TRIESTE: TROUPE CACCIATA DALLA MANIFESTAZIONE AL GRIDO DI “BUFFONI RACCONTATE LA VERITÀ “

15/10/2021 (di Redazione)

“Troupe della televisione di Stato (RAI) cacciata dal porto di Trieste. Hanno appositamente posizionato la telecamera verso un punto morto lasciandosi alle spalle la marea umana: “Dite la verità! Terroristi!”. Questa è la prova che in televisione raccontano solo quello che vogliono loro!“. È quanto constata quest’oggi Radio Genova sul profilo Twitter.

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USB: IL GREEN PASS, UN PASTICCIO

venerdì, 15 ottobre 2021 (Comunicato di USB)

Il Green Pass non ha nulla a che fare con la salute pubblica e la sicurezza nei luoghi di lavoro e al contenimento della pandemia ma è uno strumento di costrizione sociale di coloro che non vogliono vaccinarsi, che sono pericolosi più che altro per sé stessi e per i profitti delle attività economiche.

Ormai è chiaro a tutti come l’obbligo del Green Pass in tutti luoghi di lavoro sia uno strumento arbitrario per spingere i cittadini e i lavoratori a vaccinarsi. Obiettivo, questo, che si sarebbe dovuto perseguire attraverso l’obbligatorietà del vaccino, un’informazione non ambigua e di convincimento culturale.

Il Green Pass non ha nulla a che fare con la salute pubblica e la sicurezza nei luoghi di lavoro e al contenimento della pandemia ma è uno strumento di costrizione sociale di coloro che non vogliono vaccinarsi, che sono pericolosi più che altro per sé stessi e per i profitti delle attività economiche.

L’insana introduzione dell’obbligo del “Green Pass” per poter accedere ai luoghi di lavoro da parte del Governo Draghi & co, lasciando “facoltativo” il vaccino, è stata una scelta che abbiamo criticato fin dall’inizio, proprio perché sostituiva una misura sanitaria facilmente spiegabile, al contrario di un documento burocratico di nessuna rilevanza ai fini di combattere il contagio.


La scelta del Green Pass è una furbata utile solo a creare strumenti coercitivi a disposizione delle imprese contro i lavoratori, da un lato lasciati “liberi di vaccinarsi” ma dall’altra discriminati in base alla scelta, brandendo la minaccia di sospensione dal lavoro e dallo stipendio come esplicitamente contenuto nel decreto governativo.

Per noi di USB il vaccino è fondamentale per il contenimento del virus insieme all’utilizzo delle mascherine, del distanziamento e del tracciamento e per questo è necessario che sia reso disponibile a tutti, liberando i vaccini dal monopolio di Big Pharma, consentendo le vaccinazioni nei paesi poveri e bloccando lo sviluppo delle varianti alimentate dalle diseguaglianze economiche. Perché le varianti non hanno confini geografici


La diatriba sul Green Pass è stata strumentalmente utilizzata come arma di distrazione e divisione di massa, nonché egemonizzata dai fascisti, per diventare “terreno di lotta politica” in piena campagna elettorale, distogliendo e oscurando l’attenzione sulle politiche di questo Governo che si sta traducendo in centinaia di migliaia di licenziamenti, in delocalizzazioni aziendali, nella continua precarizzazione del lavoro attraverso la diffusione dei contratti atipici e le esternalizzazioni attraverso la pratica di appalti e sub-appalti che negano i principali diritti a lavoratrici e lavoratori.

Inoltre, non essendo previsto per legge l’obbligo vaccinale, la richiesta in alternativa di un tampone ogni 48 ore a totale carico dei lavoratori paradossalmente implica che gli stessi debbano pagare per andare al lavoro, in contrasto con l’art 15 comma 2 del Dlgs 81/08, secondo il quale le misure relative alla sicurezza non devono comportare nessun onere finanziario per i lavoratori.

