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1 Aprile 2022 – Redazione

Luciana Lamorgese vuole evitare che le pattuglie rischino incidenti. Insorgono i sindacati degli agenti: «Ci impediscono di fare il nostro mestiere». Ma ormai l’andazzo è quello: via libera ai delinquenti. Nel Comasco sospese le ricerche di un evaso: «Troppo costose».

C’erano una volta le pantere della polizia che sfrecciavano per le strade di Milano e Roma, all’inseguimento di banditi e terroristi. Sono scene che sono state celebrate nei film polizieschi degli anni Settanta con attori come Luc Merenda o Tomas Milian. Negli Stati Uniti sono nate storiche serie televisive che riprendevano i poliziotti alla caccia di ladri e assassini, sempre con il classico lampeggiante sul tetto delle auto. Come non ricordare lo storico inseguimento del 17 giugno 1994 quando la Nbc interruppe una partita di basket per raccontare la fuga dell’attore statunitense Oj Simpson lungo l’autostrada Interstate 405 di Los Angeles? Sono episodi che hanno fatto la storia delle forze dell’ordine. In Italia queste scene potremmo non vederle mai più. Di sicuro sarà sempre più difficile trovarle in Lombardia o a Milano. E la questione rischia di diventare un problema serio per il rispetto della legalità e per la caccia ai delinquenti.

Nei giorni scorsi, infatti, il Compartimento lombardo della polizia stradale ha diramato una circolare dove viene «fortemente consigliato agli operatori in pattuglia in caso di inseguimenti di veicoli, di «limitarsi» ad annotare le informazioni riguardanti il veicolo in fuga e diramarle ad altre pattuglie per attivare le ricerche». Su carta intestata del ministero dell’Interno di Luciana Lamorgese vengono quindi messe in evidenza nuove direttive e viene scritto nero su bianco che, nel caso in cui qualcuno non si fermi a un posto di blocco, «la reazione del personale deve essere attenta e ponderata tenendo conto «in primis» dell’esigenza di salvaguardare la sicurezza di tutte le persone che circolano su strada, compito primario della polizia stradale». Sembra quasi che il Viminale non si fidi più del suo personale. E c’è il rischio di fornire un assist ai delinquenti che ora potrebbero approfittare della mancanza di autorevolezza delle pattuglie della stradale. Perché poi si legge che la pattuglia «dovrà, in caso di fuga dell’automobilista, annotare il numero di targa, modello del veicolo e direzione di marcia e contattare immediatamente la sala operativa che diramerà i dati a tutte le altre forze di polizia presenti sul territorio per il rintraccio dei fuggitivi».

A lanciare l’allarme sulla pericolosità della circolare è il Sap, il sindacato autonomo di polizia. Gianpiero Timpano, segretario nazionale Sap, proprio ieri ricordava come «gli operatori ben conoscono i rischi, anche normativi, di un mestiere sempre più difficile da esercitare, ma abbiano altrettanto chiaro il servizio che devono garantire al Paese. La consapevolezza di doversi preoccupare maggiormente delle responsabilità piuttosto che delle insidie dei malfattori di turno è davvero mortificante; vorremo preoccuparci di assicurare i delinquenti alla giustizia e non delle conseguenze interne». Insomma quanto recita la circolare lombarda è già noto agli agenti di polizia che sono formati a questo scopo. Continua Timpano, «le forze dell’ordine prive di autorevolezza e di serenità operativa non possono assolvere il loro compito istituzionale e non impediranno che taluni soggetti, oltre a fuggire impunemente, compiano reati ben peggiori di quelli previsti dal Codice della strada». Ma perché questo divieto? Nella circolare vengono elencate le numerose conseguenze penali («che scaturiscono da un comportamento imprudente»), amministrative, disciplinari, erariali («i danni che riportano i veicoli di servizio») e persino quelle etico morali («ferimento o decesso delle persone coinvolte»), nella quali si può incorrere «nel caso in cui il tentativo di bloccare la marcia dei malintenzionati dovesse generare «danni collaterali»», come ricorda il Sap.

Il tema è dirimente. Se ne dibatte da tempo in polizia. Negli ultimi anni ci sono stati alcuni casi di inseguimento finiti male, ma non sono certo la regola. Il più recente è quello della ragazza di 14 anni che morì a Roma. Era in macchina con il padre che si scontrò con una volante che a sua volta inseguiva una Punto con a bordo dei sospetti rapinatori di una tabaccheria.

Ma poi ci sono anche i rischi per i mancati inseguimenti. Il 12 marzo nel comasco sono state sospese le ricerche di un evaso, Massimo Riella, che era fuggito dal carcere di Como. Il motivo? Costava troppo un massiccio spiegamento di uomini e mezzi per le ricerche. Alessandro Corbetta, consigliere regionale della Lega, definisce «controversa la nota diffusa dal dirigente della polizia stradale» anche perché «le forze dell’ordine e la Polstrada per evitare le conseguenze nelle quali si incorre nel caso in cui il tentativo di bloccare i malintenzionati dovesse generare «danni collaterali» – secondo quanto affermato – dovranno evitare di compiere il proprio lavoro per il quale sono già consapevoli dei rischi, anche normativi».

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11 Marzo 2022 – Redazione – Fonte: Grandeinganno

La Thunberg, o meglio chi la manovra, questa volta l’ha fatta grossa. Solitamente viene pubblicata ogni settimana una sorta di guida per i suoi adepti nella quale si danno le indicazioni di chi colpire o esaltare nelle comunicazioni via social.  Solo che, per unaa gaffe clamorosa, è stato pubblicato il programma sbagliato, che indicava un obiettivo politico grosso, molto grosso:

Praticamente nel primo programma si chiedeva di seguire Rihanna, rilanciandola, nell’attaccare il governo indiano del Premier Modi e nel dare spazio alle grandi manifestazioni in corso nel subcontinente da parte dei contadini:

Dopo pochi minuti invece questo post è stato cancellato e sostituito da uno politicamente neutro sull’Inquinamento dei residui dei farmaci nell’ambiente:

La polizia indiana è però molto suscettibile e, nonostante il primo post sia durato solo pochi minuti (evidentemente qualcuno avrà telefonato al team Thunberg….), ha deciso d’indagare non tanto direttamente la Thunberg, quanto chi nel suo team ha postato il primo messaggio cancellato. Tanto si dà per scontato che la profetessa green non faccia nulla. 

