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07 Marzo 2022 – Redazione

L’Europa ha deciso di armare la resistenza ucraina di fronte all’invasione russa. Ma il viedirettore de La Verità sottolinea le sue perplessità su una strategia che non porterà a nulla di positivo per l’Europa e, in particolare, per l’Italia. 

Siamo favorevoli a che gli ucraini possano stare in pace e stare tranquilli – ha detto Borgonovo in collegamento con L’Aria che tira – ma quelli a cui stiamo dando le armi sono gli stessi che hanno compiuto il massacro di Odessa nel 2014. Ci sono quelli che andavano nelle regioni del Donbass e non è che ci andavano tanto per il sottile. L’Unione europea ha fatto finta di niente per 8 anni, dagli accordi di Minsk in avanti Se noi all’improvviso cambiamo atteggiamento perché abbiamo deciso che dobbiamo andare alla guerra totale poi dobbiamo essere consapevoli che ci saranno conseguenze. La guerra non finirà domani e la popolazione continuerà a essere a rischio. E saremo a rischio anche noi perché l’escalation potrebbe essere pesantissima. E poi lo scopo qual è? Deporre Putin e sostituirlo con un fantoccio tipo Eltsin? O addirittura con uno peggiore?”

“Ci dimentichiamo che sono stati 20 miliardi all’Ucraina anche per finanziare le armi e i sommovimenti interni. Quando si destabilizzano i Paesi per fare gli interessi della Nato questo va bene. L’Europa non ha fatto assolutamente niente”.

ECCO LE DICHIARAZIONI DI BORGONOVO A LA 7 ⤵️

https://youtu.be/jBu5CNuc0dA

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https://www.la7.it/laria-che-tira/video/la-perplessita-di-francesco-borgonovo-siamo-tutti-favorevoli-alla-possibilita-degli-ucraini-di-stare-01-03-2022-426039

26 febbraio 2022 – di Redazione Co.Te.L.I.

Oggi vi proponiamo un editoriale pubblicato su Analisi Difesa il 24 marzo 2014, ma che abbiamo ritenuto quanto mai attuale. giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea. Dal 1988 Gaiani si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui “Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane” e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

Quei nazisti che piacciono tanto a Ue e Nato 

Chi l’avrebbe mai detto che avremmo visto l’Unione Europea e la Nato mobilitarsi in Ucraina per soccorrere nazisti, anti semiti e movimenti che discriminano gli omosessuali?  Venerdì scorso l’Unione Europea si è affrettata a garantire  l’associazione a un governo ucraino imposto “dalla piazza” che ha spaccato in due il Paese ed è composto da ministri di partiti che non hanno vinto elezioni nazionali buona parte dei quali si richiamano apertamente all’ideologia nazista. Quell’Europa sempre pronta a censurare atteggiamenti discriminatori e razzisti nei confronti di popoli, culture e orientamenti sessuali, quella Ue che ha sollevato l’allarme per l’affermazione politica di Alba Dorata in Grecia, che si scandalizza per e iniziative di Casa Pound, Forza Nuova e persino della Lega Nord ha garantito al governo ucraino un rapidissimo processo di associazione all’Unione che ci costerà subito una dozzina di miliardi di euro (nostri) e in futuro chissà quanto altro denaro. Soldi  con cui (perché nessuno lo dice?) si poteva alleviare la drammatica austerity greca o consentire all’Italia e ad altro Stati di alleggerire la pressione del rapporto deficit/Pil imposta da Bruxelles.

