Il grande flop della tv. Così la monotonia pro vax ha ucciso la televisione italiana. Censura e monopolio tematico hanno affossato gli ascolti

31 Dicembre 2021 – Redazione Co.Te.Li

Il 2021 è stato l’anno della televisione imbavagliata, quella della censura a danno dei no vax e della demonizzazione costante di chiunque abbia provato a muovere critiche alla gestione dell’epidemia da parte del governo. Un piccolo schermo a un solo colore, senza più possibilità di espressione. Con risultati che, però, hanno lasciato molto a desiderare, a conferma di come la monotonia sulla quale si sono appiattiti i palinsesti dei principali canali abbia finito per non pagare…anzi!

Stando a una ricerca realizzata dallo Studio Frasi, ed elaborata sulla base dei dati Auditel, pubblicata da Tpi sulle proprie pagine, il bilancio televisivo del 2021, sarebbe molto negativo per le principali emittenti televisive. La platea complessiva è infatti scesa con un -7% in prima serata, con la Rai che in prime time ha perso il 3,5% dei propri spettatori e Mediaset a calare del 10,4%, Sky del 10,8% e La7 del 13,9%.

In crescita, invece, gli ascolti in prima serata delle cosiddette “altre terrestri” rilevate singolarmente da Auditel: Prime Video, Netflix, Disney+. Complessivamente queste reti hanno raggiunto 16% di share nelle 24 ore, superando Rai 1 (13,6%) e Canale 5 (12,4%). Il tutto mentre l’amministratore Rai, Fuortes, ha deciso di prolungare fino al 31 marzo lo smart working, a conferma della preoccupazione per il diffondersi della variante Omicron dalle parti di Saxa Rubra nonostante la corsa al vaccino.

Proprio nei giorni scorsi era arrivata la denuncia di un volto storico della tv italiana, il cantautore Adriano Celentano che, attraverso i propri profili social aveva lanciato un forte appello: “Basta con la dittatura dei talk show sui no vax”. L’artista aveva anche applaudito, pubblicamente, Maria Giovanna Maglie per la scelta di parlare apertamente di terapie alternative al vaccino.

E I FLOP NON FINIRANNO QUI…A BUON INTENDITOR POCHE PAROLE !!!

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RAI: CONTAGI AI VERTICI DELLA TV PUBBLICA! E PENSARE CHE…SONO TUTTI VACCINATI!!!

18 Dicembre 2021 – Redazione Co.Te.Li – Fonte: Il Paragone.it

E ADESSO MIA”CARA” TV PUBBLICA, CHE DA QUASI DUE ANNI CI STAI MASSACRANDO CON NOTIZIE, IL CUI ODORE NAUSEABONDO SI E’ INSEDIATO IN OGNI GANGLO DELLA SOCIETÀ, COME GIUSTIFICHI CIÒ CHE ANDREMO A RACCONTARE?!ADESSO CHE IL CONTAGIO È ENTRATO IN CASA TUA…CHE FARAI? FARAI IN MODO CHE I TUOI SERVI SEGUANO IL COMPORTAMENTO OMERTOSO, DI CUI SEI MAESTRA, COME SI CONVIENE AGLI IPOCRITI!

Ormai abbondano gli esempi di come le informazioni e le campagne media usate per indurre gli italiani a vaccinarsi siano state una bugia. Per mesi politici, TV e giornali hanno raccontato che il vaccino avrebbe protetto da infezioni, ospedalizzazione e decessi, ma così non è stato. Aver investito sul vaccino come unica arma di soluzione della pandemia in corso si è rivelato un errore fatale per la classe politica italiana ed europea. Ma ora lo avranno ben capito anche i vertici Rai che di questa mistificazione sono stati i protagonisti. 

Infatti, secondo quanto riferito dall’AGI (Agenzia Giornalistica Italiana), il presidente della Rai, Marinella Soldi, e l’amministratore delegato, Carlo Fuortes, sarebbero positivi al Covid”. Ovviamente entrambi sono vaccinati. Ma il cluster potrebbe essere molto più ampio dal momento che i due dirigenti si trovavano a Milano per partecipare al consiglio di amministrazione della Rai.


Ma c’è di più, visto che il presidente e l’amministratore delegato avevano incontrato in mattinata anche il sindaco di Milano Giuseppe sala e il governatore della regione Lombardia Attilio Fontana.


A voi le conclusioni!!!