Anche a livello ministeriale ci sono state delle violente reazioni che parlano di “Complotto internazionale smascherato” per mettere in difficoltà l’India ed il suo governo, come indica chiaramente questo post del ministro Singh:

Cosa si può comprendere da questo pasticcio compiuto dal team Thunberg? Semplicemente:

  • la cara Greta non conta nulla e dietro di lei c’è un team, anche di pasticcioni;
  • che le autorità sanno benissimo che lei non conta quasi nulla, tanto che neanche la indagano;
  • che nel team Greta ci sono governi di cui si può dire peste e corna, anche perchè non ti mandano in galera, ma ci sono governi che sono INTOCCABILI, come appartenenti ad una “Casta superiore”, e questo nonostante il loro agire sia ecologicamente,  democraticamente, non limpido;
  • che la sua figura non è che un’operazione di marketing, anche piuttosto stantia e banale.

E pensare che a Bruxelles è vista come una sorta di novello Messia. quanto è facile convincere i gonzi, o chi vuole passare per tale…

10 Febbraio 2022 – Redazione

Le bodycam saranno usate dagli operatori impegnati nei servizi di ordine pubblico”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese nel corso dell’informativa al Senato sui fatti accaduti nelle recenti manifestazioni di studenti per la morte di Lorenzo Parelli.

Le bodycam sono le videocamere indossabili dagli agenti durante le ore di servizio, che servono a riprendere quello che fanno e quello che accade di fronte a loro. L’utilizzo di tali apparecchiature – ha detto il ministro – “avverrà nel pieno rispetto delle direttive impartite dal garante della privacy. Credo si tratti di un passo importante per rinsaldare il sentimento di vicinanza che lega i cittadini italiani alle forze di polizia”.

E VOI CREDETE ANCORA AL PIENO RISPETTO?

“Il livello complessivo di efficacia dell’operato delle forze di polizia – ha sottolineato il ministro – dipende in misura non secondaria dalla qualità delle dotazioni tecniche a loro disposizione. Da quelle che hanno come fine la tutela dell’incolumità degli operatori fino ai dispositivi che garantiscono la trasparenza della loro attività. E rendono sempre possibile ricostruire l’esatto andamento dei fatti”.

In merito alle manifestazioni oggetto dell’informativa Lamorgese ha ricordato che “l’intera documentazione visiva, sia quella della Polizia scientifica, sia quella acquisibile da fonti aperte, è a disposizione dell’autorità giudiziaria. Come accade in tutti i casi in cui, nel corso di manifestazioni pubbliche, avvengano fatti integranti ipotesi di reato. La magistratura inquirente, pertanto, è nelle piene condizioni di accertare la dinamica dei fatti e le responsabilità. Comprese quelle riconducibili alla condotta degli operatori di Polizia”.

Della dotazione di bodycam ai reparti impegnati nel mantenimento dell’ordine pubblico si sapeva già da metà gennaio. Le apparecchiature in dotazione saranno comunque meno di mille: 700 alla polizia e 249 ai carabinieri. Si utilizzano montandole sulla divisa in corrispondenza delle spalle o del petto e si attivano solo in determinate situazioni. Le registrazioni verranno conservate per sei mesi a partire da quando sono state effettuate, salvo che non siano oggetto di indagini.

Fonte:  www.secoloditalia.it

31 gennaio 2022 – di Redazione Co.Te.L.I.

Con queste parole, il 29 gennaio, Mons. Viganò si è rivolto a tutte le forze dell’ordine italiane:

CIASCUNO DI VOI, cari fratelli delle Forze dell’Ordine, ha prestato giuramento all’inizio del proprio incarico, e ad ogni promozione esso è stato da voi rinnovato con la convinzione di chi è consapevole del proprio ruolo in difesa della Legge e del bene comune. Questo giuramento si fonda su valori antichi, quali l’onore e il rispetto della parola data, chiamando Dio a vostro testimone. Ma nel giurare fedeltà alla Costituzione, come in passato si giurava fedeltà al Re, voi non vi siete privati delle vostre facoltà: rimanete esseri pensanti, dotati di un intelletto e di una volontà, in grado di discernere il bene dal male, poiché è questo che fa di voi degli esseri umani e non degli automi.
In questi due anni, come tutti i cittadini, avete assistito ad un colpo di stato globale, progettato e realizzato col pretesto di una pandemia, nel quale i più elementari principi del diritto, della scienza e dell’etica professionale sono stati calpestati impunemente da persone che, come voi, avevano giurato: i governanti e i magistrati, di rispettare le leggi naturali e positive per il bene della Patria; i medici, di curare i malati e adoperarsi per salvare loro la vita; i giornalisti, di divulgare la verità. Dinanzi a quanto vediamo accadere in tutto il mondo, comprendiamo quanti abbiano tradito il giuramento prestato, quanti abbiano rinnegato gli impegni assunti, quanti si siano dimostrati corrotti e asserviti al potere.

Ora molti di voi, che nella fase iniziale dell’emergenza erano rimasti disorientati dall’incoerenza e dalla contraddittorietà delle informazioni, dei decreti, dei provvedimenti nominalmente volti al contenimento del contagio, hanno compreso di essere stati usati come strumenti di repressione delle legittime proteste dei cittadini, come se non aveste anche voi dei genitori anziani ricoverati in ospedale, dei figli che non possono frequentare le scuole, dei parenti privati del lavoro a causa della loro libera e legittima decisione di non sottoporsi all’incoulazione del siero genico sperimentale.

