La Commissione Affari Sociali della Camera vota contro il green pass. l’ira di Letta (PD)

Continua la battaglia di alcuni partiti contro il green pass, che da ieri 1 settembre, è obbligatorio anche per treni aerei e navi oltre che per mangiare al chiuso in bar e ristoranti.

La commissione Affari sociali della Camera ha bocciato tutti gli emendamenti che chiedevano di eliminare l’articolo 3 del decreto legge in discussione che introduce l’obbligo della certificazione verde.

Tra i partiti che avevano depositato le norme anche la Lega, alcuni ex appartenenti del Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia. A confermare la posizione del Carroccio è stato Claudio Borghi, presente ai lavori della commissione in sostituzione di un membro leghista assente: “Votazione in commissione sanità sulla soppressione green pass in toto. Ho ricordato le risoluzioni di Consiglio d’Europa e Commissione UE. Niente. Votato a favore della eliminazione del green pass Lega, FdI e ex M5S. Contrari tutti gli altri”. Poi, sempre su Twitter, il deputato leghista ha rincarato la dose: “Mi spiace ma la maggioranza così ha deciso. Non abbiamo ritirato emendamenti e ho provato ad argomentare in tutti i modi ma larga maggioranza trasversale a favore. Notare, non c’entra niente il Governo con conseguenti appelli dentro o fuori, qui ha deciso il Parlamento”.

Enrico Letta

Ed è caos in maggioranza. A valanga il leader del Pd, Enrico Letta: «Io trovo che sia un fatto gravissimo in sé e che sia avvenuto proprio oggi quando le forze dell’ordine hanno presidiato il Paese per evitare che le manifestazioni contro il vaccino e il green pass mettessero il Paese nelle condizioni di non funzionare». «Una forza politica che sta al governo, in Parlamento mette in discussione tutto questo.
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CARO LETTA…FATTENE UNA RAGIONE! IN EUROPA, SOLO ITALIA E FRANCIA HANNO IL GREEN PASS E IL CONSIGLIO D’EUROPA HA SEMPRE DETTO NO ALLE DISCRIMINAZIONI! Se si risvegliassero i Padri Costituenti, farebbero a brandelli te e i tuoi compagnucci da quattro soldi! A proposito…..ma il PENNUTO MILITARE DOVE LO AVERE NASCOSTO? Non aggiungo altro…il resto lo sublimino per chi sa capire!

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Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

Un endocrinologo universitario spiega, in un’aula del Senato, perché non farà vaccinare la propria figlia…

Preferiamo non aggiungere parole in più’. La visione e l’ascolto esprimono tutto quello che c’è da dire!!!!! Il mainstream ripete i suoi mantra di regime e noi smontiamo i loro castelli con la Scienza Vera!

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M. Bolognetti “ Quale violenza?” A proposito di violenza e violazione dell’Art. 294 del codice penale

Quale violenza?

Io che pratico la strada della nonviolenza e che condanno la violenza esercitata nei confronti del giornalista di Repubblica, la distruzione del gazebo m5s, le telefonate anonime, ecc.ecc., non posso fare a meno di interrogarmi sul cos’è violenza, sul significato della parola violenza.

C’è violenza nel reiterato attentato ai diritti politici del cittadino?
C’è violenza in una informazione che da mesi inocula odio?
C’è violenza in titoli che parlano di disertori e renitenti?
C’è violenza quando 70 interviste non vengono mandate in onda e vengono censurate?
C’è violenza quando la violenza la cerchiamo e la evochiamo mezzo stampa?
C’è violenza nella censura, nella manipolazione, in cacce alle streghe e agli untori?
C’è violenza nella violazione dell’art.294 c.p.?
Non fa riflettere il fatto che 40 giorni di sciopero della fame vengano rimossi e poi ci si fiondi su una aggressione?
Cos’è violenza?

Maurizio Bolognetti

Bolognetti: continuano le purghe da stato etico e l’azione squadristica di certa stampa di regime. Continua l’attentato ai diritti politici del cittadino.

Questo ricatto infame, reiterato ed eversivo invece non è violenza, vero?E non un fiato da parte di un ceto politico straccione. E non un fiato da chi da mesi alimenta odio a nove colonne.Ripeto, esprimo una ferma condanna nei confronti di chi minaccia, aggredisce e distrugge, ma dobbiamo interrogarci su quel che larga parte della stampa ha fatto e sta facendo.

Quelli che oggi si strappano le vesti per il gesto violento di sparute minoranze, sono gli stessi che hanno killerato azioni nonviolente e di disobbedienza civile. Fatevela una cazzo di domanda.

