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11 aprile 2022 – di Giacomo Bertoni

giacomobertoni.substack.com

«Siamo contrari alla vaccinazione obbligatoria per buoni e ben documentati motivi e vogliamo sostenere tutti coloro che, in questo contesto, si trovano in un conflitto di coscienza o in altre forme di disagio». Così scrivono oltre 120 sacerdoti e diaconi austriaci in un documento pubblicato il 25 marzo 2022, documento col quale invitano la Chiesa a prendere posizione pubblicamente in favore della libertà di coscienza. «Siamo pastori di tutto il gregge – scrivono i firmatari –, la Chiesa cattolica ha il compito fondamentale non solo di rispettare la libertà di coscienza dell’individuo, ma di difenderla, perché “la coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria” (Gaudium et spes 16)».

In Austria l’obbligo vaccinale, che prevede limitazioni alla vita sociale, multe e addirittura il carcere, è stato sospeso, ma secondo i firmatari rimane come una minaccia costante ai danni degli oltre due milioni di austriaci che hanno detto “no” alla campagna vaccinale di massa. E, potenzialmente, come minaccia per tutti coloro i quali non vorranno effettuare le nuove dosi che in futuro potrebbero essere imposte. Il documento affronta con rigore gli aspetti pastorali, etici, morali, medici e legali della campagna vaccinale di massa, mettendo nero su bianco le preoccupazioni di parte del clero austriaco.

Si legge nel documento: «In brevissimo tempo si è sviluppato un clima di sospetto e denuncia in cui ogni ben ponderata opposizione alla vaccinazione obbligatoria, ogni ragione, viene equiparata a una mancanza di solidarietà. È spaventoso vedere che questo tipo di marchio è applicato anche dalla Chiesa». Si fa riferimento a famiglie spezzate, ad amicizie interrotte, a un crescente conflitto orizzontale nel quale il prossimo è automaticamente un nemico: un untore, un egoista, un disertore. Ma il documento va oltre, e a fronte della promozione dei vaccini da parte di tanti sacerdoti e vescovi arriva a chiedersi: «La Chiesa si ritiene responsabile anche per il numero spaventoso di casi di danni e decessi da vaccino?».

Le restrizioni hanno inoltre provocato gravi danni economici e sociali, con aumento di disordini mentali e suicidi. Con grande crescita della solitudine, in modo particolare per gli anziani e per i soggetti più fragili. I firmatari affrontano poi la questione dell’utilizzo di linee cellulari da feti abortiti per sperimentazione e produzione dei vaccini anti covid attualmente in commercio. Se è vero che la Nota 21 dicembre 2020 della Congregazione per la dottrina della fede ammette l’eccezione in via emergenziale giudicandola “cooperazione remota al male”, i 120 sacerdoti austriaci scrivono: «Il Movimento per la Vita austriaco, in linea con l’insegnamento di San Giovanni Paolo II, ha ricordato che “chiunque usi questi vaccini trae beneficio da una struttura malvagia e, almeno implicitamente, la sostiene. Il continuo sviluppo di linee cellulari da feti abortiti e tutti gli altri usi, sempre più comuni, dei tessuti fetali ne sono palese conferma”».

L’utilizzo di linee cellulari da feti abortiti dunque è il primo allarme per la coscienza, ma i firmatari del documento aggiungono: «Anche se i vaccini utilizzati fossero eticamente accettabili, la libertà di coscienza dell’individuo dovrebbe essere sempre rispettata e mai scavalcata. La libertà di coscienza è uno dei valori non negoziabili».

Alle motivazioni etiche si aggiungono quelle mediche – il documento affronta la natura di questi vaccini (terapia genica) e gli effetti avversi censurati – e quelle legali: i firmatari mettono l’accento sull’incostituzionalità di leggi che violino i diritti fondamentali dei cittadini. Si legge ancora: «La crisi del Covid ha evidenziato, ancora una volta, come il linguaggio sia costantemente utilizzato come mezzo di manipolazione. Siamo stati in silenzio per troppo tempo, chiediamo perdono».

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[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia MC Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di professionisti (insegnanti, economisti, medici, avvocati, ecc.) formatosi con l’unico intento di collaborare per la difesa della libertà di espressione (art. 21 della Costituzione Italiana e art. 11 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea) e per la ricerca e condivisione della verità sui principali argomenti e fatti di rilevanza sia locale che globale]

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10 Aprile 2022 – Redazione – EventiAvversi

Come riportato da il Giornale, sono troppi ormai i ciclisti malati.