Vi hanno usati come automi, pensando che foste disposti a un’obbedienza cieca e irrazionale verso un potere sempre più autoritario, repressivo e tirannico. Nessuno vi ha chiesto cosa pensaste dell’assurdità di certi decreti, né se foste disposti a calpestare la Costituzione per eseguire ordini che hanno come solo scopo quello di distruggere il tessuto sociale, morale ed economico della Nazione. Nessuno ha tenuto in considerazione il vostro senso di frustrazione nel vessare i vostri concittadini per le ragioni più assurde, esponendo voi e il Corpo che rappresentate al disprezzo delle persone oneste, colpevoli di non volersi sottoporre a una vaccinazione di massa sperimentale di cui iniziamo a vedere i risultati devastanti. E mentre eravate impegnati a multare l’anziana disabile o lo studente senza mascherina; mentre disperdevate la folla dei manifestanti con gli idranti e gli operai licenziati con i manganelli, i criminali erano deliberatamente lasciati liberi di rubare, aggredire, violentare gli Italiani.

Quante volte, mentre imponete il rispetto di regole illegittime e incostituzionali, vi siete sentiti rimproverare per questo tradimento del vostro ruolo e del giuramento che avete fatto? E quante volte avete pensato che le proteste dei cittadini erano giustificate, così come è giustificata la delusione che essi provano nel vedervi eseguire ordini degni di un regime totalitario? Quante volte avreste voluto dire loro: «Sono dalla vostra parte, la penso come voi, mi vergogno di ciò che mi è stato ordinato»?

Molti di voi, liberamente e in conformità col diritto naturale e con le leggi vigenti, hanno scelto di non essere vaccinati: la vostra libera scelta vi ha privati del lavoro e della retribuzione; altri sono stati emarginati e costretti a consumare i pasti sui gradini della Questura o all’esterno della caserma; molti hanno ceduto, sotto la pressione psicologica dei superiori e dei colleghi, al ricatto infame di chi ha deciso, contro la Costituzione e le convenzioni internazionali, di discriminare una parte della popolazione. Era questo che vi sareste aspettati, quando in alta uniforme avete gridato «Lo giuro», all’inizio della vostra carriera?

Oggi questo colpo di stato, la cui evidenza è provata dalla premeditazione del disegno criminale in tutto il mondo e da un unico copione sotto un’unica regia, sembra vacillare in molti Stati; in Italia, dove un governo non eletto tradisce impunemente le basi del vivere civile e del diritto nel silenzio dei magistrati, i cittadini sono ostaggio di un’autorità autoreferenziale asservita a poteri sovranazionali e che agisce contro il popolo, impossibilitato a opporre resistenza alla sopraffazione e indifeso dalle Forze dell’Ordine, anzi da queste ulteriormente oppresso e punito.

Questa ingiustizia grida vendetta al cospetto di Dio e chiede una presa di posizione netta e determinata. Il silenzio, l’obbedienza cieca- pronta-assoluta, il rispetto delle regole per quietovivere o per paura di ritorsioni non può costituire una giustificazione al protrarsi di una situazione ormai insostenibile.  
Ricordatevi di Norimberga, e di quanto sia valso ai condannati il giustificarsi con «eseguivo gli ordini».

Vi esorto tutti, cari fratelli delle Forze dell’Ordine, a ricordarvi che non siete automi, come qualcuno vorrebbe farvi credere; che non siete droni senz’anima nelle mani di sconsiderati e traditori della Patria.

Siete persone capaci di gesti eroici, siete professionisti che hanno dedicato la propria vita alla difesa degli onesti e alla repressione del crimine, siete Cristiani che nel servizio della comunità devono conquistare il Cielo e diventare santi. 

Pensate ai vostri colleghi che, in epoche che credevamo lontane, hanno saputo dire di no agli abusi e alla violenza della dittatura, rifiutandosi di collaborare con un potere tirannico nel perseguitare e discriminare i propri concittadini, anche a prezzo della loro vita. Pensate agli attieroici dei vostri compagni contro il crimine organizzato, e a quale sarebbe il loro giudizio sul vostro operato di oggi, sulla vostra connivenza a norme assurde e illegittime. Pensate al discredito che il vostro comportamento getta sulla vostra immagine, e chiedetevi se esso non sia voluto da chi, invocando l’istituzione di un esercito europeo, cerca di destabilizzare la sicurezza nazionale e di indebolire le istituzioni ad essa preposte. Perché è evidente che, nella perpetua rivoluzione imposta dall’alto, la distruzione dell’autorità inizia proprio nel renderla odiosa alle masse, nell’utilizzarla contro i cittadini e non contro i criminali, nello screditarla agli occhi degli onesti.

Tra le vostre fila, in grandissima maggioranza, vi sono persone oneste a cui noi tutti guardiamo con rispetto e con gratitudine. 

Ricordatevi del giuramento prestato, della parola data, dell’onore di servire la Patria e soprattutto del giudizio di Dio, che vi chiederà conto di ciò che avete fatto come servitori dello Stato, come rappresentanti delle Forze dell’Ordine, come Cristiani.

Ricevete la mia paterna Benedizione, con la speranza che sappiate ritrovare l’orgoglio della vostra professione e la pace che potrete avere solo compiendo il bene e operando per la giustizia.”
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
29 Gennaio 2022

La lettera in PDF è scaricabile qui:⤵️

https://cataniacreattiva.it/wp-content/uploads/2022/01/Messaggio-di-Mons-Vigano-alle-Forze-dellOrdine.pdf

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[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia MC Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di professionisti (insegnanti, economisti, medici, avvocati, ecc.) formatosi con l’unico intento di collaborare per la difesa della libertà di espressione (art. 21 della Costituzione Italiana e art. 11 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea) e per la ricerca e condivisione della verità sui principali argomenti e fatti di rilevanza sia locale che globale] 

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30 Gennaio 2022 – Redazione

A Torino, 20 feriti, a Roma 14. Sono questi i numeri dei ragazzi che, esercitando un loro diritto fondamentale ”manifestare” sono stati caricati e manganellati dalle forze dell’ordine inviate da uno stato che sempre più repressivo e autoritario. Ai cortei di Roma del 23 Gennaio e a quelli di Torino di venerdi, i ragazzi, da due anni privati dei loro diritti e reclusi, hanno deciso di dare un forte segnale di resilienza, manifestando per la morte di Lorenzo Parelli, ragazzo ucciso, mentre si apprestava a lavorare in un’ azienda di Udine per completare l’ingiusta ed inutile “alternanza scuola lavoro”, dalla caduta improvvisa di una trave di ferro da un’impalcatura di 15 metri. Le proteste dei ragazzi erano quindi sacrosante, obbligatorie, e la reazione delle forze dell’ordine è stata fin da subito intransigente, come a voler stroncare sul nascere la manifestazione, non per le modalità in cui avveniva, ma proprio perché, nell’infelice epoca in cui viviamo, il diritto di protestare è sempre meno legittimo e contemplato. 