LA SALUTE E LA SICUREZZA DEVONO ESSERE A CARICO DEI DATORI DI LAVORO

Nei luoghi di lavoro i costi della sicurezza non possono ricadere sui lavoratori, devono essere affrontati dalle aziende, come la quarantena per COVID deve essere considerata alla stregua della malattia e quindi retribuita.

Allegati👇

https://telecomunicazioni.usb.it/fileadmin/archivio/telecomunicazioni/2021.10.15_il_pasticcio_del_Green_Pass.pdf

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Il pensiero di Massimo Cacciari. Il punto di non ritorno sul cambiamento in atto

È un punto di non ritorno credo. Quello che vedo intorno a me è difficile persino da descrivere per quanto sia angosciante e al contempo ignorato dai più.

A prescindere da quello che uno possa pensare su una data questione, al di là delle proprie scelte personali, esistono dei fatti oggettivi che non possono essere ignorati e vanno analizzati lucidamente.

Non si vedeva da decenni uno stato che era in grado di far sparire nel silenzio decine di migliaia di persone che protestano. A prescindere da quello che sostengono quelle persone, il fatto che si siano ignorate queste manifestazioni (mentre venivano trasmessi servizi su tg nazionali con persino inviati sul posto per raccontare di sgomberi di rave non autorizzati) dovrebbe fare venire un brivido nella schiena a chiunque.

Viviamo in uno stato che ha deciso di applicare un ricatto paragonabile solo a certe leggi fasciste e questo lo dicono anche filosofi e politologi come Agamben.

Questo ricatto, di fatto, viola leggi e trattati che hanno molto più valore legalmente parlando, e discrimina di fatto milioni di persone sulla base di una scelta legale e permessa, sulla carta, dallo stato stesso.

Circa il 20% dei lavoratori italiani non vuole il green pass. Il venti per cento.

Dopo mesi di manifestazioni, centinaia di migliaia di persone scese in piazza pacificamente e inascoltate, diritti erosi, ricatti, adesso si sono accesi i riflettori. Adesso che si è usata violenza. 


È un copione che conosciamo, Cossiga Docet. Un copione che ancora funziona evidentemente: infiltrare i movimenti per politicizzarli e avere una scusa per reprimerli.

L’assalto alla sede della CGIL è da manuale. Quello che non è da manuale è vedere che a 20 anni dal G8 c’è ancora chi ci casca.

Il discorso di Landini all’indomani di questo fatto è da copione: un inno alla resistenza, all’antifascismo, alla difesa dei diritti del lavoro. Gli stessi principi che avrebbero dovuto far muovere i sindacati per proteggere i lavoratori da quello che sta accadendo, ma finora non pervenuti. 

L’appello alla mobilitazione generale dopo questo evento è la ciliegina su una torta di escrementi. 

La risposta generosa e partecipata a questo appello da parte di chi non ha mosso paglia contro quello che sta succedendo, invece, è il sintomo finale di una metastasi in corso da tempo. Il suo auspicare a una riforma generale del lavoro dopo questo specifico fatto è da brividi, per chi sa leggere tra le righe.

Proclami da una parte e violenza dall’altra, tutto purché il copione silenzi quello che succede nelle piazze, le ragioni dei manifestanti e le manganellate prese da giovani, vecchi, mamme.

Ma, anche volendo fare gli ingenui e senza considerare la palese infiltrazione delle manifestazioni pacifiche (sforzandoci parecchio), la destra fa solo quello che sa fare da sempre: cavalcare il malcontento di gente esausta e lasciata sola da organizzazioni governative e non, comprese più colpevolmente quelle di sinistra e per la difesa dei diritti. Ma cavalcare non significa rappresentare e quindi associare le piazze ai fascisti, anche in questo caso, sarebbe per usare un eufemismo, ingenuo e miope.

