I malati oncoematologici non rispondono ai vaccini: Cts in allarme

pazienti oncoematologici, ossia in terapia a causa di tumori del sangue, non sviluppano anticorpi contro il Covid dopo essere stati vaccinati. L’allarme, inedito, viene dal Comitato tecnico scientifico. Gli undici esperti nominati dal governo per fronteggiare l’emergenza coronavirus ne hanno discusso a lungo nella seduta il 21 maggio scorso. Lo scopriamo solo adesso perché il verbale è accessibile da pochi giorni. Il Cts , riferendosi a questi pazienti oncologici, parla di «percentuale importante di soggetti che non mostra alcuna sieroconversione», ovvero la mancata produzione di anticorpi contro il virus.

Nella seduta in questione, il coordinatore del Cts, nonché presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, informa gli altri dieci colleghi di aver ricevuto due comunicazioni che hanno fatto scattare il campanello d’allarme: la prima viene dal professor Paolo Corradini, presidente della Società italiana di ematologia, l’altra dal professor Antonio Grassi, direttore della Clinica di Malattie infettive e tropicali dell’Università dell’Insubria. La mancata produzione di anticorpi – si legge nel verbale «emerge in maniera chiara a distanza di due settimane dalla somministrazione della seconda dose di vaccino a mRna», quindi Pfizer e Moderna. Il problema è stato riscontrato anche dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Il Cts rileva anche che «dati di letteratura apparsi in riviste di significativa autorevolezza, quali Jama, indicano che la mancata sieroconversione è frequentemente osservata anche nella popolazione dei pazienti sottoposti a trapianto di organo solido».

Alla luce di tutto ciò, il Comitato ritiene che sia necessario un urgente approfondimento scientifico, perché l’assenza di anticorpi dopo il vaccino può tradursi in una «mancata protezione rispetto all’infezione da Sars-CoV-2». Il problema non si esaurisce qui. Il Cts, infatti, riscontra che «oltre alla popolazione di pazienti con le caratteristiche di alterazione della risposta immunitaria, esiste anche una percentuale assai ridotta, ma comunque presente, di soggetti apparentemente in benessere nei quali non si osserva una sieroconversione dopo la somministrazione dei vaccini».

Gli esperti non indicano esattamente quanto sia «ridotta» questa percentuale di persone vulnerabili nonostante si siano vaccinate. Il Cts conviene che sia necessario fare eseguire al più presto «rigorosi studi mirati a valutare se un’eventuale terza dose» di vaccino possa aiutare a risolvere il problema. I tecnici indicano anche chi potrebbe condurre questi studi: la professoressa Daniela Corda (direttore di Scienze Biomediche del Cnr) e il professor Giovanni Maga (direttore dell’Istituto di Genetica molecolare Luigi Luca Cavalli Sforza). E fanno riferimento in particolare al progetto SerGenCovid-19, che raccoglie proprio i dati clinici, sieri e materiali genetici su larga scala della popolazione italiana per comprendere appieno la risposta individuale ai vari tipi di vaccino.

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