I rumeni non si vaccinano, dosi vendute ad altri Stati

Nel paese solo il 25 per cento della popolazione ha ricevuto entrambe le iniezioni, peggio fa solo la Bulgaria. E per non sprecarle ha iniziato a inviarle in altre nazioni, anche come donazioni

La Romania è insieme alle Bulgaria il Paese dell’Unione europea in cui sono state vaccinate meno persone contro il coronavirus. Al momento solo poco più del 25 per cento della popolazione ha ricevuto entrambe le iniezioni. La nazione si trova quindi un forte surplus di dosi e ha quindi deciso che è meglio venderle, così da recuperare i soldi investiti, piuttosto che puntare ad aumentare la copertura tra i suoi cittadini, troppo restii ad accettarle, fa sapere EuropaToday.

Questi popoli hanno già provato le imposizioni dittatoriali dei regimi comunisti, crollati solo a fine anni ’80. I ricordi sono ancora freschi nelle loro menti. Pertanto, con molta probabilità, sono in grado di riconoscere ciò che altri popoli, ipnotizzati dalla propaganda asfissiante pro vax, non riescono a cogliere.

Pericarditi dopo il vaccino: le denunce dei vip sveglieranno il popolino?

Francesca Marcon ( pallavolista )

Il caso che ha agitato negli ultimi giorni gli scettici del vaccino è quello della pallavolista Francesca Marcon, 38 anni, che dopo la vaccinazione con Pfizer si è ammalata di pericardite e non ha potuto partecipare al precampionato lamentando per questo eventuali danni economici di cui chiedere il risarcimento. Il caso ha immediatamente infiammato il dibattito sulle reazioni avverse dei vaccini e sulla loro presunta pericolosità dei più giovani anche perché altri atleti in alcuni paesi europei (come un ciclista belga) sostengono di avere contratto la pericardite dopo la vaccinazione, scrive Il Tempo, che si affanna subito nello spiegare che i casi di pericardite e di miocardite registrati dalle autorità sanitarie sono al momento bassi. 

Come sappiamo i dati, da inizio pandemia, non sono attendibili purtroppo, sia che riguardino i decessi, sia i risultati dei tamponi. Il silenzio sulle malattie pregresse e l’età dei morti – con o per Codiv – fanno da cornice a questo quadro sinistro. Figuriamoci se i dati sulle reazioni avverse al farmaco genico sperimentale si possano ritenere corretti, reali. È risaputa la mancanza delle segnalazioni da parte di molti medici e pazienti, a loro volta ipnotizzati dalla propaganda della campagna vaccinale. Perfino le morti avvenute in questo periodo vengono liquidate con «nessuna correlazione». 

Ma come sempre accade «le stalle si chiudono quando le vacche sono ormai scappate». E nell’era del «l’ha detto la Tv, quindi è vero» forse sarà sufficiente la denuncia da parte di qualche vip per svegliare chi è ancora assorto nel torpore mediatico pro vax.

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[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione(Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea che mondiale]

Un commento su “I rumeni non si vaccinano, dosi vendute ad altri Stati”

  1. Nel paese solo il 25 per cento della popolazione ha ricevuto entrambe le iniezioni,
    “peggio”
    fa solo la Bulgaria. E per non sprecarle ha iniziato a inviarle in altre nazioni, ecc., ecc.!
    Perché “PEGGIO”; io avrei usato il termine “MEGLIO” fa solo la Bulgaria. Ecc., ecc.!

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