Il vero attacco alle sedi dei sindacati non è quello studiato a tavolino da quattro fascisti che rappresentano lo 0,01% del paese, ma quello che sta avvenendo da molto tempo, globale, massivo che ha spogliati i sindacati dei loro ruoli e in maniera molto più subdola rispetto a quello che è successo ieri, ma come al solito ci si sveglia solo quando si è attaccati da fascisti che si dicono apertamente fascisti, senza nessuna valutazione sociale sul perché e in quale contesto si sia arrivati a questo, anche perché questo vorrebbe dire fare un’autocritica che le varie organizzazioni “di sinistra” non possono permettersi. E quindi ora è il momento della retorica e di slogan antifascisti, di difesa del lavoro e dei diritti.

Quando invece, nel silenzio censorio dei media, ci sono decine di migliaia di persone in piazza contro un fascismo mascherato da democrazia che erode i diritti e attacca il lavoro discriminando circa il 20% dei lavoratori, non si fa volare una mosca, anzi. 

Questo è solo pericoloso e vile collaborazionismo. Non solo, è una fotografia perfetta di come i fascismi, così come successe in passato, possano subdolamente emergere sulle onde di applausi e mobilitazioni di certi apparati che si proclamano antifascisti.

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Green Pass, anche l’Aeronautica non si piega. Cosa chiede al governo

Una situazione straordinaria, richiede una reazione straordinaria, gli italiani lo sanno e non si arrendono, ma proseguono con le manifestazioni. Siamo l’unico paese al mondo ad imporre ai lavoratori l’obbligo di possedere una carta per poter lavorare. Anche l’Aeronautica militare non si piega alla vile misura imposta dal governo. Siam, il Sindacato dell’Aeronautica militare, ha indetto per oggi (venerdì 15 ottobre) alle ore 7 il primo storico sit-in della storia aeronautica. La manifestazione di protesta si sta svolgendo davanti ai cancelli d’ingresso della base militare siciliana di Sigonella”

“Il segretario della sezione di Sigonella e dirigente nazionale del sindacato, Alfio Messina, dichiara: “Dalle ore 7.00 alle ore 7.25 per la prima volta nella storia, il Siam scende in strada con i suoi iscritti con un presidio pacifico per invocare la libertà di entrare liberamente nel luogo di lavoro senza dover mettere mano al portafoglio e di poter usufruire di tamponi gratuiti che dovrebbero essere garantiti, semmai, dallo Stato, cosi come garantisce il vaccino a chi lo desidera”

Con una nota il segretario generale del Siam, Paolo Melis, aggiunge: “È bene ricordare che non vi è nessun obbligo di legge al momento che imponga il vaccino ai militari e, pertanto, i tamponi devono essere gratuiti nell’interesse stesso dell’amministrazione che deve garantire servizi essenziali per lo Stato e livelli di operatività imprescindibili

Il Siam era già intervenuto con i vertici lo scorso agosto a tutela dei colleghi cui era stato negato l’accesso alle mense di servizio. “Siamo convinti -prosegue Melis- che finché il governo o il Parlamento non interverranno con un’apposita norma che preveda l’obbligo al vaccino, non possano esserci provvedimenti restrittivi al diritto al lavoro, come risulta essere il green pass”.

Dott. Amici: Covid e disturbi psichiatrici “Sono aumentati dell’84% gli accessi dei minori al pronto soccorso”

14 Ottobre 2021 – di Mariano Amici

Nell’ambito della sua opera di sensibilizzazione rispetto alla situazione Covid, sulle ‘pericolose incognite’ legate alla vaccinazione, e convinto nonostante tutto della bontà delle cure rispetto ai contagi, il Dott. Mariano Amici continua nel frattempo a ‘studiare’ e a raccogliere dati, a supporto delle sue tesi che, come spesso rimarca, sono frutto di una logica maturata ‘secondo scienza e coscienza’.

