La Svizzera da neutrale a filo europeista?

di Marilena Messina

Mi reco spesso per motivi professionali in Svizzera

In questo travagliato periodo di regole assurde e restrizioni varie, ho da sempre notato una certa differenza di atteggiamento da parte del popolo svizzero e della sua politica, rispetto a quella italiana.

Il sistema politico elvetico si basa sul federalismo e la democrazia diretta (referendum popolari), che attribuiscono ampia autonomia ai 26 cantoni rispetto alla Confederazione.

In questo periodo, infatti, all’interno degli stessi cantoni sono esistite regolamentazioni diverse e misure differenziate. In generale quello svizzero è un popolo molto libero che da sempre mal digerisce imposizioni.

Le mascherine, ad esempio, sono diventate obbligatorie solo in alcune circostanze e luoghi al chiuso, mal tollerate all’aperto anche se in aree di affollamento, come il lungolago, le zone turistiche, i centri cittadini ma solo, in alcuni cantoni o città. Moltissimi non la indossano, e anche da me quasi mai usata, se non in luoghi al chiuso ed a stretto contatto con le persone.

Ho notato, però, con l’andar del tempo, un’ omologazione sempre più evidente con la narrazione standard europea. Ultimamente si parla molto di vaccini come unico modo per uscire dalla pandemia, quindi con un’informazione sempre più schierata ed allineata da una certa volontà politica del tutto simile a quella italiana.

La Svizzera, paese neutrale, non fa parte dell’UE e ciò determina la sua ricchezza politica, oltre a quella economica, per la detenzione di grandi capitali provenienti dall’estero. Gli interessi economici sono, quindi, sempre stati alla base di ogni scelta e azione politica.

Purtroppo sembrerebbe che gli stessi interessi, che prima la spingevano alla neutralità in ogni settore ed a scelte prettamente nazionaliste, adesso stiano spingendo ad una sorta di “ europeizzazione

In questo periodo di pandemia i cantoni hanno perso molto del loro potere decisionale autonomo, e sono stati costretti a “digerire” le decisioni di un governo centrale del tutto assimilabile al nostro CTS Italiano, che ha diretto ed emanato le regole covid.

La nota positiva è che sono stati erogati miliardi di franchi per imprese e dipendenti, costretti al lockdown e a conseguente mancanza di lavoro.

Questi denari sono tutti arrivati a differenza dell’Italia.

La nota negativa è il foraggiamento economico ai media svizzeri (proprio come avviene in Italia) e il continuo tentativo di imporre limitazioni alle libertà individuali. Si parla infatti anche qui di covid pass per la partecipazione ad eventi, manifestazioni, ingressi in ristoranti ecc…Atteggiamento molto sgradito ad una grande fetta della popolazione e alla politica di centrodestra.

Tutte queste regole dovrebbero comunque terminare alla fine di quest’anno (2021)

Nel frattempo, proprio per questo motivo, il 13 giugno scorso e’ stato indetto un referendum, che prevedeva altre quattro tematiche su cui decidere

1) acqua potabile

2) no uso pesticidi sintetici

3) legge covid

4) legge contro terrorismo, più poteri a polizia

5) legge CO2.

Purtroppo gli interessi economici di cui prima ho parlato, hanno spinto circa il 61% dei votanti a favore delle regole covid (che sarebbero state abrogate da subito se avesse vinto il no), permettendo così alle 100.000 imprese di continuare ad usufruire dei finanziamenti governativi accreditando, nel contempo, tutte le stesse regole liberticide contro cui una gran parte del popolo e dei politici di centrodestra stanno lottando.

Gli stessi media continueranno a ricevere i finanziamenti proprio come in Italia, destando molta preoccupazione per una mancata informazione libera e non di parte. Il 61% degli elettori ha anche votato favorevolmente per continuare ad usare pesticidi chimici e antibiotici nelle batterie di allevamento. La motivazione è da ricercare nella maggiore produzione autonoma di approvvigionamento alimentare che, senza l’uso degli stessi, costringerebbe la Svizzera ad una maggiore importazione per il fabbisogno nazionale.