Troppe le forme influenzali, le tracheiti, le defezioni. L’ultimo che si porta dietro da tempo uno stato di stanchezza è Peter Sagan, tri-campeon del mondo. «Non sto bene, mi sento sempre stanco e adesso bisogna capire il perché», ammette lo slovacco, che mercoledì si è ritirato nel corso della seconda tappa del Circuito de la Sarthe dopo aver saltato per altro anche il Giro delle Fiandre e prossimo a saltare anche la Roubaix di domenica prossima.

Per il fuoriclasse slovacco è un momento difficile. Se escludiamo il 2020 in cui l’attività si era interrotta a metà marzo causa Covid, Sagan non era mai arrivato a questo punto della stagione senza uno straccio di vittoria. Al momento solo un modesto quarto posto di tappa alla Tirreno-Adriatico.

A gennaio il campione della TotalEnergies è stato colpito dal Covid, come già nel 2021. E per non farsi mancare niente, anche una bella influenza, quella che ha contaminato mezzo gruppo. Sagan non ne fa mistero, e parla del suo senso di spossatezza che lo accompagna. «Pure nella vita quotidiana, non mi sta abbandonando».

«Questa storia ci ha preso alla sprovvista. Nella fase acuta, avevamo da affrontare uno stato di emergenza, adesso per certi aspetti siamo però in una situazione anche più complessa perché ci stiamo misurando quotidianamente con conseguenze inattese ammette il dottor Emilio Magni, responsabile sanitario del Team kazako Astana, la formazione di Vincenzo Nibali -. Siano di fronte a realtà cliniche che sono un vero e proprio ostacolo. Però mi lasci dire che al momento se ne sa ancora troppo poco per dare delle risposte. Stiamo raccogliendo dati. Quello che ci preoccupa è che i ragazzi si ammalano facilmente e, soprattutto, faticano a recuperare. Ogni squadra di World Tour (la massima serie del ciclismo, ndr) sta raccogliendo i propri dati, ma non le nascondo che c’è un continuo e costante feedback con i colleghi. In questo momento, stiamo andando a Torino a faretre risonanze magnetiche cardiache con mezzo di contrasto, questo per escludere le miocarditi. Cosa le posso dire? È una situazione molto delicata, che merita attenzione e prudenza»

E’ allarme in Germania per l’aumento di problemi cardiaci improvvisi tra i calciatori.

Dopo i casi di Alphonso Davies del Bayern Monaco e di Keanu Staude del Monaco 1860, un’improvvisa miocardite ha colpito Boubacar Barry, 25 anni, centrocampista offensivo del Türkgücü München.

Lo denuncia il quotidiano tedesco Bild con un articolo dal titolo “Tre allarmi cardiaci. A Monaco cosa dicono i cardiologi”.

A causa della miocardite, come prescrive lo staff medico, a tutti è severamente vietato svolgere attività agonistica per un periodo di tempo indefinito.

L’infiammazione del muscolo cardiaco è stata recentemente diagnosticata ripetutamente nello sport professionistico internazionale. E proprio questa settimana in Grecia è morto in campo il 21enne di terza divisione Alexandros Lampisdopo aver subito un arresto cardiaco.

Intervistato da Bild il cardiologo di Monaco di Baviera Dr. Georg-Eike Böhme non ha saputo dare risposte alla possibile correlazione di tutti questi casi di miocardite con il vaccino covid.

Il fatto è: l’infiammazione del muscolo cardiaco è sempre esistita”, ha detto il dottor Böhme, sottolineando: “La vaccinazione è l’unico modo per uscire dalla pandemia”.

Oltre alla miocardite riscontrata a Boubacar Barry, non sta bene anche il capitano del Türkgücü München, il 35enne Mërgim Mavraj, calciatore tedesco naturalizzato albanese, ex giocatore della nazionale under 21 tedesca e della nazionale albanese fino al 2019.

A Mavraj è stata diagnosticata una funzionalità polmonare compromessa successiva alla positività da covid 19.

L’allenatore del Türkgücü München, Andreas Heraf, ha confermato in conferenza stampa i problemi di salute dei giocatori Boubacar Barry e Mergim Mavraj.

“Mergim Mavraj ha problemi ai polmoni, Boubacar Barry al cuore”, ha detto Heraf.