Maurizio Bolognetti

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https://www.informazionelibera.org/editoriale/bolognetti-a-proposito-di-violenza-e-violazione-dell-art-294-del-codice-penale.html

Bolognetti: a proposito di violenza e violazione dell’art. 294 del codice penale

Condannando ogni forma di violenza fisica che non ci troverà mai a fianco di chi la pratica e la condivide, quello che però ci vede assolutamente in linea è quanto pubblicato oggi da Maurizio Bolognetti – segretario di Radicali Lucani -, su Radio Radicale e che siamo onorati di diffondere anche attraverso la nostra sezione degli editoriali.

Nulla abbiamo da aggiungere, ma Vi invitiamo ad ascoltare con attenzione i 6 minuti e mezzo di AUDIO, ringraziando l’autore.

Clicca qui per ascoltare 👇

https://www.radioradicale.it/scheda/646316

https://www.radioradicale.it/scheda/646316/bolognetti-a-proposito-di-violenza-e-violazione-dellart-294-del-codice-penale

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Gli studenti de La Sapienza di Roma contro vaccini e green pass

Siamo un gruppo di studenti dell’Università La Sapienza e vorremmo rispondere alla Sua lettera – (n.d.r. la lettera della rettrice è consultabile qui: https://www.uniroma1.it/it/notizia/lettera-della-rettrice-alla-comunita-studentesca-sulla-ripresa-delle-attivita-0) – rivolta alla Comunità studentesca, con cui Ella ci informa che il piano vaccinale deciso dal Governo è l’unica via d’uscita dalla pandemia.

E’ con un senso di profonda delusione che rileviamo come tale argomentazione, portata avanti dal Governo e dai media a reti unificate, venga riproposta in ambito accademico con una modalità assertiva volta a negare qualsiasi opinione che possa anche solo mettere in dubbio l’assunto su cui essa si fonda.

Come Lei sa, da medico e donna di scienza, il progresso delle conoscenze passa attraverso l’analisi obiettiva e trasparente delle evidenze scientifiche, che tenga in debito conto le posizioni critiche, minoritarie e dissenzienti.

Poiché, in qualità di studenti della Sapienza, abbiamo avuto il privilegio di apprendere questo metodo nelle aule di uno dei più antichi Atenei del mondo, non possiamo fare a meno di rilevare che, ad oggi, le evidenze scientifiche disponibili contraddicono le apodittiche affermazioni del Governo, tenuto conto del semplice fatto che, nel corso del mese di agosto 2021, si è registrato un numero di contagi e di decessi superiore rispetto a quello registrato nel mese di agosto 2020.

Questa semplice evidenza sembra confermare l’opinione, ormai largamente diffusa tra la popolazione, che il Green Pass rappresenti uno strumento di natura politica, più che di natura sanitaria, e che detto strumento sia volto, prioritariamente, a spingere gli italiani verso la vaccinazione di massa, aggirando in modo surrettizio l’art. 32, secondo comma, della Costituzione.

La stessa campagna vaccinale ha ormai messo in luce i rischi dei vaccini immessi in commercio dall’Unione europea in aperta violazione dei principi di precauzione, di consenso informato, di beneficienza, di non maleficenza e di giustizia; e confidiamo nel fatto che la Magistratura opererà per accertare il nesso di causalità tra vaccinazioni e reazioni avverse.

A questo punto non possiamo fare a meno di chiederLe se Lei sarà disposta, in quanto donna di scienza e in quanto medico, a prendersi la responsabilità di avallare uno strumento scientificamente rischioso e politicamente liberticida come il Green Pass, che peraltro determinerà il collasso della società civile come fino ad oggi ci è stato dato di conoscere, o se, invece, vorrà mettere argine a questa deriva.

Perché è evidente, Magnifica Rettrice, che, nel caso Lei scegliesse di avallare lo strumento del Green Pass, noi studenti saremo costretti a cercare altri luoghi, diversi dalla Sapienza, dove la ricerca, la conoscenza e la cultura si ispirino ai principi che il Green Pass intende sopprimere.

La ringraziamo per l’attenzione e la salutiamo cordialmente.”

Un gruppo di studenti della

Dopo l’obbligo vaccinale ai sanitari…la testimonianza di un medico – “Io dal Niguarda di Milano a Lugano per poter lavorare in onesta’”

È lunghissimo, lo so, ma vale la pena leggerlo tutto. Se non riuscite, salvate il testo e fatelo con calma.

Mi chiamo S. R., ho 61 anni, sono laureato in Medicina e Chirurgia presso La Sapienza di Roma nel 1985, specialista in Medicina Interna e Allergologia e Immunologia Clinica. Gran parte della mia carriera si è svolta in ambito ospedaliero a Milano (Niguarda, San Raffaele, Sacco) e a Lugano.