In definitiva, come avevo già sottolineato, i motivi economici sembrerebbero comunque sempre prevalere, omologandosi al resto dei paesi UE quando conviene ( legge Covid), rimanendo nazionalisti in altri momenti ( legge pesticidi).

L’impressione sempre più accreditata è che anche la Svizzera si stia incamminando verso una veloce politica Euro Globalista, staccandosi solo a tratti per pura convenienza.

Ma quanto la Svizzera è veramente a favore del popolo?

Potrà’ continuare a mantenere il piede in due scarpe?

A volte nazionalista a volte Europeista. Quanto tempo passerà prima che l’UE chieda il conto?

All’indomani della tornata referendaria ecco emergere i primi malumori di un popolo da sempre democratico e libero, che non comprende il perché di questo risultato controcorrente. Da qui, un pensiero sempre più assillante di boicottaggio elettorale…e l’Italia come gli USA, sanno cosa significa!!!

EURABIA

di Antonino Trunfio

  • Università di Al Romàh, 12 aprile 2051
  • Lezione di Storia Moderna

Titolo: sparizione di una civiltà titolo

Scrisse così il filosofo spagnolo G.A.Nicolàs: Chi ignora le lezioni della Storia, e’ condannato a ripeterle”. Ho scelto questa citazione per iniziare questa lezione, perché proprio grazie a quanti vissero e prosperarono nella plurimillenaria civiltà precedente, ignorando le lezioni della loro stessa Storia, che oggi noi li abbiamo sostituiti e scacciati dalla nostra penisola El-Hital.

Vi parlerò quindi delle circostanze, degli eventi, dei protagonisti, ma soprattutto delle ideologie, che hanno portato all’autodistruzione la civiltà precedente, lasciando il posto alla nostra gloriosa civiltà con le sue arcaiche tradizioni e costumi.

Finalmente oggi la religione è lo Stato, e lo stato è la religione.

Nella civiltà precedente, quella che alcuni storici, per fortuna ormai spariti pure loro, amavano chiamare civiltà “giudaico cristiana”, dovete sapere che non era così.

Infatti, limitandoci al periodo che va dal 1945 al 2021, la civiltà italica impegnò i primi 25 30 anni per rinascere dalle macerie della guerra, e godere persino di uno sviluppo strabiliante, che ne fece la quarta potenza industriale del mondo. In quel trentennio, in effetti la gente era libera di lavorare, intraprendere, inventare, costruire, assumere, arricchirsi, fare famiglia e figli, aspirare a fare le vacanze, coltivare i propri hobbies, viaggiare. E per religione la gente non aveva lo stato ma Dio.

Sempre i soliti storici di quel tempo, denominarono ” boom economico” quel periodo. Quasi un nefasto presagio di quello che da lì a qualche decennio sarebbe stato un boom nel senso di disastro.

Le cronache di quegli anni non indicano un momento preciso, in cui dal boom economico la direzione di marcia fu invertita verso il boom, e basta. Alcuni lo fanno risalire al 2001 col passaggio dalla lira all’euro; altri al 1971 col divorzio tra la Banca d’Italia e il Ministero del Tesoro; altri, ancora più indietro fino al 1957, anno di istituzione della CEE, che sarebbe poi diventato il mostro UE. Non ultimi e non a torto, ci sono pure quelli che la sparizione della civiltà italica, la fanno risalire al 1861 anno di consacrazione del rito dei riti nazionali: l’unità di Italia. Guerra di invasione, saccheggi, orrori spacciati dalla propaganda prima monarco-fascista, poi repubblicana, per sollevazione popolare da Palermo a Torino, che mai fu. Ma siccome questo è un corso di Storia Moderna, limitiamoci al periodo più recente, quello repubblicano.

Dovete sapere che boom economico e tracollo finale, ebbero inizio quando a guerra terminata, impiccato il duce e i suoi gerarchi a Piazzale Loreto, indisturbate proseguivano le sanguinarie scorrerie dei partigiani, a caccia dei fascisti e dei loro fiancheggiatori o presunti tali (2013 “Il Sangue di vinti” G.Pansa).