QUESTO IL VIDEO DELLA CARICA DELLA POLIZIA CONTRO GLI STUDENTI ⤵️⤵️⤵️⤵️⤵️

https://www.lastampa.it/torino/2022/01/28/video/torini_scontri_in_piazza_arbarello_durante_la_protesta_studentesca-2842838/

E’ curioso, a proposito dei 34 feriti di questa settimana, notare l’atteggiamento e la linea editoriale di alcuni media main stream. Fanpage, ad esempio, che con i servizi di Saverio Tommasi si è sempre schierato con fermezza dalla parte di manifestanti, come quelli del g8, non menziona i ragazzi contusi a Roma e dimezza il numero delle vittime di Torino. Questa narrazione che viene fatta non solo è incoerente e contrastante con la linea “giornalistica” seguita fino ad oggi, ma è il segnale che le azioni del governo sono diventate intoccabili: qualsiasi critica che verrebbe mossa al Draghikistan potrebbe decretare un biglietto per entrare nella blacklist dei no vax e degli eversori, anche se su argomenti totalmente diversi da quelli riguardanti il green pass e degli altri abomini fatti fino ad ora. Fanpage infatti scrive : “non ci sarebbero, per fortuna, feriti né tra gli studenti né tra i rappresentati delle forze dell’ordine, così come nessuno dei manifestanti sarebbe stato, al momento, fermato dalla polizia.” 

Non sono certo da meno i telegiornali e i giornali mainstream, ormai cantori monotoni dei nuovi sovrani così come lo sono stati di quelli ormai tramontati. Fra chi le definisce “ragazzate” e chi le commenta dicendo “hanno fatto bene i poliziotti!”, ciò che sconcerta è l’ormai diffusa intolleranza per il dissenso e per la protesta. In principio sono stati i cortei dei free vax lentamente soffocati con Daspo, cariche di celerini e “identificazioni a tappeto”. Ma ora la deriva passa a sopprimere altri dissensi e altre proteste in un contagio democratico che rischia di essere ben più pericoloso di quello del Covid. 

14 Gennaio 2022

CARISSIMI POLIZIOTTI, DOPO QUEST’ULTIMA USCITA DEL MINISTRO LAMORGESE, NON AVETE ANCORA CAPITO DA CHE PARTE STARE? SVEGLIATEVI E VENITE DALLA PARTE DEL POPOLO CONSAPEVOLE. SIAMO DI FRONTE AI MINISTRI PIÙ NEUROLOGICAMENTE FULMINATI DELLA STORIA DELLA REPUBBLICA! DOPO IL MOVIMENTO ONDULATORIO DEL FURGONE DI PIAZZA DEL POPOLO DEL 9 OTTOBRE SCORSO, CI MANCAVANO LE MASCHERINE ROSA!!!!!😂😂😂😂😂😂 TOC…TOC…C’È ANCORA VITA NEI VOSTRI CERVELLI?!

Marzia MC Chiocchi

“Ci è sembrato doveroso scrivere al Capo della Polizia, Lamberto Giannini, poiché in alcune province sono arrivate forniture di Ffp2 di colore rosa. In questo momento in cui, l’uso dei suddetti dispositivi è diventato obbligatorio, in molte più occasioni rispetto alle disposizioni del precedente decreto legge, ci è sembrato non decoroso per la divisa ricevere degli apparati di protezione come quelli giunti in alcune province”. Così Stefano Paoloni, segretario generale del Sap, che ha inviato una lettera al capo della Polizia per portare all’attenzione “l’inusuale” fornitura di mascherine Ffp2 di colore rosa che sta avvenendo in “numerose Questure, tra le quali Pavia, Varese, Ferrara, Siracusa e Venezia”. L’ennesimo scivolone del ministro Luciana Lamorgese, uno dei tanti, degli ultimi mesi.

Il problema – spiega in una nota – non nasce da un pregiudizio sul colore, ma dal fatto che l’uso dell’uniforme è regolamentato. Sulla base del giuramento fatto, è necessario anche che gli indumenti vengano portati con decoro e rispetto per l’Istituzione a cui si appartiene. Soprattutto in un momento storico, in cui la narrativa ci racconta di una crescente avversione nei confronti delle Forze dell’Ordine – prosegue Paoloni -, diventa necessario adottare sobrietà e rispetto per le divise indossate. Cose che devono far parte dell’ambito di chi è chiamato a far rispettare le regole. Diventa pertanto sconsigliato l’uso di accessori non idonei e che non rappresentano l’Amministrazione. Riteniamo pertanto che gli indumenti e gli accessori utilizzati debbano essere consoni e coerenti con la divisa, così come è sconsigliato utilizzare mascherine vistose o con ornamenti eccessivi e che non portino simboli di richiamo all’Istituzione”.

“Reputiamo dunque che colori che non siano coerenti con la divisa diano una parvenza di minore autorevolezza, sempre tenendo presente il particolare periodo storico e il pregiudizio che alcuni nutrono nei confronti delle Forze dell’Ordine”, sottolinea il segretario generale del Sap. Che, come anche scritto nella lettera, dice: “non si conoscono le ragioni sottese all’acquisto di mascherine di un colore che dovrebbe apparire prima facie non consono alla nostra Amministrazione e suscita perplessità la scelta di approvare tale acquisto”. Il Sap chiede così “un immediato intervento volto ad assicurare che i colleghi prestino servizio con mascherine di un colore diverso (bianche, azzurre, blu o nere) e comunque coerenti con l’uniforme della Polizia di Stato evitando dispositivi di altri colori o con eventuali decorazioni da ritenere assolutamente inopportuni soprattutto se acquistati e forniti dall’Amministrazione”.