Da circa 10 anni ho scelto l’attività libero-professionale e ho collaborato con diversi Centri Medici del nord Italia.
Ho lavorato anche in Francia, Germania e negli USA. Fino all’estate scorsa, circa 1 volta al mese visitavo anche ad Olbia. Da giugno, vista la conversione in legge del DL44 sull’obbligo vaccinale per il personale sanitario, avendone la possibilità, lavoro stabilmente a Lugano.

Domanda: “Perché rifiuta la vaccinazione?”

Anzitutto tengo a precisare che io, come d’altra parte qualsiasi medico, sono assolutamente favorevole alla vaccinazione, pratica clinica che ha avuto origine oltre 1000 anni fa in estremo oriente e che si è poi evoluta, fino a costituire probabilmente lo step più importante della Storia della Medicina. Se lei mi chiede invece perché rifiuto “questa” vaccinazione, le motivazioni sono di diverso tipo.
Sotto un profilo clinico, è scritto su tutti i libri di testo universitari di Microbiologia (compreso il Fauci!) e di Malattie Infettive che non si vaccina mai nel corso di un’epidemia, per il rischio molto alto di creare mutazioni del virus (le famose varianti) che, pur essendo sempre casuali, sono in realtà iper-adattative e consentono al virus stesso di sopravvivere e replicarsi nonostante il vaccino. Questo fenomeno si chiama vaccino-resistenza, anch’esso ampiamente descritto nei trattati. Inoltre, non ha senso vaccinare contro un virus estremamente mutevole come un Coronavirus, a meno che non si abbia a disposizione un vaccino che venga via via aggiornato in modo da essere sempre competitivo nei confronti dell’evoluzione dell’agente infettivo: e invece noi abbiamo vaccini che sono quasi due anni più “vecchi” rispetto al virus attuale, e questo spiega la recrudescenza dell’infezione in Paesi con un’alta percentuale di vaccinazione, come Regno Unito, Islanda, Israele. In un primo momento si è cercato di giustificare questo fenomeno con l’inefficacia del vaccino, e mi riferisco specificatamente a quanto è accaduto in Cile col cinese Sinovac, e quindi il Cile si è dotato del Pfizer e Astra Zeneca. Risultato: terapie intensive quasi sature e numero di morti superiore al periodo pre-vaccinazione. A San Francisco hanno chiuso due ospedali perché il personale si era ammalato nonostante la piena vaccinazione con Pfizer, in alcuni ospedali del Massachusetts idem, con Moderna.
Un altro aspetto riguarda le fasi di sperimentazione.

In generale, un farmaco (ma anche un vaccino) deve essere sottoposto a varie fasi di studio:
1) la fase pre-clinica sugli animali, che serve sostanzialmente a stabilire l’eventuale tossicità della molecola su un organismo vivente complesso e poi alcuni parametri farmacocinetici: via di somministrazione preferenziale, assorbimento, distribuzione, metabolismo ed eliminazione;
2) la fase 1, cioè quella sui volontari sani, che serve per accertare che i risultati ottenuti sull’animale siano confermati nell’uomo;
3) la fase 2, quella sui volontari “malati”, che serve per verificare l’efficacia terapeutica del farmaco, o preventiva del vaccino in soggetti esposti al contagio;
4) la fase 3, quella più importante. Qui gli studi sono multicentrici, cioè effettuati in diversi ospedali, e devono essere condotti in doppio cieco e controllati con placebo. In questa fase è obbligatorio acquisire il consenso informato, perché il paziente deve sapere che è sottoposto ad una sperimentazione clinica, e quindi potrebbe ricevere il farmaco attivo oppure il placebo, e né lui né il medico lo sa (ecco il significato di doppio cieco). La fase 3 deve durare 3-5 anni (e guarda caso i vaccini anti SARSCoV-2 sono in fase sperimentale fino al dicembre del 2023!);
5) la fase 4, o farmacovigilanza, quella cui vengono sottoposti i farmaci una volta immessi in commercio.

