare che, le idee del dott. Caggiano sono sempre state critiche, spesso ironiche, a volte polemiche, discutibili, ma mai in assoluto contrarie. Un esempio per tutti: in una vignetta ha scritto. ..il vaccino rende liberi…attirandosi l’accusa di farsi gioco dell’olocausto ( in riferimento alla frase che campeggiava sul cancello d’ingresso di Auschwitz…il lavoro rende liberi…). Ma il senso di ciò che ha scritto, indubbiamente e cinicamente crudo, era quello di prendere in giro quella forma di comunicazione, inizialmente velata, per cui farsi il vaccino ti rende libero,  permettendoti di circolare senza impedimenti (vedi pass). Caggiano, infatti, ha spiegato che i vaccini non si dovrebbero fare per amore di qualcuno (il prossimo), ma per  consapevolezza, nella piena libertà di scelta. E queste parole lo hanno isolato dai colleghi, lasciandolo solo, in compagnia dei propri pazienti e di qualche giornale e TV che ancora gli danno spazio (non il mainstream).Il Collegio Arbitrale ( il plotone d’esecuzione dell’età contemporanea, come lo definisco io), non fa paura al dott. Caggiano, che ritiene di doversi difendere dal niente, cosciente  che esprimere il proprio pensiero non sia un reato (Art. 21 della Costituzione Italiana, testo che i nostri politicanti hanno deciso di riporre in qualche scaffale di un fornito rigattiere).

Caggiano spiega come il caos della classe medica, derivi da una strategica decisione presa molti anni fa dallo Stato italiano con il blocco dei contratti, con la nascita del PATTO AZIENDALE, che ha posto il medico di base o di famiglia in una condizione di ambiguità, non essendo piu’ un libero professionista né un dipendente. Lavora su un accordo manageriale nel quale sono elencati i suoi compiti che, se rispettati, non gli arrecheranno alcun fastidio.  Nel testo sono previsti una serie di accordi, grazie ai quali, il medico, può  guadagnare di più. Es: (prescrivendo una visita specialistica ad un paziente, deve indicare la motivazione, per la quale ricevera’ un compenso  extra, dal momento che lo dirigerà verso uno specialista). Ma secondo Caggiano, la motivazione, dovrebbe far parte della coscienza deontologica,  per la quale, come accadeva molti anni fa, non si percepiva ( in quel caso) una lira in più. La sua scelta libera e personale non è stata presa bene dai suoi colleghi, che lo hanno criticato e attaccato per non volersi allineare al “ Sistema “. Cosi, anziché pensare alle proprie decisioni in merito, i medici del Sistema lo hanno messo  in difficoltà, segnalandolo alla dirigenza sanitaria territoriale.

Con l’introduzione del patto aziendale sono entrati in gioco anche nuovi percorsi come: la medicina in rete, che dà la  possibilita’ di controllare dal web la scheda anamnestica del paziente, laddove il proprio medico di famiglia non sia presente e occorra usufruire della professionalità di un sostituto. Le medicine integrate e di gruppo, con ambulatori collocati, di frequente, a fianco o nello stesso palazzo in cui trovano sede le farmacie, dove lavorano più medici, e nascono maggiori collaborazioni. Fungendo da poliambulatorio, la struttura, spesso, si avvale di una segretaria che, svolgendo il ruolo di filtro, ha notevolmente allentato il rapporto diretto e fiduciario tra paziente e medico, privando sempre di più  la famiglia di una risposta veloce, in caso di emergenza.

E’ certo che la storia del dott. Ennio Caggiano non è isolata, e come lui, altri validissimi medici, si trovano nelle sue stesse condizioni e stanno vivendo momenti di estrema difficoltà, perche’ si pongono domande su cosa sia giusto e sbagliato,  non accettando che, ad esempio, un siero sperimentale, definito in maniera volutamente erronea, “ vaccino”, sia inoculato facendo firmare fogli di consenso a chi si sottopone alla sperimentazione, senza che ne sia fino in fondo consapevole. Così le persone, per paura o per ritorsioni sul posto di lavoro, abbandonano la difesa dei propri diritti e si lasciano convincere della bontà ed efficacia della “ fiala magica” , subendo i conseguenti effetti collaterali, a volte leggeri, a volte gravi. Sono tante, purtroppo, le persone che, dopo l’inoculazione stanno male, in qualche caso ricoverate sotto flebo, senza trovare il coraggio di raccontare l’accaduto, per timore o anche perché ignare dell’esistenza di associazioni che, da anni, affrontano la difesa di persone che portano su se stesse, i segni degli eventi avversi anche della malasanita’.

Come il dott. Caggiano stesso ha affermato “Se avessi aderito al Patto Aziendale, tradendo il Giuramento di Ippocrate, i miei pazienti, e lavorando in un poliambulatorio, oggi il mio compenso mensile sarebbe di €.3000,00 in più. Capite perche’ tutti i medici stanno zitti?”

Tra le associazioni che sono da tempo in prima linea per la difesa dei diritti umani in tema sanitario, voglio ricordare,  in particolare, la CORVELVA ( che da oltre 25 anni opera per la liberta’ di scelta delle vaccinazioni) con sede a Vicenza, e la COMILVA (associazione dalle stesse finalità, con sede in varie regioni italiane). Chi avesse bisogno di consigli può rivolgersi direttamente a loro.

La situazione, come dichiara il dott. Caggiano, è peggiorata lo scorso anno con il Covid, a causa del quale, sono stati sospesi gli screening per le diagnosi precoci di malattie che, se affrontate con tempestività, avrebbero potuto arrecare minori costi per i pazienti, in  termini di denaro e spesso di vite perdute. Con il Covid e’ stata fermata la prevenzione, non si e’ mai parlato di adeguata alimentazione, di rafforzamento delle difese immunitarie, di adottare uno stile di vita sano, che comporti una dieta ricca di frutta e verdura, senza fumo ed eccessi di sostanze alcoliche. E ancor peggio, e’ stato precluso l’esercizio fisico. Tutto ciò che poteva rappresentare beneficio per il corpo e la mente ( e qui e’ la giornalista che scrive) e’ stato eliminato, a partire dalla chiusura ( siamo arrivati al traguardo dei 7 mesi ) delle palestre e ancor peggio delle piscine, che con il quantitativo di cloro presente, a detta degli esperti, non avrebbe creato problematiche di alcun genere. Ma il “Piano” doveva inglobare ogni malefatta pur di creare tensione e disagio. Si contano e si conteranno ancor di più  nel prossimo futuro coloro che, nella difficoltà cognitiva sempre più incalzante, per antidepressivi, ansiolitici e porcherie simili assunte, per tamponare attacchi di ansia, depressioni e sbalzi umorali,  cammineranno, si sposteranno e viaggeranno come automi.

Per concludere, non resta che aspettare l’esito del colloquio che il dott. Caggiano ha affrontato davanti al Collegio Arbitrale della sua ASL, pronti a seguire gli sviluppi di questa antidemocratica vicenda, assurda, paradossale e priva di logica.