Rompuy, dopo aver affamato greci e ciprioti, ridotto al disastro le economie del sud Europa scambiandosi sorrisini di scherno circa l’Italia  (che il prode Matteo Renzi ha incassato senza neppure farsi prestare da Beppe Grillo un sonoro “vaffa”) ci impongono di adottare l‘Ucraina. Un Paese che, come ha ricordato su Il Giornale Gian Micalessin, ha “un debito di 410 miliardi dollari, un rapporto deficit/Pil all’8 per cento e casse così vuote da non riuscir a trovare neppure i 25 miliardi di dollari per arrivare a fine anno. Un’Ucraina a cui dovremo allungare 15 miliardi di dollari per rimpiazzare i prestiti russi e regalare un bel po’ di gas per consentirle di sopravvivere senza quello del “cattivo” Putin”. Possibile che a tutti partner le cose stiano bene così? Possibile che nessun movimento o ong per i diritti umani si indigni per l’ingombrante presenza nazista nel governo ucraino?  Il Fronte National di Marine Le Pen è reazionario e i nazisti di Svoboda e Pravij Sektor sono “freedom fighters”?  Eppure quando l’Ue stanziò 11 miliardi di aiuto a Kiev il vice ministro degli Esteri italiano, Lapo Pistelli, aveva fatto notare a Radio 1 Rai “che se l’Europa avesse offerto il 20% di quella cifra per il risanamento e lo sviluppo dell’area mediterranea, penso a Egitto, Libia, Tunisia, avremmo avuto sicuramente meno turbolenze. Quindi voglio vederci chiaro su questa proposta di Barroso” aveva concluso Pistelli. Ci faccia sapere cosa ha saputo o dedotto ma a noi pare che a Germania intenda far pagare alla Ue il suo programma di “annessione” politica ed economica dell’Ucraina. Progetto condiviso da Polonia e anglo-americani che puntano però a mettere in scacco la Russia e taglia farla fuori dall’area europea. Fanta politica ?

nel quale l’accademico di origine polacca ed ex Consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Carter chiarì senza esitazioni il ruolo dell’Ucraina.  “ Senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero eurasiatico. Tuttavia, se Mosca riprende il controllo su Ucraina, con i suoi 52 milioni di persone e grandi risorse, nonché l’accesso al Mar Nero, la Russia ritrova di nuovo automaticamente i mezzi per diventare un potente Stato imperiale, che attraversa l’Europa e l’Asia.”
Per perseguire un obiettivo di così vasta portata si può anche fare comunella con i nazisti che affiancano il più presentabile partito Patria della filo-americana Iulia Timoshenko. Come conciliare tanta accoglienza ai “camerati” ucraini con le perplessità dei nostri “partner“ europei e le preoccupazioni per le “derive fasciste” quando in Italia vinceva le elezioni il centrodestra con Alleanza Nazionale?  Quel sincero democratico di Elio Di Rupo, vice premier belga nel 1994, si rifiutò di stringere la mano a Pinuccio Tatarella, ministro del primo governo Berlusconi, perché esponente di un partito ex fascista.  Oggi che è premier, il socialista e gay dichiarato Di Rupo stringerà la mano ai tanti ministri ucraini di area neonazista?  A quanto pare a Bruxelles (e soprattutto a Berlino e Varsavia) sono tutti amici, anzi “camerati” dell’Ucraina alla faccia dei principi sui quali si basano tutte le leggi che da noi limitano la libertà di espressione (istituite anche in Italia) per punire persino le parole e non solo i comportamenti  “discriminatori”. Di fatto l’Unione Europea abbraccia i nazisti ucraini così come in questi anni ha tollerato l’estremismo musulmano e le discriminazioni sociali e di genere praticate all’interno delle comunità islamiche che vivono in Europa.

Come spiegare l’appoggio senza riserve che Nato e Ue hanno accordato al governo ad interim ucraino in cui hanno un peso enorme partiti come Svoboda  (Libertà) costituito col nome più esplicito di “Partito Nazionale e Sociale dell’Ucraina” o il  Settore Destro e Una-Unso (Assemblea nazionale ucraina-Auto difesa del popolo ucraino). Movimenti il cui accesso al governo d interim di Kiev è stato garantito dalle armi e dalla violenza non certo da libere elezioni. Le ideologie e i programmi politici formulati apertamente da questi movimenti non sarebbero legali in Europa ma evidentemente nell’ambito del progetto di sottrarre l’Ucraina all’orbita russa e assestare un duro colpo strategico ed economico a Mosca anche i nazisti possono diventare utili alleati da difendere mobilitando le forze della Nato.  Un’operazione che la propaganda Occidentale cerca di presentarci con note di linguaggio che tendono a semplificare i fatti e a nascondere la matrice ideologica del “nuovo che avanza” in Ucraina. Con la complicità o l’assenso tacito di molti grandi media i fatti di Maidan vengono presentati come il risultato di una “rivoluzione popolare” a Kiev e ai partiti politici che comandano oggi in Ucraina spesso non viene attribuita l’etichetta di neonazista, razzista o neofascista che i media non risparmiano mai a movimenti presenti in Occidente ben più blandi sul piano ideologico.

