Diocesi di Milano: Covid, “Per dare la Comunione occorre almeno una dose di vaccino”.

Che il mondo stia sposando decisioni farneticanti lo si era capito già all’inizio di tutta questa storia pandemica, ma che la Chiesa si prostrasse senza battere ciglio alle decisioni di un Regime, quale quello che sta governando il nostro Paese, non volevo credere accadesse. Stiamo rivivendo un’epoca buia, in cui il potere temporale domina il potere spirituale con il benestare, e questo fa orrore, di un Papa così strano e vicino ai poteri forti, da rimpiangere sempre di più i suoi predecessori. Cosa c’entra la parola di Dio con il vaccino sperimentale! Il ricatto che si sta perpetrando bene non si accorda con la misericordia e il Credo! Sembra di vivere sulla nostra pelle quella parte di Storia, chiamata Santa Inquisizione, dove di santo c’era poco, e di inquisitorio tutto! E questa decisione arriva all’indomani della direttiva che recita: condizione per entrare in seminario e’ la vaccinazione, mandando alle pertiche la VOCAZIONE!

Marzia MC Chiocchi—————————————————-Lo stabilisce un decreto della Diocesi di Milano: “La cura per la salvezza delle anime non può prescindere dall’impegno di tutelare la salute dei corpi”

Per svolgere alcuni servizi pastorali caratterizzati da un particolare rischio di contagio da Covid, sacerdoti e operatori dovranno aver ricevuto almeno una dose di vaccino, o in alternativa essere guariti dall’infezione da non più di 6 mesi o aver effettuato un tampone che ha dato esito negativo nelle 48 ore precedenti.

Lo stabilisce un decreto promulgato dal Vicario generale della Diocesi di Milano, mons. Franco Agnesi.

Le attività per le quali è richiesto il rispetto di tali misure sono la visita degli ammalati (salvo i casi di persone in punto di morte), la distribuzione della Comunione, gli incontri di catechismo, le attività educative e didattiche gestite dalle parrocchie, i cori parrocchiali. Al rispetto di tali norme sono quindi tenuti i ministri ordinati (vescovi, presbiteri e diaconi), gli accoliti e i ministri straordinari della Comunione, i catechisti, i coristi e i cantori maggiorenni, gli educatori maggiorenni degli oratori, gli operatori maggiorenni di doposcuola, scuole di italiano e di qualsiasi attività didattica o educativa gestite dalle parrocchie.

Come precisato da una nota esplicativa dell’Avvocatura della Curia, non sono previste specifiche misure di verifica. Alle persone interessate dal provvedimento – esclusi i sacerdoti – verrà chiesto di firmare un’autodichiarazione. «Ai ministri ordinati non è richiesto di assumere questo specifico impegno in forma scritta avendo già un particolare dovere di obbedienza in virtù del vincolo dell’Ordinazione».

“La cura per la salvezza delle anime non può prescindere dall’impegno di tutelare la salute dei corpi – spiega mons. Franco Agnesi nel decreto -: anche in questo tempo di emergenza la Chiesa ha sempre continuato ad annunciare il Vangelo, celebrare i Sacramenti e aiutare i poveri adottando adeguati protocolli in grado di prevenire infezioni da SARS-CoV-2. Compito della comunità cristiana è adottare tutte le misure necessarie a ridurre quanto più possibile il rischio del contagio, sempre nel rispetto della libertà dei singoli».

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