Il Dott. Amici rivela gli studi ‘sugli effetti della gestione dell’epidemia sui giovani’

Oggi ad esempio, nel suo articolato sito dedicato al coronavirus (wwwmarianoamici.com), dove questo ‘vulcanico’ medico di Ardea raccoglie dati, statistiche e, soprattutto, articoli, appare in bell’evidenza un interessante scritto sugli ‘effetti della gestione dell’epidemia sui giovani’. Qui, sempre fedele al suo motto: ‘Continuiamo a far maturare le coscienze’, Amici rivela che…

“Sono aumentati dell’84% gli accessi di ragazzi e ragazze minorenni al pronto soccorso per disturbi psichiatrici”

È notizia recentissima e deve far riflettere. Il modo “terroristico” in cui è stata gestita la cosiddetta “pandemia” di Covid-19, seminando paura, recludendo le persone, recidendo la socialità, disgregando le interazioni umane ed eliminando il contatto fisico ha avuto e sta avendo e avrà ancora per chissà quanto tempo, degli effetti devastanti sulla psiche dei più giovani, per cui la socialità è estremamente importante per completare un equilibrato processo di individuazione.

La società italiana di pediatria ha condotto un’indagine clinica in 9 regioni italiane  (Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Umbria) i cui risultati sono stati pubblicati sul Magazine “Pediatria”, mettendo in luce come da marzo 2020 a marzo 2021, quindi durante i vari confinamenti e semi-confinamenti imposti dal governo, a fronte del dimezzamento degli accessi totali dei minorenni al pronto soccorso per problematiche di tipo fisico, c’è stato un incremento dell’84% dell’accesso per gravi patologie neuropsichiatriche.

In particolare, sono aumentati del 147% gli accessi per “ideazione suicidaria” seguiti da depressione (+115%) e disturbi della condotta alimentare (+78.4%).

“Psicosi” e “disturbi del comportamento alimentare” hanno costituito le prime due cause di accesso in PS per patologia neuropsichiatrica (pari al 16,7% e al 15,9% di tutti gli accessi).

Le regioni in cui si è documentato un maggiore incremento di accessi per patologie neuropsichiatriche sono state Emilia-Romagna (+110%), Lazio (+107.1%) e Lombardia (+100%).

Anche i ricoveri, con posti letto occupati al massimo della loro capienza per settimane, hanno registrato un incremento che ha sfiorato il 40%. Anche in questo caso la principale causa è stata l’ideazione suicidaria (+134%) seguita da depressione (+41,4%) e disturbi della condotta alimentare (+31,4%).

È un fatto gravissimo, un segnale di allarme che il governo ha il dovere di prendere in considerazione, perché significa che i più giovani, i nostri figli e nipoti, il futuro del nostro paese, sono in uno stato di profonda sofferenza mentale. A questo si dovrebbe pensare e non a vaccinare con sieri genici sperimentali anche i neonati.


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https://www.panoramasanita.it/2021/10/13/pronto-soccorso-piu-84-di-accessi-dei-minori-per-disturbi-neuropsichiatrici/

Domani ultimo volo Alitalia. Cala il sipario su un pezzo di storia del nostro Paese

Ultimo volo Alitalia, amarezza e rabbia sono i sentimenti che si respirano tra i lavoratori  alla vigilia dell’ultimo giorno di operatività della compagnia. “E’ una sconfitta per l’Italia, si chiude una pagina di orgoglio per il nostro Paese per il omondo con quel nostro logo che ci ha rappresentato come italiani – raccontano due lavoratori da oltre 20 anni in servizio nella compagnia- – Personalmente siamo amareggiati ma soprattutto perché si viene a perdere un know how unico e ci si ritroverà il comparto fagocitato dalle low cost. E’ il rischio anche per Ita“.

Domani sera, con l’ultimo volo, il Cagliari – Roma, l’epilogo “triste” di una storia lunga oltre 74 anni. Calerà il sipario sulla vecchia Alitalia che lascerà il campo alla nuova Ita (che farà a breve la stessa fine di Alitalia).