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04 Aprile 2022 – Redazione – Fonte: Grandeinganno

Riolo Terme è in lutto per la morte del dottor Giovanni Coan, scomparso nei giorni scorsi a soli 59 anni a causa di alcune complicanze legate al Covid. Il dottore, già affetto da una patologia, prestava attività come medico di base alla Casa della Salute di Riolo Terme e a Castel Bolognese. Lascia la moglie Stefania e il fratello Paolo. Il funerale si svolgerà lunedì 4 aprile alle 15.30 partendo dall’obitorio di Castel Bolognese per la chiesa arcipretale di San Petronio. Dopo le esequie la salma sarà accompagnata all’area crematoria di Faenza.

03 Aprile 2022 – Redazione – Fonte: EventiAvversi

Tutta Italia delusa dal vaccino. Nessuno ci crede più, neanche i cosiddetti “immunocompromessi” che stanno rifiutando in massa la quarta dose. Come riporta oggi domenica 3 aprile Il Fatto Quotidiano, su una platea di 791.376 persone, attualmente si sono presentate per la quarta somministrazione poco più di 62 mila persone, meno dell’8 per cento. Il picco, per il momento, è stato toccato il 7 marzo (3.066 somministrazione), dopodiché il calo giornaliero è stato costante. Si tratta di una percentuale bassissima in oltre un mese dall’inizio delle somministrazioni partite in tutte le Regioni il primo marzo.

Intanto i Paesi vanno in ordine sparso sulla quarta dose: immunocompromessi in Italia, over 70 in Francia, over 75 in Gran Bretagna, over 80 in Germania, mentre negli USA che hanno autorizzato la quarta dose per tutta la popolazione over 50.

In Israele la quarta dose è indicata per tutti gli over 18, ma Cyrille Cohen, consigliere del governo israeliano per i vaccini, e direttore di Immunologia alla Bar Ilan University, ammette che i dubbi sono ancora tanti e l’adesione è molto bassa, poco più del 7% della popolazione israeliana.

Dice Cyrille Cohen : “la quarta dose non ha mostrato differenze sostanziali nei livelli di anticorpi neutralizzanti specifici per Omicron, rispetto alla terza dose. In questo momento, nell’era Omicron e della variante BA.2, si vedono meno casi gravi (quasi nessuno tra i giovani). La quarta dose è indicata per le persone a rischio e gli anziani”. “Difficile fare stime sulla protezione della quarta dose”, continua Cohen, “Dobbiamo essere umili”.

A riguardo di eventuali quinta e sesta dose, Cohen aggiunge: “Non prevedo nulla. Dipenderà dai nuovi vaccini, dalle nuove varianti. Forse finiremo in una situazione come l’influenza, con un vaccino per i vulnerabili ogni anno, ma è troppo presto per dirlo”.

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03 Aprile 2022 – Redazione – Fonte e Foto: Database

Pietro Bracco, autore dell’articolo, è Ingegnere dei sistemi si occupa di business-intelligence e data-analytics per un’azienda internazionale.

Nelle scorse due puntate abbiamo visto come ISS adotta 3 tecniche per alterare i dati.

  1. Usa i dati dei tamponi positivi come rappresentativi della realtà quando non lo sono visto che i tamponi vengono effettuali quasi esclusivamente sui non-trattati. Questo provoca una fortissima distorsione nell’attribuzione di contagi.
  2. Per analizzare ricoveri e decessi in relazione ai trattamenti utilizza un’immagine della popolazione troppo recente rispetto alla data degli eventi analizzati.
  3. Sempre per analizzare ricoveri e decessi in relazione ai trattamenti utilizza il trucco dei 14 giorni ossia attribuisce gli eventi ad una classe di trattamento precedente a quella effettiva per chi ha subito il trattamento da meno di 14 giorni.

Malgrado questi tre espedienti vengono tutt’ora adottati i dati dell’ISS non riescono più a mascherare un dato ormai evidente. I trattamenti genici, impropriamente definiti “vaccini”, sono dannosi nel prevenire l’infezione da SARS-COV2 e la loro efficacia nel mitigare la malattia, il Covid, è bassa e si riduce rapidamente a brevissima distanza dalle somministrazioni.

In merito all’infezione basta dare un’occhiata alla tabella 5 che rappresenta il rischio.

Come abbiamo detto questi dati sono sostanzialmente falsi nei loro valori assoluti, in ragione dell’espediente 1) descritto sopra. La conferma si può avere, come abbiamo già visto confrontandoli con i dati UK.