propagandistica sembra essere quello di ricreare un clima di Guerra Fredda, che ne ricalchi gli schemi nonostante questi siano “scaduti” da un bel pezzo, per consolidare il consenso a quella che potremmo chiamare “operazione Maidan” e far passare sotto silenzio e senza contrasti interni all’Occidente l’assimilazione dell’Ucraina in Ue e Nato. Una campagna propagandistica che sta avendo successo come se esistesse ancora la Cortina di Ferro, l’URSS e il Patto di Varsavia. Curioso che in questa vicenda la censura dell’Occidente vada a rivolta al “nazionalismo” dei russi ma non a quello ucraino e sia stata rimossa dai media la cancellazione del russo dalle lingue ufficiali del Paese decisa dal nuovo Parlamento di Kiev nel quale non erano più presenti i deputati russi o russofoni. Intendiamoci, quanto a propaganda anche la Russia non scherza enfatizzando proprio la presenza di partiti nazisti a Kiev ma non si può negare che in Occidente,  forse per nascondere la natura autoritaria della nuova leadership, l‘attenzione mediatica è stata subito spostata sulla Crimea sottolineando l’illegalità di un referendum che di certo è stato unilaterale ma ha però fotografato e rappresentato la volontà popolare della penisola. Difficile in caso contrario spiegare il 97 per cento dei voti a favore del distacco da Kiev o il fatto che 16 mila dei 18 mila soldati ucraini presenti in Crimea hanno cambiato uniforme e oggi operano agli ordini di Mosca. Certo la posizione della Ue è coerente con la sua tradizionale ostilità a tutto ciò che ha a che fare con la volontà popolare forse perché tutti i popoli che hanno avuto la fortuna di poter votare se aderire o meno a Ue ed Euro hanno detto no e gli unici due chiamati ad approvare la Costituzione europea (francesi e olandesi) l’hanno respinta.

ci dovrà pur spiegare il “valore aggiunto” dei nazisti ucraini,  digeribili e persino attraenti per una Ue di solito schizzinosa di fronte a movimenti con simili ideologie.  La migliore conferma che dietro alla “rivoluzione” ucraina si nasconde un duro attacco alla Russia è rappresentata proprio da questo inspiegabile entusiasmo dell’Occidente (per meglio dire dei Paesi che lo guidano) per il governo ad interim ucraino che ha appena costituito una Guardia Nazionale composta in buona parte dai “gruppi di autodifesa” formatisi durante la protesta del Maidan e che verrà impiegata per compiti di sicurezza, ordine pubblico controllo delle frontiere e antiterrorismo.  Se verrà impiegata, come sembra, nelle province orientali popolate per lo più da russi e filo-russi il rischio è che si scateni contro le comunità e gli attivisti filo russi. Eventualità  di fronte alla quale, lo sappiamo già, Putin non starà a guardare.

Ma vediamo un po’ più da vicino alcuni dei nostri nuovi amici nazisti ucraini che occupano molti ministeri e ruoli di rilievo. Il vicepremier è Oleksandr Sych che, come ha ricordato Anna Mazzone su Panorama.it, il 4 febbraio scorso affermò in Parlamento che “la dittatura fascista è il modo migliore per governare un Paese. Svoboda, che nel suo programma vuole vietare l’aborto anche in caso di gravidanze dovute a stupri, alle ultime elezioni ha ottenuto il 10 per cento dei voti ed esprime oggi diverse chiave  dell’esecutivo di Kiev. Incluso il ministro della Difesa, Igor Tenjukh e il Segretario del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa, Andriy Parubiy.
Svoboda esprime anche i ministri dell’Ambiente (Andriy Mokhnik), dell’Agricoltura (Igor Shvajka) e della pubblica istruzione (Sergej Kvit). Incarichi che non sembrano suscitare allarmi in Europa benché nel  programma del partito figurino il bando dei partiti comunisti, lo sviluppo di un arsenale nucleare e l’obbligo di indicare sui documenti l’appartenenza etnica e religiosa. Però vuole anche  l’adesione dell’Ucraina a Nato e Ue, sarà per quello che in Occidente nessuno rifiuta di stringere la mano ai suoi esponenti.
Ihor Miroshnychenko, deputato al Parlamento di Kiev sostiene che “l’omosessualità sarà bandita perché è una malattia che aiuta a diffondere l’Aids”.  Dopo le censure che Barack Obama, molte cancellerie occidentali e del movimento gay internazionale rivolte a Vladimir Putin durante le Olimpiadi di Sochi accusandolo di non essere “gay friendly” contro Miroshnychenko non si è mosso neppure un Vladimir Luxuria.