Prosegue la mobilitazione Usb per i lavoratori Alitalia

Oggi, mercoledì 13 e domani, giovedì 14 ottobre, si terranno assemblee aperte a tutto il personale, giovedì14 e venerdì 15 presidio permanente in aeroporto. Nella settimana in cui Ita approda a Fiumicino, spiega Usb in un comunicato, l’aeroporto di Fiumicino deve “diventare il centro di attenzione per tutti coloro che lavorano o hanno lavorato in Alitalia” e per tutti coloro che tengono al rispetto delle leggi che “non accettano licenziamenti nel terzo mercato europeo, non tollerano alcun tipo di discriminazioni, difendono il contratto nazionale e pensano che un’azienda pubblica non può proporre salari e contratti inferiori al livello di Ryanair”.

Ultimo volo Alitalia, la compagnia spegne i motori dopo oltre 74 anni

Il 5 maggio del 1947 Alitalia-Aereolinee Italiane Internazionali effettua il primo volo nazionale Torino-Roma-Catania con un aereo Fiat G-12 E. Due mesi dopo parte il primo volo internazionale da Roma a Oslo con un aereo Savoia Marchetti SM95 e 38 passeggeri a bordo. Nel 1950 entrano in servizio le prime hostess Alitalia con le divise disegnate dalle Sorelle Fontana, mentre fanno il loro ingresso in flotta i quadrimotori DC4 e si introducono pasti caldi che portano la compagnia a diventare uno dei vettori preferiti dalla clientela internazionale. 

15 Ottobre: sciopero nazionale NO GREEN PASS. I comunicati

14 ottobre 2021 (di Monica Tomasello)

Domani, venerdì 15 ottobre, scatta l’obbligo di Green pass per tutti i lavoratori. Contemporaneamente partirà lo sciopero nazionale ad oltranza di quanti ad esso si oppongono. La tensione aumenta insieme ai vari comunicati.

https://t.me/Informazione_Libera_Official/87






Obbligo Green Pass anche anche per gli operatori portuali, che però non ci stanno.

A Trieste il comitato dei lavoratori del porto ha già dichiarato che, se il governo non farà cambio di marcia e non ritirerà l’obbligo, lo scalo chiuderà e non sarà il solo…





I danni economici del blocco potrebbero essere grandi, avverte la sezione friulana di Confetra, associazione che riunisce spedizionieri, agenti marittimi, terminalisti e spedizionieri doganali. “Rischiamo di bruciare in poche settimane 15 anni di lavoro e di sviluppo”, dichiara Confetra in un comunicato, aggiungendo che dallo scalo triestino “dipende il sostentamento di oltre 10.000 famiglie”. Intanto, navi per complessivi 10mila container dirette a Trieste hanno già cambiato rotta.



Per quanto concerne i comunicati della FISI, Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali, Vi rimandiamo a quanto già comunicato nei seguenti articoli:


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La verità trionfa anche da sola

Antonio Sparano  (13 Ottobre 2021/ Il Desk-quotidiano indipendente)

Riceviamo e pubblichiamo

L’infallibilità dei vaccini non è un dogma sorto in quest’ultimo anno e mezzo di “pandemia” da fuffavirus, ovvero, da virus mai isolato. È piuttosto il frutto di un piano politico partito nel 2000 con il progetto GAVI, (Global Alliance for Vaccines and Immunisation), sostenuta da più di 20 anni di propaganda mediatica, e che ha nell’Italia e nell’Argentina le sue “finestre di Overton” per imporre un’idea unica di società globale fondata, come direbbe Michel Foucault, sulla biopolitica (o biopetere), ovvero, su una politica che invada e controlli gli spazi più intimi dell’uomo,  in primis, il suo corpo.