Fonte: ⤵️

https://www.agi.it/cronaca/news/2021-12-17/rai-presidente-e-ad-fuortes-positivi-14946180/

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L’amministratore delegato Rai Fuortes: canone Rai per tablet e smartphone

6 Dicembre 2021-Redazione Co.Te.Li

UDITE UDITE! A VOLER SCRIVERE UN BARZELLETTIERE, CREANDO EX NOVO FREDDURE, BATTUTE E QUANT’ALTRO L’IRONICA FANTASIA CI OFFRE, SIGNIFICHEREBBE DISPERDERE INUTILI ENERGIE, SE PENSIAMO CHE, A PRODURRE SPARATE E IDIOZIE QUOTIDIANE ,GIÀ CI PENSANO POLITICI E AFFINI, REGALANDOCI UN CALEIDOSCOPIO DI PROPOSTE E IDEE, FRUTTO DI MENTI DEVASTATE E FUORI CONTROLLO!

L’ULTIMA DIMOSTRAZIONE DI SENNO LABILE L’HA DATA L’AMMINISTRATORE DELLA RAI CARLO FUORTES!

Carlo Fuortes

BUONA LETTURA!!!
Chi ha un dispositivo in grado di collegarsi a Internet è altrettanto in grado di guardare la televisione, il che significa che è tenuto a pagare il canone Rai come chi guarda una trasmissione nel salotto di casa sua con un normale apparecchio televisivo. Con questa riflessione, scrive laleggepertutti.it, Fuortes, nominato lo scorso mese di luglio, ha acceso la miccia di un ‘ordigno’ destinato a esplodere. Perché se già l’abbonamento tv non piace così com’è oggi, figuriamoci se occorrerà pagare una tassa per il solo fatto di avere un cellulare in grado di connettersi a Internet.

Cavallo sede RAI Viale Mazzini – Roma

Il ragionamento dell’Ad di viale Mazzini – è il seguente: oggi è possibile guardare i programmi Rai dal cellulare grazie all’applicazione RaiPlay, che si può scaricare gratuitamente. Secondo la Rai, chiunque potrebbe dichiarare di non avere il televisore in casa per non pagare il canone e guardarsi le trasmissioni al pc, sul tablet o sul telefonino. Quindi – suggerisce Fuortes – chiunque abbia uno smartphone deve pagare il canone Rai (POVERO GRULLO!)

Se la proposta di Fuortes dovesse concretizzarsi, si suppone che verrebbe meno il requisito di avere un televisore in casa per essere obbligati a pagare l’abbonamento tv e che le uniche esenzioni sarebbero quelle legate all’età (almeno 75 anni) e al reddito (non più di 8.000 euro annui). Resta, però, un dubbio: il fatto di avere il cellulare esclude l’obbligo di avere il televisore? Perché se così fosse, aumenterebbe potenzialmente la platea di chi non sarà tenuto a pagare il canone. Basti pensare a chi fa volentieri a meno di social e applicazioni varie e usa il telefonino solo per le chiamate e per mandare o ricevere qualche sms: se il possesso del televisore non sarà più vincolante per versare questa tassa, ben potrebbe comprarsi un apparecchio tv e non pagare il canone, fa notare.

Si suppone anche che il canone verrà pagato sulla base di un cellulare per ogni nucleo familiare, così come oggi deve essere versato per un solo apparecchio tv presente in casa. In sostanza, se oggi si paga 90 euro per possedere uno, due o quattro televisori, un domani si pagherà la stessa cifra (sempre che resti tale) per avere uno, due o quattro cellulari in casa.

Si suppone che. a questo punto, le emittenti televisive (la Rai deve dare l’esempio per prima, visto che incassa circa l’84% del canone) dovranno trasmettere in streaming tutti i programmi e non solo alcuni. Oggi, infatti, alcuni programmi sono visibili soltanto in tv, mentre non vengono trasmessi in diretta sul web, spesso per una questione di diritti televisivi. L’esempio delle partite di Champions League trasmesse in chiaro è il più classico.

Si suppone, infine, che se lo Stato prevede una tassa sul possesso di uno smartphone, di un tablet o di un pc perché consentono di guardare la tv, lo stesso Stato farà un investimento non indifferente per garantire la banda larga in tutto il Paese. Il periodo di didattica a distanza durante la pandemia ha insegnato che ci sono molte zone d’ombra in Italia e che un segnale Internet decente non arriva dappertutto (quando arriva). La logica vuole che una tassa debba essere pagata per un servizio prestato, non per qualcosa che non si può avere.

TROPPE LE SUPPOSIZIONI PER RUBARE ANCORA SOLDI AI CITTADINI, CON UNA PROPOSTA DI PROGRAMMI CHE, NEGLI ULTIMI ANNI, SI È RIVELATA DI BASSO LIVELLO. 
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CENSURARE REPORT. LO CHIEDE IL PD DOPO LA MESSA IN ONDA DEI SERVIZI CHE SMASCHERANO GLI AFFARI DIETRO IL VACCINO.