Tuttavia pur nella sostanziale falsità dei valori assoluti, raccontano una serie di fatti inquietanti che dovrebbero far sobbalzare sulla sedia stuoli di giornalisti e di medici, oltre che di avvocati e giudici.

Vediamoli in ordine.

  1. I valori nell’ultima colonna, che esprimono il “vantaggio di vaccinarsi” con 3 dosi, oltre ad essere mediamente bassissimi, sono spesso inferiori a quelli della colonna “vaccinati da >120 giorni”, terzultima colonna. Questo significa che farsi il booster è dannoso perché favorisce il contagio.
  2. Confrontando la terzultima colonna con la penultima si rileva un altro fatto inquietante e cioè che le due dosi fatte di recente sono una situazione peggiore delle due dosi fatte da molto tempo. Questo vale per tutte le classi di età.

Quello che la tabella racconta è che la politica perseguita dal governo italiano, cioè le tre dosi, è una politica dannosa perché aumenta i contagi e lo fa proprio per le persone che si sono già sottoposte ai trattamenti. In altri termini la cosa migliore per chi si è fatto 2 dosi è non andare oltre.

Fin qui i contagi.

Passiamo a ricoveri e decessi.

Anche in questo caso si possono fare alcune considerazioni interessanti esaminando la Tabella 5.

 

  • Venendo a mancare l’effetto degli espedienti 2) e 3) questi dati si stanno avvicinando progressivamente ai valori calcolati dal governo inglese. Dai valori funambolici strombazzati dalla stampa per mesi, frutto di artifizi, poiché gli artifizi non funzionano più a campagna ferma, si arriva a valori molto più modesti.
  • Per la classe di età fino a 39 anni si può osservare che il booster non conferisce alcun vantaggio né per la terapia intensiva né per il rischio di morte. Dunque è inutile, ma sarebbe più corretto dire che è dannoso visto che aumenta il rischio di infezione (e comporta rischi che esulano questa valutazione). In particolare per quanto riguarda il rischio di morte il “vantaggio” per tutti i casi di trattamento (2 o 3 dosi) assume un modestissimo valore 2, lontanissimo dai valori ripresi acriticamente dai media nei mesi scorsi (ricordate il vantaggio di 30 volte?).
  • Per diverse classi di età si osserva poi un fenomeno apparentemente inspiegabile. Le 2 dosi fatte di recente sono una condizione peggiore delle 2 dosi fatte da oltre 120 giorni. La cosa si potrebbe spiegare solo assumendo che il farmaco eserciti un effetto negativo, che si esaurisce quindi con il tempo.
  • Un terzo aspetto sorprendente è l’effetto quasi miracoloso che la 3° dose sembra avere da i 60 anni in su soprattutto per quanto concerne TI e decessi. Per i decessi si passa da valori modestissimi 1.9 e 4.4 a valori funambolici di “vantaggio” pari a 12.3 e addirittura 14.3 per gli over-80. Ma la spiegazione è in realtà dietro l’angolo. Quei dati sono calcolati in relazione ad una immagine della popolazione presa il 19/2 cioè quando il ritmo di somministrazione della 3a dose era ancora abbastanza alto. Per questo entravano ancora in gioco i 2 espedienti citati all’inizio e in particolare il trucco dei 14 giorni. Questo ha fatto si che molti decessi e ricoveri in TI, di persone con 3° dose sono stati attribuiti alla classe “vaccinati da >120 giorni”. E il tutto si tiene.
  • C’è tuttavia un ultimo aspetto che non emerge facilmente e che contribuisce a spiegare alcune stranezze. La tabella a fianco riporta il rapporto fra decessi e ricoveri in TI per ciascuna classe di età. A partire dai 40 anni si può notare che il valore è maggiore di 1, e, per i più anziani arriva a valori altissimi. Questo significa che la gran parte degli anziani che muoiono (col Covid) non passano per la TI. Ma si può notare che, mentre per chi ha 3 dosi o 2 dosi recenti ne viene ricoverato 1 su 10, per chi non è vaccinato ne passa 1 su 16 e per chi ha 2 dosi da oltre 120 giorni solo 1 su 32. Questo non può essere casuale, visti anche i numeri coinvolti e rappresenta una precisa scelta “terapeutica”: i medici riservano le cure intensive di preferenza a chi ha 3 dosi. Questo ha l’effetto evidente di migliorare gli indici di sopravvivenza per questa classe, e contribuisce ai valori miracolosi dei parametri osservati sopra.