La farmacovigilanza (o sorveglianza) può essere attiva o passiva: è attiva quando il medico visita periodicamente il paziente che ha ricevuto il farmaco e riporta eventuali effetti avversi, è passiva quando il paziente segnala al medico un evento avverso, il quale dovrebbe segnalarlo alle autorità sanitarie che dovrebbero prenderne atto. Si calcola che gli eventi avversi segnalati con sorveglianza attiva siano 100 volte maggiori di quelli segnalati con sorveglianza passiva. Questi vaccini sono sottoposti solo ed esclusivamente a sorveglianza passiva e, per esperienza diretta, quasi nessuno degli eventi avversi segnalati dai pazienti viene riportato! Infine, gli effetti a lungo termine: qui sta la criticità più importante. Noi (e Pfizer, Moderna, Astra Zeneca) non sappiamo assolutamente niente di quello che il vaccino potrebbe provocare tra 1, 2, 5 o 10 anni. Infatti, perché uno studio clinico sia attendibile, due sono i criteri fondamentali da rispettare: la numerosità del campione e la durata del tempo di osservazione. Uno studio che coinvolga 50 milioni di persone per 1 mese ci può dire solo che quel farmaco è sicuro in acuto, mentre uno studio su 1 persona seguita per 20 anni, non ci dà alcuna informazione poiché tutto può essere ricondotto a variabili individuali. Nel caso di questi vaccini la numerosità non supera i 70 mila soggetti (di fronte a 2.5 miliardi di vaccinazioni effettuate!), e il periodo di osservazione ad oggi non supera 1 anno. Ricordo che farmaci usati per oltre 40 anni come antiulcera (ranitidina, cimetidina), sono stati sospesi dal commercio in quanto nel 2018 si sono accorti che avevano un componente potenzialmente cancerogeno! Vorrei aggiungere un po’ della mia esperienza clinica: da sempre ho vaccinato le donne con la metà del dosaggio consigliato per l’uomo, e questo perché le donne hanno un sistema immunitario molto più efficiente, che purtroppo a volte tende ad esagerare provocando le malattie autoimmuni. E somministrando mezza dose di vaccino ottenevo un titolo anticorpale sovrapponibile a quello dei maschi. Con questi vaccini anti-Covid (più che anti-SARSCoV2) stessa dose per tutti, non si fa alcuna distinzione di età, peso corporeo, sesso, eppure basta aver studiato un po’ di immunologia!


Sotto un profilo extra-clinico, oltre al ridicolo furgoncino Algida che trasportava il vaccino da Bruxelles a Roma, ciò che più mi indispone sono gli obblighi alla vaccinazione per alcune categorie di lavoratori, Italia unico Paese in Europa (e forse da settembre la Francia), in aperta violazione di una decina di trattati internazionali, da Norimberga in poi, che vietano drasticamente la sperimentazione medica coatta sull’essere umano, e di alcune risoluzioni del Consiglio d’Europa, in particolare la 2361/2021. E l’obbligo indiretto, col famoso green pass, di sottoporre a vaccinazione i ragazzi, popolazione praticamente immune dal Covid è terrificante e va contro ogni logica, buonsenso e deontologia medica, dove si deve sempre valutare il rapporto rischio-beneficio. Infine, troppe liberatorie per le case farmaceutiche, scudi penali per i vaccinatori e, soprattutto, una vera e propria estorsione, o meglio doppia estorsione, da parte dello Stato nei confronti di alcuni cittadini, quali ad esempio i sanitari: se non ti vaccini perdi il lavoro (1° estorsione), ma per vaccinarti sei obbligato a firmare un consenso informato (2° estorsione) che è per definizione e per diritto internazionale è libero. Poi non sono nemmeno riusciti a scriverla bene, la legge: “misure di prevenzione del contagio da SARSCoV2”, è riportato in Gazzetta Ufficiale, quando nessuno dei vaccini disponibili ha questa indicazione. In pratica, se uno prendesse alla lettera sia la legge che la scheda tecnica dei vaccini, non è possibile ottemperare alla legge stessa. ABERRANTE!

Il recente decreto governativo prevede la sospensione dal lavoro e il taglio dello stipendio per chi rifiuterà la profilassi. Cosa ha intenzione di fare? Ritornerà nei ranghi? Farà causa?”

Subito dopo la conversione in legge del DL44 sull’obbligo vaccinale ai sanitari sono tornato a Lugano e ho fatto presente alla direzione che a causa del mio rifiuto alla vaccinazione probabilmente mi avrebbero sospeso dal mio ordine dei medici. Hanno letto la legge, mi hanno quasi riso in faccia, pacca sulle spalle, mi hanno rilasciato una licenza lavorativa di due anni (rinnovabile), e posso esercitare senza problemi in tutto il territorio svizzero. E se mai il mio ordine dei medici dovesse sanzionarmi o sospendermi per questo motivo (che non implica nessuna violazione del codice deontologico), gli svizzeri sono pronti a portare non solo il mio ordine dei medici ma tutta la FNOMCEO (Federazione nazionale ordini dei medici chirurghi e odontoiatri) italiana, il vero braccio armato di questa deriva sanitaria, di fronte ai tribunali internazionali. E loro fanno in fretta e non scherzano, si sa, e non sono certo lenti come la magistratura italiana.