3 Novembre 2021-

(di Marzia MC Chiocchi)

CON UN COMUNICATO STAMPA, INVIATO ALLA RAI, IL PD CHIEDE LA TESTA DI SIGFRIDO RANUCCI (GIORNALISTA E CONDUTTORE DI REPORT) CON L’ACCUSA DI DIFFONDERE TEORIE NO VAX. IL GRAN BALLO A CORTE, DEL REGNO DELLA NUOVA DITTATURA, STA CONTINUANDO IL SUO PERCORSO DEMONIACO, E LA TV DI STATO NE RAPPRESENTA IL SUO PIÙ SOLIDO BALUARDO. PER QUESTO, MI PIACE RICORDARE PIERPAOLO PASOLINI CHE, IN TEMPI NON SOSPETTI (ANNI 60 DEL SECOLO SCORSO) LO AVEVA BEN CAPITO!
QUESTO IL SUO PENSIERO
⤵️ “ La TV non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare.. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. LA RAI, COSÌ FACENDO, STA MOSTRANDO IL SUO NERVO SCOPERTO, DI DEBOLEZZA E ASSERVIMENTO! LA DEMOCRAZIA, INVECE, VUOLE CHE, DI FRONTE AD AFFERMAZIONI DIVERGENTI, SI ISTITUISCANO MOMENTI DI CONFRONTO, NECESSARIO E IMPRESCINDIBILE PER FORMARE UN PENSIERO CRITICO CHE SIA IL PIÙ EQUILIBRATO E OBIETTIVO POSSIBILE. MA I RESPONSABILI DELLE BUGIE FIN QUI DIVULGATE, E DELLE ALTRE ANCORA DA DIFFONDERE, NON TROVANDO PROVE VERE PER DIMOSTRARE IL CONTRARIO, ATTACCANO SENZA ESCLUSIONE DI COLPI, CHIEDENDO LA TESTA DI COLUI O COLORO CHE HANNO AVUTO, E HANNO, IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITÀ. LA CONCLUSIONE E’ CHE, QUESTI OMINICCHI, NON IMPARANO DALLA STORIA, E RIASSUMONO QUEGLI ATTEGGIAMENTI CENSORI DA “VENTENNIO”, IN CUI ERA PIÙ FACILE TAGLIARE LE TESTE O INCARCERARE! DISCUTERE, RAGIONARE, CONFRONTARE, SONO SOSTANTIVI IN VIA DI ESTINZIONE CHE, AL MOMENTO, SEMBRANO ESSERE SOLO INCHIOSTRO NERO SU PAGINE SBIADITE DI QUALCHE DIZIONARIO BLASONATO, CHE HA ACCOMPAGNATO I NOSTRI STUDI DI ADOLESCENTI!

Marzia MC Chiocchi

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NEL LINK IL COMUNICATO DEL PD IN ORIGINALE👇

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2021/11/02/rai-pd-report-diffonde-tesi-no-vax-interrogazione-a-fuortes_389a7355-cee3-44d0-a30f-8b80a01e45ff.html

FONTE: Il Paragone.it

QUESTO IL TESTO A FIRMA PD “IN CHIARO”👇👇👇👇👇

“Lunedi sera su Report e’ andato in onda un lungo compendio delle piu’ irresponsabili tesi No Vax e No Green Pass. Su questo chiediamo un un chiarimento ai vertici Rai”, commentano così i componenti Pd della Vigilanza Rai facendo riferimento al “servizio “NON C’È DUE SENZA TRE”andato in onda su RaiTre Sedicenti infermieri, irriconoscibili e coperti dall’anonimato come se si trattasse di pentiti di mafia, che affermano di essersi infettati per responsabilita’ delle aziende farmaceutiche. Un sedicente collaboratore del Comitato tecnico scientifico’, anch’egli irriconoscibile e anonimo, che – prosegue sempre una nota dem – denuncia la totale imperizia dell’organismo su cui poggiano le decisioni politiche a tutela della salute pubblica dall’inizio della pandemia. Dubbi sull’efficacia dei vaccini, perplessita’ sulla durata della copertura degli anticorpi, affermazioni del tutto campate in aria sulla ‘larga frequenza di effetti collaterali dopo la somministrazione del vaccino anti Covid, speculazioni dietrologiche sul ‘grande business della terza dose’ detenuto da ‘multinazionali del farmaco’ concentrate solo a ‘accumulare enormi profitti con la perdita di efficacia della terza dose’, dubbi sulla efficacia del Green Pass e della sua eventuale estensione”. 
Per questo – concludono i parlamentari – abbiamo chiesto al Presidente e all’Amministratore Delegato della Rai, insieme al Direttore di RaiTre Franco Di Mare, se fossero a conoscenza dei contenuti del servizio summenzionato, se ne avessero avallato la diffusione, quali iniziativa intendono mettere in campo per ristabilire un livello corretto e veritiero di informazione sui vaccini anti Covid, sul lavoro del Comitato Tecnico Scientifico e sulle decisioni assunte dal Parlamento e dal Governo a tutela della salute pubblica dall’avvio dell’epidemia di Covid 19 e fino ad oggi”.