   La vicinanza delle due date, un anno di differenza tra l’approvazione della “Legge Lorenzin” nel 2017 e quella argentina, la 27.491, votata nel 2018, non può essere liquidata come una semplice coincidenza. In questi mesi di p(l)andemia chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio e sia in grado di applicare i due principi basici della logica, quello d’identità, (A=A), e di non contraddizione,¬(A∧ ¬A), non ha potuto fare a meno di sviluppare una vera e propria avversione per la “casualità”.

   Forse la maggioranza degli italiani l’avrà rimosso dalla propria mente, ma il 28 luglio 2017 l’allora maggioranza di governo di centro-sinistra a guida PD, con la complicità di buona parte dell’opposizione, approvò in via definitiva il decreto Lorenzin che sanciva l’obbligatorietà dei vaccini per l’iscrizione alla scuola. Quella legge non rappresentava solo la scelta politica di una maggioranza eterogenea, ma il seme di una nuova concezione della “salute pubblica”. E questo emerse fin da subito. Alla luce della farsa globale che stiamo vivendo dal febbraio del 2020, le parole dell’allora Ministra della Salute, Beatrice Lorenzin: «Abbiamo messo in sicurezza questa e le prossime generazioni.», appaiono quantomai sibilline. Da quel momento, infatti, al di là del numero di vaccinazioni obbligatorie, ben dieci, per l’iscrizione ad asili, elementari, medie, e ai primi anni di superiori (fino ai 16 anni), veniva imposto subdolamente alla comunità italiana un vero e proprio dogma sanitario. Il messaggio era ben chiaro: in futuro, qualsiasi “emergenza sanitaria” avrebbe avuto come unica soluzione un vaccino. 

Ma il vero preludio al modello di regime terapeutico che vediamo imporci in questi mesi di perenne “emergenza sanitaria” globale è stata senza dubbio la legge sui vaccini votata dal Congresso argentino nel 2018, vale a dire, un anno dopo quella italiana. La legge 27.941, che è stata approvata definitivamente e all’unanimità dal Senato il 12 dicembre di quello stesso anno, considera l’immunizzazione mediante vaccino come bene sociale e ne stabilisce la gratuità e obbligatorietà per il cittadino di qualsiasi età. Sulla base di tali presupposti l’allora governo di centro-destra guidato da Mauricio Macri ha redatto un nuovo calendario di vaccinazioni che ne prevede ben diciotto, molte comuni a quelle imposte dalla legge italiana, da inoculare a tutta la popolazione argentina a partire dai primi giorni di vita di ciascun individuo fino all’età adulta. Nel paese sudamericano, l’applicazione di questi vaccini è diventato un requisito per l’accesso all’educazione, la realizzazione di esami medici a fini lavorativi, la richiesta e il rinnovo del documento d’identità, del passaporto, della residenza, della patente di guida, e, addirittura, per la promessa di matrimonio e la richiesta di assegni familiari.

   Ma le due leggi sui vaccini, quella italiana e quella argentina, non rappresentano un’eccezione tra i paesi dell’emisfero occidentale. Come già detto in precedenza: a partire dal 2000, più o meno tutti i governi di questa parte del mondo, su pressione delle multinazionali del farmaco, hanno promulgato norme che incentivano o, addirittura, impongono sempre più vaccini, e alla luce di quanto stiamo vivendo dal febbraio 2020 tali politiche di salute pubblicanon sembrano casuali. Si è voluta imporre una nuova etica(da ethos): la salute pubblica può essere garantita solo mediante massicce campagne vaccinali e non, come giustamente dovrebbe essere, attraverso investimenti nel sistema sanitario. Bisognava preparare il terreno per una “pandemia”, da cui, ovviamente, si sarebbe usciti solo grazie ad una sorta di siero magico inoculato a tutta la popolazione mondiale, e con essa il clima di terrore per imporre una nuova idea di società in cui la libertà dei cittadini non fosse più garantita dalla legge, ma dalla loro sottomissione ad un “vaccino” (di fatto, una terapia sperimentale) certificata da un codice a barre, il green pass, già obbligatorio in Italia e Francia. L’Italia, con la decisione della sua “orgia di governo” di estendere questa misura di apartheid anche al mondo del lavoro, sta facendo da pioniera per l’edificazione di un regime sanitario globale, in cui i presupposti fondamentali, come visto, erano stati già tutti anticipati nella Legge 27.941 votata nel 2018 dal governo d’Argentina, l’altro precursore del Nuovo Ordine Mondiale.