Quando questo incubo sarà finito se ho voglia tornerò in Italia.
Da un punto di vista legale, insieme a molti altri medici, siamo rappresentati da un pool di avvocati che ha inoltrato esposti e denunce presso diverse sedi a livello nazionale ed internazionale.
“In quanti la pensano come lei?”
Siamo in molti, più di quanto si pensi, anche se mi duole notare che troppi sanitari hanno ceduto. Le dirò che sono molto più determinati gli infermieri e gli OSS!


“Prevede pericoli per chi si è vaccinato? Ci saranno, come sostiene qualche no-vax, delle modifiche nel codice genetico?”

Sugli eventuali pericoli a lungo termine per i soggetti vaccinati non posso esprimermi, perché come ho già detto il tempo non è sufficiente per fare valutazioni obiettive. Certo è che se, faccio un’ipotesi, fra 5 anni, dovessimo osservare un significativo incremento di malattie autoimmuni o di sterilità nei soggetti vaccinati rispetto ai non vaccinati, allora il discorso cambierebbe…
Non penso che l’mRNA contenuto in Pfizer e Moderna sia in grado di modificare il nostro DNA che ha dei dispositivi di protezione molto efficienti. E’ vero anche che in Medicina molte cose che in passato erano considerate impossibili sono diventate improbabili poi probabili poi possibili ed infine certe…

Ritiene che i dati sulla pandemia per come ci sono stati raccontati contengano delle inesattezze? Se non addirittura delle falsificazioni? Ad esempio: non tutti i morti per Covid sono realmente deceduti per il virus?”

La faccio breve, qui non si tratta di inesattezze ma di vere e proprie falsificazioni, falsificazioni pianificate e coordinate su più livelli, non ultimo quello mediatico. Falsificazioni che partono dai tamponi PCR (con cicli di moltiplicazione che in Italia sono arrivati a 51 mentre il massimo accettabile era 24, da cui il 60% di falsi positivi) per arrivare al famoso quanto ridicolo indice Rt alle ospedalizzazioni ed alle morti: in pratica, tutta la filiera del Covid. Molte morti avvenute negli hospice, dove vengono ricoverati malati terminali, sono state attribuite al Covid, abbiamo circa 5 mila decessi in meno rispetto al 2019 per cancro polmonare in quanto sono stati attribuiti al Covid e tantissimi altri esempi. Infine due esperienze personali: una mia conoscente ha soccorso una signora anziana che mentre portava a spasso il cagnolino ha avuto un arresto cardiaco, è stata portata in ospedale dove poi è morta. Morta per Covid! Un collega marchigiano, insieme ad un amico, durante una battuta di pesca subacquea ha avuto un malore ed è annegato. Lo hanno ritrovato dopo due giorni, tampone positivo, morto per Covid, ovviamente. Se non fosse drammatico sarebbe ridicolo.
“Lei nega il virus o, perlomeno, la sua pericolosità? E crede alla “dittatura sanitaria”? E se sì ritiene che ci si debba ribellare?”
No, non nego affatto il virus, che è un semplice Coronavirus che nell’80% dei casi ci causa il raffreddore, ma a volte si arrabbia e causa malattie gravi come la SARS e la MERS, e non nego che il Covid (pur essendo in termini assoluti molto meno letale di SARS e MERS) abbia fatto tante vittime. Se però andiamo sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità (non proprio antigovernativo!), vediamo che l’età media dei decessi per Covid è di 80 anni, e il 67% di questi aveva 3 o più patologie croniche preesistenti. Ricordo che l’aspettativa di vita media in Italia è di 81 anni…
Non so se il termine “dittatura sanitaria” sia appropriato, è certo che per colpa del Covid o grazie al Covid è stata fortemente limitata la libertà delle persone, sotto tutti i profili. Certamente il Covid è servito per far apparire normali cose grottesche come i banchi a rotelle, le mascherine cinesi o le primule per le vaccinazioni, oppure un generale pieno di medaglie che dice alla milanese “ghe pensi mi” perche gli altri non sanno far niente, quando nella Sanità pubblica ci sono dei manager estremamente più competenti ma completamente emarginati.
Non penso che in Italia vi sia possibilità di ribellarsi, perché tutto l’apparato politico-burocratico lo impedisce. E chi dovrebbe difendere i diritti costituzionali del cittadino, dai tribunali, alle Forze dell’Ordine (che, ricordo, hanno giurato fedeltà alla nazione e non a un governo, e hanno l’obbligo di disattendere qualsiasi ordine vada contro gli interessi del popolo italiano) fino al massimo garante della Costituzione non fanno assolutamente niente. Pertanto spero in un intervento sovranazionale, europeo, che già si è espresso ma che il Parlamento italiano vigliaccamente ignora. Per quello che mi riguarda, l’ufficio legale dell’ospedale di Lugano è pronto a portare in tribunale il mio ordine dei medici, senza perdere tempo. E il mio ordine dei medici, nella persona di chi eventualmente firmerà qualsiasi provvedimento disciplinare nei miei confronti, sa benissimo che verrà fatto a pezzi. E l’efficienza e la determinazione svizzera mi rassicura più di qualsiasi iniziativa italiana.