“Con la presente – scrive il Sap al capo della polizia, il prefetto Lamberto Giannini portiamo alla Sua attenzione l’inusuale fornitura di mascherine FFP2 di colore rosa che sta avvenendo in numerose Questure tra le quali Pavia, Varese, Ferrara, Siracusa e Venezia. Non si conoscono le ragioni sottese all’acquisto di mascherine di un colore che dovrebbe apparire prima facie non consono alla nostra Amministrazione e suscita perplessità la scelta di approvare tale acquisto”.

Secondo il sindacato, a quasi due anni dall’inizio della pandemia “risulta difficile immaginare difficoltà nell’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale che rappresentano, come noto, uno dei principali strumenti volti al contrasto della diffusione del virus. Appare altresì chiaro che la rilevanza delle funzioni svolte dalla polizia di Stato impone all’Amministrazione di preservare il decoro dei propri operatori, evitando che gli stessi siano comandati a svolgere attività istituzionale con dispositivi di protezione di un colore che risulta eccentrico rispetto all’uniforme e rischia di pregiudicare l’immagine dell’Istituzione”.

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2 Dicembre 2021 – Redazione Co.Te.Li

Sarà obbligatorio il Green pass per comprare i biglietti di bus e metro. È l’idea del governo per garantire i controlli sui trasporti locali in vista dell’entrata in vigore del decreto sull’obbligo di certificato verde il 6 dicembre. Il ministro Speranza annuncia un rafforzamento delle verifiche a campione ai confini anche per chi arriva in auto.

Prima di lunedì ci sarà una nuova riunione tra il ministro Luciana Lamorgese e i prefetti ma dal ministero ripetono che sui treni, sia quelli a lunga percorrenza sia su quelli regionali e interregionali, sarà il personale della Polfer ad assicurare le verifiche, così come nelle stazioni.

DIVERSO IL DISCORSO PER BUS E METRO

È esclusa la presenza di agenti armati sugli autobus – perché sarebbe un rischio e perché si sottrarrebbe personale ad altri compiti – e saranno effettuate verifiche a campione alle stazioni delle metropolitane e alle fermate dei bus. Già nel fine settimana arriverà però un segnale, con il potenziamento dei controlli da parte delle forze di polizia nelle zone della movida, in quelle più a rischio affollamento e nei centri cittadini.

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24 Novembre 2021-di Marzia MC Chiocchi – Redazione Co.Te.Li – grafica Monica Tomasello

ALLA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO BASTO’ IL BACIO DEL PRINCIPE AZZURRO PER SVEGLIARSI, GESTO ALQUANTO PIACEVOLE, STIMOLANTE E DI GRAN BENEFICIO; AL CORPO DI POLIZIA, INVECE, È STATO NECESSARIO ASPETTARE CHE, DA ANGELI PROTETTORI DEGLI ORGANI GOVERNATIVI, E CASTIGATORI DEL POPOLO CHE NON RISPETTAVA LE IMPOSIZIONI DI CONTE PRIMA, E DI DRAGHI ADESSO, VENISSERO DECLASSATI A PLEBE, A CUI SONO RICHIESTE UBBIDIENZA E ATTI SACRIFICALI, TRA I QUALI, ACCETTARE SENZA PROFERIR PAROLA, L’OBBLIGO VACCINALE PREVISTO.

E COSÌ, DOPO AVER SPESO IL RUOLO DI GIUSTIZIERI DELLA NOTTE, ECCOLI DALL’ALTRA PARTE DELLA BARRICATA, A DOVER DIRE NO, IN SENSO ASSOLUTO, AD UNA COERCIZIONE ANTICOSTITUZIONALE.
MA DOVEVAMO ARRIVARE FINO A QUESTO PUNTO PER CAPIRE L’APPRODO SCELTO DAL GOVERNO FILO MASSONICO? BENVENUTI TRA NOI, CARI POLIZIOTTI! PENSAVATE DI ESSERE I PREDILETTI E UNTI DAL SIGNORE, SOLO PERCHÉ INGUAINATI IN UNA DIVISA? NO…PROPRIO NO! AI NOSTRI POLITICANTI LE PERSONE NON INTERESSANO, QUANTO INVECE AMANO DIVERTIRSI NEL FAR CREDERE COSE CHE POI SMENTIRANNO! PENSAVATE DI ESSERE RISARMIATI DA QUALSIASI OBBLIGO?

ADESSO AVANTI CON LE BARRICATE, COMINCIATE A STARE DALLA PARTE DEL POPOLO E AIUTATECI A LIBERARE QUESTO MERAVIGLIOSO PAESE DALLA DITTATURA DOLCE…PURTROPPO IN CRESCENDO FERALE!

ECCO COSA STA ACCADENDO ⤵️⤵️⤵️

In queste ore il governo Draghi sta per varare una nuova stretta verso i non vaccinati, con l’introduzione di un Super Green pass pensato per rompere ogni resistenza residua degli italiani. I sindacati di polizia hanno ribadito ancora una volta il loro no alle imposizioni a danno degli agenti. Con una lettera indirizzata al premier Mario Draghi, ai ministri Lamorgese, e Speranza e ai dipartimenti di pubblica sicurezza del ministero degli Interni, la Cosap (Coordinamento sindacale appartenenti alla polizia) ha sottolineato la propria contrarietà “all’obbligo vaccinale in generale e in particolare per la categoria che si fregia di rappresentare, gli operatori della Polizia di Stato”.