E se ci fosse ancora qualche dubbio circa la correlazione tra questi tre fatti storici: l’approvazione del Decreto Lorenzin nel 2017, della Legge 27.941 nel 2018 in Argentina, e l’avvento della “pandemia” nel 2020, forse è il caso di prendere in considerazione altre due date cruciali: il 2010 e il 2013, affinché ci si renda conto che questa truffa a cui è stato dato il nome di covid-19 era da tempo programmatanei minimi particolati.

  Nel 2010 il fondatore di Microsoft, Bill Gates, uno degli uomini più ricchi e potenti del pianeta, trai principali azionisti dei tre più importanti fondi di investimento del mondo, che controllano l’80% dell’economia globale, annunciava al World Economic Forum di Davos l’intenzione della Bill & Melinda Gate Foundation di invertire per i dieci anni successivi, ovvero, fino al 2020, dieci miliardi di dollari nella ricerca, lo sviluppo e la fornitura di vaccini. Quindi, nel 2013, la sua OMS, ne è infatti il principale finanziatore, decideva di agevolare i propositi “filantropici” suoi e dei suoi soci di Big Pharmaprevenendo qualsiasi intoppo nella produzione di vaccini dovuto ad eventuali denunce per effetti collaterali gravi.

 Quell’anno, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Salute istituiva l’algoritmo AEFI per il riconoscimento del nesso causale tra sospetta reazione avversa e vaccinazioni, ribaltando qualsiasi altro criterio riconosciuto precedentemente e diversificando la procedura da quella dei comuni farmaci. Da allora le reazioni gravi vengono sistematicamente e insensatamente disconosciute.

  Continuare ad ignorare questi fatti storici e a vivere nel timore di essere rinchiusi in casa come delinquenti se non si obbedisce ai ricatti di governi criminali, come sta facendo la maggioranza della popolazione mondiale, la quale, da circa due anni, crede ciecamente che sia in atto un pandemia capace di mettere a rischio l’esistenza dell’intera umanità, non potrà impedire per sempre che la verità si riveli, perché alétheia, come la chiamavano i Greci, a differenza della menzogna che ha sempre bisogno di complici, consapevoli o meno,trionfa anche da sola.

FONTI:

https://www.actionaid.it/app/uploads/2016/04/AA_GAVI.pdf?fbclid=IwAR0UV87iBsFSOH-KROuUVmUsI1TwW3hkSaRhm0mep9F1meice-sZ6z9W8O0

https://www.corriere.it/economia/10_gennaio_29/gates-vaccini-davos_578e7418-0cd2-11df-a99f-00144f02aabe.shtml?fbclid=IwAR34Arz4c_uPJAw61Mr5PRtFr7gO8UOr8o0iI4qtSXj6-UHATqawyldVNCo

https://www.who.int/…/safet…/WHOcausality_assessment.pdf

https://www.google.it/amp/s/www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/28/vaccini-la-camera-approva-il-decreto-lorenzin-e-legge-contrari-m5s-e-lega-nord/3760604/amp/

https://www.google.it/amp/s/www.perfil.com/noticias/amp/salud/senado-aprobo-nueva-ley-vacunas-gratis-obligatorias.phtml

Green pass dal 15 ottobre, mondo del lavoro in ginocchio.

Allarme certificato verde nei luoghi di lavoro. A una settimana dall’obbligo del green pass crescono caos e preoccupazione.