I dati inglesi, ossia la realtà vera.

Per avere un’idea realistica delle cose non resta che affidarsi, come al solito, ai molto meno artefatti dati inglesi. Cominciamo coi contagi.

Nella colonna a fianco calcoliamo lo stesso indice di rischi relativo calcolato dall’ISS, ossia il “vantaggio vaccinale” (il valore 1 rappresenta la neutralità).

Come si può vedere i valori sono un ottavo di quelli calcolati da ISS e dicono che i non-trattati hanno mediamente un quarto delle probabilità di infettarsi di coloro che si sono sottoposti al tanto raccomandato trattamento.

La situazione si modifica ultiriormene, a favore dei non-trattati, di settimana in settimana, dicendo chiaramente che sono proprio i “vaccinati” a sostenere il contagio, che infatti continua a registrare valori molto elevati propri nei paesi dove il trattamento è stato più massiccio, Italia in testa.

Per completare il quadro diamo uno sguardo ai dati sui decessi, calcolando, anche in questo caso il rischio relativo. Anche in questo caso il discorso si ripete.

valori del “vantaggio” calcolati dall’istituto britannico sono molto modesti e ben lontani da quelli dell’ISS.

Anche in questo caso il “vantaggio”, già modestissimo, si riduce di settimana in settimana in settimana e si può osservare come tra i 40 2 i 59 anni sia sostanzialmente inesistente.

Conclusione

Dopo una disamina approfondita, e ripetuta su diverse edizioni del report settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità, abbiamo visto come tale istituto fornisca costantemente dati che distorcono profondamente la realtà dei fatti nel tentativo di accreditare la tesi di un effetto benefico della massiccia campagna di trattamento di massa, condotta in Italia e in molti altri paesi.

Malgrado le distorsioni introdotte sta emergendo però una realtà totalmente opposta. Sono proprio i trattamenti a favorire l’epidemia, che infatti perdura. Anche gli effetti di mitigazione della malattia sono ormai trascurabili e in via di continua riduzione.

Perfino a prescindere dai rischi evidentissimi che una campagna di trattamento di massa con farmaci sperimentali ha comportato, questi soli dati mostrano l’assoluta infondatezza della campagna cosiddetta vaccinale e ci auguriamo siano utili a tutti, politici e magistrati in primis, per decretare lo stop di una politica totalmente dannosa e insensata.

1 Aprile 2022 – Redazione

Attenzione, si parla di dosi di richiamo per le quali lo studio sottolinea : “Nonostante l’attuale approvazione della FDA per le dosi di richiamo eterologhe, l’efficacia di un booster mix-match è incerta“. (Mix-match sta per vaccinazione eterologa) e ancora: ” I dati sulla sicurezza o l’efficacia della vaccinazione con prodotti vaccinali COVID-19 di diversi produttori sono limitati; l’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) raccomanda che le persone con condizioni di immunocompromissione da moderata a grave ricevano una terza dose di vaccino mRNA COVID-19 dallo stesso produttore della loro serie primaria“.

Non sono stati testati, non ci sono (volutamente?) dati al riguardo: “ Le persone che hanno riferito di aver ricevuto una serie primaria da diversi produttori o da un produttore sconosciuto o non disponibile negli Stati Uniti, o 2 dosi di vaccino dopo aver ricevuto un vaccino monodose Janssen (Johnson & Johnson) (150) sono state escluse dall’analisi delle reazioni avverse dopo il ricevimento della dose aggiuntiva.

LEGGI QUI ⤵️

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8486391/

Esacerbazione temporanea di psoriasi ed eczema preesistenti nel contesto della vaccinazione di richiamo dell’RNA messaggero COVID-19: un caso clinico e una revisione della letteratura

“Riportiamo 2 casi di esacerbazione di una dermatosi sottostante dopo la somministrazione di dosi di richiamo.

Il primo paziente era un uomo di 71 anni con una storia di eczema localizzato che presentava lesioni vescicolari e discoidi di nuova insorgenza entro 24 ore dalla terza dose di vaccinazione Pfizer-BioNTech. Ha avuto una reazione simile ma più lieve dopo la sua seconda dose di vaccinazione. Un esame fisico ha rivelato placche discoidi eczematose e piangenti sul tronco, arti (Fig 1, A) e petto (Fig 1, B) e vescicole multiple profonde sui palmi delle mani (Fig 1, C). È stato trattato con steroidi topici, antistaminici, antibiotici orali e prednisolone[…].