Draghi -Lamorgese

Nel mirino della Cosap, le ultime indicazioni sulla terza dose, che il governo punta a rendere obbligatoria per alcune specifiche categorie, accompagnate da studi che dimostrerebbero quanto sia fondamentale procedere il prima possibile a una nuova somministrazione. “Accade però che, leggendo i dati dell’ultimo Report esteso dell’ISS (Istituto superiore di sanità)” pubblicato il 7 novembre “emerge un dato di diverso tenore. In esso si evidenzia come vi siano stati 424 casi di persone non vaccinate ricoverate in terapia intensiva, dunque il 64% del totale. La restante percentuale è composta da persone che hanno già iniziato la profilassi vaccinale, avendo fatto almeno una dose. Anche a voler considerare solo i vaccinati con doppia o tripla dose (booster), essi rappresentano comunque il 33,8% dei casi”.

Sottolineando poi come la situazione delle terapie intensive nelle strutture ospedaliere italiane sia ancora buona, Cosap si è schierata a favore “della libertà di scelta se vaccinarsi o meno e tale diritto può concretamente essere esercitato solo se le informazioni vengono correttamente fornite, illustrando i vantaggi e gli eventuali svantaggi della vaccinazione diversificati per le diverse casistiche”.
RISPOSTE CHE NON SARANNO MAI EVASE!!!

Citando poi uno studio dell’università di Newcastle secondo il quale “i guariti da Covid potrebbero essere danneggiati da un’eventuale vaccinazione: su 972 operatori sanitari che avevano contratto il virus, quelli che si sono successivamente sottoposti all’inoculazione hanno visto “aumentare i rischi di eventi avversi”.

In conclusione, “non si può tacere che allo stato attuale, valutando i numeri, cioè i ricoveri e l’occupazione delle terapie intensive, non appare assolutamente logica una normativa, di natura emergenziale, che imponga a determinate categorie l’obbligo vaccinale”.

Il sindacato Cosap si è detto contrario a tale scenario e ha diffidato il governo “dal prevedere per decreto l’obbligatorietà per i poliziotti che liberamente hanno scelto di non aderire alla campagna vaccinale. Altresì diffida dal porre in essere qualsivoglia provvedimento (ad es. sospensione dal servizio, cambio di mansione, blocco stipendiale…) che interessi il personale che si sottragga al paventato obbligo vaccinale”.

Fonte: Il Paragone

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[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

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Un principio costantemente disatteso, che va contro il diritto di ogni cittadino di essere informato e di poter farsi un’opinione, grazie a quella che dovrebbe essere la trasparenza di uno Stato che si definisce “fondato sulla Democrazia”. 

di Roberto Roggero

Lo scorso 3 maggio si è celebrata, in tutto il mondo, la Giornata della Libertà di Stampa. Un evento che ha avuto, e continua ad avere, tutto il sapore della più goliardica presa in giro. Eppure, il diritto di libertà d’informazione e di opinione è sancito dall’articolo 21 della Costituzione, che come molti altri è diventato nulla di più che carta straccia. In particolare, l’articolo 21 dice: “La Costituzione della Repubblica Italiana stabilisce che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”. E’ solamente una ulteriore dimostrazione del contrario, come ciò che si legge nelle aule dei tribunali, dove il principio fondamentale “La legge è uguale per tutti”, è relegato al rango di barzelletta. Una barzelletta grazie alla quale ancora oggi un giornalista può incorrere in condanne da scontare in carcere per avere affermato o scritto ciò che non è consentito scrivere o affermare, e che nella maggior parte dei casi è la verità. Certo, che la verità sia scomoda o spaventi chi ha la coscienza non troppo luccicante, non è un segreto per nessuno. 

Al discorso si collega il mancato riconoscimento della categoria del libero professionista, o Free Lance, da cui proviene la mole maggiore di informazioni, a tutto vantaggio di chi è inserito in grandi strutture con grandi budget e grandi retribuzioni. Una situazione che, per molti, è di costante precariato, e che limita pesantemente la libertà di informazione, fino a operatori dell’informazione apertamente minacciati, o peggio. Una situazione dove l’etica dell’informazione è una aleatoria utopia. 

Se però non cambia la cultura dell’informazione, non può esserci una legge che stabilisca dei principi di uguaglianza o che garantisca una libera informazione. E’ quindi necessario un dibattito culturale prima che politico, e riconoscere il fatto che se l’informazione ha un grande potere, diventa automaticamente bottino di guerra.

Dal poco invidiabile 41° posto, ultima in classifica in Europa, e con circa 20 giornalisti sotto scorta, l’Italia celebra la Giornata Internazionale sulla Libertà di Stampa, istituita nel 1993 dall’assemblea generale delle Nazioni Unite. Secondo l’ultima pubblicazione ufficiale di Reporter Senza Frontiere, in oltre 130 Paesi nel mondo l’esercizio del giornalismo “vaccino principale” contro la disinformazione è “totalmente o parzialmente bloccato”. Insomma, non è possibile che ci siano giornalisti che guadagnano 10 euro (lordi) ad articolo, lavorando in contesti di pericolo e precarietà, mentre altri percepiscono mensilità a svariati zeri svolgendo il lavoro solo dietro a una scrivania. E se anche il presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Beppe Giulietti, si è detto d’accordo in linea di principio, la stessa Federazione non ha ancora fatto nulla per cambiare la situazione… 

Durante tutta la durata della seconda guerra mondiale, e nell’immediato dopoguerra, la stampa venne sottoposta a vari limiti e condizioni, in parte derivate dalla legislazione che regolava la libertà di stampa nel Regno d’Italia e poi passata attraverso le imposizioni del regime fascista.  