Dopo infiniti dibattiti e polemiche dentro la stessa maggioranza  lo scorso 16 settembre il governo ha approvato il decreto. Che rischia di paralizzare il mondo del lavoro. Green pass obbligatorio per tutti i tutti i lavoratori,  pubblici e privati. Dipendenti, professionisti e autonomi. La misura scatterà dal 15 ottobre e durerà fino al 31 dicembre. Termine di cessazione dello stato di emergenza.

Green pass, fallisce il ricatto del governo

Conti alla mano, il governo ha fallito l’obiettivo di rendere la vita difficile ai no vax incrementando la vaccinazione. Invece di indurre i riluttanti a vaccinarsi per mantenere il posto di lavoro e una normale vita di relazioni, ha spinto le persone a tamponarsi. Così scatterà la corsa forsennata ai tamponi? Ma chi li pagherà? E qui si annida il problema che rischia la paralisi aziendale. Testimoniata dal grido d’allarme degli imprenditori. Che rischiano di perdere il personale se non si accollano i costi dei tamponi. Che hanno validità per solo 48 ore.

Zaia: controlli in azienda o sarà paralisi

CARI VENETI, NON SIETE STUFI DELLO STRAPARLARE DI QUESTO INETTO? NON CEDETE AL RICATTO E ALLA PAURA!!!!

Il govenatore del veneto Luca Zaia fotografa con preoccupazione il caos che scoppierà nelle aziende il 15 ottobre. “Perché – dice – non saremo in grado di offrire a tutti i non vaccinati un tampone ogni 48 ore. Gli imprenditori con cui parlo io sono preoccupatissimi”.  Non si tratta di contestare il Green Pass – sottolinea – ma di guardare in faccia la realtà: gran parte di questi 590 mila non vaccinati probabilmente non si vaccineranno mai. E del resto una quota di scettici c’è in tutti i paesi per qualsiasi vaccinazione”.

Confindustria fa marcia indietro

Le associazioni di categoria sono sul piede di guerra.  Confindustria, favorevole al certificato verde, si è amaramente pentita. Dopo aver invitato gli imprenditori a non spendere una lira in tamponi, ora l’associazione degli industriali avanza l’ipotesi che assumersi il costo sia, purtroppo e controvoglia, l’unica strada praticabile. In Emilia Romagna dal numero uno di Confindustria, Valter Caiumi, arriva la proposta di  ridurre la spesa attraverso accordi specifici.

Fondazione Open: avvocato e imprenditore indagati

13 Ottobre 2021 (Fonte ANSA)

FIRENZE, 11 OTT – Nuovi nomi sul registro degli indagati nell’inchiesta della procura di Firenze sulla fondazione Open che era nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi. Accusati di traffico di influenze l’avvocato Luca Casagni Lippi, il cui studio a Firenze è stato perquisito nei giorni scorsi, e l’imprenditore cinematografico Alessandro di Paolo.

L’accusa, secondo quanto appreso, viene contestata a loro in concorso con l’ex presidente di Open, l’avvocato Alberto Bianchi.
I fatti ascritti dall’accusa sono relativi agli anni 2016 e 2017 e, secondo le indagini, riguarderebbero donazioni di denaro fatte alla fondazione Open da società riferibili all’imprenditore cinematografico Di Paolo per un ammontare complessivo stimato in circa 280.000 euro.

FONDAZIONE OPEN: L’ACCUSA

Per l’accusa queste donazioni di denaro non sarebbero state erogate come contributi volontari, ma come frutto di accordi intercorsi tra l’imprenditore, l’avvocato Casagni Lippi e l’avvocato Bianchi. Dalle indagini emerge che l’allora presidente di Open, l’avvocato Bianchi, avrebbe ottenuto le donazioni sfruttando le sue relazioni con l’on. Luca Lotti, che all’epoca dei fatti era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nonché segretario del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe). Lotti, al quale i pm già contestano il reato di corruzione in relazione ad altri episodi, non risulta comunque indagato in questo filone dell’inchiesta.