Partigiani e no, che tra pseudo cattolici di un’epoca, ancorché velatamente, post-cristiana alla De Gasperi, e bolscevichi di varia gradazione dai Togliatti agli Amendola, dai Nenni ai Pertini si ritrovarono a spartirsi le spoglie di un paese devastato – nihil sub sole novi – dal socialista precedente, Benito Mussolini.

Per la spartizione concordata devono dirottare il paese dalla Monarchia alla Repubblica. Ricorrono a uno dei loro cavalli di troia preferiti, il referendum popolare, i cui esiti ufficiali sono noti (54,3 per la repubblica contro un 45,7 favorevoli alla monarchia – con un 11% di astenuti sul totale degli aventi diritto), meno noti e mai completamente chiariti restano gli esiti ufficiosi, che i brogli elettorali di quel referendum oscurarono per sempre. Era in fondo, solo l’inizio del paese dei misteri.

Inaugurata la gloriosa era repubblicana, serviva ammansire le masse con una costituzione che fosse la più bella del mondo. In effetti il 1.1.1948 venne approvata una raccolta di auliche declamazioni e giulive esortazioni, giusto 100 anni dopo lo Statuto Albertino del 1848.

139 articoli in tutto, all’apparenza innocui e persino ispirativi, dove già alligna il gene del totalitarismo democratico, quello che per perpetuarsi, si fonda sul – uno vince e l’altro perde; uno è comunista l’altro democristiano; uno è lavoratore e l’altro datore di lavoro, uno è povero e l’altro è ricco; uno è credente e l’altro resta ateo, uno è del nord e l’altro è un terrone. In fondo una riedizione multivariata dei più famosi Guelfi e Ghibellini di otto secoli prima.

E così di elezioni in elezioni, di referendum in referendum, di governo in governo, quei 139 articoli vengono declinati in diluvi ininterrotti di leggi per ogni ambito dell’universo mondo. Col risultato che ad affermarsi anziché lo stato di diritto è solo il diritto dello stato, cioè dei suoi burocrati e peones.

Eppure ” Corruptissima res pubblica plurimae leges” Corruptissima res pubblica plurimae leges” (Annales, Libro III, 27), l’ammonimento di Tacito risale a ventuno secoli prima. Ma niente da fare, la legiferazione prolifica di pari passo con l’estendersi e l’aggravarsi della corruzione ad ogni livello.

Così anno dopo anno, la già moribonda repubblica italiana riusciva persino a posizionarsi tra i paesi peggiori del mondo, per corruzione pubblica, libertà di informazione, giustizia, libertà economica, e altro ancora.

E di anni ne sono passati 76, dal 1945 al 2021. Anni d’oro pochi, di piombo alcuni, di sangue e miseria tutti gli altri. Si è visto di tutto: dal terrorismo rosso e nero alle stragi di stato; dalla loggia P2 al sequestro Moro; dalle emergenze sismiche a quelle della mafia; da tangentopoli agli scandali della magistratura; dagli appalti pubblici truccati alle lenzuola d’oro; dai ponti crollati ai banchi a rotelle; dalle ondate dei diseredati in ingresso, alle ondate di cervelli in uscita, accompagnate da tutti coloro che potendo si allontanarono dal manicomio di Mameli.  

A chi decideva o era costretto in quegli anni a restare, erano tuttavia concesse due possibilità: vivere del proprio o vivere sulle spalle altrui. Gli economisti di regime e i fenomeni della politica dell’epoca in effetti avevano stabilito, per legge sia chiaro, che quelli che avevano scelto di vivere del proprio potevano essere allegramente depredati del 60, 70 % dei frutti del proprio lavoro.

Con lo strabiliante risultato che aspirare al parassitaggio divenne la prospettiva più allettante per la maggior parte degli italiani.

Un vero successo misurato dalla lunghezza di certe code: quelle dei mendicanti di sussidi e provvidenze, quelle degli aspiranti a una pensione di invalidità o reddito di sudditanza; quelle soprattutto alle mense della Caritas.

A onor del vero, bisogna ricordare che un posto pubblico a vita, al catasto o all’Inps, non si negava ai meno sfortunati.