Stiamo toccando il fondo. Quando la televisione pubblica finalmente svolge la sua funzione, offrendo servizi che mostrano semplicemente le cose come stanno, o anche solo ponendo dei dubbi e proponendo questioni, il Pd è subito pronto a mettere il bavaglio. Non solo stanno togliendo il diritto a manifestare, adesso apertamente e spudoratamente, ma anche quello della libera informazione.

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ALLARME SUPER “TASSE INDIRETTE”. IMPOSTA CANONE/RAI ANCHE SU TELEFONI, TABLET, PC. PROPOSTA DI INSIEME IN “AZIONE”. REFERENDUM PER LIBERA INFORMAZIONE E FISCO NON-PREDATORE

ABOLIRE LA IMPOSTA/CANONE RAI

Un Governo dei cittadini, alla richiesta dell’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes di estendere il cosiddetto canone anche a telefonini, tablet e pc, lo avrebbe mandato a casa per non saper bene amministrare i milioni di euro che gli arrivano sia della imposta/canone RAI sia dalla pubblicità.

Non solo, ma, a mio parere, è da mandare a casa, soprattutto, perché non si è accorto che la pubblicità televisiva della RAI coincide con quella della Mediaset, costringendo così noi cittadini a non poter scansare il tartassamento pubblicitario, particolarmente odioso quando si avvale di animali e bambini.

Ma cosa ci stanno a fare i parlamentari del Movimento 5 Stelle che abbiamo votato per cambiare il sistema?

Parlo dei parlamentari del Favvanc…. ma che non riescono a uscire da un Governo che ogni giorno lo mette nel c… agli italiani, rendendoli più poveri e trascinando la nazione nella disoccupazione visto che prosegue il far entrare le merci basate sul DUMPING (Esportazione di merci a prezzi molto più bassi di quelli praticati sul mercato interno o su un altro mercato, oppure addirittura sotto costo, da parte di trust già padroni del mercato interno, generalmente condotta con l’appoggio dello Stato, allo scopo d’impadronirsi dei mercati esteri. Un Dumping sociale che consente il mancato rispetto delle leggi in materia di sicurezza, diritti del lavoratore e tutela ambientale, che consente a un’impresa di ridurre i costi di produzione e quindi di vendere le proprie merci a prezzi molto più bassi di quelli di mercato.) che ha fatto chiudere i nostri artigiani, le piccole e grandi industrie che erano la vera forza economica di una nazione.   Non solo, ma con l’arrivo di dette merci arrivano i relativi imballaggi (enormi rispetto alla merce) e che dobbiamo smaltire noi, pagando milioni di euro e/o subendo i relativi inquinamenti perché dispersi nell’ambiente.

Con l’occasione vi invito a intervenire quando qualcuno parla di rispetto dei diritti umani, domandandogli perché non interviene pubblicamente e ripetutamente per sollecitare gli italiani ad acquistare merci prodotte in Italia, evitando  di acquistare le merci a prezzi da Dumping e che non sono prodotte con le sicurezze previste per le merci prodotte in Europa. Solo in questo modo si tutelano gli italiani, l’economia nazionale e si difende chi in dette nazioni viene utilizzato come schiavo e/o con paghe da fame.

Apri www.insiemeinazione.com per scoprire cosa fare per partecipare a migliorare la nostra qualità della vita. (Pier Luigi Ciolli)

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Questo il comunicato dell’ADUC(Associazione Diritti Utenti e Consumatori) del 31 ottobre 2021:

L’amministratore delegato della Rai ha bussato cassa e vorrebbe estendere il cosiddetto canone anche a telefonini, tablet e pc (1). In diversi gli hanno fatto notare che “non va bene”. Ma Carlo Fuortes insiste. Occasione perché l’unico partito non al governo, Fratelli d’Italia, si è erto a difensore dello status quo di contribuenti e utenti tlc (2).

Nulla di cui stupirsi.

Informazione e intrattenimento di Stato (governo e opposizione) funzionano così.

