Lite in Consiglio dei Ministri. Il Governo non estende l’obbligo vaccinale perché teme una valanga di richieste di indennizzo per danni da vaccino

24 Dicembre 2021 – Redazione Co.Te.Li

Nel Consiglio dei Ministri di ieri 23 dicembre, la questione spinosa sull’estensione dell’obbligo vaccinale ha portato ad una lite tra i componenti del Governo.

Come riferiscono “Il Giornale” e “La Verità”, in Consiglio non è passata la proposta del Ministro della Salute Speranza, sostenuta da Brunetta e Franceschini. Giorgetti (Lega) e Patuanelli (M5S) non sono stati d’accordo.

In particolare, il leghista Giancarlo Giorgetti, Ministro dello Sviluppo Economico, ha fatto presente il grave e concreto rischio di una valanga richieste di indennizzo per danni da vaccino con l’obbligo vaccinale, in considerazione delle tante segnalazioni di reazioni avverse con danni anche permanenti.

in Italia, infatti, l’ordinamento, con la legge n.210 del 1992, copre formalmente solo i danni da vaccinazioni obbligatorie e, in caso di obbligo, l’Avvocatura dello Stato non potrebbe sollevare l’eccezione dell’adesione volontaria alla vaccinazione, come ha già fatto numerose volte in passato, ad esempio nel caso del piccolo Andrea, danneggiato da vaccinazione non obbligatoria anti meningococco B. Il padre di Andrea, Alberto, denunciò nel 2017 alla trasmissione “La Gabbia” (La7), condotta da Gianluigi Paragone, che, nonostante certificati specialistici relativi alla correlazione tra vaccino e patologia, l’Avvocatura dello Stato eccepiva sistematicamente la non copertura della tutela indennitaria a causa della volontarietà nell’adesione vaccinale espressa con la sottoscrizione del modulo di consenso informato.

Ancora oggi, l’Avvocatura dello Stato continua sulla stessa linea e, complici le lungaggini burocratiche degli iter amministrativi e la nota durata dei processi, solo dopo venti anni di cause giudiziarie è possibile ottenere un’estensione della tutela indennitaria con una pronuncia della Corte Costituzionale, come dimostra il recente caso di una trentunenne pugliese.

La giovane, colpita da una grave malattia immunitaria (lupus eritematoso sistematico) a causa di due dosi del vaccino non obbligatorio anti epatite A ricevute il 13 giugno 2003 e l’8 gennaio 2004, è riuscita, malgrado le solite eccezioni sollevate dal Ministero, ad ottenere prima la sentenza n.118 del 26 maggio 2020 della Corte Costituzionale, che ha riconosciuto in via estensiva anche al suo caso la copertura della legge n.210, e poi la pronuncia definiva della Corte di Cassazione n.7354 pubblicata lo scorso 16 marzo.

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