“Il secondo caso era una donna di 80 anni con psoriasi quiescente stabile che era in trattamento con ciclosporina a 25 mg al giorno. Una settimana dopo la sua terza dose di vaccinazione Pfizer-BioNTech, una riacutizzazione guttata con una superficie corporea attiva del 5% si è sviluppata nel paziente (Fig 1, D). La ciclosporina è stata aumentata a 75 mg al giorno, con l’aggiunta di steroidi topici”[…]

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31 Marzo 2022 – Redazione

L’ultima a raccontare la sua storia è Laura: 18 anni, il 4 luglio fa la sua prima dose e la sera stessa accusa malessere, astenia, dolori muscolari, fitte al petto e affanno. Oggi deve convivere con una diagnosi di pericardite acuta con versamento: non fa sport, non fa nemmeno le scale e si imbottisce di cortisone. Non sa quando tutto finirà, eppure la prima volta al pronto soccorso l’avevano rimandata a casa con diagnosi di ansia.

Nicoletta  convive con le parestesie sul viso accompagnate da dolori violenti alle tempie, ha bruciori permanenti che la paralizzano. Tra esami e visite ha già speso 8000 euro senza avere ancora né una cura né una diagnosi.

Alberto, 34 anni, fresco di terza dose il 24 gennaio: «Subito dopo ho iniziato ad avvertire dolore al petto e allo stomaco, mi hanno confermato pericardite e miocardite con versamento cardiaco». Dopo il ricovero d’urgenza al Papa Giovanni di Bergamo il suo cuore aveva una funzionalità del 10%, da lì in terapia intensiva decidono di metterlo in coma farmacologico, intubarlo e fargli una biopsia al cuore. La diagnosi parla di miocardite acuta post vaccino. Oggi dice soltanto: «Ringrazio Dio di essere ancora vivo e aver riabbracciato le mie bambine».

Si potrebbe continuare all’infinito, fino ad arrivare al numero di 1300 perché tanti sono ad oggi i danneggiati da vaccino che hanno raccontato la loro storia al Comitato Ascoltami che si batte perché sia riconosciuto un trattamento medico e sociale per i tanti che hanno subito reazioni avverse gravi da vaccino che stanno diventando permanenti.

«Vorrei risvegliarmi e scoprire di aver avuto solo un incubo, ma purtroppo non è così», dice Alessandra mentre Marco, 58 anni ha un danno irreversibile accertato al sistema immunitario che gli provoca ipertensione, abbassamento della vista, dolori muscolari e acufene senza tregua. Stefania invece ha 39 anni e dal 26 giugno convive con spilli improvvisi in testa, tremolii sul labbro e agli occhi, fitte, intorpidimenti: «Alcune mattine non ho neanche la forza di tenere la tazza del latte in mano».

Pericarditi e miocarditi, parestesie tra le più varie, problemi neurologici e sensoriali, spesso non diagnosticati nemmeno. Queste sono le principali segnalazioni che sono arrivate in questi mesi al Comitato. Moltiplicate per 1300 e vi renderete conto che si tratta soltanto di piccolo esercito di danneggiati che ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto e vincere la vergogna e la paura di essere giudicati come a rischio invalidità.

Federica Angelini è la fondatrice, l’anima, l’ispiratrice del Comitato. È grazie a questa combattiva insegnante di Bussolengo se oggi 1300 persone sbattute fuori dagli ospedali come “scarti” possono almeno parlare e conferire dignità ad una invalidità che non si vuole ricollegare al vaccino solo perché questo significherebbe ammettere che la campagna vaccinale di massa, forzata e imposta col ricatto, ha avuto delle vittime. Federica è stata una delle prime ad uscire allo scoperto: ha fondato il comitato dopo un’intervista agostana con la Bussola, che aveva raccolto il suo grido d’allarme su Facebook. Da lì le storie di sono moltiplicate (QUI il dossier della Bussola) e oggi la Angelini festeggia un compleanno triste, di quelli senza candeline: «Mi sono vaccinata il 22 marzo 2021 – spiega oggi alla Bussola – quindi è un anno che convivo con parestesie e bruciori terribili».

Nel corso dei mesi il comitato è cresciuto e Federica ha provato, con l’aiuto di sempre più danneggiati volontari, a farsi ascoltare dai medici, dai politici.