Sembra che l’imposta/canone sia tra le più odiate dai contribuenti, immaginiamo, trasversalmente rispetto ai partiti che poi vengono mandati in Parlamento… ma questo non intacca il compatto partito unico padrone della Rai. Siamo quindi in uno dei casi in cui chi rappresenta gli elettori nelle istituzioni fa cose diverse da ciò che pensano e desiderano i propri elettori.
Nulla di cui stupirsi.
Riforme all’orizzonte a parte le richieste di soldi di Fuortes e – sempre il nostro – che dice di amministrare la tv di Stato senza farsi condizionare dai partiti… lui che è dov’è per decisione dei partiti? (4) Nulla.

Dobbiamo rassegnarci e, come fanno tante associazioni e simili, dimenticarci del problema in cambio di qualche boccone della torta? Anche perché in passato, visto che il Parlamento era sempre insensibile in materia e i cittadini avevano tentato dei referendum, questi ultimi non hanno dato effetto? (5).

No, non ci rassegniamo e rilanciamo per tre motivi:

– i danni dell’informazione e intrattenimento di Stato sono sempre peggiori in una società dove la mediaticità è dominante per consapevolezza, consenso e salute mentale di ognuno;

– i danni del trust/monopolio inquinano mercato mediatico e pubblicitario (unica fonte di introiti per i concorrenti Rai);

il Parlamento continua ad essere insensibile (o lo è col metodo FdI…) alle istanze dei cittadini e quindi è tempo di aiutarlo ad essere più attento e disponibile. Così come in questi ultimi e prossimi mesi è e sarà aiutato coi referendum giustizia giusta, cannabis, eutanasia e caccia. Referendum che nel metodo – la rivoluzione della raccolta firme con lo spid – sono diventati più accessibili, funzionali e consoni per l’aiuto degli elettori al processo legislativo.

Occorre quindi mettersi a studiare come, facendo tesoro del passato (5), dare il nostro contributo ad una informazione e un fisco non da sudditi.

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NOTE

1 – oltre a stornare dai “fondi canone” quelli che oggi finiscono al “Fondo per il pluralismo” (soldi dati a pioggia ad alcuni media):

https://tlc.aduc.it/rai/comunicato/canone+imposta+rai+pentola+dell+oro+che+tutti_33324.php

https://tlc.aduc.it/notizia/imposta+canone+rai+aumento+proposto+presidente+rai_138321.php

3 – “Leggendarie” le campagne di:

* Lega di Bossi/Salvini e quelle di Antonio Di Pietro;

* Alcuni giornalisti Rai che, per i loro problemi occupazionali, invitavano a non pagare il canone…

Tutte campagne di invito a non pagare, abbandonando a se stessi quelli che vi aderivano e che hanno dovuto poi far fronte da soli ad un Fisco ben legittimato nelle proprie pretese (penali di ritardato pagamento incluse).

https://www.repubblica.it/politica/2021/10/28/news/rai_il_piano_di_fuortes_il_nuovo_modello_allontanera_i_partiti_dalla_tv_ma_gia_oggi_i_politici_non_chiamano_piu_-324141644/

5 – Un referendum (abolizione canone) non passò il giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale perché fu tacciato di essere contrario alla legge (che non consente referendum in materia tributaria), un altro vide il consenso degli elettori ma era “solo” un consiglio per la privatizzazione della Rai.

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5 – Un referendum (abolizione canone) non passò il giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale perché fu tacciato di essere contrario alla legge (che non consente referendum in materia tributaria), un altro vide il consenso degli elettori ma era “solo” un consiglio per la privatizzazione della Rai.

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A REPORT SU RAI 3 – IN ONDA UNA PUNTATA DEDICATA A MORTI E DANNI DA VACCINO. CORRELAZIONI SEMPRE PIÙ CHIARE E EVIDENTI

Lunedi 25 Ottobre la puntata di Report su Rai 3 e’ stata dedicata ai danni e le morti da vaccino anti covid 19 . Sotto accusa AstraZeneca, i decessi correlati, le responsabilità della politica, di AIFA e EMA.

QUESTO IL LINK DELLA PUNTATA 👇👇👇👇👇

https://rumble.com/vo8wvn-puntata-report-25-10-21-astrazeneca.html

Questi alcuni dei passaggi più importanti con il relativo minuto del video:

19’45”:

Il racconto della moglie di Stefano Paternó, 43 anni, il militare morto 16 ore dopo il vaccino. Conclusione dei consulenti della procura : nesso causale fra vaccino e decesso.

27’:

Studio su una delle possibili reazioni  avverse da parte di un centro di ricerca tedesco. Il medico afferma che le reazioni che hanno portato all’abbassamento delle piastrine sono sicuramente dovute a una proteina contenuta nei vaccini a vettore virale.

32

EMA ha autorizzato la vaccinazione per gli over 18 pur sapendo che il rischio di episodi trombotici era più alto sotto i 40 anni. Inquietante le dichiarazioni del medico tedesco che afferma “non potevamo sprecare nessuna dose”.