Lei ha studiato e lavorato anche all’estero. Pensa che ci siano differenze nella gestione dell’epidemia tra gli altri Paesi e il nostro?”


Senza dubbio ci sono grosse differenze. Anzitutto per quanto riguarda il conteggio delle vittime: in Germania è molto inferiore al nostro perchè il Covid per essere considerata causa di morte deve essere assolutamente determinante: cioè un soggetto sano che si ammala di Covid e muore, è morto per Covid, e anche un diabetico ben compensato che si ammala di Covid e muore, è morto per Covid. In Italia hanno conteggiato tutti, indiscriminatamente, anche i malati terminali per altre cause, ai quali sarebbe bastata una semplice indigestione per morire. Mi ricordo di aver letto il caso di un giovane agente della Guardia di Finanza, morto per Covid a 25 anni. Incuriosito, leggo a fondo l’articolo, e scopro che il ragazzo era in coma irreversibile, attaccato ad un respiratore da 3 anni, in quanto fu accidentalmente colpito da un proiettile mentre puliva la sua arma! E comunque, questa esagerazione italiana sui morti per Covid l’ha ammessa involontariamente il presidente dell’ISTAT, con tanto di filmato youtube.

Cosa direbbe a chi vuole vaccinarsi ed è assolutamente certo dell’importanza di questo gesto?”

Il compito del medico non è quello di convincere il paziente a fare o non fare una determinata scelta, questo rientra nei suoi diritti. Diverso è se qualcuno vuole essere informato, e allora io devo agire secondo scienza e coscienza, senza condizionamenti di alcun tipo. Se una persona mi chiedesse informazioni sui vaccini disponibili gli direi quello che ho sopra riportato: il vaccino non previene la trasmissione (il fatto che si dica che i vaccinati hanno una carica virale più bassa è una menzogna), quindi farlo per preservare gli altri non ha senso; il vaccino previene forme gravi di malattia, e quindi ha senso farlo se si è un soggetto a rischio, ma chiaramente a rischio, e in questo caso il vaccino va considerato come la mascherina, cioè un Dispositivo di Protezione Individuale (DPI). Purtroppo, come ci insegna Israele, finiscono in terapia intensiva anche i vaccinati, e questo punto inizia a vacillare sempre più; se potrebbe avere conseguenze a lungo termine, e io questo proprio non lo so. Ma 35 anni di immunologia clinica mi insegnano che è meglio non scherzare col sistema immunitario, in specie quando questo è sollecitato artificialmente attraverso un mRNA e non un normale agente infettivo.
Inoltre informerei bene sulla possibilità delle terapie domiciliari precoci, cosa che i medici hanno sempre fatto, con risultati eccellenti. A questo proposito, ma questa è solo la mia esperienza, il Covid in pazienti non vaccinati risponde meglio alla polifarmacoterapia indicata dei pazienti col Covid Vaccinati.

Abruzzo: al TG3 scappa la verità: “I Vaccinati contagiati stanno peggio di tutti”.

Caos in Abruzzo, anche la RAI si arrende e manda in onda il servizio: “Qui è un disastro, i vaccinati stanno peggio di tutti!” I turisti sono fuggiti nel giro di due ora senza neppure chiedere i rimborsi.

Godetevi il servizio e fatelo vedere ai vostri amici!

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A Messina un infermiere muore dopo la vaccinazione Pfizer! Riunione urgente per decidere se segnalare il caso all’AIFA

Messina, 30 agosto 2021 – Una riunione urgente tra la direzione sanitaria dell’Ospedale Papardo a Messina ed i medici rianimatori per decidere se segnalare all’Aifa la morte di Antonio Mondo, 49 anni, infermiere dell’Irccs Piemonte, deceduto nelle prime ore di domenica mattina.

Si svolgerà domani, presieduta dal direttore sanitario Giuseppe Trimarchi, e servirà a valutare se dall’analisi dei dati clinici si evince un sospetto di nesso causale tra il decesso e la somministrazione del Pfizer a cui l’infermiere si era sottoposto già nella primissima fase della campagna vaccinale.