«Qualcosa è stato portato a casa – prosegue -, ma non è niente. Siamo tantissimi, 1300, ma sappiamo che siamo solo la punta dell’iceberg. Anche solo ascoltare questi drammi vediamo che fa bene ad uscire dall’isolamento. Ci siamo dotate di un gruppo di psicologhe che sono esperte in eventi traumatici e in questi giorni stanno aiutando anche tanti profughi ucraini. Il nostro dolore è simile al loro perché anche noi siamo vittime di una sofferenza post traumatica, di quelle che si vivono nelle guerre o nelle catastrofi naturali»:

L’ascolto è fondamentale, ma spesso non si riesce a trovare medici disposti a fare diagnosi e a curare e qualcuno non se la sente di portare questo peso che diventa insostenibile. «Qualcuno si è tolto la vita, una nostra associata. Ce l’ha detto la madre, è stato terribile, la solitudine e l’angoscia di non essere ascoltate l’hanno uccisa. Ma l’allarme che vorrei lanciare è che non si tratta di casi isolati. Ci arrivano notizie e segnalazioni anche di ragazzi che si uccidono nel chiuso della loro camera. Dopo il lockdown e la falsa promessa di libertà con il ricatto del vaccino, hanno dovuto fare i conti con reazioni avverse invalidanti. Non hanno retto la vergogna e l’hanno fatta finita nella loro camera che era diventata una prigione».

Ora il comitato, mentre si torna a parlare addirittura di quarta dose, è alle prese con la “grana” esenzioni. Per chi ce l’ha, va rinnovata, per chi non ce l’ha va richiesta: «Abbiamo un gruppo di avvocati che tra i tanti che si sono proposti ci è sembrato il più disposto a seguirci senza secondi fini», insiste Federica.

Ma il suo obiettivo è lavorare sulla dimostrazione della distruzione del sistema immunitario: «Sì, è il nostro obiettivo perché in Germania stanno conducendo indagini che da noi invece sono molto complesse e costose e che stanno dando i primi risultati: in moltissimi casi il vaccino ha danneggiato il sistema immunitario. Una nostra associata ha fatto questo esame in Germania e i risultati sono sconcertanti.

Già, la politica. Federica ha ricevuto diverse chiamate di interessamento, tutte però infruttuose al loro obiettivo che è quello di essere riconosciuti dallo Stato come danneggiati da vaccino: politici, medici, tanti si sono fatti vivi, ma tutti sembrano avere le mani legate. «Un’oncologa mi ha cercato, fino alla seconda dose era convintissima della bontà del vaccino, dalla terza sta malissimo ed è sicura al 100% che la causa sia stata l’iniezione. Ma non ce la fa a uscire allo scoperto perché teme di mettere a rischio la carriera».

Eppure, a un anno dalla comparsa dei primi sintomi, Federica non perde la speranza: «Non voglio arrendermi all’idea che per noi sarà per sempre così, speravamo in un’attenuazione dei sintomi col passare del tempo, ma purtroppo quasi mai avviene. Però non ci fermeremo perché una cura per noi deve esserci. Poi, il tempo mostrerà le responsabilità e le colpe di questa campagna vaccinale sciagurata».

FONTE: Lanuovabq.it

31 Marzo 2022 – Redazione

Con la fine dello stato di emergenza “spero davvero che ci sia la svolta, ma vedo troppo poco coraggio e lo dimostra la circolare del ministero della Salute con la durata delle quarantene. Dobbiamo resettare e azzerare tutte le misure“. Lo afferma all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova, nel giorno che sancisce la fine dello stato di emergenza legato alla pandemia Covid e l’entrata in vigore da domani di nuove regole.

Secondo Bassetti “prendiamo oggi decisioni che i Cdc di Atlanta hanno preso ai primi di dicembre, arriviamo sempre in ritardo e manca quel pelo di coraggio. Siamo stati troppo conservatori e ideologicamente orientati alla politica cinese dello ‘zero Covid’ e non a quelle di un mondo che è andato più veloce. Siamo stati bravi sulle vaccinazioni ma non sulle ripartenze. Per farlo dobbiamo resettare e azzerare tutte le misure, in due anni abbiamo pensato a complicare la vita degli italiani più che renderla sicura e semplice. Magari occorrerebbe scrivere altre misure per un virus che è completamente diverso“.

“Speriamo inizi questa svolta – rimarca Bassetti – e che non ci siano ripensamenti: dal ministero della Salute arrivano messaggi sbagliati perché sembra che siamo ancora in emergenza confondendo i contagi con i casi gravi e questo è un grande errore. Dobbiamo guardare avanti pensando che questa infezione è diversa rispetto a quella che abbiamo conosciuto due anni fa”.