E così le crescenti masse di questuanti ridotti a utili idioti non potevano che assecondare ancora di più il loro benefattore supremo: lo stato. E giù tutti a gran voce da ogni angolo della penisola: meno male che c’è lo stato!!! Senza lo stato chissà che miseria e che anarchia!!!

Ma siccome la realtà non si piega alla stupidità delle masse, tanto meno asseconda la saccenza dei potenti, al minimo segnale di fallimento dello stato e dei suoi mirabolanti interventi, si levava alto nei cieli della penisola “biancorossoeverdone” un grido unanime: “ci vuole una legge”.

Basti ricordare che era stata creata un’apposita commissione parlamentare di inchiesta, chiamata “Vuoti legislativi”.

Commissione tra le più instancabili e meritorie della storia repubblicana. In grado di intercettare con modi leciti quali inchieste, indagini, sondaggi, e modi meno leciti quali delazione, bustarelle, qualsiasi centimetro di vita individuale o collettiva, ancora libero da regolamentazioni statalizie.

Di sondaggio in sondaggio, di delazione in delazione, non passava giorno che la commissione parlamentare “Vuoti legislativi” non avesse il soggetto per un nuovo decreto, decretino, leggina.

  • Troppi schiamazzi al centro della città? subito pronto il titolo per il decreto “il silenzio è d’oro”;
  • Disoccupazione al limite e ordine pubblico a rischio? nessun problema. Pronto il titolo per un altro decreto: “resta a casa”
  • Reddito di cittadinanza insufficiente? Subito pronto il “porta pazienza”
  • Troppi incidenti sul lavoro? “Fermiamo il lavoro” già alle camere
  • Troppi incidenti domestici? decreto “Sfratto in un click”. Un solo articolo dal testo lapidario: vietato rimanere o rientrare a casa.
  • Troppi incidenti stradali di minorenni? camere già a lavoro al decreto “Basta minorenni”
  • Troppi terremoti, alluvioni, frane? Dissesto idrogeologico al limite? licenziato d’urgenza l’apposita legge “Una baracca è per tutti”
  • Troppo inquinamento? Ma che problema c’è? “Basta ossigeno” anche questo un solo articolo: si considera inquinamento solo un tasso di ossigeno pari a zero.

Dei 945 mandarini del parlamento nazionalpopolare, tutti agiatamente incollati agli scranni dei palazzi della città un tempo chiamata Roma, le fonti storiche non ci riferiscono di nessuno tra loro che abbia osato opporsi allo scempio, e magari chiedendo la parola abbia eventualmente detto: esimio presidente, onorevoli colleghi, basta con ste cagate!! non vi sembra giunta l’ora di finirla? Mai, nessuna traccia.

E via con un nuovo numero della Gazzetta Ufficiale, l’ultimo dei quotidiani ancora in edicola, ma distribuito non a caso dalle panetterie, visto che le leggi venivano sfornate come sfilatini.

Nulla più era rimasto che non fosse stato regolamentato e quindi tassato. Ma che importa? si dicevano tra loro gli italiani, eroicamente intortati dalla stampa di regime e dai media sussidiati: lo stato siamo noi; lo stato ci difende; lo stato pensa a tutto; come faremmo senza lo stato?

Ormai vittime sacrificali della loro stessa stolida fede nel dio stato, catene alle caviglie e ai polsi, mancava loro l’ultimo anello: quello della mente.

Serviva uno scafandro, una cella senza sbarre, un gel mummificante, come fare? Ci pensa la “Vuoti Legislativi” col suo colpo di genio: COVID19

Quale miglior alleato per spiegare 75 anni di devastazioni politiche, 69 inconcludenti governi, 1250 annunci di riforme mai effettuate?

Quale più verosimile giustificazione per i 2 mila e 600 miliardi di debito pubblico e una tassazione tipo sovietico? Quale più alta prova di missione umanitaria per un tasso di natalità finito sottozero? e quale scusa migliore per giustificare10 milioni di poveri, 21 milioni di pensionati, 10 milioni di sussidiati a vita, 8 milioni di disoccupati, un’economia definitivamente liquefatta?