La morte di Antonio Mondo, molto noto in città  anche per essere stato un atleta di judo, è rimbalzata sui social già da ieri mattina con amici e parenti affranti che in gran parte hanno già “sentenziato” una correlazione tra decesso e vaccino dal momento che l’uomo non sembra avesse alcuna patologia pregressa. Appena 20 giorni prima, un altro infermiere, amico e collega del 49enne, è deceduto, sempre al Papardo, dopo essersi sottoposto al vaccino.Appena 20 giorni prima, un altro infermiere, amico e collega del 49enne, è deceduto, sempre al Papardo, dopo essersi sottoposto al vaccino.

L’infermiere Antonio Mondo, dopo la seconda dose di vaccino, lamentava forti dolori prima alle gambe e poi in altre parti del corpo. Sottoposto a varie terapie, la situazione si è aggravata con il passare dei giorni, fino al decesso ieri nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Papardo. Lascia moglie e due figli.

I funerali sono stati annunciati per martedì 31 nella chiesa di San Giuliano alle ore 15.00.

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Padre e figlia ricoverati nonostante due dosi di Pfizer

FONTE: il Giornale d’ Italia

A Viareggio un uomo di 76 anni insieme alla figlia, 31 anni, è finito in ospedale dopo aver contratto il Covid-19 nonostante avessero entrambi già completato il loro ciclo vaccinale con le due dosi di Pzifer. I due, dopo essere risultati positivi al Coronavirus, credevano che con il vaccino non avrebbero avuto sintomi gravi eppure non è stato così.

A raccontare la vicenda sua e di suo padre è Aurora Cavo, avvocato con un noto studio legale a Lido di Camaiore, in provincia di Lucca. “Sono stata vaccinata con Pfizer, ultima dose 12 luglio, e ho 31 anni. Mio padre Vittorio, 76 anni, ha ricevuto Astrazeneca, ultima dose a giugno. Martedì 10 agosto ho iniziato ad avere una forte tosse”, racconta la donna. “Il medico di famiglia – continua – mi ha prescritto un antibiotico adducendo che fosse una ‘frescata da aria condizionata’ ma la notte stessa ho accusato febbre alta. Il giorno successivo ho chiamato la dottoressa suggerendole che forse era il caso che mi prescrivesse un tampone, e lei mi ha risposto ‘va bene per scrupolo, ma non so quando riuscirai a prenotarlo perché in questi giorni non c’è personale’. Ho prenotato per il 13 agosto il tampone in laboratorio privato: il risultato era positivo. Ho avuto febbre alta, difficoltà respiratorie, perdita di gusto e olfatto, dolori articolari fino alla settimana successiva quando mercoledì 18 agosto, gli operatori sanitari mi hanno trasportato all’ospedale Versilia”, continua.

Poi “sono stata dimessa la notte stessa, con situazione respiratoria aggravata dalla mia asma”, prosegue Aurora Cavo. É andata peggio però a suo padre. “Dopo che è stato scoperto anche lui positivo – spiega la 31enne – ha iniziato ad avere episodi di vomito e diarrea per 4 giorni. Quando ho riferito al medico di famiglia, dicendole che mio padre continuava ad avere febbre alta, lei gli ha semplicemente prescritto delle vitamine. La notte stessa, mio padre è stato ricoverato al reparto Covid di Massa, dove si trova ad oggi, con maschera di ossigeno al 50%. Gli unici contatti miei che sono risultati positivi al Covid sono stati mio padre e il mio fidanzato (anche lui, con doppia dose di Pfizer quindi “immunizzato”), che ha superato la malattia a domicilio”, continua l’avvocato. Ma non è finita qui.

La donna, ora visibilmente preoccupata per le condizioni del padre 76enne, racconta la sua “disavventura” anche con la certificazione digitale verde. L’avvocato Cavo spiega di aver chiamato il centralino 1500 del Ministero “per chiedere delucidazioni in ordine al nostro Green Pass“. E poi: “Mi è stato detto – continua – che il nostro caso è eccezionale e, in conclusione, non hanno saputo dirmi che fine farà”. Insomma, oltre il danno, la beffa. 
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Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale

Lo studio italiano: «Decessi in aumento ma non per Covid». Gli effetti della pandemia sulle cure interrotte per altre patologie.

Nei primi mesi del 2021, secondo una ricerca universitaria italiana, pubblicata su Public Health, ci sono stati 9mila decessi in più rispetto alla media degli anni precedenti, ma solo il 16 per cento è collegato al Covid. Sotto accusa ci sono le mancate cure per colpa della pandemia.