Il “rivoluzionario” ucraino deve risultare essere inoltre molto più simpatico di Carlo Giovanardi considerato che non risultano proteste delle organizzazioni per i diritti dei gay davanti alla sede della Commissione Europea. Come ricorda Franco Fracassi in un documentato articolo sul sito Megachip, nel libro “Nazionalsocialismo” Miroshnychenko illustra l’ideologia di Svoboda includendo tra  i “vate” che ispirano il partito Joseph Goebbels e altri gerarchi nazisti. Non c’è da stupirsi che il  Centro Simon Wiesenthal ha definito Svoboda “uno dei cinque partiti più anti semiti del pianeta” ma c’è da meravigliarsi che in Europa nessuno se ne sia accorto.  Non dimentichiamo infine Dmitri Jarosh, leader dei neonazisti del “Pravij sektor” che si è candidato a presidente della Repubblica e non ha mai lesinato le lodi ai camerati greci di Alba Dorata. Da Europa e Nato sono considerati amici e alleati anche i militanti nazionalisti e antisemiti di Una-Unso, acronimo di “Assemblea nazionale ucraina-Auto difesa del popolo ucraino”, movimento che esprime il ministro della Gioventù e dello Sport, Dimitri Bulatov noto per aver inviato volontari a combattere i russi in Cecenia. Solo fino a ieri li avremmo definiti fiancheggiatori e complici dei terroristi islamici. Oggi sono partner europei.

Foto: Reuters, AP, Novosti

Fonte: AnalisiDifesa

Vedi gli altri articoli dell’autore Gianandrea Gaiani

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[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia MC Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di professionisti (insegnanti, economisti, medici, avvocati, ecc.) formatosi con l’unico intento di collaborare per la difesa della libertà di espressione (art. 21 della Costituzione Italiana e art. 11 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea) e per la ricerca e condivisione della verità sui principali argomenti e fatti di rilevanza sia locale che globale]

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25 febbraio 2022 – Redazione Co.Te.L.I.

L’Unione europea, dopo il 2017, ha versato nelle casse ucraine aiuti per oltre 5 miliardi di euro. 
L’Ucraina è un caso di scuola di Stato corrotto e inefficiente. È solo l’aiuto economico di Banca mondiale, Fondo monetario, Unione Europea e Stati Uniti che ne impedisce il crollo verticale. Ma chi governa l’Ucraina? Riposta semplice e brutale: gli oligarchi, in maniera più o meno diretta.Di: Alberto Negri

ALBERTO NEGRI E’ UNO DEI GIORNALISTI MASSIMI ESPERTI DI GEOPOLITICA INVIATO DI GUERRA DEL SOLE 24 ORE. HA SEGUITO I PRINCIPALI CONFLITTI ED EVENTI POLITICI INTERNAZIONALI DAGLI ANNI ‘80 AD OGGI

https://www.remocontro.it/2022/02/17/ucraina-a-perdere-fallimento-europeo-e-atlantista-alberto-negri/

Sul filo del rasoio. L’Ucraina è un caso di scuola di Stato corrotto e inefficiente. È solo l’aiuto economico di Banca mondiale, Fondo monetario, Unione Europea e Stati Uniti che ne impedisce il crollo verticale.