COVID19: il mantra dei mantra, il totem dei totem.

Scese il sipario su quella che era ormai una landa desolata, popolata da milioni di zombies, dove alcuni per tornare al lavoro manifestavano contro coloro, che per vivere non avevano mai avuto bisogno di lavorare, ma solo necessità di difendersi coi mercenari pagati giusto da coloro che manifestavano.

Alla dabbenaggine di quegli zombies, alla codardia e alle ignobili ideologie dei loro beniamini della politica, dobbiamo oggi il fatto di essere in questa aula di questa rinata nazione ribattezzata El-Hital con capitale Al Romàh, ricostruita città eterna, dove alte svettano le torri della nostra civiltà al posto dei campanili del passato.

Se non ci sono domande la lezione termina qui

SVIZZERA ALLE URNE PER DECIDERE SE METTERE FRENO ALLA POLITICA SUL CORONAVIRUS

La Redazione

I poteri del governo di limitare la vita pubblica a causa della pandemia sono il tema della votazione federale in programma il prossimo 13 giugno. Un gruppo di cittadini ha lanciato un referendum contro la cosidetta ” Legge Covid” approvata dal parlamento lo scorso settembre. La Svizzera e’ uno dei primi paesi al mondo a dare ai suoi cittadini la possibilita’ di esprimersi sulla base legale introdotta per gestire la crisi del coronavirus. La legge e’ limitata fino al 31 dicembre 2021 e conferisce al governo la facolta’ di reintrodurre lo stato di emergenza qualora necessario, ma solo dopo essersi consultato con il Parlamento, le autorita’ dei 26 Cantoni, le organizzazioni padronali e i sindacati. Se respinta dai votanti alle urne, la legge e i suoi emendamenti sarebbero obsoleti nel giro di tre mesi, ovvero a settembre. Questo, perche’ le attuali misure, sono coperte dallo stato di emergenza di 12 mesi.

Quali sono i principali argomenti pro e contro la legge?

Gli oppositori ritengono che la legge sia superflua e che la maggior parte delle misure possa essere introdotta senza conferire poteri speciali al governo. Sono inoltre preoccupati che il testo possa rappresentare un pericoloso precedente, permettendo all’esecutivo di imporre in futuro, un regime autoritario. Oltre a questa opposizione di carattere generale, vi e’ un fondamentale scetticismo nei confronti della politica governativa di vaccinazione. I promotori del referendum, accusano le autorita’ di ignorare le potenziali controindicazioni per la salute, delle iniezioni. Un’altra parte degli oppositori, protesta contro quelle che vengono ritenute arbitrarie misure anticovid. Gli oppositori alla legge, inoltre, ritengono che, il numero limitato di decessi provocati dalla pandemia, non giustifichi la chiusura temporanea di negozi, ristoranti, le restrizioni della liberta’ di riunione o l’obbligo di indossare la mascherina.

Per chi sostiene la legge, invece, il testo e’ un passo necessario in linea con una clausola elvetica sulla legge per le epidemie, che vuole che i provvedimenti governativi sulle epidemie, debbano passare al vaglio del parlamento entro 6 mesi. Tutto cio’ darebbe maggiore sicurezza alla popolazione e alle aziende.

Perché i cittadini possono dire la loro?

Nel sistema della democrazia diretta svizzera, una decisione parlamentare puo’ essere impugnata e sottoposta a voto popolare, se almeno 50.000 firme valide, sono faccolte entro 100 giorni dall’approvazione del Parlamento. La Svizzera e’ il primo Paese al mondo a sottoporre le norme legate al Covid a voto popolare a livello nazionale. Un tale referendum e’ parte integrante del suo sistema politico, che da’ ai cittadini il diritto di voto su una legge e i suoi emendamenti. Non ci sono votazioni direttamente comparabili nella recente storia referendaria svizzera, anche se qualcosa di simile e’ avvenuto nel 2005 per la moratoria sull’uso di organismi geneticamente modificati in agricoltura.

Fonte: SEI SWISSINFO.CH