37

In Italia prima AstraZeneca e’ stato raccomandato agli under 55, poi agli under 65, poi sospeso 3 giorni, poi per “uso preferenziale per over 60” e siccome le dosi comprate erano tante, il Generale Figliuolo chiede di allargare l’uso agli over 50. Il CTS risponde il 12 maggio dando il via libera agli open day per tutti i maggiorenni. La Liguria organizza gli open day per gli over 18 perché gli over 60 non si vaccinavano più con astrazeneca. Si prenotano 20.000 persone fino a quando Camilla Canepa muore per emorragia cerebrale dopo la prima dose del vaccino. Nesso causale da vaccino.

Inizia lo scarica barile : il Presidente Toti cita un verbale CTS del 12 maggio che  autorizza gli open day per gli over 18. Il CTS a supporto mette uno studio inglese EMA in cui si parla di 8 morti evitate contro il rischio di 1.1 da vaccino. Peccato che questo dato citato dal CTS vale per la fascia 50-59 anni e non nei giovani. Negli under 30 NON CI SONO DECESSI PER COVID mentre nella vaccinazione sono previsti 2 casi di coaguli ogni 100.000 dosi.

43’:

Anche la regione Sicilia autorizza gli open day ma la politica prende le distanze dicendo che sono state seguite “le indicazioni di AIFA”. Guido Rasi conferma che dallo studio EMA fino ai 40 anni non sarebbe stato auspicabile fare vaccinazioni open day nei giovani con astrazeneca. E allora? Perché?

GUARDATE CON ATTENZIONE LA PUNTATA CLICCANDO SUL LINK ALL’INIZIO DELL’ARTICOLO

TRIESTE: TROUPE CACCIATA DALLA MANIFESTAZIONE AL GRIDO DI “BUFFONI RACCONTATE LA VERITÀ “

15/10/2021 (di Redazione)

“Troupe della televisione di Stato (RAI) cacciata dal porto di Trieste. Hanno appositamente posizionato la telecamera verso un punto morto lasciandosi alle spalle la marea umana: “Dite la verità! Terroristi!”. Questa è la prova che in televisione raccontano solo quello che vogliono loro!“. È quanto constata quest’oggi Radio Genova sul profilo Twitter.

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Abruzzo: al TG3 scappa la verità: “I Vaccinati contagiati stanno peggio di tutti”.

Caos in Abruzzo, anche la RAI si arrende e manda in onda il servizio: “Qui è un disastro, i vaccinati stanno peggio di tutti!” I turisti sono fuggiti nel giro di due ora senza neppure chiedere i rimborsi.

Godetevi il servizio e fatelo vedere ai vostri amici!

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Libertà di stampa e diritto di informazione

Un principio costantemente disatteso, che va contro il diritto di ogni cittadino di essere informato e di poter farsi un’opinione, grazie a quella che dovrebbe essere la trasparenza di uno Stato che si definisce “fondato sulla Democrazia”. 

di Roberto Roggero

Lo scorso 3 maggio si è celebrata, in tutto il mondo, la Giornata della Libertà di Stampa. Un evento che ha avuto, e continua ad avere, tutto il sapore della più goliardica presa in giro. Eppure, il diritto di libertà d’informazione e di opinione è sancito dall’articolo 21 della Costituzione, che come molti altri è diventato nulla di più che carta straccia. In particolare, l’articolo 21 dice: “La Costituzione della Repubblica Italiana stabilisce che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”. E’ solamente una ulteriore dimostrazione del contrario, come ciò che si legge nelle aule dei tribunali, dove il principio fondamentale “La legge è uguale per tutti”, è relegato al rango di barzelletta. Una barzelletta grazie alla quale ancora oggi un giornalista può incorrere in condanne da scontare in carcere per avere affermato o scritto ciò che non è consentito scrivere o affermare, e che nella maggior parte dei casi è la verità. Certo, che la verità sia scomoda o spaventi chi ha la coscienza non troppo luccicante, non è un segreto per nessuno. 

Al discorso si collega il mancato riconoscimento della categoria del libero professionista, o Free Lance, da cui proviene la mole maggiore di informazioni, a tutto vantaggio di chi è inserito in grandi strutture con grandi budget e grandi retribuzioni. Una situazione che, per molti, è di costante precariato, e che limita pesantemente la libertà di informazione, fino a operatori dell’informazione apertamente minacciati, o peggio. Una situazione dove l’etica dell’informazione è una aleatoria utopia. 