Molte delle leggi che regolano la libertà di stampa nella Repubblica Italiana provengono dalla riforma liberale promulgata da Giovanni Giolitti nel 1912, che istituì anche il suffragio universale per tutti i cittadini di sesso maschile. Per diversi aspetti, le condizioni in cui molti operatori dell’informazione svolgono il proprio lavoro, non si è discostata molto dall’Italia di Giolitti o dalle norme stabilite dal “Codice Rocco”, cioè il Codice di Procedura Penale elaborato dal ministro della Giustizia del governo fascista, risalente al 1930. Si pensi che diversi articoli del “Codice Rocco” riguardanti la libertà di stampa, sono stati abrogati solo pochi anni fa, come l’Art.57 che stabiliva: “Salva la responsabilità dell’autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati (528, 565, 596bis, 683, 684, 685), è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo”. O come l’Art.303 (abrogato solo nel giugno 1999) che stabiliva: “Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più fra i delitti indicati nell’articolo precedente è punito, per il solo fatto dell’istigazione, con la reclusione da tre a dodici anni. La stessa pena si applica a chiunque pubblicamente fa l’apologia di uno o più fra i delitti indicati nell’articolo precedente.” O ancora l’Art.662 (abrogato nel 1988), nel quale si legge: “Per l’esecuzione delle pene accessorie, il pubblico ministero, fuori dei casi previsti dagli articoli 32 e 34 del codice penale, trasmette l’estratto della sentenza di condanna agli organi della polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza e, occorrendo, agli altri organi interessati, indicando le pene accessorie da eseguire. Nei casi previsti dagli articoli 32 e 34 del codice penale, il pubblico ministero trasmette l’estratto della sentenza al giudice civile competente. Quando alla sentenza di condanna consegue una delle pene accessorie previste dagli articoli 28, 30, 32 bis e 34 del codice penale, per la determinazione della relativa durata si computa la misura interdittiva di contenuto corrispondente eventualmente disposta a norma degli articoli 288, 289 e 290”. 

Insomma, di fatto, nell’Italia democratica del 21° Secolo, il “Codice Rocco” è tutt’ora in vigore, pur modificato dalla Corte Costituzionale in diverse riprese, nel 1945, nel ’54, nel 1982 e nel ‘99. Poi più nulla. 

In sostanza, molte norme di epoca fascista, che regolano questioni minori come la necessità di autorizzazione per la stampa, sono ancora in vigore, e vengono ignorate o interpretate in modo edulcorato dalla maggior parte della pubblica amministrazione. 

Il mancato adeguamento della legge penale e amministrativa italiana alle nuove tecnologie, costringe a interpretazioni talvolta distorte, restrittive, e con effetti molto pericolosi, specialmente se si pensa che nell’era di internet (cominciata ormai da decenni) una delle conseguenze paradossali è che difficilmente sarebbero sanzionabili provider di siti web pornografici o addirittura pedo-pornografici che abbiano la loro sede al di fuori del territorio della Repubblica. Nessuna legge regola le frequentissime intrusioni di “pubblicità” non autorizzata in siti ufficiali, e le stesse norme in vigore posso portare anche a una condanna o a una assoluzione a seconda della sola interpretazione del magistrato incaricato. 

Si pensi che nel 2008, a causa di una interpretazione troppo restrittiva di articoli del codice penale, relativi all’obbligo di registrazione presso il tribunale di ogni tipo di pubblicazione, (esteso anche a qualsiasi sito internet, sebbene non concepito per tale utilizzo) lo storico Carlo Ruta venne condannato in quanto gestore di sito web per “stampa clandestina”, finché la Corte di cassazione ha deciso l’assoluzione. 

A questo punto, che senso ha leggere l’Art.21 della Costituzione, secondo il quale “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”? Stesso discorso per il principio secondo il quale la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. 

Sulla base del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, una larga e trasversale parte delle forze politiche ha sempre trovato motivo per restringere la libertà di espressione, giustificando la presenza di un monopolio della tv di Stato in campo radiotelevisivo, adducendo il motivo che le frequenze disponibili sull’etere sono un numero relativamente limitato. 

Codice Rocco a parte, le successive leggi introdotte dal Parlamento, a partire dal 1948, non hanno portato particolare giovamento. Proprio nel febbraio ’48 fu promulgata la nuova Legge n.47 sulla stampa, con cui erano dichiarate decadute le disposizioni del regime fascista. 

La nuova legge stabiliva, tra l’altro, quali indicazioni obbligatorie dovessero apparire sugli stampati e inoltre definiva le prerogative del direttore responsabile e del proprietario o editore, e fissava le regole per la registrazione delle pubblicazioni periodiche con norme relative al reato di diffamazione a mezzo stampa (responsabilità civile, riparazione pecuniaria). 

Insomma, la situazione è in stallo, perché anche se nel luglio 2005 il Parlamento ha votato l’abolizione della condanna a pene detentive in seguito al reato di diffamazione a mezzo stampa, gli emendamenti non sono stati tramutati in leggi. 

Naturalmente, la questione del conflitto di interessi in merito alla proprietà di televisioni, giornali e incarichi istituzionali è ancora un altro universo che meriterebbe un discorso a parte, e ancora oggi senza soluzione. 

Tutto questo porta quindi ai rapporti di Reporters Senza Frontiere che, nel 2007 poneva l’Italia al 35° posto, nel 2008 al 44° e, in una parabola discendente che sembra non avere freni, con il nostro Belpaese preceduto da Jamaica Namibia, Costa Rica, Ghana, Botswana e Burkina Faso e ultimo in Europa, oltretutto definito “particolarmente soggetto a censura”, con casi ampiamente documentati. Per altro, l’Italia ha sì guadagnato un primo posto, diretta conseguenza della situazione sulla libertà di informazione: medaglia d’oro per la popolazione considerata più ignorante del continente europeo. 

Esempi se ne possono citare a non finire, ma uno dei più eclatanti è stato citato nel Rapporto Freedom House 2004, quando Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio, era proprietario del primo gruppo televisivo privato del Paese, nonché della prima casa editrice nazionale, con rappresentanti nella Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla RAI. Il problema, però, sta a monte: anche se la legge in teoria limita il controllo dei politici sulle loro proprietà, non fa divieto di possedere compagnie mediatiche, a differenza degli Stati Uniti, dove il controllo dei media è interdetto ai politici e dove al Presidente si applica il “blind trust”. Ci aveva provato, con risultati che non si possono non definire “ridicoli”, l’allora ministro Gasparri con la proposta di legge sulle frequenze radiotelevisive, una delle maggiori trovate comiche degli ultimi tempi. 