E HA DETTO ANCHE QUESTO ⤵️

13 Marzo 2022 – Redazione – di Pino Arlacchi – Articolo pubblicato su il Fatto Quotidiano dell’11 marzo

Il delirio bellicista e antirusso dei media europei deve certo preoccupare, ma non oltre un certo punto. State certi che gli stereotipi apocalittici del tipo “Il mondo non sarà più quello di prima”, “La più grande crisi dopo il 1945”, “Sull’ orlo della terza guerra mondiale” non dureranno a lungo. Verranno dismessi non appena si profilerà un nuovo Grande Nemico al posto di Putin e della Russia.

Non è questione di geopolitica. O di valori e di passioni. Ma di interessi. Gli interessi dell’industria della paura che semina panico e rancore allo scopo di vendere copie ed alzare ascolti. Un’industria subdola, alleata di quella militare, soprattutto americana, che va in giro per il mondo in cerca di nemici mortali da combattere.

Parliamo di una macchina mediatica che si nutre di calamità reali da gonfiare fino all’ inverosimile, vedi Covid, per poi sgonfiarle e passare ad altro. Parliamo di un vento mercenario che trasforma crisi limitate in disastri soffiando sul fuoco della guerra e delle armi, vedi Russia-NATO-Ucraina. Parliamo di un esercizio di cinismo informativo che monta e smonta allarmi epocali senza dare spiegazioni, vedi terrorismo islamico e conflitti mediorientali.

E’ da qui, dal recente declino delle guerre in Medioriente, e dal parallelo calo degli attentati terroristici, che bisogna partire per capire le ragioni più nascoste della guerra in corso.

Il partito della paura ha due forze motrici: l’industria mediatica e quella della sicurezza. Entrambe hanno ridotto in schiavitù la politica organizzata. Dopo l’11 settembre 2001 i temi dominanti della fabbrica del panico sono stati la guerra al terrorismo ed ai regimi mediorientali nemici delle cosiddette democrazie liberali. Gli Stati Uniti e gli europei tramite la NATO hanno condotto una serie di guerre tanto sanguinose quanto disastrose negli esiti: in Iraq si è sterminato quasi un milione di persone per installare un governo…filo-iraniano; in Afghanistan si è stati sconfitti da un’armata di straccioni, e in Siria, dopo aver promosso una guerra civile da mezzo milione di morti, è rimasto al potere Assad.

Il tutto con l’entusiastico sostegno dei mezzi di comunicazione e dei produttori di armamenti schierati a difesa della democrazia e della libertà.

Nel 2016 Trump ha preso atto del fiasco ed ha iniziato un ritiro delle truppe occidentali concluso da Biden con la fuga dall’ Afghanistan. I profeti di sventura preconizzavano un’impennata della violenza, del caos e dei conflitti. Si è verificato l’esatto opposto. Venuta meno la causa scatenante, che era l’intervento occidentale, vittime e attentati terroristici si sono ridotti di oltre la metà, e continuano a ridursi in Medioriente e nel resto del mondo. Tra Siria ed Irak, la riduzione delle vittime supera il 90%, e il principale problema dell’Afghanistan oggi è la fame e non più la guerra.

Gli sventurologi erano in ansia. Il mondo rischiava di diventare più sicuro, e il loro business poteva soffrirne malamente. Declinato il grande scontro di civiltà, dove trovare il nuovo Satana da sconfiggere per salvare appalti, lettori e ascoltatori?

La lotta all’ immigrato ha funzionato poco, perchè è andata a beneficio del solo complesso mediatico e dei partiti populisti, lasciando a secco la componente militare ed i partiti di governo. La lotta alla criminalità aveva una sua potenzialità, ma è stata ostacolata dall’ improvvido declino, soprattutto in Europa, della violenza criminale.

L’ arrivo inaspettato del Coronavirus è stata la classica manna, ma è durato solo un paio di anni.

Finchè non è arrivato Putin con la sua guerra sciagurata contro l’Ucraina che sembra fatta su misura dell’industria della paura, e della paga dei soldati à la Riotta. I politici scadenti dell’UE ora non sanno come affrontare una crisi molto meno grave di quella dei missili a Cuba che nel 1962 ci ha portati davvero a un soffio dalla guerra nucleare. Ma allora c’erano in scena statisti come Kennedy e Krusciov, e l’industria della paura non era così potente.