La ricerca mette a confronto i dati sui decessi del 2020 e del 2021, comparandoli con quelli che si sono verificati in media negli ultimi cinque anni. Nell’anno della pandemia, il 2020, ci sono stati 750 mila decessi, 108 mila in più rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Poco meno della metà di questo surplus di morti, il 43 per cento, è stata causata dal Covid. Si tratta, nello specifico, degli interventi chirurgici rimandati o degli screening saltati per colpa del sovraffollamento degli ospedali o dei lockdown che si sono susseguiti dalla primavera dello scorso anno.

A quantificare il fenomeno ci pensa un rapporto dell’associazione Salutequità, che si occupa di monitorare l’andamento e l’attuazione delle politiche sanitarie e sociali in Italia. Nello specifico, le operazioni cardiochirurgiche sono diminuite del 20 per cento, le operazioni di chirurgia oncologica del 13 per cento, la radioterapia del 15 per cento e la chemioterapia del 30 per cento. Sono stati il 30 per cento in meno i ricoveri per il tumore al seno e il 20 per cento in meno quelli per altre patologie oncologiche come il tumore ai polmoni, al pancreas o all’intestino. Anche per quanto riguarda la diagnostica le prestazioni sono calate, con 90 milioni in meno, ad esempio, di prenotazioni per le analisi di laboratorio. Un quadro che, secondo gli addetti ai lavori, avrebbe contribuito, assieme al Covid, a far aumentare il numero di decessi nel 2020 e nel 2021.

IL TAR LAZIO CONFERMA LA NON OBBLIGATORIETA’ DEL VACCINO CONTRO IL COVID. COMMENTO ALLA SENTENZA N. 8446/2021

A cura dell’Avv. MicheleAlfredo Chiariello

PREMESSA

Con una sentenza, passata un po’ in sordina, il Tar Lazio – occupandosi, in realtà,  di altra questione –  ha confermato il principio della non obbligatorietà, attuale, della vaccinazione contro il Covid 19.-

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IL FATTO

Con il ricorso in commento, alcuni soggetti, collettivamente come associazione e singolarmente, paventando immediato pericolo per la propria salute, impugnavano:

  • in via principale, il piano strategico nazionale dei vaccini per la lotta al COVID 19;
  • in via secondaria, gli atti della Commissione UE con cui si autorizza l’immissione in commercio di vaccini per il contrasto al COVID (ossia: Pfizer, Moderna ed Astrazeneca), i piani regionali delle suddette vaccinazioni e la determinazione della Agenzia delle dogane legata all’ingresso dei suddetti vaccini.-

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IL PERCORSO MOTIVAZIONALE DEL TAR

Il Collegio laziale, evidenziando alcune lacune “strutturali” del ricorso[1], lo rigettava, stabilendo che non vi era prova del concreto pericolo, derivante dall’esecuzione degli atti impugnati, nei confronti dei ricorrenti, in quanto:

  • risulterebbe infatti sufficiente, onde evitare i paventati pericoli per la propria salute, non prenotarsi per la prima delle due previste dosi. Ciò nella assorbente considerazione per cui la somministrazione del vaccino è facoltativa e non obbligatoria nei riguardi dei ricorrenti medesimi;
  • l’utilità sperata (evitare pericoli per la propria salute) potrebbe essere egualmente raggiunta anche senza la necessaria previa eliminazione dei provvedimenti qui specificamente impugnati;
  • in una complementare prospettiva, dall’eventuale accoglimento, non solo i ricorrenti non ricaverebbero alcuna utilità specifica ma, anzi, un danno irreparabile si produrrebbe per quella (di sicuro non irrilevante) fetta della popolazione che invece – anche per “dovere civico” e senso del bene comune – intende ancora sottoporsi alla vaccinazione onde efficacemente combattere la pandemia in atto.-

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CONCLUSIONI

In un periodo molto caldo sul tema, la sentenza in commento conferma, come detto per inciso, la non obbligatorietà del vaccino contro il Covid19 – al momento tale prevista dalla legge 76/2021 solo per alcune categoria sanitarie e para sanitarie – pur evidenziando come – attraverso quella che si potrebbe definire una “moral suasion” amministrativa – ci siano dei doveri civici, il bene supremo della collettività, strumentali rispetto ad una efficace lotta al virus.-

[1] In particolare:

  • Il difetto di giurisdizione amministrativa nell’impugnazione di provvedimenti della Commissione Europea;
  • La mancata evocazione in giudizio degli Enti (Agenzia delle Dogane e Regioni) i cui provvedimenti venivano impugnati;
  • La mancata evocazione in giudizio di almeno un controinteressato;
  • Il difetto degli elementi per poter definire i ricorrenti, collettivamente, come una associazione, titolare di interessi diffusi e sovra individuali.

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