Un ultimo recente e vergognoso esempio, che non ha bisogno di commenti, è il manifesto apparso per le strade della capitale, nel quale sono etichettate alc999une testate e relativi direttori o editori, come dedite alla apologia del fascismo. Giornali che esercitano il diritto di libertà di stampa garantito dalla Costituzione. Da notare che, nel manifesto, non compaiono ad esempio, i giornali di partito, manifestamente di destra o meno. Secondo questo principio, che posto dovrebbero occupare testate come “Il Secolo d’Italia”? 

Fermo restando che è semplicemente ridicolo attaccarsi ancora a principi ormai anacronistici come “Destra” o “Sinistra”, nel minestrone ormai andato a male dell’odierno agone politico, chi scrive non fa mistero di appartenere a una ideologia non certo derivante dalla Destra storica. Tutt’altro. Eppure scrivo in difesa del principio della libertà di stampa in quanto tale, a prescindere dal fatto che un giornale appartenga o meno a una ideologia. Un giornalista o un operatore dell’informazione che sia fedele al principio della verità oggettiva, è semmai critico soprattutto verso la propria appartenenza, perché è fin troppo facile puntare il dito contro il “nemico”. Verità e libertà di pensiero non hanno colore o ideologia. Verità e libertà di pensiero sono verità e libertà, senza accessori o aggettivi. 

di Marilena Messina

Mi reco spesso per motivi professionali in Svizzera

In questo travagliato periodo di regole assurde e restrizioni varie, ho da sempre notato una certa differenza di atteggiamento da parte del popolo svizzero e della sua politica, rispetto a quella italiana.

Il sistema politico elvetico si basa sul federalismo e la democrazia diretta (referendum popolari), che attribuiscono ampia autonomia ai 26 cantoni rispetto alla Confederazione.

In questo periodo, infatti, all’interno degli stessi cantoni sono esistite regolamentazioni diverse e misure differenziate. In generale quello svizzero è un popolo molto libero che da sempre mal digerisce imposizioni.

Le mascherine, ad esempio, sono diventate obbligatorie solo in alcune circostanze e luoghi al chiuso, mal tollerate all’aperto anche se in aree di affollamento, come il lungolago, le zone turistiche, i centri cittadini ma solo, in alcuni cantoni o città. Moltissimi non la indossano, e anche da me quasi mai usata, se non in luoghi al chiuso ed a stretto contatto con le persone.

Ho notato, però, con l’andar del tempo, un’ omologazione sempre più evidente con la narrazione standard europea. Ultimamente si parla molto di vaccini come unico modo per uscire dalla pandemia, quindi con un’informazione sempre più schierata ed allineata da una certa volontà politica del tutto simile a quella italiana.

La Svizzera, paese neutrale, non fa parte dell’UE e ciò determina la sua ricchezza politica, oltre a quella economica, per la detenzione di grandi capitali provenienti dall’estero. Gli interessi economici sono, quindi, sempre stati alla base di ogni scelta e azione politica.

Purtroppo sembrerebbe che gli stessi interessi, che prima la spingevano alla neutralità in ogni settore ed a scelte prettamente nazionaliste, adesso stiano spingendo ad una sorta di “ europeizzazione

In questo periodo di pandemia i cantoni hanno perso molto del loro potere decisionale autonomo, e sono stati costretti a “digerire” le decisioni di un governo centrale del tutto assimilabile al nostro CTS Italiano, che ha diretto ed emanato le regole covid.

La nota positiva è che sono stati erogati miliardi di franchi per imprese e dipendenti, costretti al lockdown e a conseguente mancanza di lavoro.

Questi denari sono tutti arrivati a differenza dell’Italia.

La nota negativa è il foraggiamento economico ai media svizzeri (proprio come avviene in Italia) e il continuo tentativo di imporre limitazioni alle libertà individuali. Si parla infatti anche qui di covid pass per la partecipazione ad eventi, manifestazioni, ingressi in ristoranti ecc…Atteggiamento molto sgradito ad una grande fetta della popolazione e alla politica di centrodestra.

Tutte queste regole dovrebbero comunque terminare alla fine di quest’anno (2021)

Nel frattempo, proprio per questo motivo, il 13 giugno scorso e’ stato indetto un referendum, che prevedeva altre quattro tematiche su cui decidere

1) acqua potabile

2) no uso pesticidi sintetici

3) legge covid

4) legge contro terrorismo, più poteri a polizia

5) legge CO2.

Purtroppo gli interessi economici di cui prima ho parlato, hanno spinto circa il 61% dei votanti a favore delle regole covid (che sarebbero state abrogate da subito se avesse vinto il no), permettendo così alle 100.000 imprese di continuare ad usufruire dei finanziamenti governativi accreditando, nel contempo, tutte le stesse regole liberticide contro cui una gran parte del popolo e dei politici di centrodestra stanno lottando.

Gli stessi media continueranno a ricevere i finanziamenti proprio come in Italia, destando molta preoccupazione per una mancata informazione libera e non di parte. Il 61% degli elettori ha anche votato favorevolmente per continuare ad usare pesticidi chimici e antibiotici nelle batterie di allevamento. La motivazione è da ricercare nella maggiore produzione autonoma di approvvigionamento alimentare che, senza l’uso degli stessi, costringerebbe la Svizzera ad una maggiore importazione per il fabbisogno nazionale.

In definitiva, come avevo già sottolineato, i motivi economici sembrerebbero comunque sempre prevalere, omologandosi al resto dei paesi UE quando conviene ( legge Covid), rimanendo nazionalisti in altri momenti ( legge pesticidi).

L’impressione sempre più accreditata è che anche la Svizzera si stia incamminando verso una veloce politica Euro Globalista, staccandosi solo a tratti per pura convenienza.

Ma quanto la Svizzera è veramente a favore del popolo?

Potrà’ continuare a mantenere il piede in due scarpe?

A volte nazionalista a volte Europeista. Quanto tempo passerà prima che l’UE chieda il conto?

All’indomani della tornata referendaria ecco emergere i primi malumori di un popolo da sempre democratico e libero, che non comprende il perché di questo risultato controcorrente. Da qui, un pensiero sempre più assillante di boicottaggio elettorale…e l’Italia come gli USA, sanno cosa significa!!!