Se però non cambia la cultura dell’informazione, non può esserci una legge che stabilisca dei principi di uguaglianza o che garantisca una libera informazione. E’ quindi necessario un dibattito culturale prima che politico, e riconoscere il fatto che se l’informazione ha un grande potere, diventa automaticamente bottino di guerra.

Dal poco invidiabile 41° posto, ultima in classifica in Europa, e con circa 20 giornalisti sotto scorta, l’Italia celebra la Giornata Internazionale sulla Libertà di Stampa, istituita nel 1993 dall’assemblea generale delle Nazioni Unite. Secondo l’ultima pubblicazione ufficiale di Reporter Senza Frontiere, in oltre 130 Paesi nel mondo l’esercizio del giornalismo “vaccino principale” contro la disinformazione è “totalmente o parzialmente bloccato”. Insomma, non è possibile che ci siano giornalisti che guadagnano 10 euro (lordi) ad articolo, lavorando in contesti di pericolo e precarietà, mentre altri percepiscono mensilità a svariati zeri svolgendo il lavoro solo dietro a una scrivania. E se anche il presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Beppe Giulietti, si è detto d’accordo in linea di principio, la stessa Federazione non ha ancora fatto nulla per cambiare la situazione… 

Durante tutta la durata della seconda guerra mondiale, e nell’immediato dopoguerra, la stampa venne sottoposta a vari limiti e condizioni, in parte derivate dalla legislazione che regolava la libertà di stampa nel Regno d’Italia e poi passata attraverso le imposizioni del regime fascista.  

Molte delle leggi che regolano la libertà di stampa nella Repubblica Italiana provengono dalla riforma liberale promulgata da Giovanni Giolitti nel 1912, che istituì anche il suffragio universale per tutti i cittadini di sesso maschile. Per diversi aspetti, le condizioni in cui molti operatori dell’informazione svolgono il proprio lavoro, non si è discostata molto dall’Italia di Giolitti o dalle norme stabilite dal “Codice Rocco”, cioè il Codice di Procedura Penale elaborato dal ministro della Giustizia del governo fascista, risalente al 1930. Si pensi che diversi articoli del “Codice Rocco” riguardanti la libertà di stampa, sono stati abrogati solo pochi anni fa, come l’Art.57 che stabiliva: “Salva la responsabilità dell’autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati (528, 565, 596bis, 683, 684, 685), è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo”. O come l’Art.303 (abrogato solo nel giugno 1999) che stabiliva: “Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più fra i delitti indicati nell’articolo precedente è punito, per il solo fatto dell’istigazione, con la reclusione da tre a dodici anni. La stessa pena si applica a chiunque pubblicamente fa l’apologia di uno o più fra i delitti indicati nell’articolo precedente.” O ancora l’Art.662 (abrogato nel 1988), nel quale si legge: “Per l’esecuzione delle pene accessorie, il pubblico ministero, fuori dei casi previsti dagli articoli 32 e 34 del codice penale, trasmette l’estratto della sentenza di condanna agli organi della polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza e, occorrendo, agli altri organi interessati, indicando le pene accessorie da eseguire. Nei casi previsti dagli articoli 32 e 34 del codice penale, il pubblico ministero trasmette l’estratto della sentenza al giudice civile competente. Quando alla sentenza di condanna consegue una delle pene accessorie previste dagli articoli 28, 30, 32 bis e 34 del codice penale, per la determinazione della relativa durata si computa la misura interdittiva di contenuto corrispondente eventualmente disposta a norma degli articoli 288, 289 e 290”. 

Insomma, di fatto, nell’Italia democratica del 21° Secolo, il “Codice Rocco” è tutt’ora in vigore, pur modificato dalla Corte Costituzionale in diverse riprese, nel 1945, nel ’54, nel 1982 e nel ‘99. Poi più nulla. 

In sostanza, molte norme di epoca fascista, che regolano questioni minori come la necessità di autorizzazione per la stampa, sono ancora in vigore, e vengono ignorate o interpretate in modo edulcorato dalla maggior parte della pubblica amministrazione. 

Il mancato adeguamento della legge penale e amministrativa italiana alle nuove tecnologie, costringe a interpretazioni talvolta distorte, restrittive, e con effetti molto pericolosi, specialmente se si pensa che nell’era di internet (cominciata ormai da decenni) una delle conseguenze paradossali è che difficilmente sarebbero sanzionabili provider di siti web pornografici o addirittura pedo-pornografici che abbiano la loro sede al di fuori del territorio della Repubblica. Nessuna legge regola le frequentissime intrusioni di “pubblicità” non autorizzata in siti ufficiali, e le stesse norme in vigore posso portare anche a una condanna o a una assoluzione a seconda della sola interpretazione del magistrato incaricato. 