Nei trent’anni seguiti alla dissoluzione dell’Urss, il Paese ha fatto ancora più passi indietro rispetto agli Stati confinanti. Nel 1992 il reddito medio ucraino era il 90% di quello polacco, attualmente è meno del 40%. All’origine del fallimento uno stato debole e lo strapotere degli oligarchi che genera corruzione.Washington e Bruxelles faticano a prenderne atto.L’Ucraina passa così da una crisi economica all’altra, con un assetto istituzionale fragile, un’economia debole e una corruzione pervasivaQuesto nonostante riceva aiuti occidentali, economici e militari, dal 2014, l’anno della guerra civile con 14 mila morti, due milioni di profughi e l’annessione russa della Crimea. Ma si continua a guardare il problema ucraino attraverso la lente russa, trascurando le debolezze strutturali di Kiev.L’Ucraina ha acquistato la propria sovranità solamente dopo l’implosione sovietica. In precedenza il territorio era suddiviso tra gli imperi zarista e austro-ungarico, arrivando all’indipendenza per un breve periodo dopo la fine della prima guerra mondiale, prima di essere incorporata nell’Unione Sovietica.L’Ucraina post-sovietica si è trovata di fronte al difficile problema di costruire uno Stato e in questo difficile processo sono emerse le divisioni della società ucraina. La religione stessa è un elemento di separazione. La popolazione è a maggioranza ortodossa – l’ortodossia è nata a Kiev – ma esiste una consistente minoranza cattolica di rito greco.Nel gennaio 2019 il patriarca ecumenico di Constantinopoli, Bartolomeo, primus inter pares fra i capi religiosi ortodossi, ha conferito alla Chiesa ortodossa di Ucraina l’indipendenza autocefala. Questa scelta è stata determinata dalla volontà di ridurre la storica influenza di Mosca e ha creato un’ulteriore divisione tra i fedeli, che devono decidere se obbedire al patriarca ucraino o a quello moscovita.Il paese è bilingue. La questione linguistica divide la società ed è diventata strumento di lotta politica, soprattutto da parte di quei partiti che vogliono creare un’identità ucraina in opposizione alla parte in cui si parla il russo. Il penultimo presidente, Poroshenko, parla il russo meglio dell’ucraino, mentre l’attuale presidente Zelensky ha lavorato come comico per una tv di lingua russa. Nel 2019 il parlamento ha votato una legge che stabilisce l’ucraino come lingua ufficiale del paese e sostituisce il russo nelle scuole medie in cui prima veniva usato.Il Paese è diviso anche economicamente: la parte a est del Dnepr è più industrializzata, quella a ovest è storicamente a vocazione agricola. L’Est è il cuore industriale del paese in cui vengono prodotti acciaio, armi, auto e prodotti aereospaziali. È la zona della prima industrializzazione in epoca zarista sulla quale si è innestata quella successiva sovietica. La capitale Kiev è il maggior centro di produzione terziaria del paese, dove hanno sede imprese del settore aereonautico, energetico (Naftohaz) e telefonico (Kyivstar).Ma chi governa l’Ucraina? Riposta semplice e brutale: gli oligarchi, in maniera più o meno diretta. Gli oligarchi hanno formato una rete di imprese e attività disparate acquisendo un enorme potere. Qualunque presidente e primo ministro ucraino è sempre stato dipendente dagli interessi e dall’influenza dei vari Akhmetov, Firtash, Kolomojsky, Medvedchuk, Poroshenko, Tymoshenko. Gli ultimi due – il primo come presidente, la seconda come premier – hanno direttamente governato il paese. Non si è dunque formata una classe dirigente in grado di definire gli interessi nazionali e controllare i potentati economici.L’Ucraina è un caso di scuola di Stato corrotto e inefficiente. È solo l’aiuto economico di Banca mondiale, Fondo monetario, Unione Europea e Stati Uniti che ne impedisce il crollo verticale. La Ue ha erogato 5 miliardi di euro, il Fondo un prestito da 17 miliardi, ma questi soldi o sono stati spesi male oppure neppure sono arrivati per l’incapacità di gestione dei governi di Kiev. Nonostante i tentativi di combattere la corruzione, la situazione non è migliorata. Anzi, sembra sia addirittura aumentata dopo l’elezione di Zelenskj.L’Ucraina è il simbolo di un cattivo affare dell’atlantismo. C’erano due obiettivi. Uno: con gli aiuti militari e finanziari occidentali, era contenere la Russia e dissuaderla dal sostenere le repubbliche autoproclamate del Donbass e di Luhansk (che la Duma di Mosca vorrebbe riconoscere). Il secondo era ideologico: costruire in Ucraina uno Stato a imitazione del sistema occidentale, con l’ovvia conseguenza dell’adesione alla Nato. È però evidente che l’Ucraina non sarà ammessa nella Nato perché questo significherebbe uno scontro armato con la Russia.L’Europa dovrebbe chiedersi qual è il vero stato dell’economia e della società ucraine, abbandonando il pregiudizio che tutto quello che non funziona è determinato dalla pressione russa. La crisi non può essere risolta senza un’intesa tra Russia e Ucraina, a sua volta parte di un più ampio accordo tra Mosca e l’Occidente. Si possono cambiare molte cose di un Paese, non la sua geografia.

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Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia MC Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di professionisti (insegnanti, economisti, medici, avvocati, ecc.) formatosi con l’unico intento di collaborare per la difesa della libertà di espressione (art. 21 della Costituzione Italiana e art. 11 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea) e per la ricerca e condivisione della verità sui principali argomenti e fatti di rilevanza sia locale che globale]

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