Si pensi che nel 2008, a causa di una interpretazione troppo restrittiva di articoli del codice penale, relativi all’obbligo di registrazione presso il tribunale di ogni tipo di pubblicazione, (esteso anche a qualsiasi sito internet, sebbene non concepito per tale utilizzo) lo storico Carlo Ruta venne condannato in quanto gestore di sito web per “stampa clandestina”, finché la Corte di cassazione ha deciso l’assoluzione. 

A questo punto, che senso ha leggere l’Art.21 della Costituzione, secondo il quale “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”? Stesso discorso per il principio secondo il quale la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. 

Sulla base del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, una larga e trasversale parte delle forze politiche ha sempre trovato motivo per restringere la libertà di espressione, giustificando la presenza di un monopolio della tv di Stato in campo radiotelevisivo, adducendo il motivo che le frequenze disponibili sull’etere sono un numero relativamente limitato. 

Codice Rocco a parte, le successive leggi introdotte dal Parlamento, a partire dal 1948, non hanno portato particolare giovamento. Proprio nel febbraio ’48 fu promulgata la nuova Legge n.47 sulla stampa, con cui erano dichiarate decadute le disposizioni del regime fascista. 

La nuova legge stabiliva, tra l’altro, quali indicazioni obbligatorie dovessero apparire sugli stampati e inoltre definiva le prerogative del direttore responsabile e del proprietario o editore, e fissava le regole per la registrazione delle pubblicazioni periodiche con norme relative al reato di diffamazione a mezzo stampa (responsabilità civile, riparazione pecuniaria). 

Insomma, la situazione è in stallo, perché anche se nel luglio 2005 il Parlamento ha votato l’abolizione della condanna a pene detentive in seguito al reato di diffamazione a mezzo stampa, gli emendamenti non sono stati tramutati in leggi. 

Naturalmente, la questione del conflitto di interessi in merito alla proprietà di televisioni, giornali e incarichi istituzionali è ancora un altro universo che meriterebbe un discorso a parte, e ancora oggi senza soluzione. 

Tutto questo porta quindi ai rapporti di Reporters Senza Frontiere che, nel 2007 poneva l’Italia al 35° posto, nel 2008 al 44° e, in una parabola discendente che sembra non avere freni, con il nostro Belpaese preceduto da Jamaica Namibia, Costa Rica, Ghana, Botswana e Burkina Faso e ultimo in Europa, oltretutto definito “particolarmente soggetto a censura”, con casi ampiamente documentati. Per altro, l’Italia ha sì guadagnato un primo posto, diretta conseguenza della situazione sulla libertà di informazione: medaglia d’oro per la popolazione considerata più ignorante del continente europeo. 

Esempi se ne possono citare a non finire, ma uno dei più eclatanti è stato citato nel Rapporto Freedom House 2004, quando Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio, era proprietario del primo gruppo televisivo privato del Paese, nonché della prima casa editrice nazionale, con rappresentanti nella Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla RAI. Il problema, però, sta a monte: anche se la legge in teoria limita il controllo dei politici sulle loro proprietà, non fa divieto di possedere compagnie mediatiche, a differenza degli Stati Uniti, dove il controllo dei media è interdetto ai politici e dove al Presidente si applica il “blind trust”. Ci aveva provato, con risultati che non si possono non definire “ridicoli”, l’allora ministro Gasparri con la proposta di legge sulle frequenze radiotelevisive, una delle maggiori trovate comiche degli ultimi tempi. 

Un ultimo recente e vergognoso esempio, che non ha bisogno di commenti, è il manifesto apparso per le strade della capitale, nel quale sono etichettate alc999une testate e relativi direttori o editori, come dedite alla apologia del fascismo. Giornali che esercitano il diritto di libertà di stampa garantito dalla Costituzione. Da notare che, nel manifesto, non compaiono ad esempio, i giornali di partito, manifestamente di destra o meno. Secondo questo principio, che posto dovrebbero occupare testate come “Il Secolo d’Italia”? 

Fermo restando che è semplicemente ridicolo attaccarsi ancora a principi ormai anacronistici come “Destra” o “Sinistra”, nel minestrone ormai andato a male dell’odierno agone politico, chi scrive non fa mistero di appartenere a una ideologia non certo derivante dalla Destra storica. Tutt’altro. Eppure scrivo in difesa del principio della libertà di stampa in quanto tale, a prescindere dal fatto che un giornale appartenga o meno a una ideologia. Un giornalista o un operatore dell’informazione che sia fedele al principio della verità oggettiva, è semmai critico soprattutto verso la propria appartenenza, perché è fin troppo facile puntare il dito contro il “nemico”. Verità e libertà di pensiero non hanno colore o ideologia. Verità e libertà di pensiero sono verità e libertà, senza accessori o aggettivi.